INCESTO. vol.1

Chapter 3 - Un bel tranello in famiglia!

Massimo, devo chiederti una cosa. Quanto bene vuoi a tuo figlio? Voglio dire: quale sacrificio saresti capace di fare per lui?

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pennabianca

1 year ago

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Mi chiamo Massimo, ho 50 anni, compiuti due mesi fa. Sono un maresciallo della guardia di finanza e mi tengo sempre in forma, con nuoto e sport vari. Sono sposato con Matilde, che ha la mia stessa età. Lei è una bella donna, con le curve un po’morbide. Ha le curve generose, ma non grassa. Ha un seno grande di una 4a misura ed un bel culo molto sodo. Stiamo insieme da trentadue anni e siamo sposati da ventisette. Abbiamo un figlio, Marco, che oggi, nella ricorrenza del nostro venticinquesimo anniversario, si sposa alla stessa ora e nella stessa chiesa, dove ci siamo sposati noi venticinque anni fa. Così hanno voluto mio figlio e Lucrezia, mia nuora. Per noi era stata una cerimonia ricca di nostalgia e di felicità nello stesso tempo. L’emozione ci ha riportato indietro nel tempo, al nostro matrimonio, ed abbiamo rivissuto la stessa emozione. Conosciamo Lucrezia da tre anni. Quando Marco l’ha portata a casa la prima volta, ricordo che ho avuto una buona impressione. Allegra, solare e molto simpatica. Ha subito legato con mia moglie e, fra loro è nata una bella amicizia che, con il tempo, si è trasformata in una complicità, che si è rivelata molto utile ai fini dell'organizzazione delle nozze. Al momento di far la sua conoscenza, una sola cosa mi ha un po’ stupito: lei indossava una mini, che non lasciava molto all’immaginazione e si muoveva consapevole che avrei, in qualche modo, sempre potuto ammirare le sue splendide cosce o il suo culetto da favola. In effetti ha continuato, in tutti questi anni, ad esibirsi davanti a me e sono convinto che ero, in assoluto, il suo bersaglio, perché, in più di una occasione, in cui vi erano altre persone, al di fuori della mia ristretta cerchia famigliare, moglie e figlio, ha sempre indossato dei pantaloni. Oggi, durante il ricevimento, in più di una occasione, ha appoggiato il suo culetto contro il mio cazzo: almeno dieci volte solo durante le foto. Ovvio che ho avuto una erezione un po’ imbarazzante, lei se ne è accorta e mi ha sorriso complice. Dopo la cerimonia, partono per la luna di miele che li porterà in Polinesia francese. Restano in viaggio per due settimane e, al ritorno, ci vengono a trovare nella villa che ho affittato per il periodo estivo. L’abitazione è situata all’interno di una zona molto bella e tranquilla. Uno splendido residence in riva al mare, composto da una serie di villette nuovissime ed un corpo centrale con ristorante, tavernetta e mini discoteca. Un vero paradiso, quindici giorni serviti e riveriti, con l’unico pensiero di riposarci e divertirci. Ci raccontano del viaggio e di come si sono davvero goduti ogni momento di quella speciale vacanza. Sul cellullare ci mostrano diverse foto, ma è lei che poi lancia una proposta davvero interessante. «A giorni, il fotografo ci ha promesso che ci consegnerà l’album della cerimonia matrimoniale, quindi, appena tornati dalle vacanze, ci dovete venire a trovare a casa nostra, per sfogliarlo insieme a noi. In quel momento avremo anche fatto stampare le foto del viaggio di nozze, che vogliamo raccogliere in un album e, per questo, dovremo scegliere le migliori. Lo faremo volentieri assieme a voi.» Io guardo mia moglie per farle capire che la cosa mi sembra un po’ troppo indiscreta, ma lei è subito entusiasta e, con la complicità di mio