Una coppia felice

Chapter 3 - facciamo come sempre...

facciamo quello che facciamo

M
metzenbaum

5 months ago

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CAPITOLO 3

facciamo come sempre…

passammo la mattinata in spiaggia tra bagni in mare e al crogiolarsi al sole e il topless di Gioia attirò le solite attenzioni (qualcuno, addirittura, arrivò al punto di farle delle foto con il cellulare) ma per non scontentare nessuno lasciammo perdere e concedemmo qualche momento di gloria a un povero sfigato.

ed era una cosa abbastanza strana perché a parte un’anziana signora e una ragazza di origine sudamericana non c’erano altri topless.

tra l’altro quella mattina Gioia aveva scelto di mettere un costume molto succinto che le lasciava le belle chiappone di fuori, non l’avevo mai visto prima ma giudicai che visto il tipo di capo non fosse uno scelto da lei in piena autonomia ma acquistato durante una delle uscite con Stella, ed era abbastanza ovvio che Gioia non volesse pubblicizzarlo troppo nemmeno con me, ma le stava bene, e sicuramente quello l’aveva notato anche lei che di solito era iper critica nei suoi stessi confronti.

era piena di sorprese anche per me quella donna… e forse era proprio per quello che eravamo insieme da tanti anni.

e sicuramente… se aveva deciso di metterlo… un motivo c’era… e forse… toccava a me scoprirlo!

al ritorno in hotel, bruciati e fiaccati dal tanto sole preso, incrociammo i nostri nuovi amici al bar: soliti saluti, solite domande, solite risposte, solite risate, c’era ancora di mezzo quella mezza promessa fatta da Gioia le sera prima ma nessuno voleva metterla sul piatto, però… però era lì, pendente, e tutti e quattro sembravamo in attesa di qualcosa.

"pranziamo insieme?” ci chiese finalmente Cinzia e ovviamente accettammo chiedendo solo il tempo per andare a cambiarci, e quando scendemmo li ritrovammo al solito posto, birretta per lui e bollicine o prosecco per lei, quei due bevevano come se non ci fosse un domani!

il ristorante e il menù lo scelsero le signore, e i signori si adeguardono di buon grado, ma ci divertimmo ancora una volta insieme a loro: Cinzia e Renato erano davvero una bella coppia, una di quelle coppie che potevamo definire di amici anche se li conoscevamo da veramente poco, con loro si andava d’accordo, si poteva parlare di tutto e di più e anche di argomenti… scottanti, potevamo avere pareri ed esperienze e anche avere un mutuo scambio di “interessi” visto che Cinzia aveva prenotato un paio di lavoretti per lei e per Renato nel mio studio e in cambio Renato le aveva promesso di ritirarle un orologio d’oro per convertirlo in una parure di smeraldi che stava realizzando.

ovviamente ci eravamo scambiati i numeri di telefono e gli indirizzi email e ci eravamo anche promessi reciproche visite e inviti a questo o a quel ristorante stellato oppure a qualche evento che poteva essere di interesse comune (uno su tutti le mostre di arte contemporanea), insomma, sembrava che stesse nascendo una bella amicizia… che poi era anche contornata da quella "bazzecola" che era lo scambio di coppia!

Gioia la vedevo molto coinvolta, rideva, faceva battute anche abbastanza pesante e ne riceveva anche tenendo botta come si dice, non aveva bevuto tantissimo ma forse il troppo sole preso le aveva dato alla testa ma… era felice, per davvero, ed ero felice anch’io perché forse avevamo trovato una coppia di amici con la quale andavamo veramente d’accordo.

certo, c’era la distanza che ci separava, ma quella si supera.

a casa avevamo amici, come tutti, ma con il tempo ci eravamo comunque slegati ed erano veramente rare le rimpatriate della vecchia compagnia, qualcuno si era allontanato, qualcuno non c’era più purtroppo, di altri si erano perse le tracce…

e poi c’erano le amicizie false, ma quelle… quelle lasciamole stare.

a pranzo finito ci portarono una bottiglia di ottimo mirto corso, finì in un quarto d’ora, e Gioia era sempre più allegra: rideva per qualsiasi cosa, mi guardava e ammiccava, giocava con i doppi sensi ma non era facilmente interpretabile, a volte sembrava lasciarsi andare ma subito dopo si tratteneva tornando sulle sue, anche gli altri due mi interrogavano con lo sguardo per capire ma tutto quello che potevo fare era alzare le spalle e rispondere “e io che ne so?”

ci alzammo da tavola alle due passate, Gioia era allegra ma definitivamente non sbronza perché parlava regolarmente e ragionava regolarmente (quando era sbronza non era così, la conoscevo fin troppo bene), ma era stanca, il sole l’aveva cotta a puntino, così le proposi di starcene buoni buoni in camera quel pomeriggio e non faticò a dire di sì, che le sarebbe servito, così salutammo tutti e mentre loro facevano altro noi due tornammo in hotel.

