Chapter 2 - Come si cambia...
continuano le evoluzioni
5 months ago
CAPITOLO 2
come si cambia…
la povera Lucia rimase immobile per un paio di lunghissimi istanti, stessa cosa il ragazzo che rimase con la bocca aperta, poi passati i primi istanti di shock la ragazza cacciò un grido e smontò da quella posizione “scomoda”, lui si riprese e imbarazzatissimo si voltò per non guardarla e poi uscì ma ormai il danno era fatto…
e anche per me fu difficile, perché cercare di mediare alla crisi familiare con il cazzo di fuori, dopo averlo appena estratto dal culo di lei, non era certo semplice…
lei si rimise il costume e uscì, sentii Roberto che la chiamava e i passi di lei che fuggivano via e allora mi rivestii anch’io, provai ad andarli a cercare ma non li trovai e allora mi fermai sul terrazzo, a guardare verso il mare, rimuginando sul casino che avevo creato ancora una volta.
e pensai a tutto quello che era successo, a Stella e alla sua furia, a Enrico (mi toccai il polso che ancora faceva male), alle foto, al video, a quel venerdì…
erano passate solo poche settimane ma sembrava una vita, e anche se faceva ancora male sapevo che era inutile continuare a pensarci, era successo, le nostre vite erano cambiate e… lo dovevamo accettare, punto.
lasciai passare ancora un quarto d’ora e poi tornai nella mia camera, trovando Gioia che evidentemente era appena rientrata perché indossava ancora il costume da bagno, lo stesso che portava poco prima in spiaggia.
mi vide entrare e fermarmi con la schiena contro la porta e incuriosita lasciò il telefono e mi venne incontro intuendo che c’erano stati problemi.
“amore… cos’è successo?” mi chiese, e preoccupata che avessi di nuovo picchiato qualcuno incrociò le braccia sul petto guardandomi di traverso.
“è… entrato lui…” le dissi, ma non capì subito.
“stavo… stavamo…” prova a dire, ma mi veniva da ridere, “e lui… ha spalancato la porta!”
Gioia rimase a guardarmi serie per un istante poi si mise una mano sulla bocca.
“cazzo…” sussurrai, “è rimasto lì a guardarla con… con le gambe… aperte! è rimasto lì a guardarla con la bocca aperta e poi… poi anche lei si è spaventata e ha gridato e allora… un casino…”
“ma… qui?” mi chiese.
“eh, sì…”
Gioia rideva ‘controllandosi’ con la mano premuta sulla bocca ma da come si muovevano le sue spalle si vedeva che stava… ghignando.
mi lasciò passare e andare in bagno e poi mi raggiunse, ma quando mi abbassai il costume cacciò gli occhi fuori dalle orbite e scoppiò di nuovo a ridere, piegata in due con le mani sulla pancia.
avevo ancora il preservativo sull’affare, che penzolava rifiutando di staccarsi.
mi feci la doccia e poi tornai da lei che nel frattempo si era cambiata mettendo un paio di slip più confortevoli e una maglietta corta che le lasciava scoperto l’ombelico, e distesa sul letto mi invitò a raggiungerla, anche se ero ancora nudo.
“allora?” mi chiese, “vuoi spiegarmi quello che è successo? dovremo andare a fare il controllo dei danni tra poco…”
le spiegai tutto, dell’approccio assolutamente positivo di Lucia ma poi mi fermai, non erano quelli gli accordi, però le spiegai bene come era andata quando lui era entrato, facendola ancora ridere.
e mi diedi del coglione per non aver chiuso la porta a chiave…
“credo che ho fatto una cazzata enorme…” dissi, “adesso quei due saranno… furiosi, lui, soprattutto…”
“erano d’accordo” rispose Gioia, dolce, “sono grandi abbastanza per decidere cosa fare, non trovi?”
sì, aveva ragione, ma lì c’ero io…
mi lasciai andare e Gioia mi venne sopra, tutta serena e felice, così… dovetti chiederlo.
“e… a te? com’è andata?”
sorrise e alzò le spalle.
“blocco completo…” rispose, “niente di niente…”
mi raccontò che erano entrati nella loro camera, lei si era tolta il reggiseno ma lui era arretrato fino alla porta, che Gioia ci aveva provato ma niente, lui si era scusato ed era stato pronto ad andarsene ma lei l’aveva fermato e l’aveva convinto a parlare, a raccontarsi, ed aprirsi per sbloccarsi un po’, ma quando lei gli aveva messo le mani sul pacco lui si era di nuovo irrigidito (ma non nelle zone giuste), e dopo pochi minuti si era scusato e se n’era andato dalla sua stessa camera piantandola lì da sola.
ma evidentemente non era andato subito a cercare la moglie, aveva preso del tempo perché sapeva che la mogliettina era impegnata, poi… poi non ce l’aveva più fatta e… disastro.
lasciammo perdere l’argomento e parlammo di altro, prenotai al solito ristorantino sulla spiaggia (volevamo prenotare per quattro ma a quel punto evitammo…) e mentre mi rivestivo qualcuno bussò alla porta.
Gioia ed io ci scambiammo un’occhiata… terrorizzata, e la prima cosa che sicuramente entrambi pensammo fu “è tornata Stella”, poi Gioia andò ad aprire ed invece era Lucia, con le lacrime agli occhi.
“oh, tesoro…” sussurrò Gioia prendendola sottobraccio la portò dentro chiudendo la porta.
avevano litigato ma non per… per lo scambio, ma perché lei lo aveva incolpato di essere tornato troppo presto, e di aver rovinato tutto.
“ma è colpa mia…” piagnucolò, “non dovevo… non dovevamo…”
Gioia la consolò dicendole che sarebbe andato tutto bene, che era solo una cosa momentanea, poi Lucia guardò me.
