Chapter 58 - Episodio 57
"Lui abbandonò i suoi genitali e le strinse le grosse bocce. «Voglio sedermi sul tuo stomaco, mettere il mio cazzo in mezzo a queste due meraviglie e…» sorrise con un ghigno che non piacque affatto alla ragazza, «chissà se ce l’ho abbastanza lungo da farlo uscire dall’altra parte delle tue tette? Se ci riesco, ti metti in bocca la mia cappella e la lecchi fino a farmi sborrare sul tuo incantevole viso»."
10 months ago
In realtà, Giada amava il fatto che Luca andava con lei in palestra ad esercitarsi. Non solo gli altri uomini avevano smesso di ronzarle attorno, ma stava mettendo su anche parecchi muscoli. Era un gran figo, un ragazzo bellissimo, ma in quel momento, mentre si sollevava di qualche centimetro sulle ginocchia e poi scendeva, il cazzo del suo amante che scivolava dentro il calice del suo bocciolo di rosa, discostando le pareti che trasudavano desiderio bagnandolo fino alle palle, lei apprezzava il suo impegno nello sport soprattutto per i suoi pettorali, su cui adorava appoggiare i palmi delle mani, duri quanto quello che aveva in mezzo alle gambe.
Però, preferiva concentrare la sua attenzione sulla sensazione eccitante che la cappella le trasmetteva quando si muoveva dentro di sé, quel senso di caloroso completamento che le faceva sciogliere il cuore. Non riusciva a smettere di vederla con l’occhio dell’immaginazione, quella punta bulbosa che divaricava la sua vagina, scivolando sulla sua mucosa liscia come la seta, che, a sua volta, la coccolava con contrazioni che sembravano aumentare di intensità ogni secondo che passava. Sorrise, mentre sentiva la sua mente riempirsi ancora di un’eccitazione umida e calda, scacciare ogni pensiero e cullarla verso il piacere.
Luca, poi, sembrava stesse divertendosi più di lei. Beh, era facile per un maschio divertirsi con una ragazza bella come lei: ovunque mettesse le mani, trovava qualcosa di molto piacevole da palpare. Nel suo caso, erano una bomba e una chiappa: nella prima sembrava stesse imitando un gatto che impastava usando solo le dita, mentre sul sedere pareva stesse contemplando con il tatto la perfezione. No, si disse: aveva già il suo cazzo che stava lavorando a proprio vantaggio, il resto del suo corpo aveva il dovere di dare piacere esclusivamente a lei.
«Luca,» disse sospirando, smettendo di andare su e giù ma passando ad un movimento avanti e indietro sull’inguine dell’amante, «fammi quella cosa con le dita sul mio bocciolo».
Un’ombra di disappunto per l’interruzione di qualcosa che gli stava procurando uno stato di profondo, intimo piacere passò per un secondo sul volto del ragazzo, ma cedette dopo pochi istanti. Si leccò i polpastrelli degli indici con la punta della lingua e poi li appoggiò sul clitoride eretto che pendeva di qualche centimetro oltre il cappuccio sulla commensura superiore della vulva. Giada si lasciò sfuggire un forte gemito di piacere quando le dita cominciarono a titillare la minuscola protuberanza, quindi il suo respiro divenne più profondo e intenso, sebbene il movimento che applicava al cazzo di Luca diminuì sensibilmente, fino quasi a fermarsi.
«Io ti faccio venire,» propose lui, incapace di nascondere una sfumatura di irritazione nella voce, «poi ti lasci scopare come piace a me…»
Giada fece finta di non sentire. Aumentò la profondità di penetrazione, sorridendo. «Come sei bravo, Luca. Mi fai impazzire…» mormorò, lasciando che l’estasi che viveva arrotondasse il suono delle sue parole. Chiuse gli occhi per dare l’impressione che non avesse notato l’espressione divenuta dura sul viso del suo amante.
«Lo so che sono bravo,» le fece eco lui, ma non mise una briciola di orgoglio nella propria voce. «Ma potrei fare anche di meglio».
