Padre nostro

Chapter 6 - PADRE NOSTRO 6° CAPITOLO

Un prete 50 enne, molto porco e parroco di una chiesa in un piccolo paese sul mare, darà vita, con le sue voglie perverse, ad una catena di accadimenti che sconvolgeranno la vita di alcune famiglie, facendole cadere in un abisso di depravazione totale.

S7
scrittore 71

5 months ago

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 Suor Anna, la più giovane delle suore che coadiuvava Padre Francesco nella conduzione della parrocchia, era in cucina preparando il pranzo per la sera. Era sola ed era turbata, di un turbamento che non riusciva a spiegarsi. In quella chiesa, in quelle mura, fra quelle stanze c’era un non so che di elettrico. Il parroco la turbava con quei suoi sguardi penetranti. Si era accorta qualche ora prima che Suor Angelica  stava rimettendo a posto la stanza  del prete completamente nuda. L’aveva spiata dal buco della serratura, non potendo frenare la sua curiosità giovanile. Era rimasta scossa e turbata. Si era fatta tante domande  e tante risposte gli erano venute in mente. Aveva notato anche che a cena i duetti fra  Suor Angelica ed il prete erano spesso piene di battute maliziose. Aveva notato nei loro sguardi della complicità che non sapeva spiegarsi. Però tutto questo non la infastidiva anzi spesso un calore strano avvolgeva il suo corpo. Il turbamento le dava un piacere mai provato. Capiva che la parte femminile tendeva a voler uscire, a liberarsi nel suo corpo. Non era un giovane inesperta. A quattordici anni, qualche mese prima di essere folgorata dalla fede, aveva conosciuto un ragazzo più grande di lei, con il quale aveva iniziato a scoprire i piaceri del sesso. Era ancora vergine ma tutte le altre cose le aveva fatte, assaporate e ne aveva tratto piacere. E dopo anni quei piaceri, quelle sensazioni riaffioravano. E mentre pensava questo si ritrovò ad accarezzare una carota che stava sbucciando. L’accarezzava come fosse un membro maschile. L’avviluppava, le strusciava il dorso della mano sulla consistenza durissima. Si ritrovò ad osservare la carota, l’afferrò e la porto alla bocca iniziandola a passarsela sulle labbra della bocca. La insalivo per bene, poi ci passo la lingua e poi la introdusse fra le labbra. Era un gioco innocente ma per chi l’avesse guardata sarebbe stato molto eccitante: una suora, giovane, con una carota in bocca a mimare un  pompino.

La suora aveva gli occhi chiusi e non si accorse di suor Angelica che la sta spiando oltre la porta. La giovane sentendosi al sicuro si alzò in un attimo la tonaca e poi la sottana, che portava sotto, ed introdusse la carota nelle mutandine che portava. Accostò l’ortaggio alla sua fica e lo strusciò sui peli. Quel freddo contatto gli causò dei brividi ma continuò nell’operazione, anzi appoggiò la carota all’entrata e la fece bagnare con gli umori che fuoriuscivano dalla figa. Ebbe un fremito, il piacere la pervase, sospirava ed introduceva sempre di più la carota dentro facendo attenzione a non lacerare la sua verginità. Poi dopo alcuni istanti estrasse la carota da sotto i vestiti e guardandola portò il naso vicino all’ortaggio e ne aspirò l’afrore. Poi come un oggetto di culto la mise da parte, in un piatto, separandola dalle oltra carote. Poi continuò a preparare da mangiare.

Dopo alcuni minuti suor Angelica apparve in cucina e, guardando ogni tanto la giovane suora, l’aiutò ad apparecchiare in attesa dell’arrivo del parroco.

Bastarono pochi minuti e padre Francesco entrò salutando le suore ed accomodandosi a tavola. Mangiò il primo di buon gusto, era affamato e, dopo una giornata così piena di libidine e sesso, quella cena preparata con cura dalla ancelle del Signore era quello che ci voleva, pensò. Finito il primo suor Anna gli porse il secondo fatto da una carota, piselli bolliti ed una fetta di carne. Il prete andava pazzo per le carote e la prima cosa che fece fu portare alla bocca l’ortaggio. Suor Anna lo sapeva e alzando la testa e gli occhi verso il parroco l’osservò. L’uomo iniziò a masticare lentamente un pezzetto di carota e sentì subito uno strano sapore. Gli era familiare ma non sapeva ricondurlo a qualcosa in particolare. Era un po’ amarognolo. Ma era buono, poi mangiando meglio capì che sapeva di fica e allora morse gli altri pezzi con più decisione. Suor Anna fu felice che il prete apprezzasse e dentro di se si sentì scuotere tutta. Lui, l’uomo a tavola con la tonaca stava mangiando i suoi umori. Suor Angelica nel frattempo a vedere quella scena si eccitò moltissimo, anche per la spregiudicatezza della giovane ragazza.

