Chapter 5 - In compagnia di mio fratello - 3
Mio fratello dimostra di essere l'uomo della mia vita, pagandomi la maglietta anche a rischio vedersi sfumare di una notte di sesso con Paola. Merita una ricompensa, il mio amore...
1 year ago
Accosto alle labbra il bicchiere e mando giù un sorso di succo. Il sapore di pesca avvolge la mia bocca, scivola lungo la mia gola. Lo adoro, ma mi spiace porti via il gusto della sborra di William.
Non è una grande idea avere l’alito che sa del cazzo del proprio fratello quando si parla con la commessa di una boutique. La quale, probabilmente, ha appena bevuto un pessimo caffè, pipato da un iqos e si ritrova con il fiato radioattivo.
William finisce il suo tè freddo al limone. Mi sorride con gli occhi. Nel suo sguardo ho sempre trovato un accenno di amore e desiderio, qualcosa di più di quanto dovrebbe fare un fratello, ma adesso nei suoi occhi arde qualcosa di ancora più profondo.
È come se fino a questo momento avessi vissuto con la possibilità di conoscere solo la crosta della realtà, e nello sguardo di mio fratello trovassi una voragine fino alla Verità che non avevo mai nemmeno immaginato.
Stringo le cosce, il profumo della mia eccitazione sale come un fumo dal mio inguine. Deve muovere l’aria come il vapore che si alza da una pentola che bolle…
«Questa sera esci con Paola?» Riesco a stento a contenere l’invidia che provo verso quella ragazza…
William annuisce, sposta lo sguardo lontano da me. Starà pensando a lei, immaginandola nuda, sudata… che geme il nome di mio fratello mentre il suo cazzo la fotte? Mi si stringe il cuore… «Sì. Voglio portarla a mangiare qualcosa, poi a vedere un film che le interessa».
La curiosità mi brucia dentro, devo sapere anche se mi farà male quanto una sprangata. Mi sporgo sul tavolo, abbasso la voce. «E farete sesso, dopo?»
William appoggia il bicchiere sul tavolino del bar e si schiarisce la voce. «Siamo stati più di mezz’ora nel parcheggio e non ti ho chiesto cos’hai così fretta di comprare».
Mi passo la lingua tra le labbra come se potessi ancora assaporare lo sperma di mio fratello, ma trovo solo volgare pesca. «Avevo la bocca un po’ troppo occupata per rispondere… Comunque, una maglietta della Ananas».
«Ah». È un ultraventenne maschio, non può capire certi bisogni di una diciottenne alla moda.
Beh, ne conosce altri che richiedono una lingua e si dice desideroso di soddisfarli: mi basta e avanza.
Prendo il telefonino dalla tasca e accedo con la Ananas Fashion App alla collezione di quest’anno. La maglietta è salvata nei preferiti: bianca, slim, ha le maniche corte; le cuciture sono nere, a vista e ben visibili. Una Ananas stilizzata è disegnata con filo grigio all’altezza della tetta sinistra. Del cuore, mi correggo.
Passo il cellulare a mio fratello. Lui studia la foto per qualche istante. Solleva lo sguardo verso di me. «Sei seria?»
Veronica ce l’ha e la usa per fare incetta di like su Instagram. Io posso essere da meno di quella bagascia? «È bella! Mi starebbe bene».
William fa una smorfia. «Senz’altro. E quanto costa?»
«Neanche tanto. Solo ventinove euro». Un affarone, considerando quanto costa di solito la roba della Ananas Fashion House…
Mio fratello appoggia un dito sullo schermetto del telefonino e lo fa scorrere verso l’alto. Solleva le sopracciglia. «Mi sa che devono aggiornare il sito, allora…»
Gira il telefono e me lo avvicina. Sotto la descrizione della maglietta e le taglie disponibili, compare il prezzo. 58€.
Il cuore mi perde un colpo.
Io nel portafogli, tra tutto, dubito di arrivare a quarantacinque…
«Cosa c’è, gioia?»
Mi bruciano gli occhi, le spalle mi calano sotto il peso della delusione. «Non ho abbastanza soldi». Com’è possibile che sia aumentato il prezzo?
Mio fratello fa spallucce. «Te la prendo io».
Amore mio! «Grazie, William, ma non è necessario… Poi, questa sera con Paola come fai?»
Lui allunga una mano e la posa sulla mia. «Non importa, Giulia: te la compro. Ci tieni tanto».
