Chapter 7 - Arroganze e prevaricazioni 7 - C - Laura 2
Marco e Loredana decidono il periplo del Mediterraneo in motocicletta
1 year ago
Arroganze e prevaricazioni 7 - C - Laura 2
Marco ha scoperto che Laura usa un trucco assai semplice per fare soldi; compra alla libreria convenzionata testi universitari per amici di altre facoltà; il costo viene caricato sul conto che ha aperto per lei; agli amici rivende il testo a metà del prezzo di copertina ed incassa il ricavato; nell’arco di un anno ha incassato varie decine di migliaia di euro, tutto a sue spese e con la gratitudine degli amici; ha scoperto anche che usa l’appartamento per i suoi incontri di sesso.
Come legittimo proprietario dell’immobile, gli ci vuole poco per far installare un articolato sistema di videoregistrazione nel miniappartamento che ha acquistato e concesso in uso a Laura per il suo soggiorno nella città universitaria; alla ditta specializzata, che si occupa dell’installazione, lo giustifica come allarme anti - intrusione; in breve, è in grado di fare registrare tutto quello che avviene nella casa e di trasferirlo sul suo computer.
La raccolta delle scopate che Laura fa nel suo letto diventa in breve un autentico archivio di video porno; ne parla con Nicoletta che chiede di vedere qualche filmato; l’avverte che lo spettacolo non è molto raccomandabile, ma insiste per vedere direttamente; le fa avere una memoria esterna da usare anche sul tablet e sul telefonino; dopo un paio d’ore, gli chiede di vederlo in privato per affrontare il problema.
Gli domanda cosa voglia fare davanti a quella violazione, ma solo etica, del comportamento; è costretto a far venire in ufficio il capo dell’ufficio legale e a prospettargli la situazione, sia per il chiaro furto in libreria che per la violazione di un accordo per la concessione in uso gratuito dell’appartamento; il giudizio legale è che è possibile sia la denuncia per il furto in libreria, ben documentato, che lo sfratto immediato per uso distorto dell’appartamento.
L’obiezione che fa Nicoletta, che la ripresa abbia violato la privacy di una persona, si scontra con la destinazione del sistema anti - intrusione che tendeva a tutelare, ed ha tutelato, anche la dignità del locale di sua proprietà; aggiunge a Nicoletta l’avviso che provvederà a bloccare il pagamento dell’ultima tranche delle tasse universitarie alle quali non è tenuto; in pratica, Laura è sul lastrico, in condizioni quasi peggiori di quelle in cui si era trovata lei per analoghi motivi.
La donna è distrutta; prova a chiamare la figlia che le risponde bofonchiando.
“Laura, mentre stai scopando, sei finita nella miseria più nera assai peggio di me.”
“Mamma che dici, chi sta scopando, di che miseria parli?”
“Parlo di te che a pecorina ti stai facendo inculare da un biondo al centro del tuo letto nell’appartamento che Marco ti ha concesso in uso a patto che non lo trasformavi in bordello.”
“C’è un sistema di registrazione? Perché non sono stata avvisata?”
“Perché la tua è una concessione; guardati il vocabolario e parla con un avvocato; tu non paghi niente, come minimo, dovevi rispettare gli impegni; Marco ha un’intera collezione delle tue scopate.”
“Maledetto! I suoi soldi vincono ancora!”
“Però ti hanno fatto comodo e li hai rubati!”
“Che cosa ho rubato?”
“Hai comprato testi di legge, di medicina, di tutte le facoltà; ci sono testimoni che li hai rivenduti ai tuoi amici.”
“Mamma, possiamo parlarne a voce, faccia a faccia?”
“E che risolviamo, io e te? Stai per essere denunciata come ladra e sfrattata ad horas; sei anche fuori dall’università, perché è stato bloccato il pagamento dell’ultima rata di tasse; non puoi laurearti e non so se Marco ti darà un posto da operaia … “
“Mamma, io devo laurearmi; non puoi fermare la vendetta di questo talebano?”
“Non è lui il talebano, sei tu una svergognata senza anima, senza pudore e senza dignità; ti aveva chiesto solo il rispetto di piccole norme morali … “
“Ed io le norme le so solo calpestare.”
“Addio, ragazza, fai i bagagli e vattene; forse ti risparmia la denuncia per furto ed è già troppo!”
