Chapter 4 - ci si rivede, alla fine…
alla fine salta sempre fuori lei...
5 months ago
CAPITOLO 4
ci si rivede, alla fine…
“ma cazzo, non è possibile” sussurrai, “ma come fa questa a… essere sempre in mezzo alle palle? e a saltare fuori nel momento più… del cazzo?”
avevo tacitato tutte le notifiche ma una volta che andai sopra il suo contatto non so che cosa feci ma queste notifiche uscirono fuori… 3, il numero perfetto…
dovevo cancellare tutto, senza leggerle, senza pietà, ma non ci riuscii: l'attrazione gravitazionale che quella donna era in grado di esercitare su di me aveva qualcosa di unico, fin dal primo istante che l’avevo vista.
impossibile farlo, impossibile resettare il tutto, impossibile premere l’interruttore e spegnere la sua luce: potevo anche fare il giro del mondo per evitare di incrociarla, ma quando tornavo verso casa lei era ancora lì che mi aspettava. tanto valeva affrontarla subito.
esitai, mi incazzai, poi presi la rincorsa e aprii il primo, delle sette di questa mattina.
“ciao” scriveva, “devo parlarti”
stop.
il secondo era delle dieci del mattino.
“rispondi per favore, devo parlarti, non sono arrabbiata e non voglio litigare, quello che è stato è stato ma non ti voglio parlare di questo, rispondi per favore”
il terzo era di meno di mezz’ora prima, più o meno, e… sorrisi, l’aveva digitato quando stavo parlando della nostra prima scopata proprio con Gioia.
“ho davvero bisogno di parlarti” scriveva, “non costringermi a venire in Corsica per favore!” e aggiungeva delle faccine che ridevano (almeno aveva sdrammatizzato, e quello era un buon segno perché ero pronto a scommettere che avrebbe preso l’aereo per venire in Corsica senza battere ciglio) ma quello che aggiungeva dopo era… inquietante.
e c’era qualcosa che mi faceva dubitare del fatto che in realtà fosse un’agente segreto o che avesse qualsiasi capacità di spiare le mie conversazioni con microcamere o con software spia nel telefono o addirittura leggere nella mia mente.
o forse era ancora in contatto con Gioia, chi lo poteva sapere…
perché il suo tempismo era DAVVERO inquietante… e le sue parole mi scavarono un buco nel cervello.
“ho una proposta per te e solo per te, ho bisogno di un uomo fidato per uno scambio di coppia particolare e molto speciale…” scriveva, e ovviamente sentii una stretta allo stomaco.
ma che cazzo voleva da me? ma era impazzita? non ci eravamo già chiariti una volta per tutte? perché non capiva e mi lasciava perdere, me la mia famiglia?
“...ho un paio di nuovi iscritti al club e mi sei venuto in mente tu ora che Enrico è fuori gioco, anche perché lui non sarebbe proprio il massimo per queste persone! rispondi, é urgente!"
“questa… questa è pazza!” sussurrai, cancella immediatamente i messaggi ma in quel preciso istante… altra notifica.
“ho visto che stai leggendo” scriveva, puntini di sospensione e poi aggiungeva “è davvero qualcosa di unico che capita una sola volta nella vita, fidati, e se non ci credi ti mando le foto di lei. e guarda che non è un fake!”
cancellai anche quello e non risposi, ma dopo pochi istanti… messaggio, con foto.
“oh cazzo, non è possibile…” sussurrai sgranando gli occhi.
“che ne dici?” scrisse subito dopo, e poi aggiunse subito “sono sicuro che adesso ci penserai prima di rifiutare…”
io… io la conoscevo quella donna! io… sapevo benissimo chi era! l’avevo vista… migliaia di volte in tv, sulle riviste, dappertutto!
e… e non c’erano dubbi che era lei, sì, la riconoscevo, ma… possibile che… ma come faceva a conoscere Stella e a mettersi con una come lei…
guardai bene la foto che mi aveva mandato ingrandendola il più possibile senza sgranarla ma sul telefono era sempre troppo piccola e allora aprii l’applicazione sul portatile e la vidi a schermo intero: Stella la abbracciava ed erano davvero al club, riconoscevo gli arredi, le luci, l’ambiente, tutto…
quella era Anna @@@@ per davvero, gli occhi erano i suoi, l’espressione del viso era assolutamente la sua, erano passati anni dalla sua grande popolarità ma restava una gran bella donna in ogni caso, alta, formosa, una specie di Stella ma con qualche anno di più anche se molto più “chiara” di lei come tipo, occhi azzurri e sorriso un po’ spigoloso.
ding, altro messaggio.