“sei… sei arrabbiato con lui?” mi chiese quasi impaurita, “vuoi… vuoi picchiarlo?”
mi sentii una merda.
le assicurai che non lo volevo picchiare e che anzi se qualcuno doveva essere picchiato quello ero io (non capì, meglio così) e subito dopo le chiesi dove fosse lui.
“è… è andato giù, al bar…” mi disse, “vuole… ubriacarsi…”
scossi la testa e feci l’occhiolino a Gioia, afferrai una camicia e ancora prima che me la fossi abbottonata ero già fuori.
lo trovai al bar, con davanti una birra già vuota e una in mano già a metà, mi sedetti accanto a lui e facendo cenno alla bartender ne ordinai una anch’io.
restammo a parlare più di un’ora durante la quale mi raccontò che in realtà lui non era poi così… caldo sullo scambio di coppia ma che per fare felice lei accettava (eh, una storia che conoscevo… anche troppo bene!), raccontandomi anche quanto fosse innamorato della moglie pur sapendo che lei lo tradiva praticamente da sempre con un collega di lavoro sposato pure lui, e che nonostante la cosa gli facesse veramente male non era in grado di fermarla, perché le voleva bene e aveva paura di perderla.
non lo volevo fare, ma gli dissi che ero nella sua stessa condizione, romanzando un po’, e guadagnai la sua fiducia.
era tardi, così lo invitai a pranzo, e accettò.
feci segnare tutto sul mio conto e poi scrissi a Gioia che lei e l’altra si dovevano trovare un altro posto per mangiare, e seduti a tavola come vecchi amici che ridevano e si raccontavano stronzate (e bevevano, cazzo se bevevano…) consumammo gamberi freschissimi come se piovesse, astice e altri crostacei che non conoscevo che ci venivano riforniti in continuazione.
quando tornammo in hotel ci salutammo con una stretta di mano perché avevamo raggiunto un accordo: Roberto e Lucia avrebbero continuato la carriera di scambisti, che in fondo cominciava ad apprezzare anche lui grazie al mio… consiglio, visto che grazie agli scambi si poteva scopare donne come Gioia, ma nel caso si fosse sentito a disagio… ne avrebbe parlato, prima, e non dopo!
e mentre ci salutavamo dandoci l’appuntamento in spiaggia verso il tardo pomeriggio arrivarono le ragazze, che avevano pranzato da sole, e ovviamente… grande imbarazzo.
ma bastò che i due si guardassero e sorridessero per far passare tutto, evidentemente anche Gioia aveva lavorato bene…
i due si abbracciarono e si baciarono, teneramente, poi ci salutarono e se ne tornarono in camera loro stretti stretti come devono fare le coppiette, e così… così non mi restò che Gioia, la mia “vecchietta”...
quel giorno passò così, Gioia ed io scendemmo in spiaggia ma loro non vennero (sicuramente avevano altro da fare che passare il tempo insieme a noi) e ci concedemmo un bagno insieme ma nell’acqua bassa, con Gioia in topless che inevitabilmente attirava gli sguardi dei maschietti.
tutto un po’ noioso, in realtà, ma appena tornati in hotel incrociammo di nuovo i nostri amici che erano di ritorno da un’escursione nell’entroterra.
proposi di cenare tutti e quattro insieme ed accettarono, felici, ci separammo nuovamente e appena arrivati in camera Gioia mi sorrise.
“che ne dici, scambiamo stasera?” mi chiese.
ci sarebbe stato da lavorarci così Gioia si preparò mettendosi giù da gara, e quando incontrammo i nostri amici vidi che aveva fatto colpo…
trovammo un bel tavolo in un ristorante che si chiamava “Fronte del Porto”, ci sedemmo già scambiati (loro non… sospettavano niente di quella disposizione) e ancora una volta ridemmo e ci divertimmo molto a raccontarci delle nostre cose, e dopo aver mangiato a sazietà e bevuto anche oltre ci concedemmo una passeggiata per il borgo, e lì Gioia giocò sfoderando tutta la sua capacità di seduzione.
“perché stasera non finiamo il discorso?” chiese ai nostri amici, “è stata una bella serata, vero? e allora… finiamola ancora meglio…”
i due si guardarono, sorridendosi, Lucia era eccitatissima e non riusciva a nasconderlo mordendosi il labbro, era fatta.
Gioia scivolò dal mio abbraccio ed andò a prendere per mano Roberto, ci lanciò un’occhiata maliziosa e sussurrò “ci vediamo domani mattina a colazione?”
“m-m” risposi, guardai Lucia che annuì, e allora ci separammo.
“buona scopata, amore mio…” mi dissi, e guardando la mia nuova partner non riuscii a non sorridere.
ne aveva ancora di strada per arrivare ai livelli di Gioia…
la cinsi con un braccio e la portai verso la direzione opposta presa dagli altri due, passeggiammo lentamente per il borgo e ovviamente la baciai, quella sera era mia a cominciare da subito, e appena riuscimmo ad isolarci dalla gente la presi e la baciai profondamente sentendo che si scioglieva, e anche quando le toccai il bel culo tondo non si oppose, anzi, allungò la mano e me la mise sul pacco.
e fu allora che… pensai, e agii.
eravamo isolati, ma ci isolammo ancora di più scendendo alcuni gradini che portavano verso il mare, e lì lo tirai fuori sotto il suo sguardo… affamato.
lo estrassi e mettendole una mano sul collo la feci abbassare, la ragazza si mise in ginocchio e un istante dopo mi stava facendo un grande pompino.
