Incesto. vol. II

Chapter 4 - Una tradizione della valle.

Come avevamo immaginato. Federica, se sei d’accordo, potremmo dare una rapida ripassata a mio figlio, che ne dici...

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pennabianca

1 year ago

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Mi chiamo Adriano, ho 24 anni e sono un bel ragazzo di media statura, moro, occhi scuri, fisico asciutto; vivo assieme ai miei genitori, in una grande casa colonica. Fino a questo momento, non ho avuto altre donne se non Carla, con cui son fidanzato da circa dieci anni. Proveniamo e viviamo alle pendici di grosse montagne, le grandi città son lontane, siamo famiglie di agricoltori che si aiutano a vicenda. Il paese è formato da una chiesa, un po’ di case e tanti poderi, sparsi in tutta la vallata. Quello che ha cambiato la mia vita è successo poco tempo fa. Finalmente, dopo tanti anni di fidanzamento, mancava poco al giorno del fatidico sì. Per noi due avevamo ristrutturato il vecchio maso, su in alto al colmo della collina, dove, in genere d'estate, portavamo le mucche al pascolo ed ora, invece, io e la mia futura moglie avevamo deciso di modificarlo e farlo diventare, oltre alla nostra casa, un piccolo b&b con tre camere e tanto verde intorno. Da questa posizione poi è facile salire su, in alta montagna e, d’estate, sono molte le persone che vengono a fare escursioni, quindi avevamo messo in atto questa nostra idea per un proficuo futuro. I giorni precedenti, però, erano stati pieni di impegni e per sbrigare tutto ciò che c’era da fare, avevo chiesto l’aiuto di mia madre che, per qualche giorno, era venuta su, nella nuova casa, con me. Era stata molto brava a preparare il matrimonio di mia sorella e, sicuramente, sarebbe stata altrettanto brava nel preparare il mio. Contavo su di lei per preparare il nostro nido e lei, felice, si era detta molto disponibile. Il secondo giorno che eravamo su, venne a trovarmi Federica, mia cognata, ossia la sorella della mia futura moglie, che mi portò i primi regali ricevuti. Mia madre Flavia e mia cognata già si conoscevano, ma era da un po’ di tempo che non si vedevano, in quanto lei vive vicino al paese, perché lavora nell’emporio dove si rifornisce tutta la comunità. Così cominciarono a parlare dei preparativi, della festa e dei regali. E, a proposito di regali, mia madre le chiese di aspettare in cucina. Dopo qualche minuto, si presentò con un set di lenzuola bianche e le chiese se poteva aiutarla a metter quelle lenzuola sul letto. «È usanza che siano una di ogni parte delle due famiglie a rifare il letto degli sposi. Se non ti dispiace aiutarmi, lo facciamo assieme.» Mia cognata rispose di sì e si avviarono in camera da letto, dove le raggiunsi dopo qualche minuto. Mentre le osservavo, esse si misero all’opera. «Sai, Flavia, sono proprio belle queste lenzuola.»

Mia madre convenne con lei che erano di gran pregio. «Sono proprio delle belle lenzuola: è il cotone di cui sono fatte, che è di prima scelta.» Federica fece un sorrisetto compiaciuto. «Sì, Flavia, sono proprio belle e su questo letto ne vedranno di cotte e di crude!» Io non potei non confermare le loro affermazioni. «Sicuramente questo letto non durerà molto, siamo molto in arretrato; mi toccherà fare tutto ciò che non ho fatto finora.» Ho visto lo sguardo stupito di mia cognata. «Cosa significa? Vuol dire che tu e mia sorella non l’avete mai fatto?» Un po’ in imbarazzo, le ho risposto deciso. «No, ho sempre rispettato la sua volontà di farlo dopo il matrimonio. Anzi, quando verrà quel giorno, spero proprio di non far brutte figure.» Ho visto lo stupore nei loro occhi. Si son date uno sguardo e poi è stata mia madre che ha preso la parola. «Figlio mio, non devi preoccuparti; in quel momento, tutto sarà bello, anche se era meglio aver fatto un briciolo di esperienza. Ma, come ti dico sempre, a tutto si può rimediare.» L’ho guardata stupito. «Non capisco, mamma, cosa vuoi dire?» Lei non mi ha risposto, ma ha girato lo sguardo verso mia cognata. «Come avevamo immaginato. Federica, se sei d’accordo, potremmo dare una rapida ripassata a mio figlio, che ne dici?» Lei ha sorriso e si è detta disponibile. «È una buona idea. Credo che sia il miglior regalo che gli possiamo fare.» Ero attonito nel sentire quelle parole, ma, ben presto, il mio turbamento svanì, quando mi resi conto delle effettive intenzioni che avevano le due donne. Mia madre indossava una camicetta bianca ed una gonna nera; mia cognata una maglietta aderente ed una gonna corta di jeans. Mi voltai verso mia madre e vidi che, lentamente, si stava sbottonando la camicetta: un bottone, dopo l’altro, ma lentamente. Si aprì totalmente la camicetta e se la sfilò. Potevo vedere il suo seno abbondante, che il reggiseno di merletto nero faceva fatica a contenere. Nel mentre, mia cognata mi venne da dietro. Iniziò ad accarezzarmi spalle e braccia; potevo sentire il suo caldo respiro sul mio collo.