appena entrati in camera si lasciò andare sul letto, a corpo morto, mi chiese di aiutarla a spogliarsi e lo feci lasciandola in mutandine e reggiseno ma quest’ultimo fece subito un volo e Gioia si mise a pancia in giù, chiappone al vento: indossava un delizioso perizoma bianco che oltre a lasciarle quei magnifici globi in vista le esaltava anche il “segno” dell’abbronzatura, qualcosa che ho sempre considerato sexy.

le bastarono dieci minuti di silenzio per addormentarsi, e mentre leggevo un po’ di email sul portatile la guardavo dormire: era così bella quando dormiva, bella e indifesa, ma da sveglia era una leonessa…

e osservai bene quel corpo che conoscevo così bene, quel corpo con il quale avevo “giocato” in tutti i modi possibili, quel corpo che mi aveva donato tanti anni prima e che solo da poco aveva… donato anche a qualcun altro.

e sorrisi, guardandole la pelle così vellutata, ricoperta da quella impercettibile peluria: quante mani l’avevano toccata, quante l’avrebbero toccata in seguito…

e me la ricordai nel sesso, quando si scatenava o quando decideva di essere più passiva, più sottomessa, e il pensiero fu istantanteo: “chissà com’è quando va con gli altri…”

domina o si lascia dominare? è intraprendente o remissiva? è aggressiva o si lascia aggredire?

l’avevo già vista all’opera in tutte queste varianti ma la curiosità di sapere come si rapportava con il partner durante lo scambio restava: non che avessimo scambiato chissà quante volte, le coppie erano state solo due a parte quel siparietto in diretta tv con tanto di foto, e poi c’erano quelle sue cinque uscite quando faceva l’apprendista escort con tanto di pompino all’ultima esperienza, ma… era sufficiente per dipingere un quadro di Gioia al quale mancavano ancora alcune pennellate.

non avevo mai voluto i dettagli e lei lo sapeva, ma… la curiosità morbosa era ormai enorme, non riuscivo più a tenerla a bada, a costo di farmi del male da solo volevo sapere, dovevo sapere!

“forse Renato è la persona giusta per placare la mia curiosità” pensai, “se Gioia vuole scambiare posso chiedere a lui, è fidato, è serio e anche professionale da quel punto di vista, ha esperienza e so che sarebbe discreto, mi racconterebbe qualcosa? forse sì, o forse no, dipendeva da tante cose…

se vuolevo davvero conoscere com’era Gioia nel sesso fuori dalla nostra coppia, probabilmente era lui su cui dovevo puntare…

e con più ci pensavo con più mi davo del coglione, perché farmi del male da solo? non ti basta sapere che tua moglie va con altri uomini? che fa con loro le stesse cose che fa con te?

ma ormai la fase gelosia l’avevo superato, ormai ero così… dentro quella cosa che l’unica cosa che mi interessava davvero era andare avanti, sempre oltre.

era comunque doloroso, ma stava diventando un dolore inevitabile.

fui sul punto di chiamare Renato e parlargliele faccia a faccia ma riuscii a trattenermi, non sarebbe stato propriamente elegante, mi diedi del patetico dopo aver fatto un semplice ragionamento che era come spiarla nei suoi affari privati, ma… ma che mi importava? non eravamo una coppia moderna, ormai? una coppia aperta?

non so quanto ci pensai, poi… poi cedetti, di schianto, e decisi che quella sera, prima dell’eventuale scambio di partner, gliele avrei parlato: il mattino successivo volevo i dettagli!

feci un po’ di lavoro e di lì a poco Gioia si svegliò, mugugnò qualcosa, andò a fare pipì e poi tornò sul letto reclamando la mia presenza accanto a lei.

“andiamo ancora in spiaggia?” mi chiese, “ho voglia di fare il bagno…”

“sicura amore?” le chiesi, “hai la pelle che è un disastro…”

“dici?” mugolò, “allora domani?”

“oggi è meglio che la fai riposare e ci mettiamo sopra il latte solare, domani… domani vediamo…”

“ok…” mugugnò poco convinta, “però mi fai anche il massaggio quando me lo spalmi?”

“ma certo, ovvio…” le risposi, la feci mettere a pancia in giù e cominciai mettere il latte che ovviamente la sua pelle assorbì immediatamente da tanto era bisognosa di idratazione, le chiesi il permesso di levarle gli slip (e rise, perché non avevo certo bisogno del suo permesso per farlo…) e le misi latte anche sulle belle chiappone e sulle cosce arrossate, e il retro era fatto, così la feci voltare.

e lo fece, con le tette “bicolori” abbronzate e rosse e i capezzoli duri come noccioline, la pancia arrossata e la bella fighetta socchiusa sulla quale stava cominciando a crescere qualche pelo molesto.

mise le mani dietro la nuca e si lasciò spalmare e toccare dappertutto e ovviamente… ovviamente tutto quel tocca-tocca diventò ambiguo fino a sfociare apertamente nel sessuale.

