Chapter 6 - I soprusi della bibliotecaria - 1
Vado spesso in biblioteca per (fare finta di) studiare, un posto tranquillo e silenzioso, soprattutto per opera della bibliotecaria Frida, una bruttissima ragazza invidiosa della mia bellezza. Oggi, dopo aver rivissuto la scopata con mio fratello, lei...
1 year ago
Devono crepare tutte di invidia. Tutte quante, e Veronica per prima.
Sollevo il cellulare, mi metto in posizione affinché le mie tette siano visibili nella foto ma senza sembrare che siano il soggetto che deve calamitare l’attenzione – dai, Giulia, smettila di prenderti in giro -, faccio un accenno di bocca a culo di gallina e metto la mano a V di vittoria accanto agli occhi.
Ultimo check sullo schermo del telefono: sono figa? Sì. Si notano le tette? Nessuno noterà il resto. Si vede bene la maglietta blu scuro della Ananas Fashion che Veronica non se la sognerebbe nemmeno per scherzo? Alla perfezione. Un angolo di libro e di tastiera del tablet sul tavolo per far credere che sto studiando? Chissenefrega, tanto mi guarderanno solo le tette.
Premo il tasto e quel suono di dita che scrocchiano rimbalza per le mura della biblioteca. Avrei fatto meglio a togliere l’audio al telefono. Non ho mai capito per quale motivo abbiano scelto un effetto sonoro tanto sgradevole per lo scatto di una fotocamera.
Mi guardo attorno. Ci sono solo un altro paio di ragazzi nel locale, uno con le cuffie che, da come si dimena, sta ascoltando qualcosa di più interessante di ciò che dovrebbe studiare, e una che è troppo concentrata a messaggiare al telefono per accorgersi anche di una cannonata sparata accanto a lei.
Gli unici occhi che mi fissano sono di Frida, in piedi accanto ad una scaffalatura piena di libri. Ne ha in mano alcuni che stava sistemando fino a quando il suono del mio telefonino non l’ha distratta.
Accenno un sorriso colpevole.
Che diavolo ha fatto in una vita precedente per essere così brutta? Ha vent’anni ma sembra averne il doppio, o il triplo. Sembra uscita da quei cartoni animati con i personaggi tutti distorti.
Frida si porta l’indice della mano libera davanti alle labbra, uno sguardo severo negli occhi.
Abbasso lo sguardo. Ma vai al diavolo, devi fare la bibliotecaria part-time per fingere di assaporare un’ombra del potere che una donna anche solo carina ha sugli uomini. Tu, al massimo, puoi imporre il silenzio sottovoce e prendertela con chi fa le orecchie ai libri presi in prestito.
Chi mi aveva detto che è pure figlia di due miei professori? All’inizio non ci ho creduto, ma dopo una piccola indagine è saltato fuori che è i suoi sono quello di italiano e quella di filosofia. Mai mi sarei immaginata che quei due fossero sposati, ma hanno lo stesso atteggiamento da superiori, e la figlia ha lo stesso modo di comportarsi.
La foto è venuta bene: la maglietta si vede alla perfezione, le curve anche meglio. «Perfetto…» Aggiungo un “Il sapere è potere” e “Bibblioteca vibes”, mi assicuro che non coprano la maglietta e premo il puls— Aspetta… Mi fermo a pochi millimetri dal tasto di caricamento delle storie di Instagram: con quante “b” si scrive biblioteca? Una o due… Sollevo le spalle. Tanto guarderanno solo le mie tette.
Premo e la foto finisce nelle mie storie di Instagram.
Sorrido soddisfatta. Mi sta davvero bene. La maglietta è aderente al seno, e lascia vedere l’ombelico. Ho messo anche una gonna scura, abito che non indosso da quando avevo quindici anni, ma che mi sembrava perfetto da abbinare ad una maglietta così.
Appoggio il telefonino e accendo il tablet. Sullo schermo appare il logo della marca.