Nel frattempo, mia madre si sfilò la gonna, mostrando uno splendido slip nero con merletti e pizzi. Mia cognata iniziò a muoversi dietro di me, spingendo il suo seno contro la mia schiena. Inutile dire che la mia eccitazione salì subito alle stelle. Mia madre cominciò a muoversi sinuosamente. Con le mani si toccava il seno, schiacciando le mammelle dure l’una contro l’altra. Quello spettacolo mi stava eccitando da morire, anche perché mia madre ha una 5a di seno. Anche mia cognata era ben equipaggiata, con una bella 4a. D’improvviso mia madre si sfilò il reggiseno, mostrandomi le sue polpose tette, i capezzoli turgidi e le grandi areole. A sua volta Federica non perse l’occasione ad eccitarmi ancor di più. «Ti piacciono le tette di tua madre, vero? Ma le mie non sono da meno, te lo posso assicurare.» Così mi prese una mano e se la infilò sotto la maglietta, facendola scorrere con movimenti rotatori su entrambe le tette. Io non persi tempo, così le alzai la maglietta. Aveva uno splendido seno anche lei. Mi avvicinai ed iniziai a leccarle, prima un capezzolo, poi l’altro. Al contatto con la mia lingua entrambi diventarono turgidi. Mia madre ne fu subito entusiasta. «Bravo, figlio mio, vedo che la nostra lezione ti sta piacendo. Continua così che vai benissimo!» Chiesi conferma del mio operato. «Sì, mamma. Ti piace come lecco i capezzoli di Federica?» A lei brillavano gli occhi per l'orgoglio che le avevo instillato. «Sei molto bravo, continua; stai facendo eccitare cognatina e mamma.» Poi si stese sul letto, continuandosi a toccarsi il seno. Ho poi visto che una mano di mia madre si insinuava dentro gli slip. Vedevo quella mano andare avanti/indietro e, ogni volta che quelle dita entravano nella propria figa, emetteva un gemito. Federica mi ha fatto avvicinare a lei. «Hai visto cosa sta facendo tua madre? Dai, andiamo da lei a farle compagnia.» Così ci avvicinammo a mia madre. Io a destra, Federica a sinistra. Contemporaneamente le sfilammo le mutandine. Mia madre non smise di masturbarsi. Le sue dita si bagnavano sempre più ad ogni penetrazione: era visibilmente eccitata e sicuramente molto calda. Io la guardavo estasiato con il cazzo che premeva con forza dentro i pantaloni. Federica iniziò a leccarla, partendo dall’ombelico e scendendo sempre più giù. Il contatto tra la lingua di Federica e la figa di mia madre fu un qualcosa di straordinario.