“lo sai che mi fai bagnare se continui, vero?” mugolò mentre le palpavo il seno, “poi non lamentarti se salto addosso a qualcuno, ok?”

non le risposi ma le sorrisi.

“mmm… sì, così, continua…” sussurrò mentre le pizzicavo i capezzoli, e allora… allora mi venne in mente il giochetto che facevamo anni prima, e glielo proposi.

“vuoi… farmi venire senza toccarmela?” mi chiese poco convinta.

“ci voglio provare… una volta funzionava” le risposi, “e… non era difficile…”

“ma… amore, sono passati… vent’anni!” ridacchiò, “il corpo di una donna cambia…”

“e anche la testa” aggiunse, un po’ criptica.

“scommettiamo che ci riesco?” le proposi, “dammi… dieci minuti e ti faccio venire, che ne dici?”

“senza… toccarmi la patatina?” mugolò maliziosa, annuii e allora sorrise.

“datti da fare amore mio…” mugolò, e mettendosi comoda mi lasciò continuare.

usai tutti i trucchi possibili, la baciai (il sapore del latte doposole non era nemmeno male, speravo solo che non fosse tossico!) e la leccai nei punti erogeni evitando ovviamente la zona inguinale arrivando a succhiarle le dita dei piedi per farla eccitare sempre di più e dai segnali che mi mandava capii che era molto ma molto vicina, i capezzoli erano eretti, le gote arrossate, il respiro accelerato così come il polso, la pelle d’oca sulle braccia e non da ultimo il profumo acre che emanava dalla vagina.

e insistendo sui capezzoli mi resi conto che funzionava, e funzionò così bene che improvvisamente la sentii dire “oh, vengo…” con voce roca, grugnire qualcosa e poi lasciarsi andare quando il piacere la travolse, toccandosi da sola la figa che ormai era un lago anche se non gliel’avevo più toccata.

mi chiamò a sé e ci baciammo, profondamente, sentii le sue mani sul cazzo e poi me le trovai nei boxer quando me lo agguantò già duro come il marmo, ma… non erano quelle le mie intenzioni.

“hai perso, lo sai?” le sussurrai mentre mi guardava stranita perché le avevo tolto il giocattolo dalle mani.

“sì ma…” provò a protestare, ma la zittii con un bacio.

“adesso voglio il mio premio…” le sussurrai, “e non mi puoi dire di no…”

mi lanciò uno dei suoi sguardi assassini e fece una risatina, poi si morsicò il labbro.

“io lo so qual è il premio che vuoi…” sussurrò a sua volta, “e… ti assicuro che sarò brava, molto, molto brava…”, e finì la frase leccandomi ripetutamente le labbra con quel gesto che da sempre preannunciava sesso nella nostra coppia (e un pensiero molesto e malato mi si piantò nel cervello facendomi chiedere se lo faceva anche con gli altri, ma con un colpo di spugna lo cancellai concentrandomi solo sul presente).

“ma io non voglio che mi fai un pompino…” le sussurrai, “voglio fare un’altra cosa…”

spalancò gli occhi quando la presi le caviglie e la tirai verso di me, e un istante dopo aveva le cosce spalancate.

povera la mia patatina, ormai era una cosa…enorme, era sempre uno spettacolo da penetrare e da leccare ma aveva perso tutto quel “fascino” che aveva durante la giovinezza…

cominciai a baciarle l’interno delle cosce e poi ci andai giù dritto e alla prima leccata la feci gemere e inarcare la schiena: e la mia tattica era sempre quella, usare due dita per aprirgliela e leccarla dentro, in profondità, per poi succhiarle il clitoride e anche le grandi labbra sconvolgendola.

anche alla “sua età” manteneva una reattività sessuale incredibile…

continuai a leccargliela a perdifiato, coinvolsi anche il buchetto che aveva quel sapore strano e amaro che ben conoscevo dopo quei giochetti fatti in passato ma mi dedicai solo e soprattutto al suo piacere: la feci venire quasi subito avvertendo il sapore dolciastro delle sue secrezioni vaginali, leccai tutto e ingoiai saliva mista ad umori e chissà cos’altro e continuai fino a farla venire una seconda volta consecutiva, ormai così eccitata e sfatta da avere la voce così alta da farsi sentire il tutto il piano (“proprio come Stella”, pensa), e continuando ad insistere anche se ormai mi doleva il collo le feci arrivare al terzo orgasmo, sofferto e quasi doloroso, per un totale di quattro nel giro di un quarto d’ora.

non male per una milf ultraquarantenne…

era sfatta ma questo non le impedì di abbrancarmi il cazzo e le palle per farmi vedere quanto era pronta, ma quando la baciai allora si lasciò andare concentrandosi su quello, un altro bacio profondissimo e sensuale, con scambi di saliva, cozzare di denti e leccate di labbra, fino a che ci trovammo ansimanti e a corto di fiato, occhi negli occhi.

“era questo il tuo premio per avere vinto?” rantolò, “leccarmi così tanto la patata da farmi mancare il fiato?”