«A me piace così,» rispose Giada, con un tono che parve canzonatorio a lei stessa sotto i gemiti di piacere che le dita di Luca le stava provocando. «Fammi venire, amore».
Il movimento sul clitoride aumentò, la pressione divenne quasi insopportabile, ma la sensazione che invase e stordì la ragazza, provocandole un capogiro che cresceva e diminuiva, facendole credere che sarebbe caduta dall’inguine di Luca, fu ancora superiore. In pochi attimi, un calore aveva cominciato a scivolare sotto ogni sua fibra, a incendiarle i polmoni e a farla sudare; ora, solo la coscienza del cazzo che le scivolava dentro la fica e le scosse di godimento che le rimbombavano nella mente erano le uniche percezioni che riusciva a sentire.
Si lasciò andare, rilassare, cadere. Per un attimo fu solo una luce nella sua anima, nient’altro che piacere allo stato puro, quasi fastidioso, che spazzò via qualsiasi cosa nell’universo. La visse con voracità, assimilandola con i polmoni, riempiendosene la mente, i muscoli che sembravano volessero accaparrarsene un po’ ciascuno.
Quando finì, un indeterminabile periodo di tempo dopo, fu come quando restava nella vasca da bagno e faceva fuggire l’acqua nello scarico, lasciandola stanca, priva di forza e desiderio. Per qualche motivo, si scoprì sdraiata su un fianco, accanto a Luca, i grossi seni schiacciati tra le braccia. Un forte odore penetrante appesantiva l’aria, che le diede fastidio: uno era quello del cazzo, ancora in erezione, che fino a poco prima la faceva bagnare ed eccitare, l’altro proveniva dal liquido che, a gocce e schizzi, era sull’addome del ragazzo.
Lui la guardò, negli occhi un misto di soddisfazione per aver fatto godere una donna e aver compiuto il suo dovere di uomo, e contemporaneamente, dalle veloci puntate alle sue bombe, la voglia di soddisfare anche sé stesso con il perfetto corpo che aveva davanti. La cosa fece sorgere un moto di rabbia in Giada: Luca non poteva durare trenta secondi come Alessio, e limitarsi a sborrarle dentro quando lei stava già avendo un orgasmo? A quel punto avrebbero concluso e basta. Lui avrebbe soddisfatto lei, e lei avrebbe dato il suo blando orgasmo a lui, poi avrebbero potuto fare quello che dovevano, come accompagnarla a fare shopping, condividere le sue vicissitudini attraverso la sua voce, far crepare di invidia le sue amiche che avevano ragazzi brutti e scarsi a letto, dirle che era bellissima…
Lei gli sorrise, sebbene quella sensazione di seccatura le impedì di simularlo al massimo delle sue capacità. «Grazie, Luca».
«Mi piace farti godere, Giada,» rispose lui, la voce resa più profonda da un’eccitazione che non si limitava a quanto mostrava tra le sue gambe.
La ragazza lo comprese e afferrò l’asta del cazzo, bagnata dal suo desiderio. Cominciò a muovere su e giù, il prepuzio che scendeva di qualche centimetro sotto la cappella, per poi ricoprirla quasi completamente.
«Adesso tocca a te, amore».
Le labbra di lui si contorsero in un’espressione che lasciavano intendere uno scarso apprezzamento per quanto stava accadendo al suo organo sessuale e la voglia di qualcosa di meglio. «Per quanto mi piacciano le seghe fatte con la tua dolce manina, ammetto che preferirei continuare dentro di te, nella tua fica bagnata e bollente».
Giada trattenne uno sbuffo di frustrazione. Era mai possibile che tutti volessero pisciarle dentro, o addosso, cosa ancora più vomitevole, la loro squallida sborra? Già farsela colare sulle mani le dava un fastidio che non riusciva ad esprimere a parole. Nascose quei pensieri dietro ad un bacio che diede sulla bocca di Luca, e aumentando la velocità con cui lo masturbava.
La lingua del ragazzo impiegò poco a superare la barriera delle labbra e la sentì scivolargli sui denti, accarezzandole le gengive. Giada cedette dopo qualche secondo, pensando che già si stava limitando a menarglielo invece di lasciargli qualche orifizio, e poi, facendolo eccitare maggiormente sarebbe venuto prima: la sua lingua si concesse a quella di Luca, strusciandogli contro.