“o te la vieni a scopare tu o se la scopa qualcun altro, a te la scelta” concludeva, mi mandava baci e poi nient’altro.
chiusi tutto quasi impaurito temendo di fare qualche stronzata, cancellai addirittura tutte le tracce del mio passaggio (come se Gioia fosse in grado di entrare nella mia cronologia e di esplorarla…) e spensi il portatile, cancellai tutti i messaggi dal telefono ma prima di chiudere senza risponderle mi venne la fulminazione.
e sorrisi.
ma certo, perché non ci avevo pensato prima? era di sicuro una trappola, ecco dove mi stava attirando, in una delle sue trappole del cazzo! e per una volta nella vita ragionai con il cervello e non con l’uccello e mantenni la calma, ripresi il telefono, riaprii il suo contatto e lo feci.
“non mi interessa qualsiasi cosa tu abbia inventato, né adesso né mai, non mandarmi più proposte del genere, non le accetterò mai” scrissi, “e spero di essere stato chiaro!” conclusi.
rilessi tutto e inviai il messaggio più… doloroso della mia vita, e poi bloccai ancora tutto, spensi il telefono e lo lanciai via.
probabilmente avevo appena rinunciato ad un’occasione unica, unica per davvero, unica come quelle cose che capitano una sola volta nella vita e che devi essere… svelto a prendere.
ma… no, non era quello che volevo davvero, la mia vita era un’altra e non solo perché avevo deciso di ‘fare il bravo’ ma anche per onestà verso me stesso: l’avevo respinta quella sera in cui avevamo litigato, furiosamente, e lei stessa mi aveva giurato che non ci saremmo più sentiti né visti arrivando al punto di minacciarmi, e allora perché scriveva?
forse perché era davvero in combutta con Gioia? mi stavano mettendo alla prova?
“cazzo, Stella…” sussurrai, “possibile che non smetti mai di rompermi i coglioni? possibile?”
“amore hai detto qualcosa?” mi chiese ad alta voce Gioia dal bagno, facendomi trasalire.
“n-no, stavo solo… leggendo a voce alta” le risposi, “ma che udito hai?”
ridacchiò, poi mi chiamò ancora.
“mi annoio da sola…” mi disse, “vuoi venire a farmi compagnia?”
“non ci penso neanche!” le risposi, “chissà che puzza c’è lì dentro…”
“non ho fatto la cacca, non ci riesco!” rispose, e forse la nostra conversazione la sentirono in quasi tutto l’hotel, “però… ho voglia di scopare nella doccia! vieni?
eh, questo cambiava tutto…
“non ho capito…” le dissi, e allora me lo ripeté.
“se vieni qui facciamo la doccia, e mi scopi!” esclamò a voce alta.
sì, quello l’avevo sentito, e forse anche al piano di sotto l’avevano fatto…
gongolante la raggiunsi e la trovai sul water, tutta ridacchiante, perché non era vero che non aveva fatto la cacca, c’era puzza, e tanta anche… era quella un’altra delle sue trappole!
una trappola di merda!
“Gioia, cazzo…” protestai appena entrato, tappandomi il naso perché ero stato aggredito dall’odore pungente.
“amore mio, mi passi la carta igienica che è finita?” mi chiese piagnucolante, “io non ci arrivo…” mugolò infelice fingendo di allungare la mano verso l’armadietto.
“ma cazzo… Gioia, dai…” mugugnai prendendone un rotolo da uno scaffale e passandoglielo.
“che c’è amore?” mi chiese, “non vuoi condividere la puzza insieme a me? ma non siamo una cosa sola noi due?”
non le risposi nemmeno ma quando le fui vicino Gioia mi prese per i boxer e mi impedì di uscire.
“che ne dici?” mi chiese, “stasera… scambiamo? con loro?”
ma che razza di proposta era? mentre era sul cesso a cagare?