“no…” le risposi, “questa era solo la preparazione… spirituale” aggiunsi facendola ridacchiare, “il mio premio è un’altra cosa che devi fare per me…”

“mmm…” mugolò sensuale, “sono qui tutta per te amore mio…”

incredibile che ci fosse ancora quella complicità tra di noi, a quarant’anni il sesso non è così scontato anche nelle coppie più affiatate.

“dai… dimmi cosa devo fare…” sussurrò pronta per un nuovo gioco esaltante, ma… forse la delusi.

“voglio sapere com'è andata la prima volta che hai scambiato” le sussurrai.

mi guardava fissa, eccitata, poi diventò seria e poi tornò a sorridere.

“io… io lo sapevo” sussurrò, “era solo questione di tempo, sai? io lo so che sei un dannato curiosone e che non ti fermi neanche davanti a cose che ti potrebbero fare male…”

scossi la testa.

“è così o non è così?” mi chiese accarezzandomi una guancia.

“sì, è così…” risposi.

allora Gioia mi fece stendere accanto a lei e mise la testa sul mio petto, come quando dormivamo insieme, inspirò profondamente e poi me lo chiese.

“io… se vuoi ti racconto tutto” disse, “però voglio che mi prometti una cosa”

“sì”

“che se… ti sentirai a disagio o se ti farò… male, me lo dirai, e io smetterò e non te ne parlerò più” mi disse, “me lo prometti?”

“sì”

“allora… ok” sussurrò, e cominciò a raccontarmi.

ovviamente il primo vero scambio era stato con Enrico, non aveva altre cose da raccontarmi ma quello già lo sapevo.

dopo essere partiti insieme in auto dal parcheggio del locale l’aveva portata subito in hotel, aveva fatto portare dello champagne e l’avevano stappato bevendo alla loro salute e anche alla nostra, ad una lunga amicizia, e dopo aver… scaldato bene la serata aveva cominciato il suo gioco.

l’aveva sedotta e accarezzata, e toccata, poi si erano baciati, profondamente, e mentre lo facevano lui le aveva aperto la zip dell’abito dietro alla schiena, e sorridendole le aveva scostato le spalline lasciandolo cadere a terra, istintivamente Gioia si era coperta i seni ancora coperti dal reggiseno ma lui le aveva tolto le mani e aveva ricominciato a baciarla e ad accarezzarla, e mentre andava avanti con quel suo gioco di seduzione le aveva aperto il gancio del reggiseno e gliel’aveva sfilato facendo uscire le tette impedendole di coprirsi, restando ad ammirarle.

“poi mi ha preso per mano e mi ha portato sul letto, mi ha fatto stendere e allungare le gambe e mi ha levato le mutandine, e mi ha detto che ero bellissima…”

“poi ha ricominciato a toccarmi e ad accarezzarmi piano, poi mi ha baciato i capezzoli e il collo e la pancia e poi… e poi è sceso, e mi ha aperto le gambe”

inspirava profondamente, evidentemente il disagio non era solo mio…

“e mi baciava la pancia e l’ombelico, poi… poi è sceso e ho sentito le sue labbra proprio lì, e poi… e poi la sua lingua, dentro…”

il pum pum pum del suo cuore lo sentivo sul mio petto.

“mi ha leccato, ma non mi ha fatto venire, forse ero troppo tesa” continuò, “allora si è alzato e ha cominciato a spogliarsi ma per… tenermi calda mi ha detto di toccarmi, e io l’ho fatto…”

“poi… poi si è spogliato e…” continuò, e la sentii deglutire, “l’ha tirato fuori, e non… non era proprio… come… come il tuo… ecco”

non so perché ma mi senti bene… maschilismo puro? provare piacere nel sapere che sono quello che ce l’ha più lungo di tutti i suoi amici? mah…

“insomma, è più corto, e neanche duro… del tutto” continuò, “però io continuavo a masturbarmi e forse a lui quello bastava perché si è disteso sul letto e me l’ha lasciato prendere, e allora… allora io…” provò a dire, ma si fermò.

“amore…” mi chiese dubbiosa, “ma vuoi davvero che… ti racconti… tutto?”

annuii, allora Gioia sospirò e continuò.

“allora… ho cominciato a leccarglielo sulla punta e poi sono scesa sulle palle…” continuò, e quello mi fece venire i brividi.

“poi… poi l’ho… l’ho succhiato e gli ho fatto un pompino” continuò a raccontare, ero in ginocchio e facevo su e giù con le labbra e lui con le mani mi toccava… mi toccava…”

“ti toccava la figa?” la incalzai, eccitato.

“sì, mi toccava la figa… e il buco del culo” sussurrò, “mi metteva le dita dentro e le muoveva, per eccitarmi”

“allora era pronto e si è messo il preservativo, e quando l’ha messo su gli sono salita sopra e… e…” tentò di nuovo di raccontare ma le mancava la forza per farlo, così dovetti… aiutarla.