ci mise impegno e dedizione, me lo leccò dalle palle alla punta per poi risucchiarlo dentro e pomparlo con foga, se lo fece scendere in gola come quella stessa mattina e quando le dissi che stavo per venire non lo tolse continuando al contrario il lavoro di mani e di labbra, e con tutto quel daffare fu inevitabile che di prepotenza le sborrassi in bocca.
la tenni incollata a me premendole la nuca fino a che mi svuotai nella sua dolce boccuccia, e quando ebbi finito Lucia si tirò su pulendosi la bocca con il dorso della mano, ancora eccitatissima.
e stupendomi non poco si tirò su il vestito fin sulla pancia e si mise contro il muro, pronta per farsi scopare, ma non potevo permettermelo, non con il serio rischio che arrivasse qualcuno.
le posai un bacio sulle labbra e poi la riportai nel vicolo, e prendendola per mano mi incamminai insieme a lei verso l’hotel che raggiungemmo una decina di minuti dopo, sorpassammo la reception dove l’attentissima addetta fece due più due avendo visto passare poco prima Gioia e Roberto e con un sorriso e un gesto del capo ci augurò la buona notte.
sì, sarebbe stata davvero una buona notte…
appena arrivati in camera mia Lucia si tolse le scarpe, pronta per levarsi il vestito, ma allora la fermai.
“posso?” le chiesi, e prendendola per mano la portai sul letto, la feci stendere e poi cominciai ad accarezzarla partendo dai piedi, che baciai.
Gioia non era l’unica in grado di sedurre…
la baciai arrivando alle cosce, le sollevai il vestito e delicatamente le tolsi le mutandine scoprendole la deliziosa fighetta, le aprii le gambe e continuando a baciare arrivai proprio lì, la dilatai con due dita e poi ci passai sopra la lingua.
riuscì a resistere per un minuto guardandomi e spingendomi la testa con la mano per schiacciarmi ancora di più contro di sè, ma quando cominciai ad usare anche le dita allora si abbandonò sul letto a braccia aperte, godendo e gemendo mentre raggiungeva un orgasmo dietro l’altro, sbrodolando come una fontana.
le tolsi tutto lasciandola nuda e poi feci la stessa cosa, e dopo aver indossato il preservativo la raggiunsi sul letto e facendola montare sopra lasciai che si penetrasse a suo piacimento, vedendola galoppare felice ed esaltata in un tripudio di tettine che saltellavano su e giù come impazzite.
vederla cavalcare era fantastico, ero un quarantacinquenne perennemente arrapato che si stava scopando una ragazza di ventisette, non era sufficiente?
no, perché quando la prendevo da dietro era meglio…
dedicai anche a lei il mio “nuovo” pezzo forte, la montai da dietro sbattendola così forte da farla gemere anche per il dolore tanto che fui costretto a rallentare, ma non finì di certo così perché nell’ora e mezza successiva, tra pause, un po’ di orale e qualche carezza sciorinai tutto il repertorio che conoscevo costringendola a chiedermi di fermarmi perché esageravo, e allora… allora arrivò il momento di concludere.
e lasciai a lei l’onore e l’onere della scelta, e non ebbe dubbi, voleva essere presa da dietro.
ce la misi tutta, le diedi una “lezione” che sicuramente si sarebbe ricordata a lungo, e quando arrivai al dunque tolsi il preservativo e le sborrai copiosamente sulle chiappe schizzando fin sulla schiena, fino a che esausti entrambi crollammo sul letto, ansimanti e sudati.
Lucia mi guardava, sembrava felice ma non apriva bocca.
“lo sai che sei… fantastica?” le sussurrai, “wow… davvero, sei… eccezionale…”
sorrise, e allungandosi mi posò un bacio sulle labbra.
“io però… ho bisogno di una doccia” le dissi, mi alzai e sorridendole le tesi la mano.
“vieni?”
esitò, ma poi si alzò e me la prese seguendomi in bagno.
la doccia era piccola ma sufficiente per due, ci sciacquammo a turno facendoci solletico a vicenda e dandoci pizzicotti, poi inevitabilmente tornammo a toccarci e… in pochi istanti Lucia si trovò in mano il cazzo duro.
e pochi istanti dopo era in ginocchio sul piatto della doccia con le mani dietro alle mie chiappe tutta intenta a spompinami facendo avanti e indietro con le labbra sul mio affare, ma non volevo finire così…
la staccai e la feci alzare, ci baciammo ancora profondamente e poi Lucia si voltò, esattamente come aveva fatto poco prima giù al porto, spinse il bel culetto verso me e si addossò alla parete pronta per farsi prendere.
al diavolo il preservativo, me lo insalivai e piegando le ginocchia glielo puntai alla figa ormai slabbrata ma non era quello che aveva in mente…
infatti me lo prese e se lo tolse dalla fessurina puntandolo al buchetto, e togliendo le mani mi lasciò le chiavi del regno!
usai tutta la delicatezza del mondo ma fu qualcosa di comunque traumatico, dovetti spingere parecchio per violarle l’ano e quando le entrai la sentii gemere affaticata, forse ancora provata dalla mattina, ma con calma e pazienza riuscii a incularla per bene, arrivando pericolosamente vicino all’ennesima sborrata di quella sera, glielo feci capire anche per avere il permesso di riempirle il culo ma non era nel menù.
Lucia se lo tolse dall’ano e ancora una volta si mise in ginocchio, continuò a menarlo e quando arrivai alla sborrata non mi trattenni e finii per schizzarle sul suo bel viso e sui capelli, facendole finire qualche goccia direttamente in bocca.
ero alla frutta, non ce la facevo più.
Lucia si alzò e si pulì la faccia con l’acqua che veniva dall’alto, e con quel bel corpo a disposizione non riuscii a trattenermi e abbracciandola da dietro ricominciai a toccarla, tettine, pancia, collo, fighetta, e violandola con due dita la sentii gemere nuovamente: quella ragazza era un pozzo senza fondo!
entrai ancora più in profondità e allora la sentii irrigidirsi, non mi fermai ma a quel punto mi fermò lei stringendo le cosce.