“c-come vuoi tu” le risposi, preso un po’ alla sprovvista, “se te la senti…”
ridacchiò.
“a te non va? non ti va di trombarti Cinzia?” mi chiese maliziosa, e allora… perché non giocare in due a quel gioco?
“e… ti va di farti trombare da Renato?” le buttai lì.
alzò le spalle.
"perché no?” rispose.
“di sicuro sarà meglio di quel… poveraccio di Enrico!”
mi venne da ridere, ma preferii evitare, non mi è mai andato di prendere per il culo le persone che hanno grossi probl… no, piccoli problemi, e per poco non le scoppiai davvero a ridere in faccia…
“quindi… perché no?” disse ancora, e tirandomi ancora più vicino a lei si trovò con la punta del naso a un centimetro dal gonfiore che avevo sotto ai boxer.
“già, perché no?” mi chiesi.
con un gesto secco mi abbassò i boxer facendolo uscire, ci appoggiò la guancia contro e mi guardò dal basso verso l’alto, sorridente.
e per un istante al posto del suo viso visi quello di Anna…
“con questo coso qui la farai sicuramente felice, la nostra amica chiacchierona…” ridacchiò, “e sai che cosa ti dico?”
scossi leggermente la testa.
“falle il culo!” sussurrò, “faglielo sentire tutto, così la pianta di fare quella che sa tutto lei… e che è brava e ‘bona’ solo lei!”
evidentemente avevo mal giudicato anche il suo rapporto con Cinzia.
evidentemente…
“e… se te lo fa Renato, il culo?” le chiesi, e Gioia ridacchiò.
“me ne farò una ragione…” mugolò, “un po’ per uno, giusto?”
annuii, stregato da quel suo cambiamento improvviso.
restammo a guardarci, ormai l’affare ce l’avevo duro e Gioia se lo passava da una guancia all’altra ma senza ciucciarlo o leccarlo e sapevo anche che non aveva in programma di farlo perché se l’avesse voluto… l’avrebbe già fatto!
“quindi?” le chiesi, “la proposta della doccia è valida o…”
“no, non è valida” rispose, “era solo un trucco per farti entrare… e condividere la puzza insieme a me!”
“è fortemente scorretto…” le risposi, cominciando un gioco… sottile.
“m-m, lo so” rispose, “ma io… io sono quella che detta le regole, giusto?” sussurrò, “perché… quella che comanda, alla fine, è solo questa…” aggiunse, e aprendo le gambe mi fece vedere la figa.
quanto aveva ragione, la figa comanda su tutto: ma Gioia dimenticava una cosa, che non era mica la sola ad avercela…
“ti ricordi… quel gioco che abbiamo fatto quando eravamo in montagna, poco prima che nascesse Sara?” mi chiese, sensuale, “ti ricordi cosa ha fatto?”
mi venne da ridere e annuii.
come potevo dimenticarlo?
“facevo quello che mi obbligavi a fare!” replicai piccato, e per tutta risposta mi fece la linguaccia.
Gioia era incinta di sette mesi, non me lo ricordo più, e il ginecologo le aveva suggerito di non andare al mare ma in montagna per i suoi problemi di salute, e così avevo preso un appartamento in Alto Adige, non ricordo il posto preciso, e ogni mattina dopo colazione partivamo per camminare nei boschi, al fresco di quell’agosto asfissiante anche in quota.
e immancabilmente il movimento le ‘muoveva’ la peristalsi, e dopo meno di un chilometro Gioia doveva… evacuare, e tornavamo indietro a volte arrivandoci al pelo!
ma una mattina non ce la fece a tornare indietro, e successe il patatrac, dovette mollarla per strada.
e con la pancia in mezzo alle palle e con la paura che aveva di insetti e serpenti (come se nel bosco ci potessero essere cobra e vipere ad ogni pié sospinto) per fare il suo bisogno si tenne praticamente seduta, con le ginocchia piegate e in equilibrio con le mani ben strette sulle mie spalle, e si mise a spingere.
Sara è nata così durante il parto, spinta fuori nelle mani dell’ostetrica in posizione di squat!
e così quella mattina dovetti assistere all’evento, con Gioia che spingeva e mollava il superfluo sul sentiero numero cinque, a due passi dalla strada principale, con il serio rischio che arrivasse qualcuno…
e con l’equilibrio precario dovuto alle aumentate dimensioni mi chiese di fare il lavoro sporco al suo posto, insegnandomi come pulire e dove passare, dal buchetto verso il dietro e non verso la patatina, che poteva sporcarsi.
