La piccola troia di famiglia

Chapter 4 - In compagnia di mio fratello - 2

Il mio amato fratello William accetta di accompagnarmi al centro commerciale, ma arriviamo troppo presto. Un momento da passare in compagnia e conoscerci più profondamente (non quanto vorrei, ma sono certa che un giorno...)

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William spegne il motore della sua Punto. «Ma a che ora apre il centro commerciale?»

Controllo dai finestrini, per quanto mi sia possibile legata al sedile della macchina di mio fratello. Il vasto parcheggio, che di solito vedo strapieno di auto, ha solo una manciata di posti occupati da utilitarie ed un furgone, da cui stanno scaricando dei pacchi che entrano nel grande edificio da una porta dello stesso colore del muro.

«Ho idea che è ancora presto…» Sorrido imbarazzata. Non apre alle otto, ma alle otto e mezza, è evidente. E mancano quasi tre quarti d’ora. Se nella nostra famiglia hanno distribuito il vizio di arrivare tardi, lo dobbiamo avere preso tutto nostra madre ed io, di certo non mio fratello…

Lui sbuffa e alza le spalle. «Vabbè…». Si slaccia la cintura e tira indietro il sedile. Si abbandona contro lo schienale. «Potremmo parlare, è da un po’ che non riusciamo a chiacchierare in pace, sorellina».

Sgancio anch’io la cintura. È davvero fastidiosa quella striscia di tessuto che passa sulle tette. «Sei sempre occupato al lavoro, o con il tuo romanzo. O con Paola…»

Lui mi guarda con un sorriso sornione. «Non è che tu passi il tempo a casa».

Non trattengo una smorfia. «Mamma fa troppo casino con quella televisione. E il telefono, sempre su Tik Tok a guardare caz— ehm, stupidate e fare rumore. Non posso mai concentrarmi sui compiti e lo studio, e devo andare in biblioteca per un po’ di relax». E girare per negozi, e vedere amici, ma ha avuto anche lui la mia età e immagino possa essere sott’inteso.

I suoi occhi si socchiudono appena. «Certo, ma quello che mi stavo domandando davvero è se hai un fidanzato…»

Perché la domanda mi colpisce con la forza di un pugno in mezzo allo stomaco? Se me l’avesse posta chiunque altro avrei risposto con un “non sono affari tuoi!” nel migliore dei casi.

«Io…» Non posso di certo definirmi vergine, ma un… amante ufficiale? Qualcuno che mi faccia battere il cuore quando penso a lui? No.

A parte tu, William. Tu sei il mio amore…

Abbasso lo sguardo. Spero lo prenda per un attacco di vergogna. «…no».

«Che follia!» Posa un dito sotto il mio mento e lo solleva. I nostri sguardi si incontrano. I suoi occhi brillano? «Una ragazza meravigliosa come te, Giulia. I ragazzi dovrebbero fare a botte per un tuo sorriso».

Lo trattengo a stento. Se fossimo in uno di quegli anime che guardavo da piccola, adesso tutto diventerebbe sfocato, ci sarebbero quegli esagoni luminosi svolazzanti e lui mi bacerebbe. I denti mi si piantano nelle labbra, il calore del mio corpo aumenta.

«Beh, non…» Devo essere rossa in viso quanto lo sono i miei capelli, non posso sostenere il suo sguardo.

Inspiro, il profumo di vaniglia del deodorante per auto attaccato ad una bocchetta mi colma le narici. Un accenno di prurito in mezzo alle mie gambe fa la sua comparsa. Il riflesso di mio fratello sorride sul finestrino alla mia destra. «Non sono stata fortunata come Paola che ha trovato un ragazzo come te». Oddio, ho esagerato.

La sua mano si posa sulla mia testa, mi accarezza la chioma di fuoco. “Ariel”, mi chiamava da piccola, come la sirenetta per il colore dei miei capelli… Mi bruciano gli occhi al ricordo. Perché sto per mettermi a piangere?