Sollevo lo sguardo verso il suo. «Ti amo, fratellone». Non sono mai stata così sincera in vita mia.
Paga e usciamo dal bar nella galleria del centro commerciale.
Ci avviamo verso il supermercato in mezzo alla folla.
William si avvicina al mio orecchio. «Sia inteso: non lo faccio per quel magnifico lavoro di bocca nel parcheggio, ma perché ti amo, sorellina».
Che dolce… Il pompino che ti faccio dopo, invece, è proprio perché mi compri la maglietta. E dovrai trovare un aggettivo migliore di “magnifico” per quello che ti aspetta. «Ti amo, fratellone». Mi alzo sulla punta dei piedi e lo bacio sulla bocca.
Il suo sguardo si addolcisce. «Non dovremmo farlo in mezzo alla gente, magari qualcuno ci conosce».
Sorrido e annuisco. Vorrei che mi scopassi qui, in mezzo alla gente, altroché un bacio. Voglio che tutti siano testimoni del nostro amore, della nostra passione!
***
La boutique della Ananas è tra il reparto cosmetici e la sezione elettrodomestici, un tratto di supermercato coperto di liste di parquet e con il logo appeso a qualsiasi superficie verticale. La scelta disponibile non è molta, è un negozietto piccolo, ma è anche l’unico presente in provincia.
Ricordo dove si trova lo stand della maglietta e mi ci fiondo, in questo labirinto di scaffali e tavoli pieni di maglie, giacche e pantaloni. Con quello che costano le magliette, staranno andando a...
Mi blocco, guardo a destra, a sinistra, esamino ogni singolo scaffale, ogni pila di abiti esposti, faccio un paio di passi indietro e… sì, erano proprio qui! Perché sono scomparse?
William arriva alle mie spalle. «Che c’è?»
Sollevo le mani, sono allibita. «C’è che non c’è! Non… non trovo l’espositore!»
«Hai controllato bene? Magari l’hanno spost—»
Una commessa esce da dietro una serie di scaffali pieni di pantaloni. Alzo una mano per richiamarne l’attenzione. «Mi scusi!»
La donna si mette in faccia il sorriso da lavoro e si avvicina. «Ditemi pure».
«Stavo…» Prendo dalla tasca il telefono e lo mostro alla commessa. La foto della maglietta è ancora sullo schermo. «Stavamo cercando questa».
Lei annuisce. «Oh, sì. Abbiamo finito il lotto di quella maglietta proprio un paio di giorni fa, in occasione degli sconti».
Non trattengo una smorfia di delusione. Di certo, l’ultimo capo l’ha comprato proprio Veronica. E adesso lei potrà sfoggiare la maglietta di quest’anno, mentre io mi ritrovo quella della stagione passata…
«Vabbè, Giulia, che te ne frega?» Mio fratello indica il resto del negozio. «Prendine un’altra».
Questa è la prova che William non conosce la Ananas Fashion: quella era la maglietta a basso prezzo, per studentesse squattrinate come me, il resto è molto più caro, destinato a persone con il portafogli gonfio. Più del mio e del suo.
Apro la bocca per dirglielo, ma la commessa fa quello per cui è pagata. «Assolutamente! Nonostante questo sia un negozio piccolo, avete la possibilità di trovare capi di pregio e che non seguono la moda, ma la dettano».
Lancio un’occhiata a mio fratello. Osserva la commessa come se l’avesse appena detta un po’ troppo grossa. Sposta la sua attenzione su di me.
Dimostra di essere un uomo, confondendo il mio sguardo di delusione con uno di supplica. Fa un cenno agli espositori. «Ci tenevi tanto, prendilo come il mio regalo per gli esami di maturità».
Sono dilaniata dal dubbio: approfittare della cosa e prendere una maglietta più costosa di quella di Veronica e seppellirla con i like che prenderò sui social, o rispettare l’uomo a cui ho dichiarato il mio amore e svuotato i coglioni nella mia gola meno di un quarto d’ora fa e il denaro che guadagna alzandosi la mattina alle cinque?
Mi avvicino agli espositori di magliette per controllare i prezzi. Il cartello mostra “147€”. Mi sento mancare.