Sospiro dal naso e appoggio il mento ad una mano. Come si fanno a dare i compiti per casa l’ultimo mese di scuola? Non dovremmo studiare per gli esami?
E poi, chi ha voglia di fare una ricerca?
Il tablet è pronto. Tanto so cosa fare, è da mesi che sfrutto gli ultimi progressi della tecnologia: premo sullo schermo l’icona del Solitario e, al posto del gioco di carte, si apre la schermata di ChatGPT. Meglio averlo a portata di mano ma non farlo sapere a nessuno. Nella casella di testo scrivo il prompt della ricerca. Posso considerarmi una maestra, dopo tutta l’esperienza che ho fatto.
“Scrivi una ricerca sul Sistema Eliocentrico da quattro pagine, come se fosse fatto da una ragazza di quinta superiore con poca voglia di studiare. Non approfondire troppo gli argomenti e non mettere formule matematiche se ci sono.”
Lo rileggo e annuisco. Meglio che ChatGP si contenga o capiranno che non è farina del mio sacco.
Premo invio e sullo schermo iniziano a fiorire lettere una dopo l’altra. Mio fratello le informazioni doveva cercarsele da solo su Internet, non aveva una IA gratis che gli faceva tutto il lavoro.
Sorrido. Mio fratello…
Ieri pomeriggio, mentre i nostri erano andati a fare la spesa, ho voluto ringraziare di nuovo William per l’acquisto della maglietta. Mi sono inginocchiata davanti a lui, ma mi ha sollevata.
“Come? Non vuoi un pompino?” Ho sfoggiato un sorriso sardonico. “Ho la fila di ragazzi che mi implorano per averne uno, e il mio fratellone no?”
Mi ha appoggiato un bacio sulle labbra. “Cosa ti ho detto ieri, dopo che me ne hai donato uno in auto?”
Non ho potuto trattenermi. “Che me l’avresti leccata!”
Scuoto la testa, sorridendo. Non riuscivo a contenere l’entusiasmo! Qualcuno, finalmente, mi avrebbe fatto scoprire cosa si prova ad essere coinvolta in un cunnilingus. Un vero cunnilingus, non quelle quattro lappate da cane assetato dei due che in passato me l’avevano fatto.
Un formicolio tra le piccole labbra mi solletica. Il ricordo di cos’è accaduto dopo, quando la testa di William è finita tra le mie gambe, mi fa battere il cuore e riempie di un sottile piacere. Non chiudo le cosce, le apro. Voglio rivivere le emozioni che le labbra, la lingua, le dita di mio fratello mi hanno… Stringo il culo e mi conficco i denti nel labbro inferiore. Le sue dita che mi penetravano, mi fottevano, la sua lingua che coccolava il mio clitoride…
Le tette riempiono ancora più la maglietta, una goccia di sudore scende lungo la schiena, una di natura diversa percorre il perineo.
Chiudo le cosce, le accavallo… sotto il tavolo della biblioteca è complicato, non c’è spazio.
Le labbra di William che si chiudevano attorno al mio clitoride, lo succhiavano, le dita che premevano contro le pareti della mia passera… L’orgasmo devastante che mi aveva assestato, una violenta mazzata di puro piacere… Mi ero ritrovata con la bocca spalancata, la schiena arcuata, le mani che bloccavano la testa di mio fratello contro il mio inguine… non doveva più andarsene da lì…
Il gemito modulato che sfugge dalle mie labbra echeggia più forte dello scrocchio della fotocamera.
Devo chiudere la bocca, il respiro è profondo, sto sudando. Il piede sollevato sobbalza impazzito, il movimento riverbera lungo la gamba sul mio sesso bagnato.
Frida mi fissa, una mano a tenere un libro per metà in uno scaffale. Le escono fiamme dagli occhi. Ha la stessa espressione delle vecchie insegnanti aguzzine nei film per bambini.
Il gelo del senso di colpa nel petto combatte contro l’eccitazione che mi sta bruciando l’inguine.