Il riflesso di mio fratello apre bocca, resta aperta ma non dice nulla. La chiude. Mi accarezza e continua a non fissarmi le tette. Lo amo, vorrei fosse il mio uomo per il resto della mia vita.

Mi volto e lo abbraccio. Lo stringo a me. Non voglio se ne vada mai.

Lui mi bacia la testa. «La mia piccola Arie—»

Le mie labbra sono contro le sue. Il cuore ha smesso di battere, l’ho fatto, ho distrutto tutto! Sono stata troppo impulsiva! Lui mi…

William si stacca dalla mia bocca, è come se mi mancasse l’aria all’improvviso. Mi guarda, non riesco a leggere la sua espressione. È neutra, non lascia passare nulla…

«Giulia…» La sua voce è appena un sussurro. «Noi… noi siamo…»

Non posso più tirarmi indietro. «Ti amo, fratellone… Ti…» Le parole mi muoiono in gola, mi si stringe. Tutto ciò che ho provato per lui esce dai miei occhi, cola lungo le mie gote.

Lo abbraccio al collo, singhiozzo. Sono una bambina di quattro anni che non riesce a capire cosa succede attorno a lei, che non sa come comportarsi, che ha paura. William è l’unico mio rifugio in un mondo che vuole farmi del male, l’unica salvezza. Lo stringo, non voglio mai più lasciarlo.

Mi scaccerà, mi odierà per quello che ho fatto. Perché l’ho fatto? Non saremo mai più fratello e sorella, non saremo mai più nemmeno amici…

Urlo, il mio pianto è a dirotto. Lo amo e sto lacrimando e perdendo muco dal naso su di lui. Che figura ci faccio con il mio amore?

Le sue mani si appoggiano sulle mie spalle e mi spinge lontano da lui. Il mio abbraccio si scioglie. Non mi vuole, sono stata stupida… Ora mi…

Qualcosa mi sfiora l’occhio, un tessuto scivola sulla pelle di una gota bagnata dalle lacrime. Passa anche sull’altra.

William mi sta asciugando le lacrime. Sorride come sorriderebbe un padre che vuole tranquillizzare la figlia che si è fatta la bua…

«Sei proprio la mia piccola Ariel…» La sua voce è calda, è una musica alla cui cadenza voglio far danzare la mia anima.

La gola è chiusa, non ci passerebbe uno spillo. «William…» Le mie parole gracchiano, sembro avere la voce della strega dei cartoni animati. Spero di non esserlo anche nell’aspetto. «…ti amo».

La sua mano mi accarezza una guancia. Il suo sorriso sembra stanco. «Sciocchina, anch’io ti amo…» Lui ha vissuto le mie stesse emozioni, ma le esprime in un modo differente. È un uomo, non ha il diritto di dare sfogo ai suoi problemi con il pianto. «Sei la ragazza più… meravigliosa che conosca».

Non so se ridere o se rimettermi a piangere. «Grazie per non aver usato “figa”…»

La sua mano scende sul mio collo. Una scossa attraversa il mio corpo simile ad un fulmine che si scarica nel mio cuore e nel mio sesso. «Non mi voglio fermare al tuo aspetto fisico, ti conosco da anni e so che la vera meraviglia è dentro di te… ma siamo fratello e sorella».

La sua mano si solleva dal mio collo: l’afferro e la tengo contro la mia guancia. Mi ci adagio sopra. Il calore che mi infonde è bellissimo. «Non mi importa. Io voglio fare l’amore con te, William». Il mio cuore fa un balzo alle mie stesse parole: non sono mai stata così sincera in tutta la mia vita.

«Giulia, non…»

Mi sporgo verso di lui. Appoggio un dito sulle sue labbra e una mano sul suo inguine. È caldo. Bollente. Un bozzo riempie i suoi jeans. Sorrido: ho la conferma che lo eccito. Non sono mai stata così orgogliosa di me stessa, così soddisfatta.

Una mano di mio fratello mi prende il braccio che lo sta massaggiando, ma sembra non avere la forza di spostarmelo. Cerca di nasconderlo, ma so che gli piace, non vuole che smetta. Il suo cazzo sta apprezzando, vibra all’ingrossarsi sotto la mia mano.