figlio, mi lascio convincere. «Papà, non fare il difficile! A noi fa piacere raccontarvi la bellezza di quei luoghi e di come ci siamo divertiti e, quindi, scegliere le foto insieme, è ancora più appassionante.» Passiamo insieme un bel week end. Mio figlio e mia moglie, per pigrizia secondi a nessuno, dormono sino a tardi, mentre io e mia nuora ci alziamo di buon’ora e prepariamo un buon caffè. Mentre mi gusto la bevanda, non posso non indugiare con lo sguardo su Lucrezia, in tenuta sportiva: indossa dei leggings sottilissimi e corti fino al ginocchio, senza cuciture. Sopra un push-up da allenamento, ideale per la corsa, che le modella il seno. Beve il caffè con me e poi, dopo avermi sorriso maliziosamente, si avvia, di corsa, verso la sua mezz’ora di sport quotidiano, mentre io vado a comprare i quotidiani. Poi, per tutto il giorno, me la ritrovo in spiaggia quasi nuda. Indossa un esiguo perizoma che, nella parte posteriore è invisibile, perché il filo scompare fra le natiche, mostrando il suo culetto perfetto. Ho continue erezioni che devo tener sotto controllo con frequenti bagni in mare. La sera, dopo cena, usciamo per una passeggiata ed un gelato. Lei e mia moglie fanno a gara a chi delle due è più sexy. Mia moglie indossa un tubino bianco elasticizzato, che lascia trasparire l’intimo, quasi invisibile, che indossa sotto, mentre Lucrezia indossa una mini nera, sotto cui è evidente che non ha indossato l’intimo. Una volta giunti al centro del paese, mia moglie e mio figlio si infilano dentro un negozio di souvenir, mentre io e Lucrezia restiamo seduti fuori, su di una panchina posta fra due grosse palme. Lei, con fare disinvolto appoggia la testa sulla mia spalla. Sento il profumo dei suoi capelli, il calore delle sue mani che cercano le mie. Ho un brivido. Accosto le mie labbra alla sua testa. La bacio inebriandomi del suo profumo. Lei si gira, solleva il capo e le sue labbra sono davanti alle mie. Ci guardiamo per un attimo e poi ci stacchiamo, come se avessimo avuto una scarica elettrica. La guardo, la desidero e lei non è da meno, ma nessuno dei due dice nulla. Il ritorno dei nostri partner annulla tutto. Mentre stiamo rincasando, improvvisamente suona il cellullare di mio figlio: è la sua ditta che ha avuto un serio problema di sicurezza e, poiché sia lui che mia moglie lavorano per la stessa azienda (lei è una dirigente), decidono di tornare a casa il mattino dopo. Per circa un’ora, è un continuo di telefonate e, alla fine, ce ne andiamo a letto con mia moglie che ha mille pensieri per la testa e io, al contrario, ne ho altri. Fin da subito, entrambi hanno rifiutato di coinvolgere me e Lucrezia. «Tranquilli, andiamo e torniamo, appena possibile. È inutile che vi roviniate le vacanze anche voi.» Ho passato tutta la notte a combattere con il desiderio per Lucrezia. Solo l’idea di averla tutta per me, mi sconvolge ed ha trasformato una notte di sonno, in ansia e tensione. All’alba, mio figlio e moglie se ne vanno molto presto. Io mi alzo e mi metto ad osservare il mare. La mattinata è splendida, il mare, liscio come l'olio, è di un colore verde smeraldo, l’aria frizzante, ricca di intensi profumi, suscita deliziosi brividi sulla pelle. Aspetto che lei faccia la sua comparsa in cucina, per il solito caffè. Durante la notte ho ripensato al suo profumo, a quel piccolo abbraccio ed al desiderio di averla. C’è qualcosa di diverso oggi, nell’aria. Una strana eccitazione mista a paura mi pervade. Preparo due tazze di caffè bollente ed aspetto che Lucrezia esca dal bagno, per dare il via al rituale di tutte le mattine. Invece oggi me la trovo