“No, aspetta, fammi parlare con Marco; non può abbandonare l’impegno solo perché sono diversa da lui; sono puttana e ladra, ma sono sempre la sua pupilla; ho sbagliato tutto, come te esattamente, ma deve trovare la forza di pazientare cinque mesi; ho bisogno di soli cinque mesi e sono fuori; Marco, lo so che mi stai sentendo e guardando; non ce la fai a portare la croce quest’ultimo tratto?”
“Ti vedo e ti ascolto, purtroppo, da molto tempo; e soffro per i tuoi errori.”
“Ti prego, non gettare il bambino con l’acqua sporca; io sono sporca ma il sogno di mio padre è vivo ancora; ed è il tuo sogno; volevi che mi laureassi; lasciamelo fare; stavolta prometto formalmente di cambiare registro, fino alla laurea, fino al tuo Golgota; poi forse ti spiegherò anche qualcosa che secondo me non hai capito.”
“La signorina con un laurea che non vale niente mi spiegherà che hanno sbagliato, lei e sua madre, solo perché mi amavano? Lo so, ragazza; io sono uno che non dimentica niente; sei stata tu a dire a tua madre che l’amore non si contratta; voi avete preteso che leggessi i vostri desideri senza che li esprimeste, avete voluto condizionare l‘amore a certe vostre pretese e me l’avete negato apertamente quando non vi siete sentite soddisfatte.
Sei tu che non hai capito quanto ho avuto pazienza e quanto ho pagato, soprattutto in onore e dignità; sei tu che non ricordi un certo listino; io non ci ha fatto mai ricorso, visto che non sei stata mai punita; ma al prossimo errore ti giuro che la punizione sarà la più dura possibile, non quella finale, ma quella che ti impedirà di vivere bene il resto della vita. Stai attenta; finisci la tesi, concludi la tua inutile laurea e sparisci.”
“Lo ricordo il listino e mi fa venire gli incubi, quando faccio le mie cazzate; ma continuo a credere che mi vuoi bene e che sarai paziente; perché dici che non vale niente la laurea?”
“Parla con Loredana; lei non ha solo la tua laurea, ma è un gradino più su, perché è anche abilitata alla professione; alla fine trova meglio fare la segretaria del tiranno!”
“Davvero non capisco, l’abilitazione a che?”
“Laura, sono Loredana; a parte che hai tutto il mio disprezzo per quello che hai fatto e fai, cerca di aprire gli occhi; se scopare è leggero, lavorare è molto pesante; domanda in giro ai laureati e capirai a che cosa vai incontro. Io non ho la pazienza di Marco; arrangiati, informati e forse potrai essere in grado di parlare a ragion veduta.”
“Grazie lo stesso; terrò in conto quello che dici. Posso sperare di finire la tesi?”
“E’ tutto a posto; quell’uomo meraviglioso a cui ti diverti a sputare in faccia non ha fatto niente contro di te. Cinque mesi, ricorda; poi potrebbe essere la fine, anche fisica; tutto dipende dalla mia telefonata, anche al punitore.”
“Grazie, scusami il fastidio. Ciao mamma. Marco, ti voglio bene.”
Scivolano più agilmente di quanto ciascuno pensava, gli ultimi cinque mesi degli studi universitari di Laura; forse perché qualcosa è stato smosso dalle denunce esplicite delle sue malefatte; forse perché un pizzico di pudore le è rimasto e il rispetto della memoria di suo padre non è del tutto morto, forse perché davvero è stanca di una vita decisamente al limite, riesce alla fine a contenersi sul serio; marginalmente, le pesa anche la minaccia della punizione severa che sarebbe terribile.
Nicoletta si sforza di creare con Marco la massima intesa che la situazione le consente; poiché ha vissuto quell’uomo da quando era adolescente e lungo tutti i travagli della vita, riesce quasi sempre a coglierne gli stati d’animo; sa che, benché si proponga sempre deciso ed autorevole, ha spesso momenti di abbandono in cui avrebbe bisogno di un amico a fianco; quando riesce a farlo, si fa invitare a pranzo o a cena, senza nessuna mira particolare, e riesce a farlo scaricare.