Padre Francesco: “buona questa carota…molto buona…l’avete cotta in umido ?”

Suor Angelica: “veramente padre ha fatto tutto suor Anna. Io avevo da fare ed ha cucinato lei…ha preparato tutto lei.”

Padre Francesco guardò la suora.

Padre Francesco: “bene suor Anna, complimenti per la cena. Sta iniziando a capire i miei gusti. Brava.”

Suor Anna: “grazie padre…grazie…sono lusingata.”

Poi rivolgendosi a suor Angelica sorridendo maliziosamente disse: “hai visto la nostra piccola suora com’è brava ? dovresti farla cucinare più spesso. E poi sicuramente userà dei segreti in cucina per renderli così appetitosi.”

Suor Anna: “si…padre…ho notato anche io che ha tanti segreti e tanti tanti lati da scoprire.” Sottolineando le ultime parole.

Dopo queste poche battute continuarono a mangiare, ma fu tutto uno scambio di sguardi, di sorrisi, finanche di un occhiolino da parte del parroco verso la giovane suora. Alla fine l’uomo si alzò e si congedò dalle donne. Tornando in camera pensò alla giovane suora. Aveva mostrato la sua attitudine e la sua predisposizione ad essere traviata. Ora sarebbe toccato a lui fare dei passi successivi verso la depravazione totale, ma voleva agire a modo suo e far salire la libidine al massimo nella testa e soprattutto nel corpo della suora.

La notte dopo alcune ora di sonno. Si alzò e silenziosamente attraversando il corridoio si avvicinò alla porta della camera di Suor Anna. Portò l’orecchio al legno per ascoltare eventuali rumori poi, visto il totale silenzio, aprì la porta e si introdusse dentro. La stanza non era completamente buia, perché da un’anta della finestra filtrava un po’ di luce provenire dal lampione davanti alla chiesa, perciò poteva vedere bene il corpo steso sul letto della giovane suora. Era a pancia sotto e la sua faccia affondava nel cuscino. Indossava una vestaglia bianca, abbastanza doppia ma non così tanto da far risaltare il suo corpo giovane e flessuoso.

Il prete si avvicinò al letto. Era eccitato. Immobile, fermo osservò suor Anna ed iniziò a passare la propria mano sul cazzo sotto il pantalone che iniziava ad indurirsi. Poi sempre lentamente e sempre in silenzio si abbassò e con una mano alzò la vestaglia dalla ragazza. Apparvero i suoi glutei, giovani, perfetti, senza un filo di cellulite. Si avvicinò a scrutare il culo. Il suo cazzo era durissimo. Lo massaggiava con una mano mentre con l’altra mimava il gesto di una carezza sul culo della suora. Poi cercò di capire a che punto fosse il suo sonno. Se fosse profondo o leggero. Poi preso dalla libidine e fregandosene dell’eventuali conseguenze pose le sue dita sul limite della mutandine iniziando lentamente ad abbassarle un po’. Non vide nessuna reazione, non vide nessun movimento da parte della ragazza e allora continuò. Fece scendere ancor di più le mutandine. Il suo culetto perfetto e sodo iniziò ad apparire sotto i suoi occhi. Più sfilava e più quella visione paradisiaca lo ipnotizzava. Si fermò ancora un momento ma fu ancora silenzio e allora arrivò all’ultimo stadio della svestizione. Abbassò la mutandina in modo da intravedere lo spacco fra le gambe e le labbra della fica appena accennate. Quel corpo lo stava facendo impazzire di eccitazione. Sentiva il fuoco dentro di se. Avrebbe voluto prenderla, farla sua. Affondare in quella figa adolescenziale ma si trattenne. Non era ancora quello il suo obiettivo. E allora estrasse il cazzo dai pantaloni e avvicinandosi ancora di più iniziò a scappellarlo quasi sfiorando il culetto della suora. Iniziò a masturbarsi, in modo osceno, animalesco a pochi centimetri da quel corpo. Penso a tutte le cose più depravate che gli avrebbe fatto fare e più pensava più la sua carica di eccitazione aumentava. Arrivò finanche a pensare di metterla incinta. Mamma mia il massimo per un prete. Mettere incinta una giovane suora. Il massimo della depravazione. Continuò a masturbarsi e sentì crescere l’eccitazione. Continuò ed arrivò al limite dell’orgasmo. Spugnettava il suo cazzo sempre più forte. Indirizzò la cappella verso quel culetto e venne. Venne con una quantità infinita di sborra che esplose dal suo cazzo. Venne sul culo della suora. Venne sperando che non si svegliasse. Venne indirizzando il getto di sborra verso lo spacco, fra il culo e la figa. Venne e ne fu totalmente appagato. Si calmò, si ricompose e lentamente, senza far rumore si allontanò da quella stanza, prima però lanciò un ultimo sguardo a quel  culo sommerso di sborra.

(fine puntata)

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