“no… basta…” mugolò ridacchiando, “basta che continui mi scappa la pipì…”
bastò uno sguardo… era vogliosa lei di farla ed io di vedergliela fare, non servì davvero aggiungere altro.
la feci girare trovandomela faccia a faccia, e poi… successe quello che doveva succedere.
sentii l’odore prima ancora che vedere il colore dorato del suo nettare ai miei piedi, un profumo ambrato e caldo, dolciastro subito seguito dal calore che mi scorreva lungo le gambe per inondarmi i piedi.
provai a toccarle la figa ma mi fermò con le mani, e allora mi limitai a guardare, e a fantasticare… perché una ragazza così disinibita e aperta alle sperimentazioni era da da tenere, da coltivare, da continuare a frequentare.
ci baciammo ancora profondamente e dopo esserci lavati a vicenda (e stuzzicati ancora a vicenda) finimmo a letto, nudi, e la nottata finì così, addormentandoci praticamente abbracciati come se fossimo una coppietta felice e non una coppia scambista.
anche se ci frequentavamo solo da poche ore si era creata alchimia, quello era chiarissimo, Lucia non stava mentendo quando partecipava durante il sesso e quando mi baciava con passione, forse era qualcosa legato alla differenza di età o un suo desiderio di avere accanto un… un uomo vero e non un ragazzo insicuro, che ne so, sono così strane le donne…
comunque dormì nel mio letto e si svegliò senza il minimo timore (o pudore), e quando si alzò completamente nuda per andare in bagno sotto il mio sguardo si limitò a sorridere mentre la accarezzavo con gli occhi, e allora perché non approfittarne fino in fondo?
mi alzai e la raggiunsi fermandomi sulla porta del bagno mentre lei era seduta sul water, e quando mi vide mi sorrise.
forse esageravo, e infatti…
“io… devo fare la pipì…” mi disse con tono imbarazzato, “puoi… per favore uscire? sennò non riesco…”
le chiesi scusa ed uscii, chiudendo la porta, e mentre mi infilavo i boxer mi arrivò un messaggio da Gioia.
“ha bisogno di vedere sua moglie” mi scrisse, “appena puoi mandagliela su, ok?”
“ok” scrissi, fui tentato di chiederle come era andata la notte ma ovviamente me la tenni per me quella curiosità, ma per meglio organizzare la cosa le scrissi “tu dove vai?”
“aspetto in terrazzino” scrisse “quando sei solo scrivi che arrivo”
Lucia uscì dal bagno e subito le dissi che Roberto aveva bisogno di lei, e il suo umore cambiò.
si rivestì sbuffando, forse delusa o forse anche incazzata, mi salutò con un abbraccio ma prima di uscire si bloccò.
“lei… lei è ancora su?” mi chiese, riferendosi a Gioia.
“no, tranquilla” le risposi, “è tutto tuo…”
mugugnò qualcosa e poi se ne andò lasciandomi con l’idea in testa che c’era un grosso problema tra loro.
scrissi a Gioia e due minuti dopo arrivò, ancora truccata e con gli stessi capelli raccolti della sera prima.
“ciao amore…” mi salutò, mi passò accanto e andò a togliersi le scarpe depositandole davanti al bagno, “faccio la doccia e poi scendiamo a mangiare?” mi chiese piagnucolando, “ho una fame…”
“ma certo… quello che vuoi…” le risposi, e allora Gioia si sfilò il vestito e… sorpresa, non indossava le mutandine.
sparì in bagno e uscì dieci minuti dopo, con addosso l’accappatoio e il turbante in testa, si era struccata ed era semplicemente… Gioia, la mia Gioia che vedevo tutte le mattine.
“perché stamattina non andiamo a fare l’escursione delle isole?” mi chiese, “quella che abbiamo letto stamattina, giù nella hall, deve essere bello, vuoi amore?”
alzai le spalle.
“perché no…” risposi, e mentre si asciugava i capelli con il phon chiamai la hall e chiesi informazioni, l’escursione cominciava alle dieci con partenza dal porto e si concludeva alle tre del pomeriggio, sempre con ritorno al porto.
prenotai per due, in ogni caso non potevamo avere troppi rapporti con loro (e comunque volevo del tempo da passare solo con mia moglie!) e quando Gioia fu pronta scendemmo a mangiare, li cercammo ma non c’erano.
ci concedemmo una colazione… alternativa, nel senso che anche lei si convertì al salato “inglese” come lo chiamavo io, con uova strapazzate, bacon, pane tostato e spremuta d’arancia fresca leggermente amara, tra le migliori che avessi mai assaggiato, e una volta finito li aspettammo per una buona mezz’ora ma non si fecero vivi.
“com’era lui?” le chiesi, azzardando.
alzò le spalle mentre leggeva una rivista.
“sembrava… normale…” rispose, poi alzò gli occhi e mi guardò perfida.
“vuoi sapere se abbiamo fatto?” mi chiese.
feci una smorfia tradendo la mia curiosità, e allora Gioia scoppiò a ridere.
“sì” rispose senza aspettare la domanda, “l’abbiamo fatto… bene, devo dire!”
ecco, lo sapevo, non dovevo… chiedere!
“e… e voi?” sussurrò, “è stata… soddisfacente?”
sorrisi e annuii.
