Scopami, ma non innamorarti

Chapter 3 - pazza confusione

dopo la proposta c’è un po’ di confusione nelle mura del residance

A
Asiadu01

6 months ago

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La confusione era davvero troppa, lì in quel momento.Seduti su quel letto disordinato, con solo la luce soffusa del comodino a rischiarare la stanza. Non era stato programmato, non c'era stato nessun crescendo, nessuna tensione accumulata. Solo due persone stanche, deluse e forse troppo sole.

Ci fissammo un secondo, poi Sara provò a sciogliere quella tensione con il suo solito modo diretto.

«Beh… allora, piccolino, sesso non possiamo farlo, a meno che tu non abbia miracolosamente dei preservativi infilati da qualche parte.» Fece una smorfia e mi guardò.

Scossi la testa, abbozzando un mezzo sorriso. «No, niente.»

Lei si strinse nelle spalle, alzando appena il mento.«Preliminari?»

Non risposi. Annuii piano.

Si avvicinò, mi mise una mano sulla coscia, e sorrise.«Dai, che tanto sappiamo entrambi come funziona.»

Cominciammo a toccarci, lentamente. Io le sfiorai i fianchi sotto la maglia, lei scivolò sotto il mio pantaloncino. Era tutto così… corretto. Meccanico.I suoi occhi cercavano i miei, ma i miei erano altrove.

Non c’era quel battito accelerato, quel fuoco improvviso che dovrebbe accompagnare certe cose.Era solo un accordo tra due anime stanche.

A un certo punto si fermò, sbuffando. Si sdraiò di nuovo, fissando il soffitto.

«Leo…» fece, quasi ridendo. «Lo senti anche tu?»

Mi fermai anch’io. «Cosa?»

«Che è troppo strano. È tutto troppo controllato, troppo sotto controllo.» Mi guardò, col viso rilassato, come quando la sera chiacchieravamo sul terrazzo. «Non c’è… passione. È come quando cerchi di accendere un accendino scarico.»

Sospirai, scivolando a sedermi sul bordo del letto. «Lo so.»

Lei sorrise appena.«Vabbè… dai. Ci abbiamo provato.»

Si sedette accanto a me, spingendomi con la spalla.«Però lo sapevo, sai? Lo sapevo che sarebbe stato così.»

«Perché?» le chiesi.

«Perché noi due…» alzò le spalle. «Siamo troppo amici, troppo complici. E forse troppo incasinati dentro per fare una cosa del genere senza rovinare tutto.»

Sorrisi.«Già.»

Ci guardammo un secondo, poi lei scoppiò a ridere.«Dio, che scena imbarazzante. Vuoi una birra?»

«Sempre.»

Si alzò, prese due bottiglie dal mini frigo, e me ne lanciò una.«Facciamo che da domani si torna amici e basta.»

«Con piacere.»

Stappammo insieme.Il resto della sera fu solo risate e video scemi su TikTok.

Il mattino dopo mi svegliai prima del sole. La casa era ancora immersa nel silenzio, le tapparelle abbassate, l’odore di salsedine e di lenzuola calde che si mescolava nell’aria. Decisi di infilare le scarpe da corsa e andare a farmi una corsetta lungo il lungomare.

L’aria fresca mi fece bene. Passavo tra le casette colorate, i primi bagnini che sistemavano gli ombrelloni, e i gabbiani che reclamavano il cielo tutto per loro.

Ed è proprio mentre il respiro iniziava a farsi più profondo e i pensieri a mettersi in fila nella testa, che il telefono vibrò.Giulia.

Esitai un istante prima di rispondere. Poi lo feci.«Pronto.»

«Leo…» la sua voce era esitante, ma dolce. «Ti sveglio?»

«No, sono a correre.» Risposi, senza nascondere un certo tono secco.

Lei capì subito.«Lo so che sei arrabbiato. Volevo chiamarti ieri sera, ma poi...»

«Ma poi sei finita in spiaggia con quei tre tipi.»

Silenzio per un secondo.

«Leo, non era come credi.»Il suo tono era sincero, quello lo riconoscevo. «La Vale ha insistito, voleva distrarmi, lo giuro. Lo so che avrei dovuto dirtelo… non ti ho mai mentito prima e non voglio iniziare ora.»

Continuai a correre, il fiato regolare, ma la rabbia dentro di me iniziava a sciogliersi.«Lo so che non mi hai mai mentito, ma il punto è che… cazzo, ti ho scritto tutto il giorno.»

«Hai ragione.» fece lei piano. «Sono stata una stupida. Ma ti giuro che non voglio perderti.»

Sospirai.«Non voglio perderti neanch’io… però dobbiamo sistemarla questa cosa, Giulia. Perché ogni volta coi messaggi sembra tutto che crolla.»

