Chapter 4 - AI-powered sex
"Arriva, lo capisco da quel senso di crampi nei polpacci e il rilassamento di qualcosa appena dietro i coglioni: porca puttana, perché così presto! Voglio ancora essere dentro di lei! “Sei troppo figa, troia!”, è colpa sua che mi eccita troppo. Stringo i denti, il primo schizzo di sborra esce dal meato, seguito subito dagli altri, come colpi di cannone di puro piacere."
11 months ago
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Leggo per la terza volta il testo dell’esercizio di fisica, ma di nuovo, arrivato alla fine del paragrafo, ho scordato l’inizio dello stesso. Quella dannata auto che procede a 73,4 km/h e di cui devo calcolare la forza necessaria a muoversi, per quando riuscirò a schiarirmi le idee sarà arrivata a metà strada per il Giappone.
Non posso nemmeno fingere di non sapere quale sia il motivo di quel senso di stordimento e abbattimento che sta assediando la mia mente ed il mio petto: Sandra. O, per essere esatti, la completa divergenza delle opinioni che abbiamo l’uno nei confronti dell’altra. Al suo pensiero, un senso di desiderio riempie la mia anima e soprattutto le mie mutande ma, un istante dopo, qualcosa di simile alla paura, come se la donna fosse qualcosa che ho toccato e provocato dolore fisico, mi spinge a scacciare quel pensiero.
Lei, invece, più semplicemente, è disgustata da me, come mai nessun insegnate, o persona, prima di lei.
Chiudo con rabbia il libro. «Puttana… Sei quasi figa quanto stronza, troia!» Sbatto le mani sui libri e i quaderni e li scaglio lungo il tavolo: un paio scivolano oltre il bordo e cadono sul pavimento, insieme ad una penna che rotola fin sotto un mobile. «Fanculo ai compiti».
Afferro il portatile, lo sposto davanti a me e apro una nuova scheda in Brave. Clicco sulla scorciatoia di Instagram: una sega su qualcuna di quelle zoccole che pubblicano su quella fogna di social mi calmerà un po’.
Magari sul profilo della mia dea Francesca Tadini. Un senso di benessere si diffonde nei miei muscoli contratti a quel pensiero, anche solo al ricordo di quanto piacere ho spruzzato nel segarmi sulle foto scattate sul set del calendario sexy. Sì, ce ne sono un paio che mi hanno dato particolare soddisfazione in passato.
La freccina si posa sulla lente d’ingrandimento e sullo schermo appare la lista delle ultime ragazze cercate: Francesca è lì sot- Le mie labbra si stirano mentre un’idea si affaccia alla mia mente. Il senso di benessere si infiamma.
«E se invece andassi a cercare le foto di quella troia? Una sega sulle sue tette sarebbe la vendetta perfetta». Sandra non può evitare di mostrare il suo corpo perfetto, è una che deve postare continuamente le sue foto esplicite, dove mostra le sue tette e il suo culo per raccogliere la bava di chi la vede sotto forma di mi piace e commenti.
La barretta di selezione pulsante si muove, lasciando dietro di sé le lettere che formano il nome “Sandra”. Le mie mani si fermano pochi millimetri sopra la tastiera, la barretta che sembra ridere di me. Porca puttana, come fa di cognome… «Medici… no, eh… Ducati…» Stringo le mani un paio di volte. «Come cazzo si chiama quella… Nobili!» Schiocco le dita e mi rimetto a picchiettare sulla testiera.
Una lista di profili si dispiega sullo schermo. Avvicino il viso allo schermo, mi sembra di essere un vecchio mezzo orbo. «Mmh… non potevano fare più piccole le immagini di profilo…» Stringo gli occhi. «Ecco… è questa?»
Clicco sulla quarta persona: sul monitor appare proprio lei, la breve bio che accenna al fatto che è un’insegnante di matematica. Corruccio le labbra studiando le foto che passano sul monitor: nessuna immagine è anche solo lontanamente erotica, anche senza il bisogno di mostrarle a pieno schermo. Sandra indossa vestiti che lasciano intuire la perfezione del suo corpo, la meraviglia delle sue curve, che attirino lo sguardo di un uomo e lascino un senso di vuoto quando si abbandona quella schiera di foto quadrate è evidente sia lo scopo, ma nulla che faccia gridare allo scandalo qualcuno, nemmeno a sforzarsi. Una foto in bikini è stata scattata con una tale maestria da lasciar intuire il seno prosperoso, ma al contempo si potrebbe portare come esempio di arte e non di erotismo.