davanti con gli occhi ancora pieni di sonno, avvolta nel suo micro accappatoio, Lucrezia mi appare nella sua infinita bellezza. Si siede di fronte a me, accosta le sue labbra alla tazza di caffè, sorbendone un lungo sorso. Non riesco a staccare i miei occhi dai suoi, sono occhi profondi, tagliati come nessun pittore potrebbe mai fare, scuri, come i capelli che li circondano. Le labbra, carnose, accarezzano il bordo della tazza con voluttà. Il suo viso di giovane donna è luminoso come il cielo al mattino, i nostri sguardi si incontrano e non si lasciano sino a che lei non torna a sorseggiare il caffè, per poi tornare di nuovo a cercarsi. La desidero e lei desidera me. Finito di bere, si alza dalla sedia, solleva le braccia al cielo, stiracchiando con un gemito di piacere i muscoli ancora intorpiditi. Il suo corpo si inarca, mettendo in evidenza i piccoli seni sodi; i capezzoli si intravedono sotto il sottile tessuto dell’accappatoio in micro fibra, al suo sollevar le braccia si son viste anche le sue mutandine, bianche, sottilissime, sotto cui si noto in trasparenza il monte di Venere, ricoperto da una nerissima e folta peluria. Sono eccitatissimo e mi rendo conto che lei se ne sia accorta. Fingendo un'aria ancora assonnata, Lucrezia si avvicina a me, allontana il tavolo dalla mia sedia e mi si siede sulle mie ginocchia, rannicchiandosi. Appoggia la testa alla mia spalla e con le labbra, mi bacia sul collo. In brivido mi percorre tutto il corpo. Nella posizione in cui si trova è impossibile che non si sia accorta della mia eccitazione. Si alza di nuovo, guardandomi fissa negli occhi e si siede a cavalcioni sulle mie gambe, allungando le braccia sulle mie spalle. Sono letteralmente sconvolto e molto eccitato. Lei si accomoda meglio, strofinando il suo sesso contro il mio, che ormai offre ampia dimostrazione del piacere che prova, poi, preso il mio volto tra le mani, prima mi bacia sulla fronte, poi si sposta sulle labbra, con un bacio leggero, quasi a voler saggiare la mia reazione. Mi guarda in silenzio e poi le nostre bocche si uniscono in un bacio a lungo desiderato. La sua lingua è un serpente che si insinua nella mia bocca e cerca la mia, con cui inizia una danza davvero stupenda. Un bacio lungo, carico di passione che, quando termina, ci lascia entrambi per un attimo storditi. «Mi fai impazzire! Ti ho desiderato dal primo istante che ti ho visto! Amo tuo figlio e voglio bene a tua moglie, ma sono pazza di te! Non voglio crearti casini, ma ho bisogno di esser tua! Ti voglio e, fin quando non tornano, voglio esser tua, perché non ce la faccio più a resistere!»

Si alza dalla sedia, mi prende per mano e mi porta in camera da letto. Si toglie l’accappatoio e si distende sul letto, a cosce e braccia aperte, invitandomi a godere con lei. «Vieni ti voglio! Ho troppo voglia di te! Considerami, adesso, solo la tua puttana! Il resto verrà dopo, ma ora fammi impazzire, che ti voglio da tantissimo!» Mi distendo ai suoi piedi, tra le cosce. Le mani scivolano ad accarezzare il polpaccio, la coscia sino a raggiungere la rosa umida del sesso. Le allargo le gambe e le appoggio sulle mie spalle, poi mi tuffo con estrema ingordigia nella piscina di umori che mi offre la sua prugna, che profuma di cagna in calore. Con la lingua raccolgo ogni goccia di quel succo dolcissimo, penetrandola freneticamente; allargando al massimo la bocca, la mordo quasi a volerla mangiare tutta. I suoi peli, ormai intrisi di umori e di saliva, emanano un odore talmente eccitante da far impazzire. Con le labbra, mi impadronisco del suo clitoride e, con la punta della lingua, lo titillo