E l’eccitazione sta vincendo, il senso di colpa evapora e scompare in uno sbuffo.
Non riesco più a resistere, ho bisogno di consumare il bisogno di godere. Prendo il cellulare e lo metto in tasca. Mi alzo scivolando via dalla sedia, così da non fare rumore e mi avvio al gabinetto. La foto di mio fratello nudo sul cloud mi aiuterà a soddisfarmi prima.
***
Chiudo gli occhi e mi appoggio al muro del piccolo gabinetto. Le piastrelle sono fredde, a contatto con la mia schiena sudata sono fastidiosissime.
Sospiro, godendomi gli ultimi strascichi dell’orgasmo che mi sono appena provocata. La figa cola ancora e le dita della mano sono bagnate. La gamba destra ha un movimento convulso, come a scaricare il piacere che ancora mi circola nelle vene.
Apro le palpebre. Prendo un paio di quadrati della ruvida carta igienica e mi pulisco la mano, poi li passo tra le grandi labbra. Mi strappano un gemito: sono ancora sensibile, lì.
Abbasso la maglietta, coprendomi le tette, e indosso le mutandine scivolate sulle caviglie. Mi sollevo, alzo il coperchio del water e getto la carta nell’acqua.
Tiro lo sciacquone e apro la stretta finestrella: meglio far credere che abbia avuto bisogno di tutto questo tempo per qualcosa di diverso dal ditalinarmi, per quanto basti un naso per rendersi conto che non c’è puzza ma profumo di figa bagnata.
Sono rimaste delle gocce sul coperchio della tazza… non importa. Mi domando cosa penseranno possano essere i prossimi che entreranno e le troveranno lì. A terra ce n’è qualcuna spruzzata dalle dita che usavo per fottermi in figa: si asciugheranno in qualche attimo.
Mi fermo davanti allo specchio. Afferro la maglietta blu marino e la tiro, così che le mie tette non facciano ombre strane. La studio nel riflesso, mi giro un po’ da una parte e un po’ dall’altra: no, non l’ho macchiata con il trasudo, meno male. Voglio trattarla come una reliquia, questa: è bellissima, ed è il ricordo del giorno in cui io e William abbiamo goduto l’una dell’altro per la prima volta.
Chiudo gli occhi e allontano il pensiero dell’inculata nel gabinetto del centro commerciale: non voglio farmi subito un altro ditalino…
***
Chiudo la porta del gabinetto. L’odore della carta di migliaia di libri assiepati nello stesso locale mi pizzica le narici, non si muove una mosca, a parte lo scricchiolio della sedia del ragazzo che si muove sentendo la musica alle cuffie. Non è arrivato nessun altro da quando sono andata al bagno, e…
Stringo gli occhi. Qualcuno c’è, e si è seduto proprio al mio posto! Non starà usando il tablet per accedere al mio cloud? Le mie foto e i miei video nudi!
Attraverso la sala lettura, trattenendomi dal non correre ma senza riuscirci del tutto. Sorpasso il tavolo del patito di musica e mi avvicino alla mia sedia. «Ehi, que—»
La persona volta il capo verso di me. È Frida.
Mi blocco sul posto come se avessi sbattuto contro una vetrata. Il cuore perde un colpo e il fiato mi si blocca.
Mi fissa con uno sguardo ancora più assassino di quando il mio smartphone ha fatto rumore durante lo scatto del selfie. Non mostrerebbe un odio simile nemmeno se avessi ucciso qualche suo caro.
Ha scoperto che mi sono ditalinata in bagno? Ho sempre sospettato che Frida consideri questo posto come una specie di santuario, un luogo di culto del sapere e cose simili, e masturbarsi in bagno lo potrebbe vedere come un sacrilegio. Soprattutto se lo fai pensando a tuo fratello… Il cuore mi perde un altro colpo, le viscere si liquefanno: ha scoperto che io e William facciamo sesso? Lei, che nemmeno a pagamento riuscirebbe a farsi scop—
Frida solleva il mio tablet. Lo tiene con due dita come solleverebbe la carogna di un animale in putrefazione. «Cos’è questo?» Dalla sua bocca non escono parole ma lame sibilanti.