“te lo sei fatto scivolare dentro?” le chiesi.

“sì…” sussurrò, “l’ho lasciato entrare…”

si stava eccitando anche lei, o la sua era solo paura, o imbarazzo, o tutti e due, paura per una mia reazione… scomposta (mi aveva detto che vedermi prendere a pugni lo stesso Enrico per lei era stata una cosa… sconvolgente!) o addirittura rabbiosa, ma anche grazie ai miei incitamenti la superò.

“e… lo sentivi dentro?” le chiesi, appunto incitandola ad aprirsi.

“sì… ma… poco, pochissimo” continuò, “non era… abbastanza per farmi eccitare…”

“non riuscivi a venire?”

“no… non sarei mai riuscita a venire così…” continuò, “e… e lui se n’è accorto e allora ha cambiato, mi ha messo… giù… in ginocchio…”

“alla pecorina?” la incalzai ancora.

“sì…” rispose, “mi ha messo alla pecorina e me l’ha messo dentro, e quando ha cominciato a muoversi e a… spingere allora ho cominciato a sentirlo…”

era in affanno, raccontava ma faceva fatica, ma lo faceva.

“poi mi è venuto sopra, mi ha penetrato e ha cominciato a scoparmi e… sì, lo sentivo ma non… non abbastanza, non mi faceva piacere…”

“e tu volevi provare piacere?”

“sì… non aspettavo altro che… godere!” esclamò.

“perché io… mi stavo scopando Stella?”

“sì, cazzo!” ruggì, tu ti scopavi quella… puttana di sua moglie e io non provavo piacere, e stavo impazzendo!”

la lasciai decomprimere, pronto per fermarla o incalzarla ancora di più ma ricominciò da sola.

“gli sono salita ancora sopra e ho fatto tutto io perché forse così riuscivo a venire ma non ci riuscivo, e allora… lui…”

“cosa ha fatto?”

“lui… mi ha toccato… l’ano”

sentii un groppo in mezzo al petto.

“è entrato con un dito e allora ho sentito… piacere, e l’ho tolto dalla figa e l’ho… fatto entrare… dietro…”

“te lo sei fatto mettere nel culo?” la incalzai ancora una volta per sbloccarla.

“sì…” ammise, imbarazzata o anche solo a corto di parole, “ho dovuto prenderlo nel culo per sentire qualcosa…”

“gli ho lasciato fare quello che voleva” ricominciò, “mi toccava le tette e mi faceva succhiare le dita che sapevano di me, poi mi scopava da sotto ma… non mi dava piacere, anzi, era… fastidioso e allora l’ho tolto e me lo sono fatta entrare ancora nella figa, e ho cominciato a muovermi io, e quando mi muovevo sentivo piacere quando… quando strusciavo il clitoride sulla sua pelle, sui suoi peli, e finalmente… sono riuscita… a venire…”

ansimava da tanto il suo racconto era violento e acceso e brutale.

“e poi… e poi è venuto anche lui, ha fatto qualche movimento e poi si è lasciato andare perché era distrutto…”

deludente, davvero, povero Enrico…

“allora mi sono alzata e… sono andata in bagno a lavarmi e quando sono tornata lui si era già rimesso i boxer e mi aspettava, mi sono messa slip e reggiseno e sono andata sul letto, lui mi ha accarezzato i capelli e mi ha dato un bacio sulla fronte poi ha chiuso gli occhi e si è addormentato…”

e poi… silenzio, lo stesso che doveva esserci in quella camera d’hotel quella notte.

e così ecco il racconto dettagliato che non avrei mai dovuto sentire, ma che avevo voluto sentire.

“non… non è stata una gran cosa” sussurrò, “non che… cercassi chissà che cosa, era solo per… per dire di averlo fatto, per dire di aver fatto quella cosa dello… dello scambio”

quasi fosse un fosso da saltare, insomma…

“sei… sei arrabbiato?” mi chiese poco dopo, preoccupata.

“no, non sono arrabbiato, davvero…” le sussurrai, e tirandomela vicina le baciai i capelli.

“ho chiesto io questa cosa e tu… tu sei stata di parola, mi hai dato quello che ti ho chiesto, grazie…”

sospirò.

“non so… se mi devi ringraziare” disse, “ti ho appena raccontato come ho fatto sesso con un altro uomo… perché mi dovresti ringraziare?”

non le risposi e continuai a coccolarmela, e quel senso di… calore che mi trasmetteva il suo corpo lo sentivo in ogni cellula della mia pelle.

“a volte” sussurrò, “a volte mi sembra ancora così… così strano…”

‘immaginati a me…’ mi venne da dire.

“siamo… diventati… così” continuò, “ma non so ancora il perché…”

non c’era risposta da darle, e infatti non aprii bocca.

passarono diversi minuti di silenzio, poi Gioia si tirò su e guardandomi negli occhi… sorrise.

“e tu?” mi chiese.

“io cosa?”

“dai” mugolò, “racconta la prima volta con Stella!”