“vuoi che… che lo faccia?” le chiesi, “mi stai davvero chiedendo di pulirti il culo?” e Gioia annuì, decisa.
“mi stai prendendo in giro?” le chiesi ancora, e proprio come fanno le bambine scosse la testa.
“ok, come vuoi tu…” le risposi, e senza molti problemi presi la carta igienica e me la arrotolai sulle quattro dita della mano destra per fare un bel ‘tampone’, e quando fui pronto per la pulizia Gioia mi fermò.
“scemo… dammi qui…” mugugnò togliendomi la carta dalle mani, “e esci di qui, su…”
pensava che mi tirassi indietro, ma aveva sbagliato di grosso…
quel tardo pomeriggio lo passammo in camera, lei intenta a fare le sue cose e io le mie, che ovviamente avevano a che fare con Stella e con Anna.
ero tentato di controllare se ci fossero altri messaggi suoi ma non volevo che capisse che li avevo letti, mi feci davvero forza per resistere e stoicamente ci riuscii, e alle sette e mezza scendevamo per l’aperitivo prima di uscire a cena con Cinzia e Renato che ci avevano invitato ad un ristorante consigliato da una guida locale.
Gioia era in lungo quella sera, capelli ‘piastrati’ e perfetti, trucco leggero perché tanto c’era l’abbronzatura, labbra color rosso corallo.
e un profumo celestiale…
li trovammo già al bar e non riuscimmo nemmeno a sederci che avevamo davanti i nostri aperitivi con un vassoio di stuzzichini vari che l’hotel elargiva in quantità industriale, e di nuovo ricominciammo a parlare, a ridere senza controllo, a raccontarci cazzate.
era davvero bello stare con loro, erano la coppia di amici che ci erano mancati in tutti questi anni, o che avevamo perso.
“allora, abbiamo prenotato per le otto e mezza” ci disse Renato, “che facciamo ragazzi, chiamo il taxi?”
“certo!” rispose Gioia che sprizzava felicità da ogni poro, “non vedo l’ora di provare il vostro ristorante!”
e in quel clima di amicizia e spensieratezza arrivò il nostro taxi, un van Mercedes molto confortevole, che in una decina di minuti ci portò al ristorante, un posto… a cui non avresti dato un euro da fuori ma che dentro era una meraviglia.
ci accolse un cameriere ossequioso che con una specie di salamelecco complimentò le due signore e ci portò ad un enorme tavolo rettangolare, molto strano, con due posti affiancati sul lato lungo e gli altri due dalla parte opposta ma ad un metro e mezzo di distanza!
e lì prese il sopravvento Gioia…
stavamo per sederci due per parte, a coppie regolari, ma ci fermò.
“perché non cominciamo a scambiarci qui, al tavolo?” ci propose, lanciandomi allo stesso tempo un’occhiatina maliziosa.
“poi… potremmo continuare anche dopo, che ne dite?” aggiunse.
Renato e Cinzia si lanciarono lo stesso tipo di sguardo e tutti cortesi si invertirono di posto, così mi trovai accanto Cinzia tutta sorridente ed anche eccitata, e Gioia si avvicinò a Renato che si dimostrò elegante e vero gentiluomo riempiendola di complimenti, cosa che non riuscii a fare con Cinzia perché non avevo la loro… naturalezza ma mi sentivo parecchio legato.
la distanza del tavolo non favoriva le conversazioni attraverso i due lati del tavolo ma solo con i vicini anche perché il ristorante era insospettabilmente rumoroso e obbligava ad alzare di molto la voce.
“allora, Mauro, dentista vero?” mi chiese Cinzia per rompere il ghiaccio, cosa che gli altri due dall’altra parte non avevano bisogno perché parlavano e ridevano come se si conoscessero da sempre.
“quindi? avete deciso?” mi chiese, “stasera… eh?”
“è un’idea tua o di Gioia?” mi chiese, incalzandomi.
“prima di entrare non ne avevo la più pallida idea…” le risposi.