Non ci vuole molto, perché Marco si accorga che, ad aspettarlo ai cancelli di uscita, c’è Nicoletta proprio quando dentro di lui preme una forte tensione a cercare uno sguardo familiare; dopo un paio di intuizioni della donna, si decide ad essere lui a chiamarla o a farla avvertire quando vuole passare una serata con se stesso e con un’amica disimpegnata; arrivano persino a guardare la televisione come una vecchia stanca coppia di sposi, quando serve.
Qualche volta finiscono a letto e passano ore intere di sesso quasi violento, ma sempre entusiasmante; ma la maggior parte delle occasioni è quella in cui si fermano solo per cenare e per chiacchierare un poco; naturalmente, l’argomento principe è Laura e i suoi problemi, per la laurea e, soprattutto, per il dopo laurea; il tarlo della laurea che non vale neanche come carta igienica si è instillato anche in testa a lei, che ha sempre conservato il mito, di suo marito, della laurea come toccasana.
Marco le spiega che la proliferazione delle università, anche e soprattutto telematiche, negli ultimi tempi; del numero degli studenti e dei laureati; dei corsi più o meno brevi che si seguono da casa, in teleconferenza, insomma la facilitazione delle lauree ha fatto sì che molte operaie, anche sue amiche, abbiano già conseguito persino diverse lauree ma non abbiano trovato sbocchi praticabili; un servizio del telegiornale, per un concorso pletorico, dà forza alle sue affermazioni,
Avverte che il mondo del lavoro è una giungla; Laura potrebbe avere qualche vantaggio se fosse più umile e disponibile; lei deve superare un esame che abilita alla professione, ma è necessario che uno studio commercialistico garantisca due anni di praticantato; cuore di mamma le impone di chiedere se lui può fare qualcosa; il suo ufficio commerciale è abilitato a questo, ma i corsi sono rari e affollati; se non ci fosse la pregiudiziale dell’odio al tiranno, lui ne parlerebbe volentieri.
Alle sollecitazioni della madre, Laura risponde che per ora si interessa della laurea; poi penserà al lavoro; è chiaro, controluce, che spera di fare da sola e non accetta discussioni; Nicoletta desiste e resta in attesa della data di proclamazione della laurea; viene fissata per la metà di giugno e i due fibrillano in attesa di celebrare la figlia e pupilla che, come dio vuole, ce l’ha fatta; naturalmente, sono felici di andare insieme e di abbracciare Laura.
Il giorno della proclamazione, sono in prima fila ad applaudire la ragazza che finalmente ha raggiunto il risultato; partecipano con gioia ai festeggiamenti che gli amici organizzano per lei; Laura prega Marco di non andare via, per non guidare di notte e per mettere a punto la situazione dell’appartamento che adesso lei deve restituire; le invita a cena e passano la serata in dolcezza a familiarità, quasi che le nuvole fossero tutte oltre l’orizzonte.
Laura proibisce che prendano una camera in un albergo cittadino; dormiranno tutti e tre nella casa che ha utilizzato per tanti anni come sua, il loro ‘nido d’amore’; lui si ribella alla definizione, alla luce degli eventi successivi; Laura gli rimbecca che quello è stato sempre il nido del loro amore, anche se lui non lo sapeva, non lo capiva e non l’avrebbe mai accettato; Nicoletta coglie l’intenzione della figlia e, appena si dispongono per dormire, va ad occupare il divano nella sala; Marco la guarda sorpreso.
“Amore, Laura ha raggiunto il traguardo sognato dal padre, da te e da lei; adesso vuole ‘una notte in più’ senza chiedertela, non gliela puoi negare; solo una notte d’amore; poi la potrai dimenticare; e, se cerchi di mentire dicendo che non ti va, ti eviro a mani nude.”
Si lascia convincere ‘solo per una notte ancora’ e va a prendere posto accanto a Laura che l’aspetta già nuda, a braccia spalancate, con uno sguardo lucido d’amore; ritrova di colpo il corpo agile e giovane che ha, solo per qualche mese, goduto come veramente suo, da quando l’ha sverginata fino alla dichiarazione di libertà in nome della ‘leggerezza’; si abbandona al piacere dell’emozione e fa finta di non accorgersi dei movimenti da vera puttana, ormai rotta ad ogni esperienza.
