Chapter 48 - Episodio 47
"Adesso si appoggiò con i suoi grossi seni sul letto, prese il plug con una mano e, mentre con l’altra si discostava i glutei, appoggiò la punta fredda al buco in mezzo."
11 months ago
Quel pomeriggio, Alessio non le propose di fare sesso. La cosa lasciò Giada sia stupita che felice: a quanto pareva, sembrava che, nonostante tutto, l’amore del ragazzo per il sesso con lei veniva dopo altre cose che riteneva più importanti. No, effettivamente, la cosa la lasciava relativamente felice: la consapevolezza che il suo corpo meraviglioso non spingesse un morto di figa come Alessio a porla quale cosa più importante della sua vita era un grosso colpo per la sua autostima. Come poteva preferire la preparazione per un’attività stupida come il parapendio a lei?
Ciò, però, sarebbe cambiato quando si fosse messa finalmente con Luca. Il solo pensiero dello splendido ragazzo le infuse un senso di soddisfazione e piacere che Alessio non le aveva mai provocato, facendole sorgere un sorriso che le illuminò il volto, almeno fino a quando la consapevolezza che questo era, in realtà, ancora una semplice fantasia.
Sdraiata nel suo letto, con un libro di storia abbandonato sul suo seno, aperto in un qualche epoca che non ricordava, guardava distrattamente la puntata pomeridiana di “Amici”, troppo persa nei suoi pensieri per seguire le vicende narrate sullo schermo. Le tornarono in mente le discussioni di qualche ora prima con le sue amiche, o qualcosa che vi si avvicinava, nel piazzale della “N. Sandrini” con le loro opinioni e proposte bislacche.
Sembrava che non avessero problemi a rimorchiare un ragazzo, loro. La mettevano facile con la strategia: alla fine della fiera, non era altro che aprire le gambe o la bocca e dare al soggetto che volevano con loro uno o più orgasmi alla settimana, il quale si impegnava a viziarle e a evitare, quanto possibile, di spassarsela con un’altra nel frattempo. Tutto qui.
Ma quello che Giada voleva costruire con Luca era qualcosa che andasse ben oltre il sesso puro e semplice: quello che aveva in mente lei era una devozione verso quello splendido ragazzo tale che lui avrebbe smesso di preoccuparsi di qualsiasi cosa, lei avrebbe organizzato qualsiasi cosa, ogni singolo istante, fino all’ultimo aspetto della sua vita.
La puntata di “Amici” si concluse senza che una singola parola arrivasse alla sua coscienza, troppo occupata a sviscerare il problema che la affliggeva. Averne parlato con le sue amiche, in ogni caso, non era servito a molto. Non che si sarebbe comunque aspettata molto da loro, in effetti.
Mentre la pubblicità terminava e la sigla della puntata riassuntiva quotidiana de “Il grande fratello” iniziava, si ricordò che quello era il segnale per il suo “esercizio”. Spostò l’inutile libro di testo, abbandonandolo per terra, si mise seduta sul lenzuolo e poi scese sul pavimento, inginocchiandosi sul scendiletto. Aprì il cassetto inferiore del comodino e spostò un vecchio computer portatile che doveva avere quasi sette anni, il primo che le avessero preso i suoi genitori e che adesso, non fosse stato usato per nascondere gli oggetti sotto, avrebbe potuto essere esposto in un museo.
La ragazza trovò quasi incredibile quanto fosse spesso rispetto a quello che usava adesso per imparare a programmare quando lo sollevò, appoggiandolo sul letto, mettendo alla luce la scatola in cartone di un vecchio “Gioco dell’oca” che pareva avesse fatto la guerra tanto era consumato e rovinato, con un angolo del coperchio tagliato e graffi e pezzi di disegno strappati via. Ci giocava con suo fratello anni prima, ma da tempo aveva smesso, soprattutto da quando Michele era andato in Inghilterra a studiare informatica. Aveva provato con i videogiochi ma, dopo qualche settimana online con titoli famosi o meno, aveva abbandonato tutto scegliendo passatempi più utili come i reality show e le serie tv su Netflix e Prime Video.