“Gioia, dai…” provai a dirle, ma non ci fu verso, insistette talmente tanto che mi prese per sfinimento.

“vuoi davvero che…” provai ancora a dirle, ma non mi lasciò nemmeno finire e esclamò “parla, cazzo!” seppur ridendo, facendomi capire che la dovevo piantare di tentennare…

“ha cominciato con un pompino in macchina ma questo lo sai già” le dissi, e ovviamente mi liquidò dicendo “non mi interessano i pompini, voglio il sesso!”

“voglio sapere come ti sei scopato quella puttana!” continuò, rabbiosa.

già, era quello che voleva sapere… dovevo adeguare la narrazione alle sue richieste.

“appena entrati in hotel l’ho spogliata e le ho tolto il vestito, sotto… non aveva il reggiseno e così le ho fatto uscire le tette…”

“sono grosse, vero?”

“enormi… due cose… così…” sussurrai, e ancora me le ricordai nelle mani che non ce la facevano a contenerle!

“e su un capezzolo ha il piercing…” aggiunsi e allora la sentii trasalire.

“lo voglio fare anch’io! da una vita, lo sai!” disse, “solo… che ho paura, mi hanno detto che fa male…”

“ma dai, continua!” mi incitò, e allora continuai.

“le ho tolto anche gli slip e…”

“slip o perizoma?” mi chiese.

“perizoma…”

“lo sapevo, lo sapevo… dai, dai non fermarti!” mi incalzò.

“le ho tolto il perizoma e ho trovato la passera pelosa” continuai, ma ancora una volta mi interruppe.

“chiamala figa, non passera”

era fuori controllo ormai…

“ok, le ho tolto il perizoma e ho scoperto che aveva la figa pelosa, una cosa un po’ strana, non credi? voi ragazze siete tutte depilate, ormai…”

“e… ti piacevano?” mi chiese.

“s-sì…” le risposi, “era… interessante, era una vita che non… vedevo più pelo…”

“vuoi… che me li faccia crescere anch’io?” mi chiese, “se ti piacciono posso anche farlo, sai?”

“no” le risposi, “tu sei tu, e sei perfetta così, credimi…”

“ti amo amore mio…” ridacchiò.

“poi mi sono spogliato anch’io e si è messa in ginocchio per pomparmelo, lo ha fatto e poi… poi le ho ricambiato il favore, le ho aperto le cosce e gliel’ho leccata anch’io, pass… cioè figa e buco del culo, tutto insieme…”

“e… com’è?” mi chiese, “il… il sapore, com’è?”

“è… il solito, Gioia, forse… forse tu sei più dolce…”

“ok, va avanti!” sussurrò.

“l’ho fatta mettere in ginocchio sul letto e l’ho presa da dietro, prima però mi ha fatto mettere il preservativo, ovvio, e poi le sono entrato dentro”

“e ho cominciato a scoparmela, a sbatterla di brutto, e dopo un po’ è stata lei stessa a chiedermi di fermarmi perché stavo esagerando e le facevo male…”

“hai fatto bene a scoparla così!” ruggì.

la sentivo respirare velocemente, era ancora eccitatissima e pendeva dalle mie labbra.

“e poi?” mi incalzò, “cosa avete fatto?”

“io… io stavo per venire e non riuscivo più a trattenermi, così mi sono tolto il preservativo e gliel’ho messo in bocca, e le ho scopato la faccia cacciandoglielo più giù che potevo, giù un gola, e quasi… quasi la soffocavo…”

“le stava bene, brutta puttana, la dovevi… strangolare quella troia!”

non avevo mai sentito Gioia così incattivita, mai.

non correva buon sangue tra loro, proprio no…

“e poi?” mi incitò.

“le ho sborrato in gola, l’ho schizzata dentro e le ho fatto ingoiare tutto…” conclusi.

“sei stato bravissimo… è così che si trattano le puttane…” ridacchiò.

“e poi… poi abbiamo continuato, ho rimesso il preservativo” (non volevo mentirle ma non volevo neanche rovinare il momento con pericolose gelosie o… fastidiose storie sulla sicurezza nel sesso) “e me la sono scopata come voleva, sul fianco, da sopra, da sotto, e ho sborrato un’altra volta, ma poi ero distrutto, e anche lei era stanchissima e non ce l’abbiamo più fatta a continuare…”

“e… avete finito così?” mi incalzò.

immaginavo che sapesse già tutto, ma con quell’ultima richiesta… ne ebbi la certezza, era una specie di interrogatorio quello, sapeva già tutto ma voleva che fossi io a raccontargliela la storia.

“no” risposi, “non è finita così…”

“ha voluto fare un sessantanove, e me la sono trovata sopra con la… figa sulla faccia mentre lei mi pompava il cazzo, poi l’ho messa contro il muro e l’ho scopata da dietro e…” cercai di continuare ma Gioia mi fermò.

“oh sì cazzo…” sussurrò, ma non mi disse il perché.