senza tregua. Gode ed urla di piacere! «Continua! Continua! Non ti fermare! Dai, impazzisco! Vengo! Sto per venire!» Il suo corpo è tutto un fremito. Inarca il bacino porgendomi il sesso con desiderio irrefrenabile, mentre sbatte la testa a destra e sinistra in totale delirio! Allungo le mani verso l’alto ed arrivo ai suoi capezzoli turgidi. Li afferro e li strizzo, provocando in lei spasmi di piacere. La mia lingua non abbandona un attimo di martoriare il clitoride e le mani continuano a torturare i capezzoli. Il suo corpo ha degli spasmi di piacere simili a convulsioni; a stento riesco a seguire i movimenti scomposti del suo bacino. Improvvisamente mi afferra la testa, mi stringe la faccia con tutte le sue forze contro il suo sesso, muovendo il bacino in modo da simulare un coito, tiene il suo sesso premuto contro la mia bocca ed emette un violento ultimo spasimo di piacere. «Pazzesco! Incredibile! Mi hai sconvolto con il solo uso della lingua! Immaginavo che eri un maschio speciale, ma non fino a questo punto. Ho avuto un orgasmo così intenso, che ora mi sento come svuotata! Non ho mai provato nulla del genere, né prima di stare con Marco e nemmeno con lui! Adesso fammi tua: fammi impazzire!»

Lentamente scivolo sul suo corpo, appoggio il mio membro ormai durissimo fra le labbra di quel suo fiore già bagnato dei suoi umori e della mia saliva. La fisso per un attimo negli occhi, poi, lentamente, spingo tutta la mia virilità dentro di lei. È un affondo lento, in modo che lei possa gustare per bene le dimensioni del membro che la sta penetrando e, inoltre, mi godo il sentir le pareti della sua vagina che si aprono al passaggio del mio membro e, quando le arrivo in fondo, do un colpo secco, che la fa sussultare e spalancare la bocca senza emettere alcun suono. Mi guarda quasi sbalordita, a bocca aperta, mentre io sfilo buona parte del mio membro, poi, con un movimento più repentino e deciso, lo affondo di nuovo tutto dentro di lei. Il suo corpo si inarca, per reggere l'urto della mia penetrazione; solleva le gambe portandole dietro i miei fianchi, poi asseconda i miei movimenti, spingendo il suo corpo incontro al mio, vi impatta procurando l'inconfondibile e provocante suono di corpi che si scontrano nel dolce, quanto incontenibile, furore della chiavata. «Meraviglioso! È qualcosa di meraviglioso, quello che mi stai facendo provare! Mi sfondi il ventre in una maniera portentosa! Ti sento duro, grosso, forte e virile e mi stai sfondando, procurando un misto di piacere/dolore sconvolgente!» Prendo a scoparla con un ritmo molto cadenzato e, ogni tanto, mentre affondo il mio membro dentro di lei, faccio ruotare il bacino in maniera da regalarle la sensazione di sentirsi ancor più dilatata. Gode: i suoi orgasmi si susseguono l'uno dopo l'altro, senza soluzione di continuità e, d'un tratto, mi abbraccia e mi blocca, cercando in tutti i modi di farmi stare fermo. «Mi fai impazzire! Stai sconvolgendo la mia mente! Non rispondo più del mio corpo! Ho goduto così tanto che mi sembra un sogno! Tuo figlio è bravo, ma tu sei insuperabile!» Avverto il bisogno di eiaculare, ma sono indeciso se farlo nel suo ventre e lei, che sembra intuire quel mio "impasse", dopo avermi baciato intensamente, mi fissa negli occhi. «Adesso riempi il mio ventre, svuotati dentro di me! Voglio sentire il tuo seme che mi scalda la vagina! Voglio sentire le tue ondate di piacere, che riempiono il mio corpo!» Resto ancora un po' indeciso, perché non so se lei adotta precauzioni e non ho tempo di replicare, perché sento i suoi muscoli vaginali che, contraendosi, mungono il mio membro. È