“tipico…” mi disse, “nella vostra coppia è Gioia che gestisce gli scambi?” mi chiese, forse un pelo sfacciata.
“dipende…” risposi, “ne parliamo, non si decide unilateralmente, no?”
mi guardò come si guarda un bambino che dice le bugie, e allora me ne stetti zitto.
“hai visto come sono belli?” mi chiese mentre Gioia e Renato ridevano come scemi.
“davvero… lo stavo notando anch’io…”
e mi sorrise in modo strano.
“tu… sei uno che se la prende quando sente parlare di sua moglie negli scambi?” mi chiese, senza che capissi molto perché ero intento a scrutare gli altri due.
“no… non credo…”
“stasera Renato te la fotte, lo sai, vero?” mi disse a voce bassa, “non ci sono mezze misure, guardali…”
e li guardai.
“scommetto che si sta già bagnando…” aggiunse, “conosco quell’espressione in una donna che scambia, quando è interessata all’uomo…”
“davvero?” le chiesi, e senza cedimenti le chiesi “e tu? tu sei bagnata?”
mi guardò e sorrise.
“sono un lago…” rispose, “vuoi sentire?”
scossi la testa e le strappai una risatina, e allora Cinzia intromettendosi tra i due chiese se non fosse ora di ordinare qualcosa perché aveva fame, e così interruppe l’idillio amoroso che si stava sviluppando prima del tempo.
mangiammo e ridemmo, e bevemmo e ridemmo ancora continuando a bere perché ormai i nostri pranzi e le nostre cene erano un tripudio di risate e di allegria, di buona cucina e buon vino, il tutto condito con quel… pizzicore che si veniva a creare quando ci guardavamo e ci desideravamo a vicenda.
eravamo pronti, Cinzia mi provocava e non sembrava voler smettere, Gioia rideva e rideva ma a un certo punto, a cena ormai finita, smise di ridere.
conoscevo quel cambiamento improvviso e conoscevo anche quell’espressione e quella smorfia sulla bocca… la conoscevo fin troppo bene.
“oh cazzo…” riuscii solo a dire, mi alzai di scatto e andai a prenderla tirandola su per le spalle, la portai di fuori trascinandola e poi letteralmente tenendole sollevati i piedi da terra corsi di fuori arrivando alla barriera degli scogli pochi istanti prima che rigettasse tutto in un unico conato.
inutile descrivere la scena, Cinzia uscì poco dopo e si offrì di stare con lei che ormai era ko mentre io entravo scusandomi con il proprietario che era accorso a vedere che stesse succedendo, pagai tutto per “rimediare” al casino (anche se Renato non era d’accordo) e scusandomi con i nostri due amici proposi loro di restare, mentre io riportavo Gioia in hotel.
“ma non se ne parla…” mi rispose subito Cinzia, “rientriamo anche noi, le facciamo preparare una bella camomilla e restiamo a prendere un po’ di fresco e starà subito bene, vero tesoro?” le chiese.
“scusate…” mormorò piagnucolante Gioia, “io… stavo un po’ male ma non volevo… rovinare la festa…”
Cinzia se la coccolò e la baciò dicendole che era tutto a posto e che non aveva rovinato assolutamente niente, poi arrivò il nostro taxi e in pochi minuti eravamo di ritorno in hotel, e come volevasi dimostrare Gioia si addormentò, altro che “già stata male prima”, si era sbronzata e di butto, magari facendo anche indigestione.
salutai Renato e Cinzia scusandomi come potevo senza essere troppo lamentoso perché non solo avevamo rovinato la cena ma anche lo scambio, poi portai Gioia in camera e la spogliai mettendola sul water per fare pipì e infine la misi a letto, facendole indossare una mia maglietta come pigiama e un paio di miei boxer, e in pochi istanti si addormentò profondamente ronfando felice.
erano solo le undici e la serata era già finita, proprio come quando eravamo a casa e non avevamo niente da fare mettendoci a letto come Sandra e Raimondo, ma non potevo fargliene una colpa, Gioia si stava lasciando andare e si divertiva, aveva solo bevuto un po’ e… era successo.
pazienza.
aspettai a raggiungerla a letto perché volevo essere sicuro che non le venisse ancora la nausea, navigai un po’ in internet e verso mezzanotte sentii bussare alla porta.
ero con addosso i soli boxer, indossai una maglietta e andai ad aprire trovandomi davanti Cinzia, anche lei in maglietta e pantaloncini e piedi nudi.