Ne prendo una, la sollevo. È blu marino scuro, le cuciture sono gialle, così come il logo dell’ananas, più piccolo rispetto a quello della maglietta bianca. Il tessuto è migliore, dev’essere un misto lana. È più corta, il collo non è così alto ma è simile a quello delle polo…
Non la prenderò, per nessun motivo. Non farò spendere tutti questi soldi a mio fratello, deve portare fuori la sua ragazza e divertirsi con lei…
Ma devo vedere come mi starebbe. L’appoggio al mio busto e mi pongo davanti allo specchio.
Mi arriva appena sopra l’ombelico, lo scollo scende fino all’inizio del mio seno prosperoso… mi starebbe quasi stretta… Mi starebbe benissimo, sarei meravigliosa con questa maglietta. Mi sentirei bellissima, tutti si volterebbero a guardarmi nel mondo reale, sui social userebbero i loro indici lerci di sborra della sega che si sono appena sparati sulle mie foto in cui la indosso per cliccare like!
«Carina…» William è apparso dietro di me. «Vuoi prendere questa?»
Sì, la voglio! Dev’essere mia! «Hai visto il prezzo?»
Mio fratello lancia un’occhiata al cartellino. Una smorfia appare per un’istante sul suo volto, che torna normale. «Non preoccuparti».
Mi è impossibile staccare gli occhi dal mio riflesso, anche se l’unica immagine che vedo sono le centinaia di like sotto ogni mia foto. E dozzine di scatti di cazzi nei messaggi privati di uomini che vorranno provarci con me nel modo più becero, ma questo non importa. Ciò che importa è battere Veronica.
«Ma questa sera, con Paola, come farai?»
«Andremo al Mc invece del ristorante e io non prenderò i popcorn al cinema». Mi da un bacio su una guancia. «Ti sta bene».
«Ti amo, fratellone», sussurro. Voglio scoparti fino a lasciarti senza più la forza di alzarti dal letto. Nemmeno Paola dovrà riuscire a fartelo drizzare.
***
La borsa in cartoncino giallo della Ananas Fashion si erge sul tavolino del bar, circondata dalla mia cioccolata e dal caffè di mio fratello.
Lui beve un sorso. I suoi occhi sono fissi su di me. Adesso, una sbirciatina alle mie tette se la concede. «Non vedo l’ora di vedertela indossare, Giulia».
Sorrido al pensiero di possedere una maglietta simile. Sono davvero soddisfatta. Non riesco a staccare gli occhi dalla borsetta.
E tutto questo grazie ai soldi di William. Gli angoli della mia bocca scendono di qualche millimetro… Ha speso una cifra non indifferente per il suo lavoro di magazziniere. E questa sera ha in programma di portare fuori Paola, e, per colpa della sua sorellina, l’appuntamento potrebbe andare male.
Mio fratello solleva del tutto la tazzina e finisce il caffè. Lo rimette sul piattino.
La mia cioccolata è ormai solo qualche striscia nella tazza bianca, l’ho bevuta come se non mi fossi dissetata da mesi.
È così buono. Lo amo.
Devo ripagarlo per tutto questo.
Mi alzo dalla sedia. «Ehm… fratellone, devo andare un attimo al gabinetto. Mi controlli la borsa, per favore?»
«Stai tranquilla».
Pago le consumazioni alla cassa del bar e raggiungo i bagni femminili, quattro gabinetti e altrettanti lavandini. Mi chiudo nel primo.
Cosa posso fare per ringraziare William? Sollevo la maglietta e le mie tette sono libere. Una foto sarebbe perfetta, così ci si può segare sopra tutte le volte che…
Faccio una smorfia. E se Paola vedesse la foto?
“Chi è la troia che ti manda le foto delle sue bocce, William?”
“Calmati, Paola: sono solo di Giulia”.
“Giulia chi, porco schifoso?”
“Ma Giulia, mia sorel—”
Sospiro. «No, meglio di no». E nemmeno la foto della mia figa, quella sarebbe ancora peggio da spiegare…
Non rimane che una cosa: apro la chat con mio fratello su Whatsapp e digito.
Giulia
Fratellone, è successa una cosa… mi è caduto l’orologio nel water e non riesco a prenderlo!
Aiutami!
Rileggo. Imbarazzante, è la cosa più stupida che potesse venirmi in mente.
Non lo indosso nemmeno, l’orologio…
Mi levo la maglietta e la pongo sull’appendiabiti accanto alla porta.
Il telefono emette un trillo.
Fratellone
Arrivo. Dove sei?
Giulia
La prima porta a destra. Bussa e ti apro io, entra svelto!