“e… abbiamo… finito così, non ce la facevamo più” le dissi omettendo ovviamente la scopata senza preservativo e la sborrata interna, “siamo crollati e ci siamo addormentati…”

“wow… che scopata…” ridacchiò, “la mia a confronto sembra quella di una vecchia…”

già… non aveva tutti i torti.

scese il silenzio, pesantissimo, ma Gioia tornò alla carica.

“e poi? basta?” mi chiese.

non volevo e non potevo mentire, ero ormai certo che quella fosse una specie di trappola!

“no, l’abbiamo fatto anche… anche al mattino dopo” continuai, e forse un po’ crudo le dissi “il mattino dopo si è fatta inculare…”

“dai… continua…” mi incalzò eccitatissima da questa deriva.

“continua che mi voglio toccare… voglio… godere, e venire mentre racconti di come le hai aperto il culo!”

“Gioia, non c’è molto da dire… gliel’ho messo nel culo e…” cercai di dirle, per stemperare un po’ la tensione ma non me lo permise.

“no, continua! l’hai fatta gridare?” mi incalzò.

“eh, eccome…” risposi, “l’avranno sentita in tutto l’hotel…”

si sgrillettava furiosamente.

“ha… sofferto?” mi chiese ancora, ormai al colmo del piacere.

“mi ha detto di sì…”

“e… le hai aperto quel culo da puttana?” ringhiò e ormai in pieno climax le diedi quello che voleva.

“certo, le ho aperto il culo e le ho fatto male, e quando le ho tolto il cazzo ce l’aveva così aperto che…”

“AH! SI’! VENGO!” gridò, “SI’! VENGO, SBORRO, SI’ CHE BELLO! CHE bello… che bello…” continuò con la voce che scemava, fino a diventare un sussurro impercettibile, e poi silenzio.

le diedi il suo tempo per recuperare e poi le baciai i capelli sentendola mugolare.

“ti ho raccontato tutto” continuai, “poi se n’è andata in taxi e io sono tornato a casa…” conclusi.

“oddio…” mugolò, “mi fa male la pancia, mi fa male la figa, mi fanno male le gambe…” ridacchiò, “ma… quante volte sono venuta oggi?”

“cinque, credo…”

“è… è stata una delle cose più… eccitanti che abbia mai sentito, sai?” mi disse, “se non saprai più come farmi venire basterà che me la racconti ancora…”

ridemmo insieme, eravamo diventati due deviati pervertiti e ne eravamo consapevoli e… felici di esserlo!

“e comunque è incredibile” le dissi, “siamo ancora ‘succubi’ di quella donna, te ne rendi conto?”

“io sono appena venuta pensando a che le hai aperto il culo” mugolò, “non so se è esserne succube ma… boh, se lo dici tu…”

restammo in silenzio e l’unica cosa che si sentiva erano i nostri respiri.

e pensai a Stella, a Enrico e ai suoi denti rotti e ai punti di sutura, e pensai a Renato e Cinzia, alla promessa fatta e alle cose che ci avevano raccontato, e di nuovo a Stella.

impossibile dimenticare una donna così, nel bene e nel male, se ci hai avuto a che fare una volta ce l’hai nel sangue per sempre, soprattutto se ce l’hai come nemica.

ma sapevo anche che se l’avessimo ricontattata… sarebbe tornata da noi, la sua rabbia e la sua furia al momento del distacco quella sera tragica non era dovuta a quello che avevo fatto a suo marito, era solo frustrazione perché le avevo sconvolto i piani… di quello ne ero certo.

forse Gioia la odiava per qualcosa di diverso, ma lei mi odiava perché le avevo rovinato tutto, e avevo scelto Gioia e non lei.

e mai scelta fu più azzeccata perché Stella è una che ti prende, ti assaggia, ti mastica e poi ti sputa via, e tu pensi di essere importante per lei ma alla fine scopri di essere solo una pedina che lei fa girare a suo piacimento sulla scacchiera della sua vita.

ma in quanto a donna…

quante cose un uomo sogna di poter fare con una donna così, una come Stella può cambiarti la giornata con un sorriso o te la può cambiare non facendolo quel sorriso.

non nego che mi ero fatto già dei film in testa con noi due come protagonisti, magari coinvolgendo altri, o altre, coronando quel sogno che avevo che era un rapporto a tre, o a quattro.

ma Gioia… Gioia la odiava profondamente.

o anche quello era solo un gioco? un gioco a cui giocavano solo loro due?

e… se Stella tornava? e se… se si intrometteva di nuovo nella nostra coppia? ma sarebbe stato tutto da buttare o… o che cosa? ma che cazzo pensi?

e arrivò quell’idea balorda, una di quelle che mi arrivano improvvisamente chissà da quale recondito angolo del mio cervello e… non si schiodano più.

“e… se la invitiamo da noi per qualcosa a tre?” pensai.

e quasi mi misi a ridere!