Un senso di sconfitta inizia a nascere nella mia mente, aggiungendosi allo stato di depressione che mi porto addosso dalla mattina. Quella stronza non mi dà nemmeno la soddisfazione di spararmi una…
Il rumore della serratura della porta d’ingresso che scatta mi distrae dal mio pensiero. Lancio un’occhiata all’angolo del monitor: le diciassette, troppo presto perché i miei tornino dal lavoro.
Sulla porta compare Daniele, come mi aspettavo.
«Sei in anticipo,» dico, il ricordo di nostra madre che sbuffava la sera precedente quando si era accorta che il suo figlio maggiore aveva ancora assaltato il frigorifero. Papà fu ancora più infastidito nel momento in cui scopriva che le sue birre erano scomparse.
Daniele mi raggiunge al tavolo. Indossa ancora la tuta blu, macchiata di grasso all’altezza del petto e impolverata sulle braccia. «Sono uscito prima dal lavoro. Noemi mi ha chiesto di tenerle Kevin e poi magari ci scappa una scopata; sono passato a prendere una bottiglia di vino per quando torna dal bar, così brindiamo prima di…». Chiude la mano a pugno e ci fa un movimento a stantuffo.
Annuisco, sicuro che anche questa sera Noemi tornerà dal lavoro con il mal di testa e butterà fuori di casa Daniele dopo averlo ripagato con una veloce sega. Perché perde tempo con lei, quando l’altra… Viola o come si chiama, si farebbe sbattere come un tappeto per una bottiglia di liquore.
«Cos’hai, nanetto? Mi sembri poco felice di vedere il tuo fratellone».
Una smorfia mi muove il viso. «Problemi a scuola».
Mio fratello si accoscia davanti allo stipetto dei liquori e apre le antine. «Un altro stronzo da suonare? Ti ho detto di fare karate».
Sospiro. L’idea di riempire di botte qualche bullo non mi piace affatto, soprattutto perché hanno il vizio di ripresentarsi più incazzati e con altri per restituire il favore con gli interessi. «Mica posso picchiare la prof di matematica».
Daniele mi guarda sghignazzando. «Chi? La Mancuso? Non è ancora tornata nella palude, quel mostro? Cazzo, ancora me la sogno di notte, quella carogna».
«Macché! La Mancuso è in ospedale, a farsi operare. Quella che ho adesso, la supplente, io me la sogno ad occhi aperti».
Mio fratello solleva lo sguardo da una bottiglia di grappa al mirtillo. «Figa?»
«Ah! Che razza se è figa! E, indovina? Non solo è di qua, di Caregan, ma ha avuto la Mancuso anche lei».
Daniele si mette a ridere a quelle parole mentre rimette al suo posto la bottiglia.
«E non solo: mi ha chiesto se fossi tuo fratello».
«Stai iniziando a farmi un po’ troppo curioso. Come si chiama la gnagna?»
«Sandra. Sandra Nobili».
«Mai sentita nessuna Sandra Nobi…» Daniele solleva il capo di scatto, gira la testa verso di me. I suoi occhi sono sgranati. «Oh, cazzo! Sandra? Quella Sandra? Quel grandissimo pezzo di figa di Sandra?»
Sono allibito. Ma conosce tutte le fighe di questo paese? Giro il portatile verso di lui, sullo schermo ancora l’album di foto di Instagram. Mio fratello si alza in piedi, mi raggiunge con un paio di falcate e fissa la donna sul monitor.
Sorride. «Cazzo, è proprio lei! Non ricordavo fosse così gnocca… va’ che tette!» Solleva le mani a coppa come se le stesse davvero palpando.
«Ecco! Ti sei scopato anche questa, e per vendetta perché l’hai lasciata mi tratta come una merda! Grazie, eh!»
«Cosa?» Daniele pare distogliersi da un sogno ad occhi aperti. Mi guarda sbattendo le palpebre, poi un’espressione addolorata appare sul suo volto. Si passa una mano sulla bocca come se vi fosse sopra qualcosa dal sapore disgustoso. «No… no, non me la sono fatta… cazzo, quanto avrei voluto scoparmela, nanetto, non ne hai idea… Stavo con Anna, a quei tempi…»
Non mi sembra il momento adatto per mettersi a parlare di un’altra che si è scopato. «Chi? Scusa, ma non riesco a ricordarmi tutte quelle che ti sei fatto». Cazzo, sembra che non possa evitare di ricordarmi quanto ha scopato, in particolare quando aveva la mia età. E, soprattutto, per essersi scopato un paio di volte la divina Francesca…
Lui ignora la mia frustrazione. «Ma sì, Anna. Era una delle partecipanti della gara di pompini: ero il suo giudice e me ne aveva fatto uno mica male, e, dopo che Francesca mi ha lasciato, mi sono messo con lei. Sandra è sua sorella, ed era, ed è,» indica lo schermo del portatile, «molto più figa di Anna: quando l’ho incontrata la prima volta, aveva appena dato gli esami ed era diventata una prof anche lei”.