una sensazione incredibile e, nello stesso tempo, tremendamente eccitante e così, ormai in preda al desiderio, inizio a sbatterla sempre più forte, fin quando, con un grido roco, mi svuoto completamente dentro di lei. «Lucrezia, vengo! Lucrezia, sto venendo dentro di te! Lucrezia, fammi uscire! Non voglio crear problemi!» Serra ancor più forte le sue cosce ai miei fianchi. «Non ci pensare nemmeno! Voglio sentire il tuo seme che scalda il mio ventre! Voglio sentire il tuo seme che riempie il mio corpo!» Resto immobile, sopra di lei. Sento il sesso che si sgonfia, esce e lei ci si avventa rapidamente sopra. Lo regge come se fosse una cosa preziosa, lo lecca avidamente, lo pulisce con cura, lo ingoia tutto. Lo venera come un dio! Sembra famelica, inarrestabile, decisa a farlo diventare di nuovo durissimo. È brava, lo succhia così bene che, dopo poco tempo, è duro all’inverosimile. Sale su di me, lo prende in mano, lo inumidisce con il cocktail di umori suoi e miei, che cola dalla fighetta ben farcita e dilatata e lo accosta al suo orifizio anale. Mi guarda fissandomi, per poi farmi una richiesta quanto mai perversa. «Questo ce l’ho ancora intatto. Tuo figlio non l’ha voluto, ha detto di non esser capace di iniziarmi a questo tipo di piacere in modo soddisfacente, quindi mi ha lasciato libera di farlo aprire da chi voglio ed io ho scelto te!» Se lo appoggia al buchetto e fa tutto da sola. Lentamente sento il mio membro scivolare nel suo sfintere, sino a che lei si è seduta su di me. Lo ha fatto adagio, lentamente, facendo in modo che i suoi muscoli anali avessero tutto il tempo per dilatarsi, aprirsi al passaggio del mio cazzone. «Ti sento grosso! Me lo stai sfondando, Massimo! Per vero, sono io stessa a farmi sfondare il culo dal tuo cazzone!» I suoi movimenti lenti, ma inesorabili, l’hanno portata a gustarsi la penetrazione con estrema goduria, limitando la sofferenza al solo movimento di su e giù. Poi, all’improvviso, gode. «Massimo, vengo! Mi fai godere di culo? È pazzesco!» Si allunga sul mio petto. «Dai, riempimi anche questo buco!»

La sollevo, la faccio girare senza estrarre il membro, poi la metto in ginocchio e alla fine le vengo dentro. «Lucrezia, vengo!» Mi svuoto dentro di lei inondando di piacere il suo intestino. I nostri corpi, umidi di sudore e di piacere, rimangono in questa posizione per non so quanto tempo. Poi, dopo una bella doccia, siamo andati al mare per tutto il giorno. Durante l'intera giornata, siamo stati tranquillamente in spiaggia, senza mai far riferimento a ciò che era accaduto. Tranquilli e sereni, ci siamo svagati come se i nostri corpi, ormai appagati dal desiderio, fossero sazi. Nel tardo pomeriggio, una telefonata di mio figlio ci avverte che torneranno nel pomeriggio del giorno successivo, quindi invito Lucrezia a cena con me. Facciamo insieme una doccia, poi lei indossa una bella gonna a portafoglio, che, quando è salita in auto, si è aperta, regalando alla mia vista, il magnifico panorama delle sue gambe, lunghe e affusolate, oltre il sesso, lasciato libero dalla occlusione di qualsivoglia indumento intimo. Ho prenotato in un posto molto lontano, dove nessuno ci conosce e, quando entriamo, sembriamo una coppia molto innamorata. Più che cenare, è un continuo scambio di coccole ed attenzioni, un continuo provocarci a vicenda, che ci porta ad un livello di eccitazione massima. Usciamo fuori e passeggiamo lungo la strada adiacente al ristorante. L'aria è un po' più fresca, ci sediamo e Lucrezia, si accoccola al mio fianco. Le passo il braccio sulle spalle, per tenerla più vicino a me. «Massimo, devo chiederti una