Arroganze e prevaricazioni

Chapter 6 - Arroganze e prevaricazioni 6 - C - Laura 1

Laura prende definitivmente il posto della madre; ma impiega poco a tradire

G
geniodirazza

1 year ago

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Arroganze e prevaricazioni 6 - C - Laura 1

Quando rientra in sede, gli basta poco per essere informato che Laura, una volta sverginata e abbandonata l’immagine della figlia devota, si è scoperta una vena imprevedibile di assoluta impudicizia; ha cominciato a frequentare, nell’ambiente universitario, i gruppi più scalmanati di giovani assertori di una libertà incontrollata, che spesso e volentieri scivola e decade nel più squallido libertinaggio; la convinzione diffusa è che fare sesso sia un’attività piacevole, leggera e non soggetta a vincoli.

L’idea di Marco è invece che faccia sesso a go go alle sue spalle, incurante di ogni rispetto anche a chi le garantisce la sopravvivenza; anzi, con un comportamento assai vicino a quello che aveva avuto la madre, sfrutta le sue disponibilità contro di lui; è evidente che non prova nessun sentimento per chi aveva detto di amare, prima come padre putativo poi come uomo; ed anche lui sente il disamore come leva principale nei rapporti con la ragazza.

Accetta di incontrare a pranzo Nicoletta per parlarne; la poveretta sembra cadere dalle nuvole, perché davvero ha scarse notizie della figlia; le chiede scusa se adotta criteri drastici; in sua presenza, ordina alla banca di bloccare la carta di credito che le ha lasciato e tutti i carichi di spesa che arrivassero; passa solo qualche ora e la donna va nel suo ufficio a dirgli che la ragazza l’ha chiamata, non essendo riuscita a parlare con lui che ne ha bloccato il numero.

Le fa rispondere che certe cose si discutono faccia a faccia, non per telefono; le fa imporre di essere a casa della madre il venerdì seguente per mettere tutte le carte in tavola; Laura appare sconvolta dalla novità e assicura che ci sarà; non appena si trovano nel monolocale, lui perentoriamente si fa consegnare le chiavi del suo appartamento; l’altra esita un poco, poi esegue; chiede perché le ha bloccato i finanziamenti.

“Perché dovrei finanziarti?”

“Per consentirmi di laurearmi; dicevi che era un debito morale con mio padre … “

“E tu non hai debiti morali con nessuno? Il tuo pensiero leggero ti autorizza a prendere quello che ti pare senza rendere conto a nessuno?”

“Non ti amo più; non sono disposta ad accettare la tua condotta di vita tutta logica e buonsenso; voglio vivere la mia vita e non sarai tu a impedirmelo!”

“Laura, fai attenzione perché il terremoto da me provocato mi ha ridotto a chiedere l’elemosina del perdono. Stai facendo lo stesso errore.”

“Tu eri la compagna e gli hai fatto le corna; io non sono nessuno e scopo con chi mi pare!”

“Hai già chiarito; io dispongo dei miei beni come mi pare; se non sei nessuno, non ti devo niente; poiché sono un uomo con  principi e valori, voglio rispettare il mio impegno morale, MORALE capisci; tu che giustifichi con la leggerezza l’estrema immoralità pretendi di venirmi a chiedere conto degli impegni morali che ho con l’amico morto; ho deciso di rispettarli al minimo sindacale perché non meriti altro.”

“Quale sarebbe questo minimo sindacale?”

“Tu usi un appartamento che è di mia proprietà; se lo fai diventare un bordello per scoparci coi tuoi amanti, non hai un documento per provare che puoi tenerlo; te lo riprendo in un’ora e ti faccio sfrattare per legge; alla memoria di Alberto devo il pagamento delle tasse universitarie e dei libri dove dovresti studiare; poiché sono ancora molto legato alla memoria di tuo padre e a tua madre, ti passo il minimo per la sopravvivenza.”

“Laura, Marco non ha nessun dovere nei tuoi confronti; io lo ricattavo con te, tu non credere di poterlo ricattare con la memoria di tuo padre; rischi la stessa fine, forse anche peggiore.”

“Va bene; come pensi di fare?”