Lei parte quasi all’assalto con un pompino da far resuscitare i morti; quando li pratica ad amici o estranei di passaggio, nel bagno del bar, riesce a farli sborrare in pochi secondi, chiunque sia, anche perché la situazione non consente lunghi accoppiamenti, essendo un locale di uso pubblico; l’abilità raggiunta nella fellazione le consente di strappare orgasmi spesso da tsunami con grande piacere sia suo che degli ospiti, più o meno occasionali.
Ma Marco è uno tosto e si prende con grande nonchalance le succhiate e le leccate miracolose; gode da matti al passaggio della lingua su tutta la mazza e sui coglioni, ai giochi raffinati di ghirigori intorno alla cappella, alle lunghe succhiate, alla masturbazione sulla mazza che resta fuori, al gioco delle labbra che si stringono per farsi violare come una figa vergine, ai risucchi rumorosi con le palle in bocca; ma resiste e non sborra.
Alla fine, lei cede e lascia che sia lui a passare al contrattacco; ed è lei, invece, a starnazzare come una gallina a cui stiano staccando il collo, quando lui aggredisce con la lingua le grandi e le piccole labbra, quando prende tra le labbra il clitoride e lo succhia come un piccolo cazzo; urla anche di più quando lo prende fra i denti e lo mordicchia; implora quasi piangendo che lo vuole in figa, ad ogni costo.
Quasi si incazza quando lui, girandola carponi, si accosta al culo e la infila in figa da dietro, a pecorina; avrebbe voluto guardarlo negli occhi, mentre la scopava; ma lui ha scelto l’anonimato; quella, per lui, è e deve essere una scopata, una delle tante che la troia ninfomane si va a fare nei cessi del bar col primo che le passa davanti; il gesto d’amore che Laura si aspettava non arriva e lei si sente ancora umiliata per avere chiesto una notte d’amore e trovarsi a subire una scopata anonima.
Lui non sborra ancora ma la fa sborrare a lungo e con grandi urla; quando si fermano ansanti supini tutti e due, gli chiede perché la sta trattando da puttana, mentre gli ha chiesto una notte d’amore nel loro nido d’amore; lui le domanda se era amore quello che metteva nel pompino a regola d’arte e se lui ricordava male certi sessantanove che avevano il retrogusto intenso e lungo dell’amore.
“Hai ragione; ho cominciato io ad essere tecnicamente brava; avevo dimenticato le nostre sedute d’amore; ce la facciamo a ricominciare e a darci, per questa volta almeno, l’amore di una volta?”
“Una poesia di Verlaine recita che il vaso, una volta infranto, anche riparato, reca le ferite profonde della rottura; i giapponesi suturano le crepe con l’oro perché anche le crepe sono una parte della storia; non so se le crepe che hai provocato nel nostro amore possono cancellarsi in una notte. Voglio provarci; ma dobbiamo essere in due, come in tutte le altre cose; e tu sei, in tutto, ormai da sola e aggressiva, per abitudine.”
Riprendono a baciarsi e finalmente lei ritrova dentro di se l’amore che professa ma che ha nascosto sotto la montagna di fango con cui ha cercato di sommergerlo, rimanendone invischiata; lui l’abbraccia con tutto il corpo e la sente stranamente piccola e fragile sotto di se, accosta la cappella alla figa e la penetra lentamente quasi con delicatezza; quando la punta urta la cervice dell’utero e lei lancia un gemito più lungo, si ferma immobile e lascia che i corpi cavi si riempiano di sangue e la titillino.
Resta a lungo senza cavalcare e lascia che sia lei a prendere coscienza del cazzo che la possiede e lo usi per il suo piacere; lei attiva i muscoli della vagina e viene dominata dalla sensazione di possedere quel corpo possente e meraviglioso; se ne sente quasi inorgoglita e si gusta il cazzo con gioia, fino in fondo; alla fine, dopo una lunga serie di orgasmi, attivando i muscoli anche dell’utero, gli strappa una fiumana di sborra dai testicoli che la fa urlare e sentire piena di lui e del suo amore.
Per un momento, Marco viene assalito dal dubbio che non sia protetta e le chiede se non sarebbe stato meglio usare un preservativo; lei gli obietta che quelli li usa per le scopate leggere; per fare l’amore, ci voleva la sensazione della pelle e del corpo vivo; del resto, il problema era solo suo e lui non doveva occuparsene, una volta tanto; non gli resta che accettare il punto di vista e vivere il resto della notte con tutto l’amore possibile in quella situazione paradossale.