Visualizza ma non risponde. Rimetto il telefono in tasca e mi sfilo i pantaloni.
Bussano. «Giulia, sei lì?»
Metto le mutandine ancora umide sul gancio con il resto dei vestiti. Mi metto dietro la porta e la apro. «Svelto, entra».
William scivola dentro e chiudo. Lo scatto della serratura risuona nel gabinetto.
Lui si volta, grana gli occhi e si irrigidisce. Ma non quanto quello che deve diventargli duro.
Impiega qualche secondo prima di trovare le parole. La sua voce è un sibilo, non ha respirato per tutto il tempo che mi ha fissata. «Sei nuda!»
A parte le scarpe, sì, sono nuda, e lui non riesce a smettere di ammirare il mio corpo. Il corpo della sua sorellina. Adesso che ha finito di non fissarmi le tette, non sa dove posare lo sguardo per più di mezzo secondo. Forse anche meno.
Mi alzo in punta di piedi, prendo il suo viso tra le mani e lo bacio sulla bocca. «Ti piace quello che vedi, fratellone?»
Non risponde, non riesce.
Gli prendo una mano e l’appoggio sulla mia tetta sinistra. Gli afferro il pacco. Sì, gli piace quello che vede… «Volevo ringraziarti per la maglietta».
Il sacchetto dondola nella sua mano. Meno male non l’ha lasciato al bar. Glielo prendo e lo appoggio sul coperchio della tazza del water.
Lui non sposta la mano dal mio seno. Lo accarezza. «È una splendida sorpresa, Giulia, ma non…»
Gli appoggio un dito sulle labbra. «Avevo voglia di averti di nuovo dentro di me».
William abbassa lo sguardo sul mio inguine, contempla il ciuffo rosso a forma di triangolo che punta alla mia fighetta di diciottenne. Si morde le labbra, si sta pentendo di quanto ha deciso prima, nel parcheggio. «Ho detto solo sesso o—»
Appoggio ancora il dito sulle sue labbra, sorrido. Nessuno di noi due ci crede, fratellone, ma facciamo finta: sarà più divertente quando il tuo cazzo scivolerà nella mia passera e mi fotterai come voglio io, e verremo entrambi con i nostri umori sessuali che coleranno diluiti uno nell’altro lungo il mio perineo.
«Questa volta, però, mi sento in obbligo di darti questo». Prendo le sue mani e le appoggio sulle mie chiappe. «Hai detto che ti piace, perché non prendertelo?»
Il desiderio e il ritegno combattono nella sua espressione.
Sei così dolce, William… vorresti fottere la tua sorellina, ma ne hai troppo rispetto. Sbottono per la seconda volta i pantaloni di mio fratello – ci sarà anche una terza, oggi? – e tiro fuori il suo cazzo. È più grande di quando l’ho spompinato in macchina?
Lo accarezzo, sembra darmi delle testate alle dita come un gatto che vuole le coccole. È adorabile. «A me sembra che il nostro amico abbia una sua opinione che condivido».
Mi volto, mi appoggio al muro mettendomi quasi a novanta. Le chiappe mi si schiudono, l’aria scivola nello spacco, il buco dev’essere ben visibile e invitante.
Le mani di William mi afferrano per le anche. La cappella, bagnata e bollente, scivola tra i glutei, bacia il mio ano. Lui si avvicina al mio orecchio. «Ti amo, piccola Ariel…»
Ti amo anch’io, William. «Fammi tua, fratellone».
La cappella preme contro l’ano, spinge fino a penet—
Lui si ferma. «Non sei vergine, vero, Giulia?»
Ormai non lo sarei più nemmeno di ascendente, sciocco fratellone. Il buco del culo, poi, lo uso ben più della figa. Quella è solo per persone speciali, come te.
Mi volto quanto mi è possibile con la testa e lo bacio sulle labbra. «Voglio il tuo cazzo che mi scopa il culo, perché mi fai aspettare?»
Lui restituisce il bacio, mi blocca il bacino con le mani e spinge.
Non è come gli altri, il suo cazzo scivola piano dentro di me, riempie il mio retto, non lo sfonda, la sua cappella bollente si apre strada dentro il mio intestino con dolcezza, ma per tutta la lunghezza dell’asta.
«Ah!», gemo, ed è la prima volta che non è di dolore. È bellissimo, è una sensazione fantastica…
«Stai bene?»