Sollevo le sopracciglia, stupito dalle coincidenze. «Davvero? E com’era?»
Daniele scuote la testa. «Una stronza come lo è adesso, faceva l’antipatica, ma si capiva che non voleva altro che farsi scopare da me».
«E perché non l’hai fatto? Forse, adesso, Sandra non mi tratterebbe come una merda davanti a tutti».
Mio fratello fa spallucce. «Anna mi piaceva, faceva dei bei pompini. E poi Sandra è rimasta a casa solo un paio di giorni, prima di andare via. Credo si era trasferita da qualche parte a fare lezioni di recupero per qualche ragazzino tordo, e non l’ho più vista».
Emetto un gemito di assenso. «E con Anna, com’è andata?»
Il gemito di Daniele è di disprezzo. «Dopo che Sandra è diventata maestra, i suoi hanno iniziato a rompere i coglioni ad Anna che doveva rimettersi a studiare anche lei, che anche se era stata bocciata agli esami di quinta superiore perché era stata beccata alla gara dai professori e dal preside aveva la possibilità di fare qualcosa di utile nella vita. Hanno continuato a pomparle la testa, lei è andata in paranoia, ha smesso di fare pompini e io l’ho lasciata».
Sento un tuffo al cuore.
Lui continua. «L’ultima volta che ho visto Anna si era trasferita a Belluno con uno che sembra un tossico. Vedessi come si è ridotta…» Dalla smorfia che fa sospetto che la situazione della ragazza è ben peggiore di quanto lasciano intuire le parole di mio fratello. «Mi sembra impossibile era la stessa che mi succhiava l’uccello…»
«E pensi davvero che Sandra mi tratti male perché si aspetta che per vendetta vai a scopartela?»
Un sorriso lascivo affiora sulle labbra di mio fratello. «Può essere,» dice, mentre nella sua mente si svolge probabilmente la scena in cui lui ripara i torti subito dal fratellino, aprendo le gambe di Sandra, sdraiata sul letto, e punendola con il suo cazzo. «Una così figa se lo merita…»
Mi sta prendendo in giro o è serio? Come se niente fosse, torna all’armadietto, prende una bottiglia a caso e se la mette sotto un braccio, accostando poi le ante con un rapido movimento dei piedi.
Mi saluta con un sorriso. «Ma, in fondo, sei ormai un uomo, nanetto. Dovresti rimettere a posto le cose da solo, con Sandra». Il movimento ripetuto del bacino lasciò pochi dubbi su cosa intende. «Fossi al tuo posto, Sandra, che è una figa come Francesca, non me la farei scappare». Mi fa l’occhiolino. «Ricordati cosa ti ho detto qualche giorno fa: se beve la tua sborra, sarà tua per sempre, come io sono sempre nei pensieri di Francy», mi assicura, per quanto non capisca come continui ad esserne convinto.
Rimango solo, di nuovo in compagnia dei compiti da terminare e del computer. Per quanto avessi poca voglia di riprendere il mio lavoro di studente prima dell’arrivo di Daniele, ora la voglia è scomparsa completamente. Rigiro il portatile verso di me.
Sbuffo, mentre il mio sguardo cade sulle foto della mia nuova insegnante. «”Dovresti scoparti Sandra”, certo, come no: la metti facile, Daniele. Tu sorridi e la donna davanti a te apre le gambe o piega le ginocchia, ma con me non funziona così bene…»
Sandra sorride nelle foto, in varie ambientazioni all’esterno e all’interno di edifici. Uno dev’essere un teatro, un altro un museo di arte moderna, e quell’altro una spiaggia.
Chissà se pensa mai a sua sorella, a che fine abbia fatto. A chi le ha fatto fare quella fine…
Com’era Anna prima della gara di pompini? Frequentavamo entrambi la N. Sandrini, ma quando si è svolta la gara io ero in prima, e come tutti quelli non invitati, ignaro su cosa stesse accadendo nei boschi di Carega. Lei doveva essere nella quinta di qualche indirizzo di studi che non provo nemmeno ad indovinare; poteva essere anche una che passava le giornate sui libri, sognando un lavoro con una buona paga e molta soddisfazione, ma dopo lo scandalo lei, come tante altre, ha abbandonato gli studi e si è trovata con la vita rovinata.