Quando anche il coperchio della scatola uscì dal cassetto, al suo interno, sopra la plancia di gioco, tra profili di oche in legno colorate, si poté vedere anche una scatola in plastica anonima, color cachi e con finiture di basse qualità e valore decorativo rosa. Nonostante i suoi genitori fossero entrambi al lavoro, nel loro studio di odontoiatria in centro a Belluno, quando Giada appoggiò le dita sui due fermi che la tenevano chiusa lanciò ugualmente un’occhiata alla porta della sua camera: nessuno doveva essere a conoscenza della scatola e soprattutto del suo contenuto. Per esserne sicura, aveva richiesto, in fase di completamento dell’ordine, che venisse consegnata in un punto di ritiro in un supermercato a Feltre, che aveva raggiunto in motorino appositamente per ritirarlo con uno zainetto in spalla, e poi passato un paio di ore in un parchetto vicino a casa, aspettando che i suoi uscissero per fare la spesa, per rientrare e nascondere il suo segreto, ma solo dopo averne visto il contenuto, scoprendosi sgomenta.
In effetti, aveva richiesto ben più tempo alla ragazza decidere di fare uso del contenuto che a sceglierne uno e a trovare il coraggio per comprarlo, e il primo utilizzo, quando ci ripensava, era stato qualcosa tra una scena comica ed una pietosa, qualcosa che allora aveva segnato un punto di non ritorno nella sua vita.
Adesso, guardando i plug anali neri, di una forma elegante, alcuni dei quali ricordanti la tipica grafica del seme delle picche nelle carte da gioco, le parve incredibile che qualcosa di simile le avesse messo soggezione. Erano disposti in ordine di grandezza, da uno minuscolo, adatto alla prima applicazione, ad uno leggermente più grande, più simile ad un membro, per preparare il secondo canale ad accogliere un pene senza dolore o preoccupazione.
Non che lei fosse stupida, si disse mentre prendeva il plug più grande e iniziava a farci colare sopra un po’ di gel che si trovava tra i dadi da gioco: accogliere quello di Luca sarebbe stata una cosa ben diversa, anche solo a livello emotivo, rispetto ad un pezzo di plastica, ma, almeno per quanto riguardava l’”hardware”, la cosa non avrebbe dovuto dare particolari problemi.
Giada appoggiò il plug con la forma di un grosso pene sul comodino, ricollocò la scatola in plastica in quella in cartone del gioco da tavolo, e rimise tutto sotto il vecchio portatile, richiudendo per bene il cassetto. Prese il suo Samsung, lo sbloccò con il viso e controllò l’orario: i suoi sarebbero arrivati attorno alle 19, magari qualche minuto prima, quindi ordinò all’assistente di Google di avvisarla alle 18:30. Un messaggio di conferma la informò che tutto era a posto. Avrebbe avuto così il tempo di estrarre il plug, lavarlo, farsi un bidet e nascondere di nuovo tutto prima che fossero arrivati i genitori. Una delle prime volte le era andata male, e si era ritrovata a cena con uno di quelli piccoli ancora dentro di lei: la vergogna e il senso di proibito era stato tale che, una volta terminato il pasto, aveva avuto il bisogno di chiudersi in bagno e, prima di liberarsi, farsi uno dei pochi ditalini della sua vita per l’eccitazione che quell’esperienza le aveva colmato la mente, portandola ad uno stato di quasi stordimento, e un prurito alla passerina che non riusciva quasi a sopportare.
Sorridendo, la ragazza, sempre inginocchiata sul scendiletto e con un gomito appoggiato sul lenzuolo, con la mano libera si aprì il bottone dei jeans e la zip, quindi con qualche strattone si abbassò i pantaloni e, con ben meno difficoltà, le mutandine. Adesso si appoggiò con i suoi grossi seni sul letto, prese il plug con una mano e, mentre con l’altra si discostava i glutei, appoggiò la punta fredda al buco in mezzo.
Le faceva sempre uno strano effetto alla passerina quando lo spingeva nel suo retto, mentre un brivido le correva lungo la schiena a causa del gel per farlo scorrere senza problemi. Se le prime volte le era parso di avere un dito nel culo, adesso apprezzava sentire quel fallo di plastica scivolarle dentro, premere contro le pareti intestinali, fare pressione contro il suo utero… era una sensazione curiosa, ma che aveva imparato ad apprezzare ben più di quanto avesse mai immaginato.
Chiuse gli occhi e si lasciò sfuggire un sospiro di piacere, accentuato dal sorriso che si era formato sul suo volto mentre spingeva un po’ più profondamente, poi faceva uscire il fallo di qualche centimetro, e poi lo rinfilava per tutta la sua lunghezza, ruotandolo in entrambe le direzioni. Strinse le gambe come ad impedire al piacere che aveva cominciato a pruderle nella passerina di fuoriuscire.
Si alzò in piedi, tirandosi su intimo e pantaloni e mettendosi seduta come se non avesse nulla nel culo. Anzi, si sdraiò direttamente sulla schiena tornando sul letto, cercando di guardare le ultime notizie dalla casa ma con la mente che continuava a scivolare sulla sensazione che le proveniva dal suo sedere.