Mi accosto al suo orecchio. «Ti seghi mai pensando a me, fratellone?» Immagini mai che stai sborrando nella mia figa quando vieni dentro Paola?

Mi avvicino ancora più, la mia voce cala ancora di volume, diventa un sussurro. «Questa mattina, nel letto, mi sono data piacere sognando di averti sopra di me, che mi possedevi, le tue mani che stringevano le mie poppe…» Finalmente il suo sguardo cade sulle mie tette, le contempla, dimostra di desiderarle. Stringo appena il suo cazzo, «…questo che mi scopava in figa». Ansimo, non riesco a trattenermi. «Ti voglio, William, voglio che mi fai godere come io voglio far godere te…»

Lui deglutisce. Il suo petto si gonfia, il suo sguardo si fa più duro.

Dice di n—

«Solo sesso orale».

Scuoto la testa. «Cosa?» La parola esce in un filo di voce.

Lui inspira ed espira. Mi fissa. «Ti voglio anch’io, Giulia,» si morde le labbra, deglutisce. «Sono innamorato di te da quando ho memoria. Allora era quell’amore che un fratello superiore ha verso la sorellina, ma quando hai iniziato a svilupparti… E non parlo delle tue… del tuo seno, parlo della tua…» Fa una smorfia, una mano si scuote come se questo lo aiutasse ad afferrare la parola adatta. «…la tua personalità. Allora ho scoperto di essere innamorato di te».

«Io…»

Mi prende le guance e mi bacia. Mi bacia a lungo. La tensione dei muscoli, il dolore che ho appena provato scivolano fuori di me come se fosse sudore sulla mia pelle: arriva alle mie dita e gocciola per terra. Il mio cuore si calma, la mia mente si svuota. Le palpebre mi si abbassano, un senso di pace culla la mia anima…

La sua bocca che si allontana da me è uno strazio, è come essere gettata sulla terra dura da una soffice nuvola.

Apro gli occhi, gli sorrido. La mia mano è ancora sul suo pacco, è caldissimo.

Slaccio il bottone e faccio scorrere la zip dei suoi pantaloni.

William si guarda attorno a scatti. «Aspetta, Giulia, cosa stai facendo?»

Abbasso l’elastico delle mutande e – finalmente! – il cazzo di mio fratello si erge davanti a me. Solo per me. Mi mordo le labbra e l’afferro. In mezzo alle cosce si sta formando un lago… che spreco. Scivolerebbe così bene dentro di me, lo farei godere come un pazzo mentre mi sborra dentro…

Appoggio un bacio sulle labbra di William. «Hai detto solo sesso orale, quindi secondo te?»

Segue con lo sguardo un’auto che passa sulla strada ad una ventina di metri da noi. Non svolta nel parcheggio e prosegue tra i capannoni della zona commerciale. «Sì, ma non intendevo in macchina…»

Muovo con delicatezza il polso e la cappella di mio fratello è all’aria. «Non c’è nessuno,» gli faccio l’occhiolino «e, se hai paura di impiegarci troppo a venire, stringimi le tette».

Non aspetto una risposta e mi accosto al cazzo. Bacio su un lato la cappella, profuma di maschio. Ha lo stesso afrore che ho sentito a casa, quando ho fatto la troia con lui, convincendolo a portarmi al centro commerciale.

«Giulia, non do—»

Passo la lingua sulla cappella, lecco la goccia di precoito dal meato di mio fratello.

Il suo fiato si mozza, emette un gemito, il suo cazzo vibra.

Vuoi ancora che smetta, fratellone?

Infilo la mano sotto l’elastico delle mutande, accarezzo le palle di William. Sono gonfie, calde. Piene di sborra, ne sono sicura, sborra che provoco io e che è solo per me. Le prendo tra le dita, le massaggio.

Una sua mano si appoggia sulla mia testa, mi spin— no, liscia i miei capelli, scivola su una mia spalla, mi accarezza il collo. Mio fratello ha uno stile che non avevo mai conosciuto in nessun altro amante.