«Lo so…» rispose, e il suo tono cambiò, più leggero. «È che siamo due disastri con i messaggi. Ogni volta che ci sentiamo così, a voce… sembra tutto meno grave.»

Sorrisi, senza volerlo.«Vero. Parlare ci fa bene. Solo che a volte sei introvabile.»

«Da oggi in poi… mi faccio sentire di più. E se ti va… anche qualche telefonata in più, tipo questa.»Sentivo il suo sorriso dall’altro capo del telefono.

«Mi va.»

Proseguimmo così, chiacchierando per tutta la durata della corsa. Di cose leggere, di niente e di tutto.Dei suoi esami, di quanto io stessi odiando Sara per avermi fregato l’ultima birra la sera prima, di come anche lei sentisse la mancanza delle nostre serate serie Netflix e pizza.

E per la prima volta dopo giorni… mi sentii bene.Più leggero.

Alla fine ci salutammo.«Leo…» disse prima di chiudere. «Ti voglio bene.»

«Anch’io.»

Riattaccai, il cuore meno pesante.Il mare di fronte a me sembrava più calmo.

La giornata al mare fu tranquilla, in fondo. Il sole era alto, l’acqua tiepida, il rumore costante delle onde e le chiacchiere leggere degli altri ragazzi sotto gli ombrelloni. Se non fosse stato per quell’atmosfera un po’ tesa che aleggiava tra noi.

Misa e Giusy… nulla. Neanche un saluto, neanche un accenno. Ogni tanto un’occhiata di sbieco, ma il gelo più totale. E per quanto avrei dovuto sentirmi infastidito, in realtà mi andava bene così. In fondo sapevo di aver fatto un mezzo casino la sera prima, e illudere le persone non era mai stato il mio sport preferito.

Sara se ne accorse.«Leo… che cazzo è successo ieri?» mi chiese a un certo punto, mentre bevevamo due birre seduti sul bagnasciuga.

Scrollai le spalle.«Nulla di grave… solo che forse ho fatto un po’ il coglione.»

Lei mi lanciò un’occhiata di quelle che sapevano scavarti dentro.«Con Misa?»

Non risposi. Mi limitai a farle un cenno vago con la testa.«Vabbè, se vuoi parlarne sai dov’è la mia stanza.»

E lasciò cadere la questione lì.

Il resto della mattinata scivolò via tra bagni veloci, una partitella a carte persa miseramente e qualche risata svogliata. Poi salimmo su verso le casette, pranzo veloce tutti insieme, atmosfera strana, e infine io mi richiusi in camera. Avevo bisogno di stare da solo, e soprattutto… Giulia mi stava scrivendo.

Chiacchierammo un po’. Era più dolce, più presente rispetto ai giorni precedenti. C’era una leggerezza ritrovata tra noi, quasi un tentativo di tornare a quella complicità che sembrava smarrita. E fu proprio quando pensavo di salutarla che lei mi scrisse:

“Ti va una chiamata… un po’ spinta?”

Rimasi a fissare il messaggio.Il cuore accelerò, un misto di sorpresa e desiderio che non mi aspettavo.

Le risposi:“Sul serio?”

“Sì… mi manchi.”Seguì un cuoricino, di quelli che lasciava solo quando era davvero in vena.

Il telefono squillò solo una volta prima che lei rispondesse.La voce di Giulia era un sussurro.«Leo…»

«Dimmi.»Sorrisi, chiudendo a chiave la porta dietro di me e sdraiandomi sul letto.

«Sono sdraiata… con le gambe aperte. Senza mutandine. Solo la maglietta.»Inspirai piano.«E se fossi lì adesso? Cosa faresti?»

«Salirei piano su di te. Ti guarderei negli occhi mentre ti sposto i capelli. Poi scivolerei con la mano tra le tue gambe.»«Lo sto facendo io per te adesso…» sussurrò.«Mi sto toccando pensando a te. Lo immagini?»

Cercai di visualizzarla. Ma nella mia mente…Non era Giulia che vedevo.

Era Sara.Seduta sul letto con le gambe incrociate, quella sera. Lo sguardo provocante, la risata leggera. E quel deodorante tra le mani, che mi riportava lì ogni volta. Il suo corpo disteso, il seno morbido sotto la maglietta leggera.Le gambe nude. La pelle chiara.

«Leo… sei lì?»

«Sì… sì. Scusa. Ti sto immaginando.»Mentii, mentre mi mordevo il labbro, combattendo contro quei pensieri.

«E cosa mi stai facendo?»La sua voce era già più roca.

Chiusi gli occhi.«Ti faccio sdraiare a pancia in giù… ti allargo piano le gambe, e inizio a baciarti la schiena. Scendo. Lungo i fianchi, sul sedere, e poi ti infilo le dita dentro mentre ti lecco lentamente. Mi stringi le lenzuola tra le mani.»

