La stanza chiusa

Chapter 9 - Fuga temporanea

Natasha, persa nel caos emotivo dei suoi sentimenti, trova in Alyssa un rifugio che le permette di confrontarsi con se stessa senza giudizio

IV
Inchiostro Verde

6 months ago

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Il giorno dopo, Natasha non riuscì nemmeno ad alzarsi dal letto. Il corpo, sì, era stanco — ma era la testa a pesare più di tutto. Le immagini del pomeriggio con Andrea le tornavano in mente come fotogrammi spezzati: il suo sguardo, le mani, il modo in cui le aveva preso tutto senza chiederlo. E il modo in cui lei glielo aveva lasciato fare.

Il senso di colpa si infilava tra le costole, ma non era solo per ciò che aveva fatto. Era per ciò che aveva scoperto di sé. Per la parte di lei che aveva goduto di quella resa. Per la confusione che adesso le offuscava ogni certezza.

Scappò dalla casa come se potesse lasciarsi alle spalle tutto. Prese la macchina, le prime cose che trovò in borsa, e guidò verso l’unico luogo dove potesse davvero respirare.

Alyssa viveva a due ore di distanza, in una casa color sabbia, con tende leggere e l’odore di limone sempre nell’aria. Quando Natasha si presentò alla porta, l’amica non fece domande. Le bastò uno sguardo.

«Sapevo che saresti arrivata, prima o poi,» disse solo, aprendole le braccia.

Sedute in cucina, con due tazze di caffè e le ginocchia nude al sole, parlarono. Di tutto e di niente. Finché Natasha non riuscì più a tenersi dentro quello che sentiva.

«Mi sento sporca, Lyssa. Ma non per ciò che ho fatto. Per come mi ha fatta sentire. Perché… l’ho voluto. E ancora lo voglio. Ma poi c’è Salidù. E mio marito. E io… io non so più chi sono.»

Alyssa la guardò a lungo, in silenzio.

«Tu non sei le tue scelte. Sei ciò che impari da esse. Sei viva, Natasha. Stai cercando. Hai passato anni a spegnerti piano, a convincerti che fosse normale. Ma ora stai risvegliando qualcosa. Sì, è confuso. È caotico. Ma è reale.»

«E se faccio solo danni?»

«Li farai comunque, se non sei onesta con te stessa. Fuggire da chi sei… non ti proteggerà. Ti consumerà.»

Quella notte dormirono nello stesso letto, come ai tempi dell’università. Natasha si voltava di continuo, agitata. A un certo punto Alyssa le prese la mano e sussurrò: «Non devi scegliere adesso. Ma devi ascoltarti.»

E fu allora che Natasha, nel buio profumato di lavanda, capì che forse la vera scelta non era tra Andrea, Salidù o Enrico. Forse doveva solo capire chi voleva diventare.

E per farlo, avrebbe dovuto smettere di avere paura

Il silenzio nella casa era diverso quella notte. Non era il vuoto delle solitudini abituali, ma un silenzio che accoglieva, che permetteva ai ricordi di affiorare senza giudizio.

Natasha non dormiva. La testa sul cuscino, il respiro lento, eppure il cuore sveglio, in un luogo sospeso tra il presente e un passato che sembrava volersi raccontare da solo.

«Ti ricordi quella sera in Toscana? Quella del temporale?» mormorò, quasi senza volerlo.

Alyssa sorrise nel buio. «Tu avevi bevuto troppo Chianti. Io facevo finta di non essere già innamorata di te.»

Una risata leggera, un po' malinconica, attraversò le lenzuola.

«E io facevo finta di non saperlo,» disse Natasha, voltandosi verso di lei.

La luce della luna tagliava la stanza di sbieco, accarezzando i profili dei loro visi. Natasha allungò la mano, trovando quella di Alyssa. Le dita si intrecciarono, senza esitazione.

«Mi manca la leggerezza di quei giorni,» sussurrò.

«Non è mai andata via. Sei solo diventata brava a portarti addosso pesi che non sono tuoi.»

Il tocco si fece più sicuro, e le mani iniziarono a parlare con un linguaggio che solo loro conoscevano. Non c’era bisogno di spiegazioni. Solo pelle che ricordava. Solo respiri che tornavano a cercarsi, come un tempo.

Le labbra si incontrarono, lente. Un bacio che non era fame, né possesso, ma una carezza nel buio, un ritorno. Natasha sentì il calore di Alyssa scivolarle addosso come una coperta d’estate, lieve e profonda. Nessuna pressione, nessuna pretesa. Solo due corpi che si ritrovavano, con dolcezza, come se il tempo non fosse mai passato.

Il mondo fuori si fece lontano. Le voci nella testa tacquero. E, per una volta, non c’era colpa, né domande, né aspettative.

Solo un momento. Vero. Intimo. Loro.

Quando il giorno cominciò a insinuarsi dietro le tende, Natasha si svegliò avvolta in un senso di pace dimenticata. Alyssa dormiva ancora, serena, una mano che sfiorava la sua pelle.

Natasha chiuse gli occhi e sorrise, appena.

Non era la soluzione. Ma era stato un respiro. Un abbraccio al proprio desiderio di sentirsi viva, vista, libera.

E quella mattina, per la prima volta da molto tempo, si sentì un po’ più vicina a sé stessa.

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