“Questa è una scheda prepagata; ci sono 750 euro; li rinnoverò ogni mese e con quelli dovrai vivere e permetterti il bar e i bagni dove ti fai le scopate che ti fanno sentire tanto importante ma ti rendono solo una puttana che la da gratis.”

“Mamma, possiamo arrangiarci qui da te, stasera? Capo, molte grazie per la beneficenza che mi fai in nome di un vecchio amico; ma sei vecchio e i tuoi modi non valgono per una giovane come me. Così, ti risparmi un sacco di corna e rispetti la tua morale della quale io faccio a meno volentieri.”

“Nico, se vuoi, è valido l’invito a cena in trattoria, ma solo per te; con certe puttanelle non mi faccio vedere in giro.”

“Scusami, Marco; non me la sento di lasciarla; forse ha bisogno di parlare con qualcuno … “

“Va bene; alla prossima occasione … Ciao.”

“Non sai quanto avrei voluto cenare con te; ma la vita non è mai come la sogniamo; e lo sto imparando a mie spese.”

“Dovresti insegnarlo a Laura; ma non è facile insegnare, specialmente a chi non vuole imparare.”

Comincia il biennio più duro per quasi tutti; per Laura è quello che la porterà alla laurea; sul piano scolastico lo affronta con piglio e determinazione; gli ultimi scontri con Marco in parte le hanno chiarito che cammina sul filo di un rasoio; una sola défaillance e potrebbe andare in fumo tutta una carriera; non ci tiene affatto e si impegna a mantenere il ritmo degli esami e il livello di votazione.

Sul piano della vita quotidiana, la stretta radicale che il suo tutore ha imposto al contributo la obbliga a fare salti mortali; molto spesso è costretta a rivolgersi a sua madre, pur sapendo che vive con quasi meno di quanto può lei; per vie strane e segrete, riesce a farle avere sottobanco quanto le basta per arrivare a fine mese; in cuor loro, sanno che è Marco a farle arrivare le integrazioni, ma nessuna delle due lo ammetterebbe mai.

E’ sulla vicenda dei comportamenti che le cose vanno malissimo; del gruppo di amici che frequenta, soprattutto al bar quando può, lei ha scelto l’ala dei ‘leggeri’, quelli che guardano alle cose con il massimo disimpegno; non confesserebbe mai che essere stata tanto innamorata dell’ex compagno di sua madre l’ha portata a rinnegare l’amore tout court; per questo si è incancrenita nella pratica del sesso veloce nei bagni; di usare la casa, non ci pensa neppure, memore delle minacce.

Sa anche che tra gli amici solo pochi ne condividono le idee; molti la condannano apertamente; ma ha preso quella strada ed è determinata a stare lontana dall’amore; la paura di cadere nel vortice della passione per Marco la induce a negare tutto, ad ogni costo, ad affermare a voce alta un libertinaggio che all’inizio non sentiva ma che ora è per lei una forma di ninfomania.

Per Nicoletta è durissima, la vita; deve mettere insieme, se ci riesce, il pranzo e la cena, con mille euro al mese, per fortuna senza affitto che le paga Marco; ha solo il camice da operaia, fornito dalla fabbrica, per coprire pochi stracci poveri tenuti con la massima cura; non sa più chi sia un parrucchiere o un’estetista, usa pochissimo trucco e insomma si è trascurata al punto da risultare, se non brutta, ameno sciatta.

Ha tentato e spera continuamente che Marco la inviti una volta a pranzo o a cena, perché ha un bisogno fisico di parlare con lui in amicizia, anche di stupidaggini, per sentire che le cicatrici si vanno rimarginando; ma, dopo il rifiuto della serata con Laura, ha perso quasi le speranze; è stato come se lui l’avesse posta di fronte all’alternativa tra la figlia e lui; lei ha scelto la figlia e non ne è pentita, anche se non sono lievi le rogne che le procura.

Si fa viva solo quando è con l’acqua alla gola, perché i soldi non le bastano fino a fine mese e la carta di credito è esaurita; si trova a parlarne con Loredana, la segretaria personale di Marco, e improvvisamente le piovono emolumenti extra sufficienti a soddisfare le esigenze di Laura; basta guardarsi in faccia per capire che, come al solito, Marco interviene senza figurare; vorrebbe approfittare del tema per chiedergli l’invito a cena, ma non sarebbe in grado di indossare un vestito adatto.