“come sta?” mi chiese, “meglio?”
“sì, certo…” le risposi, la feci entrare e mi scusai ancora per tutto quanto era successo e Cinzia mi abbracciò stringendomi forte e facendomi sentire le zucche sul petto, poi si staccò.
“ehi, sono cose che succedono…” mi disse sottovoce per non svegliarla, “sai quante volte Renato mi ha portato a casa in braccio perché ero sfatta?”
sorrisi, ma ero imbarazzato comunque.
“io però sono venuta a che per te, per sapere come stavi” disse ancora, “e per sapere se… avevi bisogno di qualcosa…”
e me lo disse in quel modo che… non c’era bisogno di interpretare quello che voleva offrirmi…
mi mise le mani sul petto e lentamente scivolò in basso fino a mettersi in ginocchio, e mentre mi guardava fisso negli occhi mi abbassò i boxer facendo uscire il mollaccione, spostò leggermente la testa e se lo succhiò in bocca ancora molle usando le labbra per scappellarlo senza toccarlo con le mani.
ci mise un secondo a diventare duro e in quattro e quattr’otto Cinzia mi stava spompinando alla grande facendo avanti e indietro con la testa, con le mani sulle mie chiappe per tenersi ben salda e non farmi scappare prima che avessi fatto il mio dovere di uomo.
usò anche le mani e me lo pompò a dovere alternando sapientemente pause e affondi, leccate di palle e succhiate clamorose, e quando arrivai al dunque facendole capire che ero pronto se lo cacciò giù in gola aspettando che le venissi dentro e in pochi istanti le sborrai in bocca, la vidi ingoiare e ciucciare imperterrita mentre mi mandava in orbita usando labbra e lingua, e dopo avermi strizzato le palle e succhiato fuori ogni residuo di sperma me lo rimise via e si alzò, sorridente e soddisfatta.
“volevo solo augurarti la buonanotte…” sussurrò, mi diede un bacio sulla guancia e poi se ne andò via lasciandomi solo.
“oh cazzo…” sussurrai, “ma qui… sono tutti una manica di pazzi…” e lasciandomi andare sul letto chiusi gli occhi, riaprendoli per guardare Gioia dormire.
“buonanotte pazzerella…” le sussurrai, le posai un bacio sulla testa e dopo aver spento la luce chiusi gli occhi, senza vedere che Gioia aveva aperto i suoi.
e che sorrideva…
il mattino successivo mi svegliò lei, sorridente.
“ehi, amore… come stai?” le chiesi, e lei annuì.
“mi gira ancora un po’ la testa ma sto bene…”
la portai in bagno e la feci sedere sul water lasciando che facesse pipì e popò, la controllai da fuori per evitare che cadesse ma quando la vidi stare in piedi ben salda e farsi il bidet mi sentii meglio, crisi rientrata.
e a vederla così, ancora un po’ confusa e mezza addormentata, mi maledissi per averle dato l’ennesima coltellata nella schiena, perché se anche un pompino non era sesso… non era stata comunque una bella azione.
ma me lo sarei tenuto dentro, come tante altre cose.
una volta vestiti e rimessi a nuovo scendemmo a fare colazione e mezz’ora dopo arrivarono anche loro, le fecero le solite domande di rito e si sorbirono le scuse anche petulanti di Gioia, e lasciandoci il nostro spazio si ritirarono in un altro tavolino.
Gioia mangiucchiò qualcosa ma riuscii almeno a farle bere una tazza di thè, avrebbe avuto modo di recuperare, e mentre pensavo a cosa potevamo fare in quel penultimo giorno di vacanza arrivò una delle cameriere con un piattino e un biglietto.
“il signor Rastrellì?” mi chiese con accento pesantemente ‘poco corso’ e molto continentale.
“sì?”
“telefonata per lei… prego…”
guardai Gioia che alzò le spalle, presi il telefono e… spento.
“cazzo…” sussurrai facendoglielo vedere e allora Gioia trasalì, e ancora prima che mi allontanassi stava già chiamando Sara che rispondendo prontamente ci tolse un peso dallo stomaco.