Per l’ennesima volta, Giada si pentì di non aver comprato un vibratore anale, oltre ai plug, immaginandosi il piacere che le avrebbe dato avere qualcosa che le vibrasse nel retto…
“Quando Luca prenderà il mio sedere…”, pensò la ragazza, ma proprio quell’idea le fece passare tutta l’eccitazione e felicità che stava provando.
Per un istante, la sensazione sembrò ascrivibile a quella che un palo avrebbe provocato se glielo avessero spinto nel culo. La ragazza sentì il bisogno di girarsi prona, nemmeno avesse avuto il bisogno di lasciar uscire quel corpo estraneo dal suo ano con la forza che i capodogli usavano per espellere l’acqua dal loro sfiatatoio.
Rimase per qualche minuto in quella posizione, pensando, il suono del televisore che, per la prima volta in vita sua, le risultava fastidioso, ma era solo una cosa inconscia perché la sua mente era troppo impegnata a considerare che non avrebbe mai potuto godere per mezzo di Luca, se Luca non l’avesse mai posseduta…
Il ricordo dei discorsi poco coerenti e, in realtà, inutili delle sue amiche di quella mattina si sbobinò nella sua memoria, lasciando ben poche speranze sul raggiungimento del suo obiettivo, soprattutto in occasione della festa di sabato sera. Lo stato di prostrazione emotiva di Luca causato dall’abbandono di Flavia era un’occasione d’oro, e doveva agire prima che qualche stronza si ritrovasse con la sua stessa idea e lei, di nuovo, se lo trovasse soffiato da un’altra. Pure quella cagasotto di Olivia si era fatta avanti, attratta dalla bellezza del ragazzo, e se l’aveva fatto lei, chissà quante altre erano pronte a provarci con lui.
Il vero problema era l’insensata amicizia tra Luca e Alessio… Lei aveva creduto che proprio mettendosi con quest’ultimo avrebbe fatto ingelosire il suo amore segreto e invece era stata una sciocchezza completa, diventando una sorta di intoccabile per il ragazzo che amava. Se avesse allontanato Alessio e approfittato di Luca e della sua depressione, e poi scaricato il suo fidanzato perché la tradiva per mettersi con il ragazzo che aveva appena scopato…
“Proprio come aveva proposto quella stronza di Sofia…”, dovette ammettere con la morte nel cuore, lasciando sprofondare il suo viso nel cuscino. Si chiese, per un istante, se ci fosse un altro modo per farlo, ma dopo più di dieci minuti passati a pensarci non ebbe nessuna idea…
«Figa…» sospirò, sconfitta.
Prese il telefonino, lo sbloccò di nuovo con la sua immagine, poi aprì WhatsApp. Dovette cercare il contatto nella lista di quelli che non aveva mai contattato prima, con l’idea, fino a poche ore prima, che mai l’avrebbe fatto.
Giada
Sono Giada. Accetto la tua proposta.
La ragazza rilesse il suo messaggio due volte prima di inviarlo. Un’involontaria smorfia le attraversò il viso quando il doppio segno di spunta prese il posto di quello singolo. Un attacco di gastrite la colse quando divenne blu.
Sofia
Ahahaha lo sapevo che alla fine cedevi ti mando l’indirizzo mandami l’nft e ne parliamo
Un attimo dopo, sotto il messaggio, apparve una lunga stringa di caratteri alfanumerici che Giada non ebbe difficoltà a riconoscerlo come l’indirizzo di un wallet abilitato per funzionare nella blockchain di Etherium.
Sconfitta, con un sospiro, la ragazza lo copiò e, dopo qualche secondo e alcuni passaggi che le parvero fin troppo automatici, la figura della ragazza manga con una spada ed un animaletto buffo scomparve dal suo portafoglio digitale. Nell’ultimo istante, le cadde lo sguardo sul valore che l’NFT aveva raggiunto in quel momento: tradotto in valuta FIAT, erano più di 1600 euro…
Sofia
Eccolo qui meraviglioso Adesso possiamo parlare del nostro piano
Giada si mise le mani sul viso, il corpo nel suo retto che sembrava essere passato da estraneo ad alieno. Aveva appena pagato 1600 euro, messi via per il suo futuro, a quella stronza per avere un ragazzo… Si rese conto che avrebbe dovuto andare per il meglio ogni cosa, come gli ingranaggi di un orologio svizzero, se voleva che quei soldi non fossero stati buttati nel nulla.
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