“sono felice per te!” mi disse, e come se nulla fosse ricominciò a leggere la sua rivista.
arrivò l’ora di partire per l’escursione e di loro ancora nessuna traccia, non ci eravamo scambiati i numeri di telefono così non potemmo nemmeno avvertirli ma lo lasciai comunque detto alla reception, poi andammo giù al porto.
fu una bella escursione, una parte di navigazione e una parte a terra nei piccoli borghi dell’isola, sembravamo una coppietta in luna di miele!
ci facemmo un sacco di foto e Gioia ricevette una chiamata da Sara, ci parlai anch’io e la invitammo da noi per agosto, con il suo ragazzo ovviamente, pranzammo in un posticino caratteristico e alle tre esatte eravamo di ritorno in porto.
c’era ancora tempo per un bagno e quando arrivammo in reception la ragazza dietro al bancone mi fermò.
“monsieur…” mi disse con un’espressione strana, a metà tra il provocatorio e il divertito, e mi consegnò una busta.
“cos’è?” mi chiese Gioia mentre la aprivo, e quando la lessi ci restammo male entrambi.
“siamo andati via, mi dispiace, Roby non ha voluto restare” e poi metteva il suo numero di cellulare aggiungendo “sentiamoci quando vuoi, ciao xxx”
“cazzo…” sussurrai, “bel casino, eh?”
“bel casino sì…” rispose, amara, e sbuffò.
“potevo immaginarlo" continuò, “lui era solo… trasportato da lei…”
“lo… obbligava?” le chiesi.
“no, non è che lo obbligava, ma… era… costretto, si vedeva…” continuò, “lui… forse non se la sentiva e lo faceva solo per farla contenta”
esitai prima di dirlo, poi lo feci.
“mi sembra di averla già sentita questa storia…”
mi guardò con i suoi occhioni azzurri, con le labbra socchiuse, poi sorrise ancora amara ed annuì.
“solo…” sussurrò, “che adesso la parte di Stella ed Enrico ce l’abbiamo noi…”
e questo ci fece cambiare umore, in peggio.
salimmo in camera e Gioia si lasciò andare pesantemente sul letto, stanca fisicamente ma anche emotivamente per quella brutta notizia.
le lasciai il suo tempo ma pochi minuti dopo si alzò di scatto.
“allora, andiamo al mare?” mi chiese.
e che cosa le potevo rispondere?
quella sera a cena ne parlammo ancora, Gioia voleva che mandassi un messaggio a Lucia e capire come stava andando mentre io preferivo che si prendessero del tempo per… maturare qualsiasi decisione, ma poi cedetti alla sua curiosità ma anche alla mia, scrissi semplicemente “ciao, sono Mauro, come va? spero tutto bene…” e poi inviai.
ci aspettammo una risposta entro breve ma finimmo la cena, passeggiammo per le vie del borgo illuminato a festa e ci fermammo in un locale a bere sangria e mirto e ratafià senza ricevere risposta, anzi, senza che il messaggio non fosse nemmeno letto.
tornammo in camera da letto ed eravamo così stanchi e così allegri che bastò metterci a letto per addormentarci, vicini come sempre, nel corpo e nell’anima, svegliandoci solo al mattino successivo quando suonò la sveglia alle otto e mezza.
“buongiorno amore mio…” le sussurrai quando aprì gli occhi, e immediatamente vidi il suo meraviglioso sorriso (merito mio, ovviamente!).
“buongiorno…” mugolò, mi posò un bacio sulle labbra e poi si lasciò andare sul cuscino.
“perché non possiamo sempre… svegliarci così?” mi chiese.
“in vacanza?”
alzò le spalle.
“perché… io… devo lavorare…” le risposi.
Gioia mi guardò negli occhi.
“e per fare che cosa?” mi chiese, serena, “per guadagnare soldi?”
“be’, io…” provai a dire ma Gioia mi interruppe.
“ce li abbiamo già i soldi” sussurrò, “una casa… troppo grande per noi due, due macchine e una praticamente nuova e mai usata, hai il tuo studio che hai già pagato, le tue macchine per le radiografie, tutto…”
la ascoltai attentamente.
“la vita è stata generosa con noi” continuò, “è vero, hai lavorato duro per dieci anni e ti sei fatto il mazzo per aprire il tuo studio ma… l’hai fatto, e adesso puoi goderti la vita senza diventare matto tutta la settimana…”
“vuoi che vada in pensione?” le chiesi “guarda che non posso deciderlo io…”“quello lo so, scemo…” sussurrò, “vorrei solo che tu… fossi meno sotto stress… e anch’io…”
annuii.
“e… cosa dovrei fare, secondo te?” le chiesi, ma Gioia sorrise e mi guardò con i suoi occhioni meravigliosi.
“e che ne so io?” esclamò divertita, “io non sono mica te…!” e un istante dopo mi aveva afferrato per il collo tirandomi giù su di lei, e come ai vecchi tempi cominciai a farle il solletico e a farla ridere come una pazza, ritrovandomela addosso ansimante, e felice.
Sara era stata concepita così, una mattina, senza che l’avessimo “pianificata”: e quando era venuta a dirmi che era incinta, spaventata, quasi volesse chiedermi scusa proprio perché dovevamo aspettare ancora un anno prima di allargare la famiglia… come avrei fatto a rinunciare ad una donna così, all’amore della mia vita?
presi il telefono per controllare le notizie e mi accorsi che avevo un messaggio Whatsapp, guardai l’anteprima ed era il numero che avevo salvato come Lucia Corsica (buffo, non conoscevo il cognome…), e lo feci vedere a Gioia che ovviamente mi prese il telefono per leggerlo per prima, e quando lo fece chiuse gli occhi e fece una smorfia.
“cazzo, cazzo, cazzo, cazzo…” sussurrò e mi diede il telefono senza aggiungere altro, e… mi si gelò il sangue.