Cosa cazzo mi sta domandando? Ha vissuto sulla Luna o negli anni ’90 fino a questa mattina? «É… un tablet».
«Mi stai prendendo per cretina?»
Resta impassibile, Giulia, non farglielo capire…
Con la mano libera, la bibliotecaria part-time indica il testo sul monitor. «Cos’è questo?» Lo schermo mostra una serie di righe di testo: la ricerca sul sistema solare fatta da ChatGPT, formattata con semplicità ed eleganza, pronta per essere passata in Word e manomessa un po’ per farla passare ancora meglio per il lavoro di una diciottenne scazzata.
Merda… Adesso ho capito… La situazione è peggiore di quanto temessi…
Frida si alza. «Non permetto che queste cose accadano».
Tutto questo casino per l’uso di un’intelligenza artificiale per fare i compiti? Se avesse scoperto che mi ditalinavo in bagno pensando a come me l’ha leccata mio fratello, che faceva? Chiamava i carabinieri? Mi bruciava in piazza?
La bibliotecaria part-time prende il tablet e mi fa un cenno con il capo. «Vieni con me». Si avvia lungo la sala lettura?
Ma cosa diamine sta facendo quella? La seguo. «Ehi… ma che—»
Lei si volta, mi fulmina con lo sguardo. «Silenzio!» La sua voce rimbomba nella biblioteca come un colpo di pistola. La tipa che chatta solleva la testa dal telefono e il patito di musica ci guarda nemmeno fosse stato compiuto un crimine davanti a lui.
«Questa non la faccio passare liscia, puoi giurarlo…» Frida sembra la madre intollerante dei reel comici di YouTube. Ma non mi sta facendo ridere, anzi…
La seguo fino ad una porta laterale di legno scuro, che avrebbe bisogno di un giro da un falegname per una sistemata. Apre e mi fa segno di entrare con lei.
Questa è completamente fuori di testa se vuole farmi una ramanzina perché uso ChatGPT per fare le ricerche. Una scopata l’aiuterebbe a calmarsi un po’, ma non immolerei a qualcosa del genere nemmeno il mio peggiore nemico…
Ciao, lettore. Spero che ti sia piaciuto vivere questa piccola avventura con me. Ogni fremito, ogni sospiro che hai provato leggendo è stato un momento condiviso, un segreto tra noi. Se ti sei divertito quanto me, perché non lasciarmi un segno del tuo passaggio? Un piccolo gesto può accendere il mio sorriso, e io adoro sapere che sei stato qui, vicino a me.
Premi il cuore ❤️ Se il calore di queste pagine ti ha sfiorato anche solo per un istante, premi quel cuoricino. È come un battito che arriva dritto a me, un modo semplice per dirmi che hai sentito lo stesso brivido che ho provato io. Non c’è niente di più dolce che vedere il tuo apprezzamento accendersi per me.
Commenta ✍️ Mi piacerebbe tanto sapere cosa ti ha fatto battere il cuore. Raccontami cosa ti ha stuzzicato, cosa ti ha fatto sognare, o magari cosa vorresti che accadesse dopo. Le tue parole sono come un sussurro sulla mia pelle, e non vedo l’ora di leggerle e lasciarmi ispirare da te.
Metti cinque stelle ⭐ E se vuoi davvero farmi brillare, regalami cinque stelle. È il tuo modo di dirmi che questa storia ti ha preso, ti ha avvolto, ti ha fatto desiderare di più. Una valutazione così sarebbe la ciliegina sulla torta, un dono che mi scalda dentro.
Grazie per esserti tuffato in questo viaggio con me, lettore. Non vedo l’ora di condividere ancora altri momenti, altre emozioni. Tu sei parte di tutto questo, e io sono qui, pronta a continuare.
Giulia la rossa XXX
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