“deve essere per lavoro…” le dissi, “vado a sentire…”
seguii la ragazza che mi condusse ad una cabina di vecchio tipo, con ancora il telefono in bachelite nera.
“prego…” mi disse indicando l'apparecchio, alzai la cornetta e dopo un paio di click sentii qualcuno dall’altra parte.
“pronto?” chiesi.
“dovevo arrivare a questo?” disse una voce che ben conoscevo, e che mi fece trasalire.
Stella.
“dovevo chiamarti in hotel per parlare con te?” mi disse ancora, “perché sei così… ostinato?”
ero… paralizzato dal furore.
“allora, non mi dici niente?” mi chiese, amichevole, “niente frasi di circostanza o un ‘come mi fa piacere sentirti’, niente?”
non riuscivo ad aprire bocca, ancora non credevo a quello che stava succedendo.
“ti ho chiamato perché ho bisogno di te” disse, “venerdì prossimo, al club”
“tu… sei… pazza” le dissi, “io non… non voglio… più avere a che fare con te!” farfugliai accecato dalla rabbia, “come ti permetti… come ti sei permessa di… rompermi in coglioni!”
“ho bisogno di te, venerdì prossimo” continuò imperterrita.
“no” le risposi, “no, no e ancora no!”
“non voglio avere niente a che fare con te, mai più, non sono stato chiaro?”
dall’altra parte silenzio.
“sono stato chiaro?” ringhiai, ormai in preda alla collera, “non voglio più…”
“SOLDI!” esclamò, interrompendomi, “SOLDI! sto perdendo un sacco di SOLDI per colpa vostra, per colpa TUA!”
“non me ne frega un cazzo dei soldi che perdi, sono cazzi tuoi, non miei!” continuai a dire con tutta la rabbia che avevo in corpo, “non voglio più saperne niente di te, del tuo club di merda e di tutta la merda che ci gira dentro!”
“è stata solo colpa tua” continuò, sospirando, “solo colpa tua… solo colpa tua…”
le risi in faccia, sperando che Gioia non mi vedesse.
“sei patetica” le dissi, “sei patetica e sarai sempre patetica, e adesso puoi andare affanculo tu e tutto il tuo club, non voglio più sentirti, chiaro!”
“mi hai fatto perdere un sacco di soldi perché mi hai portato via Gioia, lo sai questo vero?” azzardò a dire.
“NON ME ME FREGA UN…” gridai ma cercando di controllarmi tornai a parlare ad un volume più controllato “non me ne frega un cazzo dei soldi che hai perso, Gioia non tornerà mai più, sono stato chiaro? Gioia è mia, mia moglie, non… la tua puttana!”
“davvero?” sussurrò, “lo credi davvero? credi davvero che Gioia sia tua? per sempre?”
“io… Stella, io… io ti ammazzo” la minacciai, “prega il tuo dio di non incrociare mai più me o la mia famiglia o quanto è vero iddio io…”
“è venuta lei da me, non l’ho cercata io…” disse, serafica.
e non riuscii a rispondere.
conoscevo la storia, Gioia mi aveva detto tutto.
“Gioia voleva fare la escort, lo sai questo, vero?” disse, con tono sicuro, “è venuta da me perché voleva diventare una escort di lusso, una di quelle che si fanno scopare da quelli con i soldi…”
cominciavo a vedere nero, ero così… furioso che non riuscivo quasi a respirare.
“sono stata io che le ho detto di no, che non era cosa per lei” continuò, “e sai che cosa mi ha detto? che era quello che voleva fare, e che l’avrebbe fatto”
avevo il cuore in gola, respiravo a fatica e stavo sudando copiosamente.
“mi ha detto che se voleva diventare una escort lo sarebbe diventata, con o senza di me” aggiunse, “e che se voleva non c’era niente che l’avrebbe fermata…”
“sei solo una bugiarda” le dissi ormai al limite delle mie capacità di autocontrollo, “una troia bugiarda che non ha più niente da dire, e si inventa queste… queste porcate!”
“è venuta lei da me, non l’ho cercata io” continuò, “voleva fare la puttana per gioco o per soldi, quello non me l’ha mai detto, ma voleva esserlo, a tutti i costi”
mi sedetti pesantemente e quasi persi i sensi, ma inspirando profondamente mi ripresi.