La cosa ebbe l’effetto sperato nel volgere di pochi attimi: lui si staccò dalle sue labbra, il volto con la tipica espressione di quando stava per avere un orgasmo. Nel frattempo, però, afferrò la mano che stava lavorando al suo uccello, bloccandola, e, contemporaneamente, con quella libera, si strinse la radice dell’asta. Si lasciò sfuggire qualche gemito prima che riuscisse a dire: «Aspetta, Giada, stai per farmi venire».
Strinse i denti e chiuse gli occhi, mentre cercava di rilassarsi sotto lo sguardo attonito della ragazza. «Cosa stai facendo?» domandò lei, confusa, ma non abbastanza da comprendere che il suo tentativo di chiudere lì il rapporto con uno spruzzo all’aria del suo amante fosse miseramente fallito.
Dall’intonazione di voce di Luca, la ragazza comprese che era incredibilmente eccitato, sembrava quasi facesse fatica a restare concentrato su quanto stava dicendo tanto era stordito dagli ormoni. «Non voglio sprecare questo orgasmo con una sega. Voglio fotterti, puttanella».
Il senso di disgusto che stava crescendo in Giada si palesò con l’acuirsi della voce e un allungamento delle vocali. «E come vorresti… fottermi, Luca?»
Lui abbandonò i suoi genitali e le strinse le grosse bocce. «Voglio sedermi sul tuo stomaco, mettere il mio cazzo in mezzo a queste due meraviglie e…» sorrise con un ghigno che non piacque affatto alla ragazza, «chissà se ce l’ho abbastanza lungo da farlo uscire dall’altra parte delle tue tette? Se ci riesco, ti metti in bocca la mia cappella e la lecchi fino a farmi sborrare sul tuo incantevole viso,» concluse, felice come mai lei lo aveva visto. «Sarà qualcosa di incredibile, soprattutto considerando quanto mi arrapi, Giada, e che ho bloccato il mio orgasmo già due volte».
L’espressione di disgusto emerse prepotentemente sul volto della ragazza. L’immagine di lei, anche solo l’ipotesi di lei, che metteva in bocca l’uccello di Luca dopo che lo aveva infilato dentro la sua passera, sporco dei suoi stessi fluidi… Giada sentì il suo stomaco contrarsi, un senso di malessere prenderla al petto. E la sua fissazione di voler godere tanto quanto una donna, avere orgasmi potenti quanto i suoi… che razza di idee gli aveva messo in mente quella vecchia sgualdrina?
Giada non poteva nascondere che, per quanto riguardava il sesso e il piacere femminile, Samantha aveva ammaestrato alla perfezione Luca, inculcandogli nella testa che la sua amante doveva godere ogni volta che facevano l’amore, e più volte a sessione… ma fargli credere che una donna dovesse prendersi il disturbo di ricambiare il favore, farsi sbattere nelle posizioni più umilianti, essere scopata per dieci minuti, perché un uomo avesse un orgasmo come quello che lui le dava, quando la donna non ci guadagnava nulla se non una sborrata dentro o fuori oltre ad una perdita di tempo? Limitarsi ad una sega veloce e chiudere lì, come faceva con Alessio? Il suo “ex” non ne era particolarmente soddisfatto, ma, ehi, aveva la possibilità di vantarsi di scopare una bellezza perfetta come Giada e, per quanto a lei non piacesse che ne parlasse in giro, era comunque meglio del farsi eiaculare in bocca o in faccia.
Luca non pronunciò una parola, ma fu facile per lei accorgersi che l’eccitazione, in risposta al fastidio che quella parola aveva reso palese sui suoi lineamenti, si stava trasformando in irritazione.
«Non voglio, Luca, è schifoso. Perché dovrei mettermi in bocca il tuo uccello? Non puoi…» smise di parlare, mettendosi a gesticolare in modo confuso con una mano, qualcosa che avrebbe potuto significare qualsiasi cosa.
Comments (0)
No comments yet. Be the first to comment!