Apro le labbra e lascio entrare la cappella, poi tutta l’asta in bocca. Mio fratello non è un superdotato, ma se dovessi scegliere un unico cazzo per il resto della mia vita sarebbe questo.

Ha un buon sapore, un po’ salato. Preme contro la mia lingua, mi ingolosisce. La bocca mi si riempie di saliva. Scivola fuori dalle labbra. Sto sbavando sui coglioni di mio fratello. Dopo che glieli avrò svuotati per bene, glieli leccherò e succhierò fino a farli splendere come gioielli!

Lui ansima, il respiro passa dalla sua bocca in profonde boccate. La mano che aveva appoggiato sul mio collo scivola lungo il mio corpo, afferra una chiappa e me la stringe.

«Hai un culo che è una meraviglia, sorellina…»

Faccio 30 chilometri di corsa tutte le settimane solo per fartelo ammirare, William, e invogliarti a bloccarmi contro un muro per scopartelo…

La mano risale, s’infila sotto la maglietta e arriva al seno. Una mano stringe una tetta. No, non la stringe, la sorregge. Il capezzolo sembra voler scavare un foro nel palmo di mio fratello tanto è turgido.

«…ma le tue tette sono un capolavoro…»

Sollevo la testa, una colata di bava segue la cappella all’uscita della mia bocca. Metto le mani al collo di William e lo bacio.

Gli ho appena succhiato il cazzo, ma la sua lingua oltrepassa le mie labbra e inizia a duellare con la mia. Afferro l’uccello e glielo meno.

«Non sai da quanto sognavo mi stringessi le tette, fratellone!» Non adesso, ma più tardi, mi sdraierò da qualche parte e tu adorerai le mie tette fino a quando non ne potrai più di vederle. Per sempre, quindi.

Adesso sono entrambe le mani a palparmi le bocce. «Non sai la fatica che devo fare per non fissartele come un pervertito tutte le volte che ti vedo…»

Gli bacio la punta del naso. «Ma io ti voglio pervertito, sciocco!» E dentro di me, che mi fotti fino a farmi perdere la voce per le grida di piacere.

William lancia un’occhiata allo specchietto. «Inizia ad arrivare gente…»

Faccio scivolare il braccio attorno al suo collo e mi calo sul suo inguine. «Allora sarà meglio se mi sbrigo a finire di amare il tuo dolce cazzo…»

«Giulia, non c’è bis…» Emette un gemito e si lascia andare sul sedile. «Quando siamo soli te la lecco fino a consumartela…»

Scopro di poter sorridere con in bocca un uccello in tiro.

Muovo la testa su e giù, mio fratello stringe una tetta, ma con delicatezza, è dolcissimo, la manipola, un senso di piacere dilaga dal mio seno.

Cosa mi succederebbe se mi succhiasse i seni? Qualcosa di simile ad un orgasmo sfiora il mio sesso, mi fa vacillare la mente.

Il suo cuore batte ancora più forte, sento propagarsi la pulsazione lungo l’asta del cazzo. Rumore di plastica che si accartoccia e qualcosa cade tra i sedili: è una confezione di fazzolettini di carta.

«Giulia, togliti, sto per venire…» William muove la mano dalla mia tetta alla mia fronte. Per spostarmi, che dolce! Non vuole lordarmi con la sua sborra, come se il contenuto dei suoi coglioni possa essere qualcosa di sporco…

Non mi levo, non ne ho affatto intenzione. Sospingo la sua mano lontano dalla mia testa e pompo con maggiore ritmo.

Il cazzo vibra, le sue palle si ritirano appena un po’ all’interno del suo inguine.

«Giulia…» geme, «Giulia!»

Oh! Quant’è meraviglioso il mio nome sussurrato nell’estasi dell’orgasmo l’uomo che amo, è il suono più bello al mondo… Glielo voglio sentire ripetere con lo stesso dolce tono per sempre!

