Chapter 16 - 16 πΆπ₯
Scopata al ristorante
4 months ago
Giacomo pov's
Ho portato fuori a cena Alice; Γ¨ stata una serata perfetta, semplice, disinvolta, ma soprattutto reale.
Lei ha le guance rosse per tutto il vino che ha deciso di bere, Γ¨ stra bella anche con le guance rosse.
Ho deciso di prendere la sala del ristorante solo per noi così possiamo stare da soli, senza essere disturbati dalla gente.
Le dico de venire da me, ho voglia di farle qualcosa di peccaminoso, tanto siamo solo noi due e il camerie sa che non deve venire da noi fino quando non gli viene ordinato.
Si alza e fa il giro del tavolo, penso che la sua instabilitΓ Γ¨ dovuta al vino oppure posso immaginare che sia per i suoi umori che di sicuro le scivolano lungo le cosce.
Quando Γ¨ davanti a me, mi alzo e scosto il piatto; la metto sul tavolo con un solo movimento.
Questo vestito rosso le sta da dio, ma starebbe meglio sul pavimento della mia camera, anzi di questo locale.
Il suo cuore prese a battere piΓΉ forte, ma scommetto che la sua eccitazione sta aumentato sempre di piΓΉ.
Le tende sono tirate e anche la porta d'ingresso era coperta da una tenda che ci ripara dagli sguardi dei passanti, perchΓ© la cosa che farΓ² ora nessuno la deve vedere aperta io.
Devo rassicurarla perchΓ© so che ha paura che qualcuno ci possa vedere.
Giacomo: γNon c'Γ¨ nessuno bimba mia.γ
Alice: γSei sicuro?γ
Giacomo: γHo detto al camiere di non venire di qui finchΓ© non gli do il via libera. Ci siamo soltanto noi due.γ
Le sollevo il vestito intorno ai fianchi e infilo le dita nell'elastico del suo tanga.
Alice: γChe stai facendo?γ
Giacomo: γMi sto per gustare il mio dessert.γ
Alice: γMa a te non piacciono i dessert!γ
Giacomo: γHo cambiato idea, la tua dolce fighetta Γ¨ il mio dessert di questa cena.γ
Le sollevo i fianchi per poterle tirare giù il tanga senza passare alle cattive maniere, cioè strapparglielo di dosso, ma dopo dovrebbe tornare a casa senza nulla sotto.
Il gemito affannato di Alice mi manda in fiamme come quando dai fuoco alla benzina.
Affonda le sue mani tra i miei capelli, mentre le sistemo le gambe sulle mie spalle.
Lecco a lungo e languidamente il suo clitoride, cazzo se Γ¨ buona, starΓ² qui a lungo a leccargliela.
Prendo il suo clitoride gonfio tra le labbra e lo succhio, mi godo il modo in cui rabbrividisce e ansima per il piacere che le sto dando.
Adoro mangiare la figa di Alice.
Il suo sapore, il suo odore, il modo in cui si stringe attorno alle mie dita quando gliele infilo dentro, Γ¨ il banchetto piΓΉ inebriante e gustoso del mondo intero.
Le sue grida di piacere mi spronano a continuare a scopare con la lingua la sua dolce figa finchΓ© non inizia a gocciolare su di me; il suo clitoride ormai Γ¨ gonfio e i suoi umori mi scivolano sulla lingua.
Mi stacco un attimo da lei per ammirare lo spettacolo che avevo davanti, bagnatissima e perfetta solo per me e non per qualche altro uomo.
Le allargo ancora di piΓΉ le gambe, abbasso la testa e inizio a divorarla di nuovo con la bocca e ogni tanto la scopa anche con le dita.
I gemiti e i piagnucolii di Alice aumentano di volume fino a quando diventano grida moleste, mentre alterno lingua e dita.
La scopo piΓΉ forte e con piΓΉ intensitΓ , sembra quasi che io stia morendo di sete e che lei fosse la mia fonte di salvezza.
"Ha un sapore buonissimo", Seppellisco il naso dentro di lei e inspiro il suo odore, la sua figa Γ¨ come il nettare piΓΉ dolce del mondo e io sono pazzo.
Voglio gustare ogni goccia che esce dalla sua figa e non ne avrΓ² mai abbastanza.
Le faccio scivolare dentro due dita e sollevo la testa per poterla guardare.
Alice abbassa lo sguardo verso di me, ha gli occhi socchiusi per il desiderio e accesi da una fiducia pura, il suo sguardo Γ¨ la mia fine.
Ho il cazzo così duro che a momenti può spaccarsi a metà per la pressione che sta esercitando dietro il tessuto dei miei pantaloni.
Spingo le dita ancora più in profondità , è così stretta che riesco a sentire come si apre intorno a me, finché non mi ritrovo con le dita sepolte completamente dentro di lei.
Faccio dentro e fuori lentamente per farle sentire anche la minima frizione; un brivido gli da una scossa in tutto il corpo.
Un grido stridulo esce dalla sua bocca e risuona nella sala, mentre il suo corpo si inarca sul tavolo, i suoi muscoli si irrigidiscono e vibranno per la forza dell'orgasmo che le sto regalando e mi veniva sulla lingua.
Il desiderio mi brucia nelle vene, mi prendo tutto il tempo necessario per assaporarla goccia per goccia senza fretta.
Le sue grida si calmano in un piagnucolio confuso, e rimane a gambe aperte e soddisfatta, sul tavolo dove fino ad un attimo fa stavamo cenando.
Lecco per l'ultima volta il clitoride con un movimento languindo e poi la faccio alzare.
Γ meglio terminare a casa quello che abbiamo iniziato.
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