Sandra cosa ne pensa a riguardo? A sentire mio fratello sembra che tutte abbiano nei suoi confronti solo voglia di strappargli le mutande, ma sono pronto a giurare che la mia supplente vorrebbe strappargli qualcos’altro, e forse non solo gli occhi.
E, ciò nonostante, le foto di Sandra non fanno altro che accrescere in me un appetito nelle mutande. «Questa figa si vendica con me perché sono suo fratello…» Al pensiero di come ero stato trattato nella mattina, l’idea di scoparla cresce sempre più, sottometterla e poi farle davvero ingoiare la mia sborra.
Le parole “una figa come Francesca” di Daniele risuonano nella mia mente, facendomi nascere un’idea. Apro un’altra scheda di Brave con le immagini di Internet salvate, la mia scorta di immagini erotiche per le seghe, e clicco sull’album con i migliori scatti della dea. Ne trovo uno del set del calendario sexy: Francesca è seduta ad un tavolino di un bar, completamente nuda, una gamba sopra l’altra a nascondere la figa, per quanto un accenno di ciuffo dimostri quanto un po’ di pelo ben curato possa essere ancora più erotico, e un braccio sollevato per sostenere una flûte di spumante mette bene in vista il grandioso seno.
Passo diversi secondi a contemplare la dea, i miei occhi che non sanno se fermarsi sulle grosse tette o sul ciuffo di pelo. Devo costringere la mia volontà a non infilarmi una mano nelle mutande e a lasciarla appoggiata sul mouse. Scarico l’immagine e scopro di non sapere come proseguire…Ho un simil Photoshop gratuito che ho lanciato un paio di volte e non saprei nemmeno come iniziare a modificare quella foto. Come potrei fare, quindi? Schiocco le dita al ricordo di messaggio su Telegram.
Un altro movimento del mouse e il programma è a pieno schermo. Il mio amico Giacomo, che si definisce, con molta fantasia, un hacker, ha una passione per le IA. Tra i tanti messaggi che mi manda a riguardo, uno si sta per dimostrare utile: questa, in particolare, sostituisce il volto di un ritratto con quello di un altro. Clicco sul link nel messaggio e la lancio. Ha un’interfaccia a prova di babbuino, non mi richiede che un paio di foto.
Carico la foto di Francesca come base e quella che scarico dall’album di Sandra come modello per il volto. Vedere quelle due immagini, una nuda e bellissima, l’altra meravigliosa e vestita, e l’idea di cosa sto per fare, mi eccita più di quanto vorrei ammettere: il senso di sbagliato mi percorre la schiena come un lento, caldo brivido che si scarica nel mio inguine. Clicco sul pulsante “Swap face” mordendomi le labbra.
Un ovale azzurro ed uno rosa si rincorrono sullo schermo, si scambiano di posto, scivolano uno sotto l’altro, ingannandosi a vicenda e riappacificandosi, mentre l’immagine di Francesca resta fissa, il calice resta sospeso, le gambe accavallate e quelle due angurie sospese nei miei sogni più…
Sgrano gli occhi, non è più la dea: è la troia quella seduta al tavolino del bar! Resto a bocca aperta per dei lunghi secondi prima di ricordarmi di respirare. «Porca puttana… che pezzo di figa!» sussurro con il primo fiato che esalo.
Un senso di eccitazione mi invade, uno stordimento piacevole e allo stesso tempo inquietante, un bisogno di sfogare il mio appetito sessuale su quel bocconcino. Una parte della mia mente cerca di ricordarmi che quello che ho davanti è una schiera di puntini colorati basati su numeri binari e modificati da un megacomputer da qualche parte in America o in qualche paradiso fiscale in culo al mondo, ma per quanto alzi la voce non riesce a sovrastare il desiderio che sta riempiendo la mia mente.
Sandra, nuda, perfetta, in un atteggiamento rilassato, le gambe incrociate…
…come questa mattina! «Porca puttana!» Le mie mani, animate di vita propria, stanno sbottonando e abbassando la zip dei miei jeans, e mi rendo conto che Sandra era nella stessa posizione che ha assunto durante la mia interrogazione. La mano destra afferra il cazzo, ormai gonfio di desiderio, e lo fa uscire dalle mutande. Sono pieno di desiderio e vendetta, e la rabbia inizia a mischiarsi alla mia eccitazione.