Loredana, che ha perfettamente colto il disagio dei due, convoca Nicoletta a colloquio col capo; a lui dice che è stata lei a chiedere un incontro; quando li vede impacciati a chiedersi perché, chiude la porta dell’ufficio e stacca l’interfonico; Marco capisce che la sua segretaria lo ha incastrato e abbraccia la donna; il fiume di lacrime che gli scorre sulla spalla è voluto, provocato, ma serve a rompere il ghiaccio; si trova a baciarla senza rendersene conto.

“Ti amo, Marco, non ho mai smesso di amarti … “

“Zitta, non diciamoci parole inutili; vai da quella strega di Loredana, fatti accompagnare al Centro Estetico qua vicino, fai restaurare la bellezza che era la mia donna, rimettiti a nuovo e vediamoci stasera alla trattoria sotto casa mia, quella che è stata per anni la ‘nostra’ trattoria.

“Posso chiederti se ce la fai ad amarmi per una sera, anzi per una notte, come in quella vecchia canzone spagnola che ti piaceva tanto, ricordi?”

“Una notte ancora? Certo che la ricordo; ma non mettere il carro davanti ai buoi; stasera ceniamo insieme; poi vedremo se sono rose o spine.”

“Va bene; ma io ti amo lo stesso, rose o spine che ci siano.”

“Anch’io non ho mai smesso di amarti; e so che lo sai perfettamente … Senti, megera; la prossima trappola che mi prepari di questo genere te la stringo al collo; accompagna Nicoletta e fai quello che hai già deciso, maledetta imbrogliona.”

“Capo, perché te la prendi? Era nell’umano ordine delle cose; ho dato una piccola spinta … “

Quando le due tornano dalla ‘spedizione’ al Centro Estetico, Marco si trova incantato, come la vedesse per la prima volta, davanti a Nicoletta, la donna con cui ha vissuto dieci lunghi e intensi anni; sembra davvero tutta rinnovata; già l’impressione di quell’ultimo recente bacio l’aveva sorpreso; aveva trovato nella sua bocca un calore, una voglia, una passione forse mai avvertiti prima, anche per effetto di un amore antico e rinnovato improvvisamente in quell’attimo.

La donna che gli sta davanti è ancora più affascinante di quella che lo ha tradito a lungo e che lui è stato costretto a massacrare; liberata dal fagotto del camice da operaia, ha fatto riesplodere tutta l’immensa bellezza di un seno maturo e pieno, il profilo di fianchi disegnati col compasso, la snellezza delle gambe statuarie; per un attimo, si sente travolgere dalla passione e dall’amore; è certo che la cena, a quel punto, non si ridurrà ad un incontro conviviale.

Per la seconda volta in quella giornata, chiude la porta dell’ufficio, fatto più unico che raro, e la prende fra le braccia; lei si sente sciogliere dentro; ricaccia il groppo che, inopportuno, sente emergere dal cuore e lo bacia con una passione che non ricorda uguale nella vita; mangia le sue labbra e succhia la sua lingua quasi volesse cibarsene, gli preme conto il torace i capezzoli duri di voglia, spinge il pube finché non incontra il cazzo desiderato e lo accoglie fra le cosce, da sopra il vestito.

“Nico, non sciupare il trucco che è costato tanta fatica alla ragazza; aspetta stasera; mi sa che c’è ancora tanta chimica tra noi; vedremo se l’incubo del passato si frapporrà alla voglia che abbiamo o se riusciremo, una noche mas, ad essere le persone vive per amore che abbiamo saputo essere per almeno cinque anni.”

“Io ho solo da ingoiare il rospo di un pentimento assai amaro; voglio ricucire con te qualunque sia la condizione che vorrai dettare; sei tu che devi verificare se ti riesce di perdonare e, soprattutto, di cancellare, anni di stupidità.”

“Aspettiamo stasera che la nuova Nicoletta e il nuovo Marco riescano ancora a trovare intesa e amore. Ti prometto che sarò tutto per te e spero che, per lo meno, usciremo con un armistizio che ci consenta di non guardarci più con rancore.”