Mia madre inarcò la schiena, mentre la lingua di Federica entrava e usciva con molta rapidità, indugiando sul suo clitoride con movimenti rotatori e molto veloci. «Accidenti, che brava che sei! Dai, mi fai impazzire! Continua!» Vederla gemere di piacere, mi mandò il sangue alla testa. Senza attendere altro, mi denudai completamente. Mia madre vide quanto ce l'avevo grosso e si compiacque con sé stessa, per il lavoro fatto. «Federica, guarda com’è venuto bene mio figlio! Ha il cazzo grosso come quello di suo nonno, che era un vero toro!» Lei ha sorriso e le ha fatto una proposta. «Visto che è tanto grosso come dici tu, vediamo come te lo senti tra quelle tue tette enormi.» Così mi sedetti su di lei e, mentre Federica la leccava, io glielo misi tra le tette muovendomi avanti e dietro. Lei agevolava la “spagnola” stringendosi le tette. Era bello sentire il mio pene imprigionato tra le tette di mia madre. Dopo qualche minuto, iniziai ad accelerare i movimenti, facendo arrivare la punta del mio pene a pochi centimetri dalla sua bocca. Non potendolo prendere in bocca, mia madre tirò fuori la lingua e, con la punta, prese a bagnarlo come una vera troia. Ero eccitatissimo. «Che meraviglia! Non ho mai fatto questa cosa con Carla, anche perché il suo seno è molto più piccolo del vostro!» Potevo sentire il mio pene ben lubrificato. Federica, dopo aver leccato per bene la figa di mia madre, si avvicinò anche lei al mio pene. Lo liberai dalle tette di mia madre e le due donne si inginocchiarono una di fronte all’altra: Federica moriva dalla voglia di ciucciarlo. «Non vedo l’ora di sentirlo in bocca! Mi eccitano molto le verghe grosse e questo è davvero notevole!» Avvicinai le loro teste al mio pene turgido ed esse, prima con la lingua, poi con la bocca, si alternavano a leccarlo ed a prenderlo in bocca. Mia cognata Federica aveva una bocca caldissima e, quando il mio pene entrava nella sua bocca, sentivo una piacevole sensazione di calore. «Che spettacolo! Siete due succhiacazzi stupende! Carla non ha la vostra esperienza.» Federica si è messa a ridere, mentre mamma mi ha detto una cosa che in quel momento non ho ben compreso. «Stati tranquillo che, col tempo, sarà brava anche lei; vedrai che ne avrà di tori da mungere e tu di vacche da montare, specie dopo che sarà noto a tutte che razza di gioiello ti ritrovi fra le gambe.»

Mamma si girò verso mia cognata e la invitò a gustarsi la mia verga. «Dai, Federica, prenditi dentro questo ben cazzone!» Lei la guarda un po’ incerta, indecisa. «Ma io… no dai, Flavia, è tuo figlio …tocca te…» Mamma insiste che sia lei ad assaggiarlo per prima. «Non dire sciocchezze! Sei l’ospite e, quindi, assaggialo tu per prima: sarei davvero felice a vedere come ti sfonda la fica questo torello!» Lei ha sorriso e si è distesa a gambe aperte. Fu così che scopai prima Federica. Appoggiai la punta fra le pieghe della sua ostrica bagnatissima e, lentamente, le entrai dentro. Facevo con calma perché decisamente inesperto sul da farsi. Lei era molto stretta, ma mi ha chiesto di non aver riguardo. «Sì, sei grosso e mi apri tutta, ma non darti pena: spingilo tutto dentro! Sì, lo voglio tutto dentro! Che bello!» Era bollente e molto bagnata; le sono arrivato in fondo, senza però averlo ancora infilato tutto; mamma se n’è accorta. «Accidenti, che verginella che sei! Si vede che ancora non sei sposata, altrimenti lo avresti preso tutto dentro! Dai, amore di mamma, sfonda questa puttanella!» Effettivamente mia cognata era stretta, vista la sua giovane età. Aveva due anni in meno della mia futura moglie ed era fidanzata da soli tre mesi con un ragazzo che viene dalla citta, ogni giorno, a rifornire il super mercato dove lavora. Prese a godere e, poco dopo, la sbattevo con vigore: se ne è venuta allegramente sotto le mie spinte. Ha avuto un orgasmo intenso e poi mi ha chiesto di rivolgere le mie attenzioni a mia madre. «Dai, adesso fa godere anche lei.» Mamma ha sorriso, poi si è distesa supina a cosce aperte e io ho potuto gustare anche la seconda di quelle due goduriose fiche. Ho subito notato che mia madre era ben più dilatata rispetto a Federica, di certo a causa della notevole quantità di cazzi che, nel tempo, l'avevano chiavata. In effetti ero al corrente del piacere che ne ricavava nell'aprire le cosce con facilità e, questa cosa, mi aveva sempre incuriosito, perché mio padre non ne aveva mai fatto un problema. La stantuffai davvero bene, tanto che i suoi gemiti si potevano sentire per tutta la casa. Ha avuto anche lei il suo orgasmo. «Sì, dai, figlio mio! Dai, fammi godere! Che toro! Che meraviglioso toro ho partorito! Sei tutto tuo nonno: anche lui era un vero toro da monta! Che meravigliosi torelli farai partorire anche tu!»