cosa. Quanto bene vuoi a tuo figlio? Voglio dire: quale sacrificio saresti capace di fare per lui?» La domanda mi sorprende e sento il mio cuore che batte in modo irregolare, mentre penso alla risposta da fornire a quella imprevista domanda. «Qualunque cosa! Abbiamo penato tanto, per avere un figlio. Per due anni, ci abbiamo provato senza successo. Eravamo quasi disperati. Ormai sconfitti e sfiduciati, siamo andati in vacanza insieme ai miei genitori, che, quando ci hanno visti in quelle condizioni, ci hanno parlato a lungo e soprattutto rincuorato, esortandoci ad insistere e non arrendersi, davanti alla prima avversità. È stato dopo quella vacanza che Matilde è rimasta incinta. La nostra felicità è stata incontenibile. Quindi, per rispondere alla tua domanda, direi che, per mio figlio, son disposto a far di tutto!» Lei si gira, mi fissa negli occhi e mi bacia, poi si alza in piedi e mi chiede di tornare a casa. «Portami a casa e fammi impazzire ancora! Massimo, voglio godere ancora tra le tue braccia e sentire il tuo seme che scalda il mio corpo!» Mentre la macchina sfreccia veloce nella notte, rifletto sul senso della sua domanda, ma non trovo un valido motivo. Appena entrati in casa, andiamo direttamente in camera da letto e, in un attimo, siamo nudi. Lei si sdraia sul letto, allarga le braccia e mi invita a possederla. «Amami, Massimo, fammi tua! Massimo, ti voglio! Voglio sentire il tuo piacere che mi riempie!» Si distende supina lasciando il suo sesso alla mercè della mia lingua. Continuo a baciare e leccare la sua rosa profumata, mi inebrio dei suoi umori che, copiosamente, bagnano il mio viso, mentre cerco di ingoiarne il più possibile. In preda ad un forte desiderio, mi trascina su di sé e, con la mano, indirizza direttamente il membro dentro di sé. Vuole esser scopata forte. «Spingimelo tutto dentro! Voglio sentirlo tutto, fin in fondo! Fammi impazzire!» È eccitata all'inverosimile. Gode con una facilità impressionante di un orgasmo dopo l'altro, senza soluzione di continuità e poi, anche in questa occasione solleva le gambe e le annoda dietro di me, implorandomi a riempirle il ventre. «Vengo! Massimo, sto impazzendo di piacere! Massimo vieni, dai, riempimi!» È calda e bollente. Sento il mio membro immerso in tutto il suo piacere e così le regalo una copiosa sborrata. Quando mi sente che le sto riempiendo il ventre, si lascia andare ancor di più. «Massimo è bellissimo! Sentire che mi vieni dentro, mi fa impazzire!» Restiamo abbracciati e ci addormentiamo senza neanche rendercene conto. All'alba, è il calore della sua bocca che mi sveglia: me lo sta succhiando con tutta la dolcezza possibile. Senza nessuna esitazione, mi rigiro a testa in giù ed infilo la mia lingua fra le pieghe della sua lumachina, ancora intrisa del mio piacere e questo la fa impazzire ancor di più. «Che porco meraviglioso! Mi fanno impazzire gli uomini come te che non esitano a leccare una fighetta ancora piena del loro piacere. Massimo, ti adoro! Massimo, sei veramente una persona speciale!» Ormai il mio membro è di nuovo bello duro; lei mi sale sopra e mi cavalca come un'amazzone. Gode ancora e poi, dopo l'ennesimo orgasmo, si sdraia sfinita sopra di me: io l'abbraccio e la metto distesa di lato, mentre continuo a sbatterla come se non ci fosse un domani. Quando sento il piacere esplodere nella mia testa, aumento il ritmo e lei, sollevata una gamba, la mette dietro di me. «Massimo, vieni! Massimo, riempimi tutta!» Restiamo abbracciati e, mentre sento il membro che comincia a sgonfiarsi, d'improvviso un rumore mi costringe a girarmi e mi si gela il sangue nelle