Va a prenderla nella sua nuova casa e non può fare a meno di osservare le occhiate che, da dietro le persiane, bersagliano la macchina del capo, inconfondibile, venuta nel quartiere a prendere la donna meravigliosa che scende da una delle case popolari; la sorpresa è ancora maggiore per chi riconosce in lei quella che fino a pochi mesi prima era stata la sua donna, potente ed amata.

La serata si svolge in una delicata atmosfera di incontro, tra due che, da quando erano ragazzini, sulle spiagge della riviera, si incontravano con inspiegabili batticuori ed emozioni; oggi, superata la soglia dei quarant’anni e dopo avere vissuto lunghe stagioni di amore eccelso, si incontrano non tanto a fare i conti col passato recente e remoto ma con il desiderio di rinascere o, almeno, di ricucire una storia troppo bella per essere cancellata.

Marco, avvezzo ormai a cenare con belle donne, è compitissimo come sa essere; Nicoletta sente alternarsi tutte le emozioni della ragazza al primo appuntamento anche se il compagno di tavola è stato suo compagno di vita per tanti anni; l’ansia principale è sapere o almeno intuire se ci sarebbe stato un dopo; la cena passa quasi senza che si renda conto di quello che mangia; e dire che è ben altro dalla sbobba della mensa a cui si è rassegnata due volte al giorno.

Ma il piacere del cibo è schiacciato da quello delle mani che si toccano, spesso per caso, e le sembrano bruciare, dai calici scambiati talvolta per bere dallo stesso bicchiere, dai vezzi infantili che dicono il desiderio e l’amore che stanno alimentando; quando la cena si conclude e lui si dirige alla macchina, per riaccompagnarla a casa, a Nicoletta il cuore si ferma per un attimo, nel timore che il sogno finisca lì; per fortuna, lui ha solo avuto un attimo di esitazione.

“Nico, se andiamo da me, te la senti domani mattina di mettere nei ricordi questa notte e tornare ad essere i nemici di sempre?”

“Marco, quando è stata la volta che hai fatto questa premessa a una donna mentre andavate a fare l’amore?”

“Hai ragione; perdonami; ho paura che gli incubi abbiano il sopravvento … “

“Se non provi, non saprai mai; uno come te non brucia le esperienze prima di consumarle.”

“Sei sempre più la ‘mia’ Nicoletta; vieni, ti amo e voglio fartelo sentire.”

“Voglio morire in braccio a te; spero che il percorso non abbia inciampi.”

Non ci sono inciampi possibili, a quel livello di tensione; si trovano abbrancati in un abbraccio tutto sesso e libidine, non appena hanno varcato la soglia; si conoscono bene e non impiegano molto a denudarsi quasi prima di essere arrivati al letto; contrariamente alle sue abitudini, Carlo non si prende il tempo per prepararla e ‘scoprirla’, ma si impossessa di lei in un sol colpo; la penetra prima ancora che abbiano realizzato che sono a letto e stanno per fare l’amore.

Sente un sesso reattivo e quasi verginale; si ferma e la interroga con lo sguardo; lei gli risponde con un luogo comune.

“E’ l’esercizio che sviluppa l’organo; la mancanza fa rischiare l’atrofia! Il tuo è ben esercitato; il mio è in disuso da mesi; sii paziente e sverginami.”

Capisce che davvero la figa, rimasta inoperosa per mesi, ha recuperato tutta la tensione muscolare ed è da violentare di nuovo; prova un piacere indicibile a seguire, momento per momento, la penetrazione della mazza nel canale vaginale fino all’utero; palpa per un momento il culo e trova un buco grinzoso, chiuso come un’ostrica; lo ha lasciato pronto a ricevere la sua mazza senza problemi; capisce che gli tocca riconquistare la sua compagna; la gioia interiore è superiore a un orgasmo.

Nicoletta, che finalmente sente il suo maschio penetrarle fino al cuore, ha una serie infinita di piccoli e grandi orgasmi, gode di sentire la mazza nel ventre, ma anche la pelle di tutto il corpo sul suo, l’umido delle labbra sui capezzoli; e si lancia a baciare lui dappertutto, senza permettergli di uscire un centimetro dalla figa; ne assorbe e ne recupera il sapore, l’odore, il calore del corpo amato e innamorato.