L’ho guardata senza capire, anche perché ero arrivato al limite e lei se ne era accorta. «Esci, figlio mio, e scarica la tua crema in faccia a due vacche come noi!» In effetti ero davvero ansioso di scaricare la mia eccitazione, in una sborrata liberatoria. Lei ha preso Federica e le ha fatto accostare la guancia alla sua e, poi, ha sollevato la mano, ha afferrato la mia mazza durissima ed ha preso a segarla velocemente. «Guarda Federica, le mie dita non riescono a congiungersi! Ha davvero un gran bel cazzo! Dai, amore, scarica il tuo seme sui nostri visi, che non aspettano altro.» Io le ho guardate e le ho ringraziate. «Mamma, Federica, grazie per la lezione che mi avete dato. Sicuramente, quando sarà il momento, mi troverò più preparato. Ora voglio ripagarvi per ciò che avete fatto per me.» Un attimo dopo, mi fecero schizzare un fiume di sborra sui loro volti e dentro le bocche spalancate. Nulla di quella sborrata andò perso, tant’e che mia madre e mia cognata si leccarono ben bene senza lasciarne traccia. Sfinito, ma non sazio, mi son disteso fra loro ed ho chiesto a mamma delle spiegazioni. «Che cosa volevi dire che sono come mio nonno?» Lei ha sorriso, poi ha guardato prima Federica, poi me, e ci ha spiegato. «È tradizione, in questa valle, fin dai tempi della grande guerra, quando i maschi validi erano al fronte che, all’equinozio di primavera, ci si riuniva su, nella grande grotta alla base della montagna, e si fa festa per tutta la notte. Al raduno, però, possono partecipare solo le donne sposate con i loro mariti, e quelle possono assaggiare tutti i cazzi dei presenti; si stabilisce chi lo ha più grosso e quello diventa il toro della valle! Figlio mio, tuo nonno è stato il toro della valle per diversi anni e molte di noi ci siam fatte ingravidare da lui; i nostri mariti non hanno mai avuto nulla da ridire, perché questo rende la nostra gente più forte e più unita. Tua moglie avrà da soddisfare molti dei mariti di quelle che vorranno essere ingravidate da te e, quindi, non ti disperare se ancora non ha fatto le sue esperienze; vedrai che, col tempo, saprà farti godere molto, come tu farai godere molte delle vacche che monterai nel corso della tua vita. Io stessa ho voluto esser ingravidata da tuo nonno e, ora che vedo il risultato, ne sono davvero fiera.»

Federica l’ha guardata ammaliata dal racconto, mentre io ero mi son trovato di nuovo in tiro; a quel punto, esse non si sono lasciate sfuggire l’occasione di godere ancora. Il giorno del nostro matrimonio, in chiesa c’era tutto il paese e molte donne mi hanno sorriso con evidente malizia; Federica le aveva informate che ero ben messo e molti uomini si son complimentati con me, per la bellezza di mia moglie; lei mi ha guardato e, in un momento che eravamo da soli, mi ha fatto una precisa domanda. «Quando cominci a montare le tue vacche? Lo voglio sapere, perché per prima voglio esser io ad essere ingravidata da te; dopo di che puoi ingravidare tutte le altre, ma prima spetta a me esser la tua vacca gravida!» L’ho guardata con occhi colmi di amore. Lei mi ha detto di aver saputo da mia madre e sua sorella, della vecchia tradizione e si è detta ben felice di poterla tramandare, ma alle sue condizioni. Non ho fatto alcun commento: che dire? Le tradizioni vanno rispettate e tramandate, perché fanno parte della cultura di un popolo e, se son così goduriose, perché no?

 

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