“ciao” scriveva Lucia, “ieri sera Roberto ha fatto le valige e se n'è andato, mi ha detto che non se la sentiva di continuare a fingere che gli va bene una cosa così e mi ha lasciato”
non c’era altro, nessun saluto, nessun "richiama" o “scrivimi”, niente.
e quello forse era un atto di accusa verso di me e Gioia.
“cavolo… mi dispiace…” le dissi, ma Gioia scosse la testa.
“dovevo saperlo…” sussurrò, “dovevo capirlo che lui… non era pronto, non era convinto!”
“ma l’hai detto anche tu che sono grandi abbastanza…” protestai e Gioia annuì.
“sì, ok” continuò, “però… noi… con la nostra esperienza avremmo potuto… aiutarli…”
restammo in silenzio, poi Gioia si alzò, nuda, e andò in bagno, e da solo sul letto pensai che sì, aveva ragione, avremmo potuto aiutarli solo ascoltandoli e “analizzando” il loro comportamento, cercando di capire se la loro era solo l’attrazione sessuale verso qualcosa di “proibito” o se c’era dell’altro.
e invece, soprattutto io, mi ero scopato una ragazza che non vedeva l’ora di trasgredire senza pensare alle conseguenze, né per lei né per suo marito.
e cos’era successo? avevamo rovinato una famiglia…
ad essere del tutto privi di coscienza avrei anche potuto fregarmene, in fondo lui si era chiavato mia moglie ma io la sua, e me l’ero anche chiavata forte mentre lui, se conoscevo bene Gioia, era stato un mezzo flop…
cos’era diventata, Lucia, un’altra tacca da esibire sul cazzo?
e quello che c’era dietro? e la sua famiglia spezzata? e i sogni di una vita spazzati via? per una o due scopate con un uomo sposato?
forse lei non aveva ancora la testa per decidere di fare certe cose, e forse non era nemmeno vero che quello che avevano combinato con noi non era il primo scambio… ma perché mentire? per fare quelli grandi? quelli esperti e navigati?
perché non dirlo? li avremmo aiutati… sì, li avremmo aiutati a cambiare idea…
ma davvero? l’avrei aiutata? avrei aiutato una ragazza di ventisette anni che non vedeva l’ora di giocare a fare la puttana? davvero le avrei detto “no tesoro, non ti scopo, voglio solo parlarti…”
altro che parlare, l’avevo inculata, ecco come ero stato capace di parlare…
e magari… quella povera ingenua l’aveva anche detto al marito raccontandogli tutto senza nascondere per ingenuità in minimo particolare…
“sai, marito mio, sono entrata nel suo letto e me l’ha messo su per il culo, anzi, ci hai visto, giusto?”
“a cosa pensi?” mi chiese Gioia che mi stava guardando.
“penso… a loro” le risposi, “al fatto che agendo da sconsiderati possiamo rovinare delle famiglie, proprio quello che Stella e Enrico hanno rischiato di fare con noi…”
annuì amaramente, poi si avvicinò e mi abbracciò schioccando un grande bacione sulle mie labbra.
“adesso… non pensiamoci” sussurrò, “lo so, conosco come sei fatto, hai un cuore grande così e… lo so, davvero, ti conosco per quello che sei davvero…”
“ma non ci possiamo più fare niente…” continuò, “se fossero… anzi, se lei fosse stata più sincera con sé stessa e con lui non ci avrebbero mai coinvolto in questa cosa, e se ne starebbero felici al loro posto e noi al nostro, non trovi?”
“sì, forse è come dici tu…” le risposi, poi Gioia mi sorrise e dimenticai tutto…
quel giorno passò come doveva passare, tra spiaggia, bagni in quell’acqua cristallina, lunghe nuotate in solitaria (per me) e lunghi bagni di sole in topless per Gioia (chissà quanti piselli avrà fatto drizzare in mia assenza!), pranzetti nelle trattorie del porto con pesce appena pescato e cene al lume di candela concluse con lunghe passeggiate nelle sere dolcissime della Corsica, bevendo qualcosa e ballando nella piazza del borgo quando c’era musica dal vivo o la serata disco.
fu una bella vacanza, un po’ fuori dai nostri canoni ma assolutamente da ricordare, e sì che era partita sotto altri auspici…
oltre ai rapporti con i nostri due ragazzi (che non sentimmo più) Gioia ed io non avevamo ancora fatto l’amore, e quello era davvero sintomatico, per qualcosa di positivo ma anche per qualcosa di negativo: positivo perché eravamo davvero felici a stare “con noi”, a vivere la nostra coppia senza dover ricorrere al sesso come legante ma vivendolo solo come parte del rapporto e non vedendolo come l’unica parte del rapporto coniugale, negativo perché c’era anche il rischio, concreto, che ormai Gioia concepisse il sesso esclusivamente se fatto durante lo scambio.
non avevo il coraggio di chiederglielo, sono sincero, avendo paura della risposta…
a due giorni dalla fine della vacanza arrivò un’altra coppia, più o meno della nostra stessa età, e visto che ormai avevamo l’occhio clinico capimmo subito che erano in cerca di emozioni forti.
una bella coppia, lei bella donna con gran fisico anche se con i chili di troppo degli “anta”, bel seno e bel culo che esibiva in abitini stretti, capelli castani chiari che lasciava lisci e fluenti sulle spalle, occhi scuri, abbronzatura decisa, un bel sorriso (rifattissimo, e anche male da quello che potevo vedere…) e mani molto, ma molto curate, con unghie rosso fuoco.
lui… normale, pancetta che cercava in tutti i modi di tenere dentro soffrendo come un cane, accessori di classe come un bel Rolex, messi bene, insomma.
ci ignorammo, nel senso che con Gioia non… facemmo mai cenno a loro e alle possibili implicazioni, ma non c’eravamo solo noi seduti al tavolo di quel gioco.
e la sera stessa, dopo cena, mentre con Gioia eravamo seduti al bancone del bar per il caffè, ci approcciarono.