Carlo non si concede molte carezze; sborra di colpo, urlando come un maiale e scatenando gli urli di lei che scarica finalmente tutta una vita sofferta attraverso l’orgasmo; poi comincia da capo, con un rituale che è il ‘loro’ rituale e prevede lunghissime succhiate carezze libidinose e titillamenti su tutto il corpo; lei ritrova il suo immenso amante di un tempo e si abbandona alle carezze con l’anima, prima che col corpo.

“Nico, stanotte non riesco a dormire e non ti lascio dormire; è la nostra notte; domani il tuo capo ti giustificherà il ritardo e la distrazione; stanotte sei la ragazza che contendevo al Alberto e ora vinco io, però.”

“Ti amo; non ce la faccio a dirti altro; so solo piangere di gioia!”

Passano una notte quasi in bianco; ambedue vorrebbero riprendersi una storia passata attraverso tutte le esperienze del sesso e dell’amore che avevano sperimentato in gioventù; lei è certamente più calda e non passa un attimo senza il cazzo piantato da qualche parte, in figa come nel culo, in bocca come tra i seni, o semplicemente tenendolo in mano in deliziose masturbazioni; l’importante è sentire quella mazza ‘sua’, finalmente, dopo averla desiderata per mesi.

Lui vuole allo stesso modo riappropriarsi di quel corpo che sente appartenergli; non gli basta penetrarla in figa da ogni lato, in ogni posizione, viso a viso alla missionaria; da dietro, a pecorina; o da sdraiati, da dietro tenendole alta ogni volta la gamba libera; oppure da seduti, con lei che lo cavalca faccia a faccia o di spalle, masturbandosi fino a sborrare con forza; la incula più volte in tutti gli atteggiamenti, dalla classica pecorina al faccia a faccia fino a incularla dall’alto, schiacciata per le spalle al letto.

Si accorgono che sono le quattro del mattino e la loro voglia non è del tutto esaurita, anche se sono stanchi morti; decidono di riposare qualche ora e lei si accoccola davanti a lui, offrendogli il culo magnetico; lui resiste alla voglia di incularla ancora e si lasciano dormire; si svegliano giusto in tempo per essere puntuali al lavoro; c’ è un velo di tristezza, quando sono costretti a salutarsi, al cancello sella fabbrica; ma sanno ambedue che non è stata un’occasione unica.

Si ritrovano ancora, nell’arco di mesi seguenti; ed ogni volta si riscoprono innamorati e disposti ad amarsi cancellando gli anni del dolore e del rancore; per Marco è, per un verso, la tentazione di riprendere con Nicoletta dove è cominciata la frattura anni prima; per altro verso, il disperato tentativo di considerare Nicoletta alla stregua dei suoi amori dominanti, almeno da quando ha scoperto la natura vera di Laura, incapace di lealtà o di fedeltà.

Dopo la telefonata ricevuta mentre era con Ottavia e che l’ha spinto a rompere il senso di fedeltà che lo aveva distinto, è intervenuta la vicenda con Evelina che vede abbastanza spesso e con cui passa giornate meravigliose; ma ormai ogni donna interessante che si propone è per lui il diversivo a Laura e alla disillusione che ha provato di fronte al netto rifiuto; forse anche la cena con Nicoletta ha la stessa scaturigine, ma è diventata altro e si trova spesso a pensare a un ritorno.

Laura invece, chiusa nelle ristrettezze economiche, ha dato un grosso giro di vite al suo modo di vivere; non ha rinunciato al sesso ‘leggero’ ed è comunque assidua frequentatrice del bar e dei suoi bagni; ma, anche per l’impegno che deve profondere nello studio per non perdere la possibilità di laurearsi, non può dedicare che pochi giorni alla settimana al suo sport preferito, la scopata in piedi; in un eccesso di sicurezza, decide di forzare il divieto a farlo a casa sua.

Un giorno alla settimana, riceve un qualche ragazzo e ci scopa alla grande; più ingenua ancora di sua madre, non capisce che lui la fa controllare, che sa tutto in tempo reale e prepara subito la contromossa.

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