“chiamala escort, chiamala come vuoi, ma lei… è venuta per quello, e io… ho puntato su di lei”
odiavo quello che stavo pensando, ma… aveva un senso.
“abbiamo fatto tutto il percorso insieme” continuò, “ed era pronta, avevo già i clienti per lei, clienti che avevano già pagato… per scoparsela!”
mi fischiavano le orecchie, stavo davvero per andare sotto shock.
“e poi ti sei intromesso tu” ringhiò a sua volta, “e hai rovinato tutto, hai… distrutto tutto quello che avevo fatto, tutto quanto!”
“i clienti mi hanno denunciato al club e il club… ha modi per farla pagare a chi sporca il nome, ti basti sapere questo” continuò, “e mi ha dato un’altra possibilità con un giro di persone molto importanti, gente molto in vista, gente che ti può cambiare la vita”
avevo il cuore che sembrava volermi uscire dal petto.
“non posso più avere Gioia, ok, ma posso avere te” disse, dura, “non posso ripagare i miei debiti con lei? li ripagherò con te!”
“tu… tu sei pazza…” riuscii finalmente a dire, “tu sei… da denuncia, da galera!”
“certo, certo…” rispose, “sei credibile, come le tue minacce…”
“e… a proposito, pensi che le foto e il filmato che hai ricevuto siano gli unici?” continuò, e fu come ricevere una coltellata in mezzo al petto.
“c’è di molto, molto meglio, sai?” continuò, ridendo, “vuoi vedere la tua dolce mogliettina… fottuta? inculata? la vuoi vedere con la doppia penetrazione? la vuoi vedere, eh? non devi fare altro che chiedermelo, e io ti mando tutto ma non solo a te, anche a un sacco di gente che ti conosce, vero dottore?”
ero fottuto. assolutamente fottuto.
“sei solo una troia” ringhiai, “solo una sporca, lurida troia!”
“certo, sono una troia, una grandissima troia, una che si fa sbattere da chiunque…” rispose, “e questa troia ti vuole venerdì sera, alle dieci al club! solo, giacca e cravatta!”
“sì, ci vengo al club” le risposi, “ci vengo e ti ammazzo”
non mi ascoltò nemmeno.
“venerdì, alle dieci” continuò, “e di alla tua mogliettina che rientrerai in giorno dopo, qualcosa ti inventerai, sono sicura… dille che hai impegni di lavoro…”
“tu sei… pazza…” riuscii solo a dire, al colmo della frustrazione ma anche dell’impotenza.
“venerdì, alle dieci…” continuò, ma stava per chiudere, “hai visto chi ho per te, l’hai riconosciuta, vero?”
inspirai profondamente e esalai un lunghissimo respiro.
“sì”
“le ho fatto vedere la tua foto, le ho parlato di come ti muovi e di come tratti una donna a letto, e lei vuole te…” disse, “ho garantito per te, vuole te e solo te…”
stavo andando in tilt!
“e se farai il bravo…” aggiunse ancora, “non sarà l’unico grandissimo pezzo di figa del mondo dello spettacolo che ti scoperai, te lo prometto!”
“e mi ringrazierai, vedrai che mi ringrazierai” disse ancora, “e io saprò mantenere la mia promessa, e quelle foto non vedranno mai la luce del sole, parola di Stella!”
“Stella… io… io ti…” cercai di dire ma non me ne lasciò il tempo.
“non farne parola con Gioia, questo lo sai già, non serve che te lo ricordi” tagliò corto, “ricordati, venerdì alle dieci”
ero disperato, distrutto.
se avessi rifiutato la mia carriera, la mia reputazione sarebbero state distrutte per sempre per non parlare di Gioia, che non sarebbe più potuta uscire di casa dalla vergogna.
senza contare che sarebbe la fine, quella vera, del nostro matrimonio.
“Gioia… cos’hai combinato, Gioia…” sussurrai, e oggiamente dall’altra parte Stella sentì tutto.
“adesso sta a te” concluse, “venerdì, alle dieci, al club, ci sarai?”
ci misi credo una decina di secondi per rispondere, recuperai fiato e concentrazione, inspirai e poi espirai prima di rispondere.
“ci sarò”
fine capitolo 4
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