“buonasera” ci salutò lui, “disturbo… o possiamo presentarci?”
e così facemmo la conoscenza di Cinzia e Renato da Rimini, quaranta e quarantatré anni, lei bancaria e lui orefice, appassionati della Corsica e della Sardegna.
con Gioia avevamo in programma di prendere un taxi e farci portare nella località vicina sempre sul mare dove c’era un mercatino di prodotti tipici, ma finì che passammo metà sera nel bar dell’hotel e l’altra metà in un locale, a parlare, a sentire i loro racconti di vacanza e a replicare con i nostri, e quando arrivò il momento di tornare in hotel…
“che ne dite?” ci chiese lui, “scambiamo?”
non ne avevamo mai parlato, neanche una parola, neanche un accenno, l’avevano capito e basta.
guardai Gioia, era… splendida, bellissima, abbronzata e con quel suo meraviglioso sorriso… come potevo anche solo condividerla per il sesso con qualcuno che conoscevo da… ore?
come potevo non… non legarmela addosso, e impedirle di andare?
no, non potevo, semplicemente non potevo, ormai la nostra vita era quella, l’avevo già accettato.
forse mi lesse nel pensiero o forse ero così trasparente per lei che… le bastava guardarmi negli occhi per leggermi dentro.
era seduta sulla sedia, gambe accavallate con una coscia scoperta, seno ben in evidenza, capelli ben pettinati e trucco leggero ma praticamente perfetto, e quel sorriso… oh, quel sorriso…
mi sorrise e fece l’occhiolino, ammiccando.
“ecco…” pensai, “ho avuto la mia risposta…”
“no” rispose, “grazie, ma… no”
fu quasi… deluso…
“stasera… stasera io sono solo per l’amore della mia vita…” disse, prese il bicchiere e lo sollevò come se volesse brindare a me.
mi guardò a lungo continuando a sorridere, poi si rivolse a loro.
“scusate… davvero, siete una coppia… bellissima e scambiare con voi… sarebbe perfetto" disse, ma sempre guardando me, “ma non stasera, stasera… io stasera voglio solo il mio uomo”
non avevo mai sentito una dichiarazione d’amore così… così perfetta.
“wow…” le rispose Cinzia, “sei… commovente!”
scoppiammo tutti a ridere e sdrammatizzando la situazione parlammo della nostra “passione” per lo scambio, e ormai liberi da ogni preconcetto morale e da qualsiasi diffidenza venimmo a sapere che i nostri amici scambiavano ormai da più di quindici anni, ancora prima di essere sposati, quindi in condizione di… perfetta sintonia, non l’avevano cominciato solo per noia o per qualcosa di diverso come avevamo fatto noi.
raccontammo di noi, della pessima esperienza con una coppia che ci aveva… messo sulla cattiva strada (omettendo ovviamente che l’avevo pestato come un polpo per non preoccuparli) e in modo del tutto trasparente dissi dei miei dubbi, delle mie incertezze.
“sai” mi disse Renato, che tra l’altro era simpaticissimo, “ sono gli stessi dubbi che vengono a tutti noi, a noi uomini, intendo, noi siamo possessivi, gelosi, maniacali, le nostre donne… loro sono più generose, per loro non è questione di possesso, è… ecco, generosità!”
“amore? sei generosa?” chiesi a Gioia, le alzò le spalle e scoppiammo tutti a ridere, e la serata finì così, ma mentre rientravamo in hotel…
“stasera ho detto no…” ci disse Gioia, “ma domani… domani è un altro giorno, lo sapete vero? e anche un’altra notte…”
ecco, quella era Gioia, una donna che era in grado di lasciarti a bocca aperta con due parole…
prima di salutarci ci concedemmo ancora una pausa in hotel, io con Renato davanti ad un whisky on the rocks e le due donne con un cosmopolitan, e parlando delle cose più disparate tornammo inevitabilmente a parlare di scambi di coppia.
“ho capito male o voi siete stati… un po’ traviati?”
“eh…” sospirai, e a grandi linee gli raccontai tutto, ma proprio tutto, senza omettere particolari (forse anche per colpa del troppo alcool o dell’atmosfera complice) e Renato sembrò prenderla abbastanza bene, poi… poi mi raccontò una storia abbastanza simile, anzi, forse ancora più destabilizzante della mia.
“anche lei ha avuto una deriva… di quel tipo” mi disse, “ma fa parte del gioco, scambiare non è… non è naturale, lo sai, e se per noi uomini ogni volta è una specie di sfida a scoparne il più possibile come fanno i leoni per loro è diverso, ma allo stesso modo uguale, anche loro non vedono l’ora di farsi scopare e farsi sentire usate, e sottomesse…”
non ero d’accordo.
“loro… loro sono così, quando gli hai dato il via libera per loro è davvero via libera!” continuò, “e chi le ferma più?”
qui non aveva torto…
“ti dicevo, anche Cinzia ha avuto una specie di crisi, voleva a tutti i costi essere… al centro dell’attenzione” mi raccontò, “e una sera si è fatta venire a prendere ed è tornata la mattina dopo, distrutta, e sul suo telefono non hai idea di quello che ho trovato… se l’erano scopata in tre, e sai che cosa vuol dire se sono in tre, le donne hanno tre buchi per prendere il cazzo…”
mi vennero i brividi al solo pensiero di Gioia che… e ovviamente ripensai alle foto e al filmato che avevo visto, uno nella passera e uno in bocca contemporaneamente li aveva presi, ne mancava un’altro e avrebbe fatto il pieno!