vene. In piedi, sulla soglia, ci sono mio figlio e mia moglie che mi guardano, sorridono e si avvicinano a noi. «Brava, Lucrezia, missione compiuta! Bravo, amore mio, di certo sarai riuscito ad ingravidare questa donna, che desidera ardentemente aver un figlio!» Sono sbalordito, ma subito Matilde mi bacia, mi abbraccia. «Amore, va tutto bene! Amore, questa cosa era stata organizzata di bella posta, proprio affinché tu potessi riempire il ventre di Lucrezia!» Mi rigiro un attimo e cerco per un momento di riprender fiato, perché sono veramente basito. «Cosa? Ma… Cioè, non capisco… Mi volete spiegare? Voi eravate tutti d'accordo per cosa? Cosa significa che io dovevo…» Mentre sto cercando di tenere sotto controllo la mia tachicardia, vedo Marco e Lucrezia che si baciano e si abbracciano felici e poi, seduti sul letto aspettano che Matilde mi dia una spiegazione. «Amore, come ti ho detto, va tutto bene! Quello che stiamo cercando di farti capire è che loro due, quando hanno cominciato a capire che stavano bene insieme e volevano vivere una vita insieme, hanno anche subito parlato di figli e, fatti i dovuti controlli, si son accorti che Marco aveva un problema. Così lui ne ha parlato con me e, dopo alcune consultazioni, l'alternativa era: o l'inseminazione artificiale, con scarsi risultati, considerando lo scarso numero di spermatozoi che ha Marco. Poco prima delle nozze, li ho visti veramente sconsolati e quasi indecisi a voler convolare a nozze, al massimo avrebbero convissuto. Allora ho raccontato a tuo figlio come son riuscita io ad ottenere una perfetta inseminazione, sufficiente a farlo venire al mondo. Ti ricordi quel periodo, quanto eravamo tristi e sconsolati anche noi? Ti ricordi che eravamo in vacanza, come noi adesso e, al ritorno della vacanza, ho scoperto di esser incinta? Tu eri così felice, che io ti ho nascosto un piccolo dettaglio: dopo quella chiacchierata con i tuoi genitori, tuo padre mi disse che forse era necessario un aiuto, magari con una copiosa innaffiata di spermatozoi, un po' più vigorosi. Per un attimo ho pensato che mi stesse esortando a tradirti, ma poi mi ha spiegato che forse poteva esser lui stesso quello che mi poteva spruzzare dentro una buona dose di spermatozoi, facendo restare tutto in famiglia. Ma la cosa curiosa è che, mentre mi parlava di questo, era presente anche tua madre, che si è subito offerta di distrarti in modo che lui potesse far in modo di darci questo aiuto. È stato sicuramente anche grazie al suo apporto che io son rimasta incinta ed è nato Marco. Quando ho capito che lui aveva lo stesso problema tuo, mi son offerta di favorire l'opportunità di fare quello che hai fatto. Non guardarmi con quegli occhi sbalorditi; senza che tu te ne sia mai reso conto, circa un mese fa, ho fatto analizzare il tuo sperma ed è emerso che col tempo sei diventato veramente un ottimo elemento per la riproduzione! Così ho spiegato ai ragazzi, cosa avevo in mente e, come vedi, si sono applicati al meglio per la realizzazione di questo progetto. Non eravamo sicuri che tu avresti accettato, così abbiamo architettato tutto alle tue spalle. Spero che capirai che tutto è stato fatto a fin di bene, quindi se sei adirato con qualcuno, prenditela con me! In fondo sono io quella che ti ha tradito per prima; loro non hanno colpa!» La stringo a me, baciandola ripetutamente. Mi hanno ingannato, ma in fondo era tutto a fin di bene; dopo di che mi son scopato mia nuora e chissà se, dopo questo, vorrà ancora qualche altro figlio. Per quanto mi riguarda, lo spero con tutto me stesso.

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