Un respiro affannoso nell’altoparlante.«Porca… Leo. Ancora.»

Continuai, descrivendo con voce bassa ogni gesto.Il modo in cui l’avrei presa. Il ritmo. La forza.Come l’avrei guardata negli occhi mentre spingevo dentro.Giulia gemette piano.«Sto venendo… sto venendo per davvero…»

Poi il suo respiro si spezzò, e per qualche secondo fu solo silenzio, sospiri, il suono umido e sporco di ciò che stava facendo.

«Cazzo…» sussurrò poi, ridendo piano. «Mi hai fatta venire come un animale.»

Esitai. Poi mentii.«Anche io…»Non era vero. Avevo ancora il respiro accelerato, ma non avevo ancora lasciato andare nulla.

«Mi manchi, Leo…»«Anche tu.»

Chiudemmo poco dopo, tra un bacio telefonico e qualche sussurro dolce.

E io rimasi lì, sdraiato, con il cuore in tumulto. Il piacere ancora trattenuto.E in testa, non c’era Giulia.C’era Sara.Con il suo profumo, la sua voce, e quello sguardo beffardo che sapeva entrarmi sotto pelle.

Non riuscii a riposare.

Continuavo a fissare il soffitto, ripensando alla chiamata con Giulia… ma soprattutto all’eccitazione che mi aveva lasciato addosso. Solo che e dovevo ammetterlo a me stesso, non era per Giulia.

Era per Sara.

Per quella cazzo di confidenza indecente che avevamo preso, per quei discorsi sporchi buttati lì come niente fosse, per il deodorante, per il modo in cui sapeva guardarmi.

Mi alzai di scatto dal letto.Senza pensarci.Non dissi nulla.Mi diressi verso la sua stanza.

La porta era socchiusa. Lei sul letto, il cellulare tra le mani, la luce del display che le illuminava il viso.Quando mi vide sulla soglia, si sollevò appena sui gomiti.«Che c’è?»

Io non risposi.Chiusi la porta dietro di me, mi avvicinai deciso, la visibile erezione nei pantaloni che ormai mi dava solo fastidio.Mi inginocchiai sopra di lei.Le presi il viso tra le mani e la baciai.

Non un bacio timido.Un bacio vero, ruvido, intenso, di quelli che fanno mancare il fiato.

Lei sussultò, sorpresa.Poi mi afferrò i capelli e ricambiò senza pensarci, come se anche lei lo stesse aspettando.

«Cazzo, Leo…» sussurrò senza staccare le labbra dalle mie.

Le mani le scivolarono sotto la maglietta, stringendole il seno nudo. Lo sentii duro sotto le dita, i capezzoli tesi.Lei sospirò piano.«Così sì… così cazzo sì…»

Le mordicchiai il labbro.«Altro che regole, eh?»«Ma vaffanculo le regole…» ansimò, graffiandomi la schiena.

In quel momento non c’era più amicizia, né limiti.Solo il bisogno, la pelle calda sotto le dita, i sospiri spezzati, il cuore che batteva all’impazzata.

Lei scivolò una mano nei miei pantaloni, sentendomi duro.Mi guardò con quel mezzo sorriso provocante.«Se sapevo che una chiamata con la tua ex ti metteva così…»

«Se sapevo che bastava questo per farti perdere il controllo…» le risposi, facendole sollevare il bacino mentre le tiravo giù gli shorts.

«Fallo, Leo…»E lì, davvero, non servivano più parole.

Le sue mani affondarono tra i miei capelli non appena la mia lingua sfiorò la sua pelle calda.Le baciai piano l’interno delle cosce, assaporando il suo odore, il suo sapore, quel misto di eccitazione e adrenalina che mi faceva impazzire.

Sara gemeva sottovoce, mordendosi le labbra per non farsi sentire troppo.«Cazzo, Leo…» sussurrò tra i denti, mentre le sue dita mi stringevano la nuca, guidandomi più vicino.

Le tolsi quei maledetti pantaloncini della tuta con un gesto deciso, lasciandola nuda sotto di me.Non persi tempo.

Affondai il viso tra le sue cosce, le mani che le tenevano aperte le gambe mentre la mia lingua tracciava ogni piega, ogni punto sensibile, senza darle tregua.

Il suo corpo si inarcò istintivamente contro di me.Le sue cosce iniziarono a tremare, i respiri a farsi spezzati.

«Cristo… continua così… non fermarti…» ansimò, graffiando il letto.

Sentivo il nostro sudore mescolarsi, l’aria farsi sempre più calda nella stanza.I gemiti di Sara erano un crescendo, sempre più bassi, più profondi, più sporchi.