Gioia impazzirebbe, a prescindere da Stella che sembrava odiare con tutta sé stessa, non toccherebbe mai una donna, anche quando guardavamo i porno e vedeva scene a tre o lesbo faceva smorfie e diceva “che schifo, mi farebbe venire il vomito leccare una figa!” e quando le dicevo che alla fine non sarebbe stato così complicato nè immorale farlo si voltava verso di me e mi diceva “giusto, perché se lo dovessi fare insieme ad un’altra coppia tu glielo succhieresti a quell’altro, vero?”

e quella domanda SEPPELLIVA la conversazione!

e me l’aveva sempre detto, seria o ubriaca che fosse, che se fossimo mai finiti a fare qualcosa in tre non avrebbe mai voluto una seconda donna ma un secondo uomo insieme a noi, mai e poi mai avrebbe “toccato” il corpo di un’altra femmina.

il vero problema era che io non ci pensavo minimamente ad una cosa a tre con un altro cazzo, mai e poi mai! e che diamine!

e questo preludeva tra di noi ogni intesa su sesso a tre.

da ragazzi, appena fidanzati a diciannove o vent’anni, avevamo fatto sesso nella stessa stanza con un altra coppia di amici ma senza sfiorarci né parlarci, ognuno si faceva i fatti suoi coperto dal lenzuolo e limitandosi solo a qualche gemito, e in altre circostanze sempre da ragazzi avevamo fatto sesso in discoteca, sulle poltroncine, lei sopra di me che si muoveva lentamente completamente coperta e con gente che andava e veniva senza badare a noi, ma era una cosa normale per le discoteche della fine degli anni novanta.

ma con un altro uomo in mezzo a noi… no, non poteva funzionare.

e… se invece Gioia me lo proponeva? se… dopo lo scambio c’era quello? come avrei reagito? accettando, come per lo scambio, o mi sarei opposto?

le mie vedute si erano allargate, era innegabile, ma… quello? non ero di certo preparato a condividere la mia donna o una qualsiasi donna (una Stella qualsiasi, ad esempio) giocandoci sopra con un altro uomo…

così come Gioia aborriva il contatto con un’altra femmina così io aborrivo il contatto con un altro maschio, forse eravamo molto ‘talebani’ in questo modo di vivere il sesso, ma… perché cambiare?

e la domanda immediatamente successiva era “perché non farlo, invece?”

e se fosse questo il passo successivo per la nostra coppia? e se fosse davvero l’ultima frontiera, l’ultimo ostacolo prima della pace dei sensi?

e… se fosse proprio Renato quello che… poteva… quello con cui avrei potuto… condividere Gioia? o che mi avrebbe permesso di condividere sua moglie Cinzia insieme a lui?

troppa carne al fuoco, troppi pensieri nella mia mente ancora frastornata da quello che era successo recentemente.

“amore… dormi?” mi senti chiedere.

“n-no, non dormo…” le risposi.

eravamo ancora abbracciati, e allora Gioia si staccò e guardò l’ora, erano le quattro e mezza.

“cosa… facciamo?” mi chiese, un po’ dubbiosa.

doveva evitare il sole ma non solo lei, così ci pensai e le proposi di prenotare un’altra escursione, quella serale lungo la costa con la motonave.

non era molto convinta, sbuffò e rispose “dai, ci pensiamo…”

poi si alzò e si stiracchiò, ancora nuda, mi abbracciò e mi stampò un bacione sulla bocca, tutta sorridente.

“vado a fare la cacca” sentenziò, “almeno ci provo…” aggiunse ridacchiando perché purtroppo per lei ad ogni cambio di clima o di ambiente le arrivava un po’ di stitichezza.

prese con sé una rivista francese e si fermò sulla porta del bagno, mi fece la linguaccia facendomi ondeggiare le tette davanti e quando finsi di alzarmi per agguantarla cacciò un grido e si chiuse dentro, con la chiave.

“se ti serve il bagno dimmelo adesso” la sentii dire, “perché potrei stare dentro mooooolto tempo, ok?”

“ok, tranquilla…

“ti lovvo…” ridacchiò, e poi la sentii sedersi sul water e fare pipì, e per non intromettermi anche in quelle sue pratiche private uscii sul terrazzino.

il caldo era notevole ma comunque sopportabile grazie alla brezza che veniva dal mare: inspirai profondamente facendo il pieno perché di lì a due giorni saremmo ritornati in città e quell’aria carica di sentori salmastri mi sarebbe mancata, ma il sole sulla pelle bruciava ancora troppo e allora rientrai, mi distesi sul letto e dopo essermi stiracchiato presi il telefono.

mandai un paio di messaggi a Sara che rispose subito, la mia cucciola stava bene ed era felice e questa era la cosa più importante.

ci saremmo visti ad agosto e non vedevo l’ora, chattammo ancora qualche minuto e poi la salutai, e mentre controllavo qualche stato di Whatsapp… mi si fermò il cuore.

avevo tre messaggi non letti da parte di… Stella.

“oh cazzo…” sussurrai.

e di nuovo sentii la rabbia montare.

fine capitolo 3

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