Chiunque altro mi avrebbe urlato un “ti sfondo il culo, troia” o qualcosa del genere… «Ti amo, Will… Fammi godere».
Lui bacia la mia spalla. «Voglio vederti svenire dal piacere, sorellina».
Le sue labbra baciano il mio collo, una mano mi massaggia una tetta, dura come il marmo, e l’altra scivola sul mio inguine, un dito passa in mezzo alle mie piccole labbra grondanti. Sbarro gli occhi: entra nella mia vagina!
Mio fratello mi sta ditalinando! Inizio ad ansimare e non ha nemmeno finito di penetrarmi.
Fammi godere come fai godere Paola!
Il cazzo scivola verso l’esterno, rientra, la mano massaggia la mia tetta, il dito esplora il mio sesso, la bocca venera il mio collo. «Cazzo, sì, Will… è bellissimo!»
Lui sogghigna. «Abbassa la voce, amore mio…»
Voglio la gente fuori dalla porta con le orecchie appoggiate al battente, che origlia la nostra scopata. Voglio che si seghino e ditalinino sentendoci venire.
Ondate di calore si alternano ad altre di piacere. William mi sta facendo godere da ogni punto del mio corpo… l’anale è meraviglioso, essere ditalinata è fantastico, una mano gentile che palpa una tetta è divino… ma i baci sul collo mi stanno facendo impazzire, sono la cosa più bella al mondo… Voglio morire in questo momento, esistere non avrà altro senso se non potrò rivivere questo istante per sempre!
«Ti prego… William…» Sto bruciando, il cuore sta per scoppiarmi, non riesco a pensare, la mente è colma di piacere. La figa rigurgita desiderio che mi cola lungo una gamba e gocciola dalla mano di mio fratello. «Non fermarti, ti scongiuro».
La mano che mi sta palpando la tetta si sposta sulla mia nuca e solleva i miei capelli. La bocca di William mi bacia il cuoio cappelluto. I miei occhi si girano all’indietro, sto per perdere conoscenza e… Inalo, il profumo della nostra eccitazione mi riempie i polmoni… Qualcosa che non ho mai provato prima inizia a sorgere nel mio retto. È qualcosa che…
Il buco del culo ha uno spasmo, sgrano gli occhi. Cosa… «Will…» Mi volto più che posso con la testa. «Sto… sto per venire…» Metto troppa apprensione nella mia voce. Cosa… cosa si fa quando un uomo ti sta portando ad un orgasmo?
Lui avvicina le labbra al mio orecchio. «Voglio vederti godere, sorellina!»
Sussulto, il polpastrello del pollice di mio fratello si appoggia sul clitoride in erezione e comincia a massaggiarlo. Una folgore di piacere si scaglia lungo il mio corpo, deflagra nel cervello e mi sfugge di bocca con un fragoroso gemito.
William ride sottovoce e mi mette la mano libera sulla bocca. Fa appena in tempo a sopprimermi un grido di piacere.
La testa mi gira, le gambe mi tremano e solo l’essere appoggiata al muro e il sostegno delle mani di mio fratello mi impediscono di crollare a terra. Gocce di sudore sbocciano dai pori, mi colano lungo il corpo, incapaci di smorzare il fuoco che arde nel mio bacino e brucia ogni mia fibra.
Una scudisciata di piacere mi colpisce, mi mancano le forze, cado. William mi trattiene, mi stinge a sé. Il suo cazzo mi ama il buco del culo, le sue dita adorano il mio sesso. Il suo corpo è caldo, è muscoloso, mi protegge, mi ama. Chiudo gli occhi, non sono mai stata così bene, nemmeno tra le braccia di papà.
William ferma il suo movimento di bacino, inala a pieni polmoni, emette un sospiro. «Ti amo, sorellina…»
Vengo. All’inizio è forte, potente, non sono preparata a qualcosa di simile. Diventa qualcosa di devastante, mi distrugge la mente, blocca il mio cuore, lo fa impazzire, ogni muscolo è contratto e rilassato. Sono confitta dal mio stesso corpo, non posso opporvi resistenza. La mia testa si accascia sulla spalla di mio fratello, voglio dormire.
Dopo questo, null’altro ha senso.
A parte essere scopata in figa dal suo cazzo e godere di nuovo così.
Lui mi bacia una guancia. «Stai bene?»
Sospiro. Voglio piangere. E ridere. E cavalcare mio fratello fino a quando sborrerà solo schiuma e mi implorerà di smettere. Tutto nello stesso momento.