«Leo… Leo cazzo…»Mi aggrappò ai capelli, tirandomi più forte contro di lei mentre il suo corpo si tendeva tutto.

Io non mi fermai un secondo, anzi, aumentai il ritmo, alternando la lingua e le labbra, succhiando il suo punto più sensibile con decisione.

Il letto scricchiolava sotto i suoi movimenti.«Vieni per me, Sara…» le sussurrai, la voce roca.

«Sì… sì… sto venendo…» gemette piano, e in quel momento il suo corpo esplose letteralmente tra le mie mani, tremando e irrigidendosi mentre un lungo gemito le sfuggiva dalle labbra.

Rimasi lì, a carezzarle le cosce, a respirare il suo odore, mentre lei cercava di riprendere fiato.I suoi occhi mi cercarono.Un sorriso mezzo soddisfatto, mezzo incredulo.

«Porca puttana, Leo…»Mi tirò su per un bacio rovente, sapendo di avere ancora addosso il suo sapore.

«Questa volta… niente regole.» sussurrò.

E capii che quella era solo l’inizio.

La stavo ancora baciando piano, lungo il ventre, sul fianco, sulla clavicola.Ogni centimetro della sua pelle calda era una calamita per le mie labbra.Lei si lasciava fare, il petto che ancora si sollevava a scatti sotto i respiri corti, gli occhi semi chiusi e un sorriso languido sulle labbra.

«Una regola ci dev’essere, però…» mormorai, col fiato addosso alla sua pelle.Lei socchiuse gli occhi, appoggiando una mano dietro la mia nuca.«Lo so…» sussurrò. «Niente innamoramenti. Niente storie strane. Solo sfogo.»

Annuii, anche se in fondo qualcosa dentro si strinse per un istante.Poi lei, con un guizzo improvviso, si tirò su su un gomito, mi guardò dritto negli occhi e allungò una mano verso i miei pantaloni.«Bene, allora ora stai zitto e togliti questi.»

Sorrisi appena, mentre sentivo le sue dita armeggiare con il bottone.«Così decisa? Neanche il tempo di recuperare…»«Hai presente da quanto non mi scopo qualcuno?» fece lei alzando un sopracciglio, poi abbassò lo sguardo. «E tu… sei perfetto adesso. Rilassato, senza paranoie. È il momento.»

Mi aveva già liberato dai pantaloni.Quando la sua mano mi sfiorò, rabbrividii.

«Oh.»Sorrise soddisfatta.«Lo sapevo che avevo effetto su di te.»

Si abbassò lentamente, quasi con una dolcezza che contrastava col fuoco negli occhi.E io lasciai fare, senza parole, solo col cuore che batteva forte.

Mi stava toccando, con quelle sue mani calde, affamate, lente ma decise.Avevo gli occhi chiusi, il respiro spezzato, e ogni parte del mio corpo tendeva verso di lei come se fosse l’unico posto al mondo.Sentivo il calore scorrere, salire, esplodere a tratti.Stavamo per perderci.Era tutto perfetto.

Fino a quel maledetto bussare.

«Ragazzi? Ci date una mano? Dobbiamo andare a fare la spesa!»

Io mi paralizzai.Lei sgranò gli occhi e si bloccò a metà gesto, le dita ancora appoggiate su di me.Ci guardammo.

«No.» dissi subito, stringendo la mascella.«Ti prego, dimmi che ho immaginato.»

Sara si portò una mano sulla fronte e scoppiò a ridere piano, esasperata.«Ovviamente. Il karma non sbaglia un colpo.»

Bussarono di nuovo, stavolta con più insistenza.«Dai ragazzi, forza!»

Mi lasciai cadere sul suo seno, borbottando.«Io non ci vado. Resto qui. È un attentato questo.»

Lei rise ancora, mi accarezzò piano la testa.«Dai, Leo… prima che entrino. Sai come sono, vero? Lo fanno, eh.»Io mugugnai un "mmm" senza muovermi.

«E poi…» aggiunse lei, con voce più dolce, «non roviniamo tutto. È una bella vacanza. E se ci beccano così, finisce male.»

Sbuffai, senza alzare la testa.«Sei troppo razionale per i momenti sbagliati, lo sai?»

Lei sorrise.«Tu invece sei un adolescente in calore.»

«Ma un adolescente molto coinvolto, vorrei ricordarti.»

Mi diede uno schiaffetto lieve sulla schiena.«Su. Alzati. Ti prometto che... recuperiamo. Ok?»

Alzai finalmente la testa, le baciai una spalla e mi rialzai con la voglia di uccidere chiunque fosse dietro quella porta.Lei sistemò al volo la maglietta e io cercai di infilarmi i pantaloni con la massima calma che la situazione permetteva.E uscimmo, come due che non stavano per fare niente.O almeno ci provammo.

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