“comunque ne siamo usciti, e siamo ancora più uniti di prima” concluse, “quindi… mi sento di dirti di stare tranquillo, siete una coppia cementata e state bene insieme, a volte capitano le sbandate ma due come voi…”
“già, lo spero…” gli risposi, ma a quel punto non c’era più tempo per parlare perché le nostre donne stavano arrivando.
ci salutammo, baci e abbracci e strette di mano virili, poi tornammo in camera nostra.
“vuoi sapere una cosa?” mi disse ridacchiando Gioia, “quella Cinzia… è una troia!”
sorrisi e… sì, confermai, me l’aveva già detto suo marito che era una troia…
ci spogliammo e Gioia mi volò addosso a tradimento, mi cacciò la lingua in bocca e dopo avermi misurato tutto il cavo orale mi spinse sul letto e si appropriò del mio affare, me lo fece diventare duro e teso e poi attaccò a spompinarmi.
non mi lasciò mai il comando, montò sopra e si penetrò cominciando a cavalcarmi follemente mentre mi baciava con tutta la passione che era in grado di trasmettermi, e dopo aver raggiunto i suoi bravi orgasmi smontò e si mise alla pecorina, pronta per farsi prendere: mi tuffai tra le sue cosce e la leccai alla follia, cosce, vagina slabbrata, ano dilatato, chiappe, schiena, e ormai fuori controllo glielo piantai dentro fino alle palle facendola gridare, l’afferrai per i capelli e cominciai a sbatterla selvaggiamente arrivando praticamente subito alla sborrata, non riuscii a trattenermi e le inondai la figa sbrodolante iniettandole dentro tutta la mia rabbia, crollando insieme a lei sudato fradicio e con il cuore che batteva a mille.
avevo bevuto troppo e girava tutto, provai ad alzarmi ma non ci riuscii e anzi finii quasi per terra e allora la mia Gioia si prese cura di me, finì di spogliarmi e poi con un asciugamano bagnato mi pulì dal sudore e dalla schifezza che avevo appiccicata dalla pancia fino alle ginocchia, mi asciugò e poi si distese accanto a me accudendomi e coccolandomi fino a che non crollai.
forse non sarà stata la mia prestazione migliore, ma era stata quella in cui mi ero sentito… meglio dopo, quando mi ero sentito davvero amato, e coccolato, e… ancora amato.
il mattino dopo mi svegliò il trillo del mio telefono, allungai la mano per prenderlo ma Gioia schizzò fuori dal letto e lo prese al volo zittendolo, la sentii rispondere “pronto, ciao amore…” sottovoce e per un istante non ci capii più nulla… pronto amore… chi la stava chiamando, a quell’ora, ma quello era il mio telefono, chi mi chiamava amore…
ma che cazzo succedeva?
“papà dorme…” sussurrò Gioia, e allora mi rilassai, era la nostra Sara…
la sentii parlare della vacanza e del mare, delle mangiate di pesce e del vino meraviglioso della Corsica, rise, e poi le disse che sì, aveva delle foto da mandarle, poi si salutarono e mise giù.
finsi di dormire, allora Gioia cercò tra le mie foto e senti il ding ding ding dei messaggi che partivano, era sorridente ma improvvisamente…
non ci arrivai subito, ma quasi.
uscii dal letto e la raggiunsi per… per fare qualcosa, ma era tardi.
troppo tardi.
Gioia era inespressiva, guardava il pavimento con il telefono ancora acceso in una mano.
“amore…” provai a dirle, “adesso non devi…”
“mi hanno scopata, vero?” mi chiese.
che potevo dirle?
“sì”
“p-potevo immaginarmelo” continuò, “m-ma non ci volevo credere, non volevo… crederci… volevo… volevo che non… che non era vero, che era solo un brutto sogno!”
si alzò e mi abbracciò, poi scoppiò a piangere.
“perché” mi chiese singhiozzando, “perché, perché ho lasciato che mi facessero quelle cose?”
“perché ti avevano drogata, lo sai” le risposi.
“io… io non lo so, non mi ricordo più niente, io…“lo so, lo so…” le sussurrai, “queste foto le hanno fatte solo per poterti ricattare, e legarti a loro con la minaccia di farle vedere a tuo marito…”
“sì, lo so, lo sapevo…”
pianse ancora, poi si staccò.
“ti… ti prego” mi chiese, “cancellale! falle sparire… io… io non le voglio più vedere!” gridò stridula.
“ok, fallo tu” le risposi, “fallo tu stessa!”
riprese il telefono e con le mani che tremavano le cancellò, controllò che non ci fossero più nella galleria delle immagini e poi posò il telefono.
ci volle mezz’ora perché si rimettesse in forma, e dopo una bella doccia tornò (quasi) la Gioia di sempre.
“oggi stiamo un po’ insieme, solo noi?” mi chiese, ancora nuda.
“se me lo chiedi così…” le risposi, ma non raccolse la provocazione.
“sì, certo” le risposi, “come vuoi tu, io sto bene con te, quindi… perfetto!”
sorrise e mi abbracciò, poi si vestì (e piegandosi a novanta mi fece vedere il suo gran bel culo) e pochi minuti dopo uscimmo per scendere nel salone delle colazioni, che non era quello del Palace giù a casa ma non era affatto male, anzi, e di sotto ritrovammo i nostri nuovi amici che tuttavia ci salutarono ma se ne stettero per i fatti loro.
Gioia si alzò e andò al bar a farsi fare un altro caffè e così restai solo, presi il mio telefono e…
la schermata era ancora sulla galleria.
e c’era un messaggio che diceva “cancellare tutti gli elementi selezionati definitivamente?”
chiusi gli occhi per un istante e premetti no.
e sentii Gioia ridere con il bartender.
“non si cancella niente, Gioia…” sussurrai.
fine capitolo 2
Comments (0)
No comments yet. Be the first to comment!