Scopano ancora, più volte, da varie posizioni; su richiesta di lei, la incula a secco, senza lubrificante; si rende conto con dolore che il suo culo è decisamente spanato, frutto dell’abitudine a lasciarsi inculare con una sveltina in bagno anche da cazzi notevoli; ha già deciso che sarà l’addio definitivo e neppure vi fa caso; anche la figa, d’altronde, reca evidenti tracce di una lunga consuetudine alle scopate più diverse; passa la notte, per fortuna, e i dubbi sfumano.
All’alba sono tutti e tre in piedi; Laura ha raccolto in vari scatoloni tutte le sue cose e gli chiede se può caricarli sull’auto o se dovrà mandare qualcuno a ritirarli; la station wagon con cui è venuto è sufficiente a caricare tutto; vuotano l’appartamentino. Si fa consegnare le chiavi e salgono in macchina; il dialogo nel viaggio è banale e scarso; lui accende la radio su una stazione di musica ed evita qualunque discorso; ha un leggero magone per l’abbandono del nido d’amore, ma lei è rimasta indifferente.
Arrivati a casa, Laura chiede dove la portano a stare; Marco dichiara ad alta voce che non speri di tornare mai più a casa sua; sua madre, se vuole, può dividere con lei il monolocale, con le difficoltà inevitabili; Nicoletta fa presente che non c’è possibilità di spazio per i libri; Laura chiede a Marco se può ospitarli nella camera che fu la sua; potrebbe averne bisogno per l’esame di abilitazione; può farlo, ma lei entrerà solo per prelevare quelli utili ed uscirà subito, non si fermerà a studiare.
Le chiede, a proposito, cosa ha deciso per il corso di abilitazione; per ora si prende un po’ di vacanza, poi ci penserà.
“Ma in azienda è stato predisposto un corso per i mesi estivi; Marco ti aveva prenotato … “
“No, mamma, grazie, da questo momento l’aiuto di Marco è superfluo; voglio fare da me e, soprattutto, non ho voglia di riprendere a studiare appena finito.”
“Potrei farti molte obiezioni; la prima è che proprio la freschezza di studi è l’ideale per continuare; ma la differenza fra leggero e pesante è solo tua e te ne lascio la responsabilità; la seconda è che dovrei sbatterti in faccia gli scatoloni dei libri, visto che dichiari che fai a meno dell’aiuto mentre lo stai chiedendo; questo è esattamente il tuo comportamento, pretendere per dovuto quel che non ti spetta e negare quello che dovresti dare per legge.
La terza è che il problema del lavoro ti assillerà prima che te ne accorga. L’unico avvertimento è che stai per commettere un altro del tuoi gravi errori; se si ritorce solo contro di te, mi limiterò a guardare; se mi colpisce e mi offende in qualsiasi modo, stavolta non la passi liscia ma la paghi assai cara. Ho sbagliato a non presentare il conto a tua madre; sto sbagliando a non presentarlo a te; ma ormai è finita, se dio vuole. Scendete, siete arrivate e non vi voglio più tra i piedi, stronze!”
Nei giorni seguenti, Nicoletta cerca inutilmente di incontrarlo da sola per chiedergli scusa dell’arroganza di sua figlia; ma sbatte contro il muro di indifferenza che lui ha alzato; sa da Loredana che si sta preparando per un’estate al calor bianco, con un viaggio che sognava da anni, forse d’intesa con suo marito buonanima; ricorda benissimo le chiacchiere vuote sul giro della costa mediterranea, dalla Francia attraverso Spagna, Portogallo e di nuovo Francia per scendere ai Balcani fino alla Grecia.
Rivive attimo per attimo le ricerche accanite che facevano di quel viaggio un sogno ad occhi aperti; lei doveva essere della partita con un’altra ragazza; chiede a Loredana chi sarà la sua compagna di viaggio; l’altra ammutolisce e non c’è verso di tornare sull’argomento; un magone la prende all’idea dei sogni infranti che si ripropongono; ma anche per questi recuperi lei ha commesso gravi errori; sua figlia ha caricato il basto col suo comportamento ed ha interrotto l’inizio di ricucita che s’era avviato.
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