O dormire tra le sue braccia.
Una porta dei gabinetti si apre.
William mi rimette in piedi. «Sarà meglio se andiamo». Esce da me, è come se mi portasse via un pezzo di anima.
La testa mi gira, ma non come prima. Abbraccio William e lo bacio. «È stato bellissimo».
«Ma non succederà di nuovo».
Inclino appena la testa di lato e sollevo le sopracciglia. Stai scherzando?
Lui sospira con il naso, annuisce sconfitto. «Sì, lo faremo ancora, adoro il tuo culo».
Gli appoggio un bacio sulle labbra. «E io il tuo cazzo, fratellone». E come mi scopi...
Mi rivesto e lui si ricompone. Ci puliamo un po’ con della carta igienica che gettiamo nel gabinetto. Questa volta le macchie sul cavallo dei suoi pantaloni sono ben più di una. Sorrido: lasciamo che pensino che la figa diciottenne rossa che lo accompagna gli abbia dato il culo. “Che fortunato”, penseranno.
Forse, però, la fortunata sono io.
Prendo la borsetta e apro la porta. Usciamo. Una ragazza di qualche anno più di me si sta ripassando il rossetto davanti ad uno specchio. Si volta verso di noi, ci fissa stupita.
William abbassa lo sguardo, imbarazzato, solleva una mano per un fugace saluto.
Io le sorrido e la faccio l’occhiolino. Esatto, abbiamo fatto sesso nel gabinetto, e non hai idea di quanto mi sia piaciuto.
Gli angoli delle sue labbra rosse e un-po’-meno-rosse si sollevano di un pollice, divertita e, sono certa, una puntina invidiosa.
Raggiungo mio fratello fuori dai bagni. Gli assesto una pacca sul sedere. «Chissà, magari dopo potremmo fare un… quello che viene dopo il bis».
Mio fratello è troppo galantuomo per colpirmi le chiappe: mi accarezza i capelli e mi fa appoggiare la testa sulla sua spalla. «Sciocca. Va a finire che questa notte faccio cilecca con Paola, e poi sarò costretto a scaricare la frustrazione su di te, domani».
Non sono una galandonna: gli strizzo un gluteo. Spero non te la faccia nemmeno vedere, Paola, così dovrai sfogarti sul mio corpo voglioso.
William mi bacia i capelli. «Comunque, sapevo che il messaggio era una scusa per attirarmi in bagno perché oggi non avevi l’orologio» Sorride. «Speravo in un altro pompino, ma…» Il sorriso di allarga di più.
Sussulto, la pacca sul culo me l’ha data davvero. Porcello. Come piace a me.
Ciao, lettore. Spero che ti sia piaciuto vivere questa piccola avventura con me. Ogni fremito, ogni sospiro che hai provato leggendo è stato un momento condiviso, un segreto tra noi. Se ti sei divertito quanto me, perché non lasciarmi un segno del tuo passaggio? Un piccolo gesto può accendere il mio sorriso, e io adoro sapere che sei stato qui, vicino a me.
Premi il cuore ❤️ Se il calore di queste pagine ti ha sfiorato anche solo per un istante, premi quel cuoricino. È come un battito che arriva dritto a me, un modo semplice per dirmi che hai sentito lo stesso brivido che ho provato io. Non c’è niente di più dolce che vedere il tuo apprezzamento accendersi per me.
Commenta ✍️ Mi piacerebbe tanto sapere cosa ti ha fatto battere il cuore. Raccontami cosa ti ha stuzzicato, cosa ti ha fatto sognare, o magari cosa vorresti che accadesse dopo. Le tue parole sono come un sussurro sulla mia pelle, e non vedo l’ora di leggerle e lasciarmi ispirare da te.
Metti cinque stelle ⭐ E se vuoi davvero farmi brillare, regalami cinque stelle. È il tuo modo di dirmi che questa storia ti ha preso, ti ha avvolto, ti ha fatto desiderare di più. Una valutazione così sarebbe la ciliegina sulla torta, un dono che mi scalda dentro.
Grazie per esserti tuffato in questo viaggio con me, lettore. Non vedo l’ora di condividere ancora altri momenti, altre emozioni. Tu sei parte di tutto questo, e io sono qui, pronta a continuare.
Giulia la rossa XXX
Comments (1)
Che dire se non ... CAPOLAVORO !!!!