Chapter 40 - Episodio 39
"Flavia non poté evitare di figurarsi per l’ennesima volta quella figa di legno mentre veniva posseduta dai quattro delle orge, nuda, lorda di sborra, le sue dannate tette sprimacciate senza pietà, la sua mona, il buco del culo e la bocca scopati contemporaneamente"
11 months ago
«D’accordo,» rispose Flavia, cercando di trattenere il sorriso che, all’improvviso, aveva sentito cedere di qualche millimetro alla prospettiva di passare un altro giorno al lago…
La voce di Giada grondava di fiele quando consigliò: «Magari è meglio la vecchia segheria…» Il sorriso di trionfo sul volto della bionda era l’esatto contrario dello sguardo di odio che la rossa le scagliò a quelle parole. Flavia non poté evitare di figurarsi per l’ennesima volta quella figa di legno mentre veniva posseduta dai quattro delle orge, nuda, lorda di sborra, le sue dannate tette sprimacciate senza pietà, la sua mona, il buco del culo e la bocca scopati contemporaneamente, lei che implorava pietà e Vittorio e gli altri che ridevano e, anzi, aumentavano il loro impeto e… Il sorriso della ragazza crebbe, ma era sicura che le sue labbra avessero assunto una forma simile alle corna del diavolo.
«Ma non è dove hanno fatto la gara di pompini, qualche anno fa?» chiese Alessio, confuso, mentre si metteva in movimento verso l’istruttore ma fermandosi per guardare la sua ragazza.
Giada non poté nascondere un sogghigno, come se avesse appena detto la migliore battuta al mondo. «Sì».
Il volto di Alessio si illuminò. «Ma allora loro lasciali al lago: ci andiamo noi alla segheria, magari prendi ispirazione dal luogo e…» il resto della frase lo mimò, con una mano a tubo che si muoveva davanti e indietro all’altezza della sua bocca.
La bionda esplose in un grido che fece voltare tutti i presenti nella radura: «Vaffanculo, stronzo!», seguito dalla crassa risata di Alessio, che si teneva la pancia, divertito. Dovette smettere prima di soffocare, ansimando e togliendosi le lacrime con le dita.
«Comunque,» aggiunse Alessio, ancora senza fiato, «adesso che mi ricordo, ieri mi ha mandato un messaggio Lorenzo per dirmi che tra un paio di sabati, visto che i suoi non ci saranno, organizzerà una festa e mi ha chiesto di informarvi. Venite?»
Flavia vide Luca girarsi verso di lei. «Ci andiamo?»
“Basta che non sia al lago…”, pensò, annuendo. «Sì».
Luca si limitò ad alzare il pollice come risposta al suo amico, il quale apparve compiaciuto. «Molto bene. A te Giada non domando nemmeno, tanto so che basta che ci sia da bere e non ti si trattiene nemmeno con le catene».
Anche la bionda rispose con un dito che non fu il pollice, aumentando, paradossalmente, il divertimento di Alessio, il quale si accomiatò da loro, spiegando, prima di voltarsi, che ora doveva davvero andare a fare il suo lancio.
Flavia si scoprì interessata come poche volte in vita sua alla “vestizione” di Alessio, alle ultime raccomandazioni del suo insegnante e della corsa a scavezzacollo lungo la pendenza della radura. Per un attimo ebbe l’impressione che avrebbero messo un piede in fallo in qualche buca del pascolo dissestato, poi trattenne il fiato quando giunsero all’estremità del mondo. Sentì il suo cuore fermarsi nel momento in cui il suo nuovo amico fu nel vuoto, sotto di lui l’abisso, una caduta fino a Caregan, la gravità che lo afferrava per strapparlo alla vita. Ma la vela si sollevò con uno schiocco, gonfiandosi nella sua interezza, i colori intensi che sembravano prendere possesso di una frazione di cielo. Poi Alessio, invece di cadere, si sollevò, qualcosa che quasi sconvolse la ragazza, come se la scena di un film che aveva visto decine di volte negli ultimi secondi proiettata nella sua mente, nella realtà, seguisse un copione completamente diverso. Flavia si ritrovò con la bocca aperta e, nonostante questo, dovette respirare coscientemente perché pareva che il suo corpo avesse dimenticato come farlo. Si accorse che i suoi occhi si stavano inumidendo, come se la vista di Alessio che si sollevava in aria fosse il più maestoso spettacolo al mondo.
Luca che esclamava: «Fatto. Sembrano davvero buone!» ebbe su di lei il fastidio di qualcuno che bestemmiasse durante una sentita funzione religiosa. Fu come essere strappata da un sogno magnifico e gettata in una discarica. Giada, poi, imprecò davvero, e dall’espressione del suo volto sembrava fosse prossima a rigettare. Flavia la vide portarsi una mano sul viso, stringendo gli occhi.
«Tutto bene, Giada?» le domandò il ragazzo, sollevando lo sguardo dal monitor della Nikon.
«Come cazzo si fa…» gemette la bionda, sconvolta.
«Già…» sembrò lasciarsi sfuggire Luca in un sussurro.
Flavia tornò a fissare il parapendio, che si stava celermente allontanando e, cosa che la stupiva sempre più, continuando ad alzarsi. Sentì le gambe tremarle all’idea di avere sotto di sé duemila metri di vuoto, e si stupì, con una punta di rammarico, che quella sensazione era una delle più dolci che avesse mai provato.
Solo quando Luca la interpellò la seconda volta ebbe l’impressione di precipitare nel proprio piccolo, insignificante, noioso corpo. «Cosa…»
«Ti stavo chiedendo se stai bene,» le rispose lui, studiandola un po’ inquieto.
«Sì, io… sì,» balbettò, nemmeno la sua mente non si fosse ancora sincronizzata con la realtà dopo che si era alzata in volo seguendo la vela colorata che stava scomparendo nell’azzurro. «Adesso, cosa facciamo?»
Luca spense la fotocamera e la ripose nella tracolla. «Beh, tecnicamente noi abbiamo finito, qui,» spiegò, prendendo il treppiede e chiudendolo. «Volete fermarvi a mangiare qualcosa alla panchina o scendiamo subito?»
Flavia sollevò le spalle, Giada quasi implorò di tornare indietro, con un biancore del volto che consigliava, piuttosto, di fare uso della panchina per qualche minuto, cosa che alla rossa sarebbe andata più che bene quando si accorse che anche gli aiutanti dell’insegnante avevano cominciato a lanciarsi, uno dopo l’altro.
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