William erutta nella mia bocca, liquido caldo e colloso schizza sul mio palato, nella mia gola, a litri, a secchiate. Ha un sapore forte, speziato, è buonissimo.

Attendo che tutta la sborrata sia terminata nella mia bocca, deglutisco. Dopo anni che lo sognavo, alla fine è successo: lo sperma di mio fratello è dentro di me, per quanto non nella cavità dove più lo bramo.

Mi sollevo seduta sul mio sedile e mi passo la mano sulle labbra per pulirmi dalla saliva che sto perdendo. Una macchina parcheggia a qualche metro da noi. «Giusto in tempo».

William è rosso in volto, respira con la bocca aperta, il cazzo fuori dai pantaloni, luccicante della mia saliva e viola per il piacere che gli ho dato.

È così che voglio lasciarlo dopo ogni nostra scopata: sconvolto dal piacere e desideroso di riceverne altro.

Mio fratello sbatte gli occhi e sembra sforzarsi per tornare alla realtà. Ha un fazzolettino di carta in mano, lo passa sul suo cazzo che sta perdendo la durezza e inizia ad afflosciarsi.

Mi mordo le labbra. Ci rivedremo, bello, abbiamo ancora molto da fare, noi due, per il piacere del tuo padrone… e anche per il mio.

William si abbottona i pantaloni. Sono un po’ macchiati di saliva, ma che importa. Lasciamo che la gente lo veda a braccetto con una figa diciottenne rossa, scorga una macchia sul suo cavallo e giunga alla conclusione che la troietta gli ha fatto un servizietto. I capezzoli s’inturgidiscono, il contatto con la maglietta diventa fastidioso. “Beato lui”, penseranno.

Ho appena bevuto la sua sborra, ma lui mi bacia lo stesso sulla bocca. Mi sorride.

Sorrido a mia volta. «Hai detto che poi me la consumi con la lingua… non dimenticarlo».

Mi fa l’occhiolino. «Dovrai prendermi a ginocchiate nello stomaco per farmi smettere».

«Mi piace la sfida: vediamo se mi stanco prima io di essere leccata da te o ti si stacca la lingua».

Mi appoggia un nuovo bacio sulle labbra. Apre la portiera. «Sciocchina. Andiamo?»

Esco dalla macchina, ci giro attorno e stringo con le braccia quello di mio fratello, lo spingo tra le tette.

Un sorriso di soddisfazione si disegna sul suo volto.

Sono mai stata così felice?


Ciao, lettore. Spero che ti sia piaciuto vivere questa piccola avventura con me. Ogni fremito, ogni sospiro che hai provato leggendo è stato un momento condiviso, un segreto tra noi. Se ti sei divertito quanto me, perché non lasciarmi un segno del tuo passaggio? Un piccolo gesto può accendere il mio sorriso, e io adoro sapere che sei stato qui, vicino a me.

Premi il cuore ❤️ Se il calore di queste pagine ti ha sfiorato anche solo per un istante, premi quel cuoricino. È come un battito che arriva dritto a me, un modo semplice per dirmi che hai sentito lo stesso brivido che ho provato io. Non c’è niente di più dolce che vedere il tuo apprezzamento accendersi per me.

Commenta ✍️ Mi piacerebbe tanto sapere cosa ti ha fatto battere il cuore. Raccontami cosa ti ha stuzzicato, cosa ti ha fatto sognare, o magari cosa vorresti che accadesse dopo. Le tue parole sono come un sussurro sulla mia pelle, e non vedo l’ora di leggerle e lasciarmi ispirare da te.

Metti cinque stelle E se vuoi davvero farmi brillare, regalami cinque stelle. È il tuo modo di dirmi che questa storia ti ha preso, ti ha avvolto, ti ha fatto desiderare di più. Una valutazione così sarebbe la ciliegina sulla torta, un dono che mi scalda dentro.

Grazie per esserti tuffato in questo viaggio con me, lettore. Non vedo l’ora di condividere ancora altri momenti, altre emozioni. Tu sei parte di tutto questo, e io sono qui, pronta a continuare.

Giulia la rossa XXX

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