Apro le gambe e muovo la mano verso l’inguine, scappellandomi, il mio sguardo che saetta tra le cosce, le grosse tette e quello splendido viso di carogna.
“Cosa cazzo stai facendo?” ruggisce Sandra quando le metto una mano tra le due mastodontiche bocce. Solleva le mani per prendermi il braccio, sono più veloce e la ribalto sulla cattedra. “Lasciami an-”
“Taci, puttana!” Afferro le sue ginocchia e faccio forza. “Apri queste cazzo di gambe!”
Lei si divincola, ma non serve a nulla. Le cosce della professoressa si aprono. É depilata, a parte un ciuffo di pelo castano sopra il Monte di Venere. Le piaceva accavallare le gambe per farlo vedere ai poveri studenti che, eccitati, avrebbero fatto una pessima figura durante le interrogazioni. La figa, invece, è depilata, rossa, da cui cola un liquido incolore invitante e… “Pierobon! Non-”
La zittisco con una mano sulla bocca. “Taci, ti ho detto!”
Lei emette un rantolo, gli occhi sgranati. Le sue grosse bocce si sollevano e abbassano al ritmo di una respirazione accelerata e breve.
Metto il braccio sinistro tra le sue cosce, così che il gomito e la mano le tengano aperte. Afferro il cazzo con la mano libera, appoggio la punta su quelle due labbra bagnate. La pelle del mio cazzo scivola lungo l’asta, sospinta dalle labbra della figa di Sandra; la mia cappella viene ingoiata dal corpo caldo e pulsante della professoressa. Un gemito di puro apprezzamento sfugge dalle mie narici mentre le mie labbra si muovono ad assumere il più soddisfatto sorriso.
La bocca di Sandra rimane aperta in un’espressione di sbigottimento mentre fissa il mio bacino sbattere contro il suo, e afferro con entrambe le mani le due fantastiche tette. Le mie dita penetrano appena in quei due seni sodi e caldi, dalla pelle liscia e con i grossi capezzoli rigidi. Il suo cuore batte così forte che la tetta sinistra sembra un tamburo.
Chiudo gli occhi, il piacere che quella figa bagnata e torrida imprime alla mia cappella si espande lungo il cazzo e disperde nel mio corpo, mi godo quel profumo di sesso e pelle di donna da sogno, quel calore e quel senso di soddisfazione. Il mio cazzo è stato creato per muoversi con la massima facilità nella fica di Sandra, scivolando nel suo umido sesso, affondando per tutta la sua lunghezza e uscendo fino in fondo alla cappella.
Le gambe della donna si annodano attorno alla mia vita, spingendomi ancora più in fondo nel suo corpo, il movimento che mi imprime è lo stesso del respiro che sento riverberare nelle tette che stringo.
Arriva, lo capisco da quel senso di crampi nei polpacci e il rilassamento di qualcosa appena dietro i coglioni: porca puttana, perché così presto! Voglio ancora essere dentro di lei! “Sei troppo figa, troia!”, è colpa sua che mi eccita troppo. Stringo i denti, il primo schizzo di sborra esce dal meato, seguito subito dagli altri, come colpi di cannone di puro piacere.
Mi abbandono sulla sedia, come se all’improvviso ogni mia briciola di forza sia stata sparata fuori dal mio cazzo, un senso di stanchezza mi cala addosso. Socchiudo gli occhi, ridacchio, espiro, una goccia di sborra cola ancora dalla mia cappella. La falsa Sandra è ancora a gambe incrociate al tavolino del bar, una flûte di spumante in mano, aspettando forse qualcuno che la faccia godere come lei ha fatto godere me.
Le grandi piastrelle di simil cotto sotto il tavolo sono solcate da strisce e gocce di liquido biancastro. Sospiro, sentendo il mio cuore che non ha ancora terminato quella cavalcata.
Accarezzo con un dito il viso fatto di pixel sullo schermo. «Bel casino abbiamo fatto, io e te, troia… Sarà meglio se trovo il mocio». Mi alzo e rimetto al suo posto il mio cazzo bagnato. Faccio un passo verso la cucina, ci ripenso e poi torno indietro: appoggio la mano umida di piacere sul mouse e sposto il puntatore sulla scritta “Save as…”.
«Non preoccuparti, Sandra, faremo un altro giro sulla cattedra se mi tratterai di nuovo come una merda, a scuola», le prometto, mentre clicco su “Save to Google Drive”. «Magari, la prossima volta ti faccio davvero ingoiare la mia sborra».
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