Arroganze e prevaricazioni

Chapter 8 - Arroganze e prevaricazioni 8 - C - Laura 3

Loredana e Marco raccontano il viaggio che Nicoletta aveva sperato col defunto marito e con Marco

G
geniodirazza

1 year ago

41 views3,204 words

Arroganze e prevaricazioni 8 - C - Laura 3

La sorpresa peggiore la porta Laura, quando si presenta in fabbrica inaspettata, alcuni giorni dopo; Nicoletta è a colloquio, finalmente, con l’uomo che ama inutilmente, quando la ragazza piomba senza bussare nell’ufficio e annuncia gorgheggiano che è in partenza per una crociera nel Mediterraneo che durerà tutto luglio e tutto agosto; il tono è trionfante, quasi da vincitrice che si rivolge allo sconfitto al tappeto, secondo lei Marco; sua madre la fulmina.

“Marco, è vero che realizzi il sogno di noi giovani, il periplo del Mediterraneo via terra? Mi puoi dire con chi ci andrai? Con quale mezzo, con quale itinerario? Con Alberto avevate studiato tutto; l’hai fatto anche adesso? Non sono invidiosa;sono felice per te e per la memoria di mio marito; mi piacerebbe poterti immaginare mentre sei via … ”

E’ la voce di Loredana a levarsi.

“Ci vado io, stavolta, in motocicletta; prenderò il posto della tua amica, visto che tu saresti andata con Alberto; saranno due mesi favolosi lungo tutte le strade d’Europa, fermandoci in campeggi, alberghi o sulle spiagge, quando si potrà.”

“Farete anche l’amore, immagino.”

“A tutte le ore del giorno e della notte, a costo di portarmi il viagra se il vecchietto non regge.”

“Stai attenta al vecchietto, amica mia; questo ti fa tornare che devi andare in restauro; non lo conosci quando sta bene e si scatena; questo viaggio l‘ha sognato con noi da ragazzi e lo realizza adesso con te che sei perfetta per lui. Ma il tuo fidanzato?”

“Lui va per affari suoi; io non gli do fastidio; vado col mio amore eterno e guai a chi mi tocca il progetto.”

Laura, demoralizzata, cerca di gettare acqua sul fuoco.

“Ma come si fa a circumnavigare il Mediterraneo? Ci sono Paesi non bagnati.”

“Ragazzina, ti manca la geografia e la creatività; scendiamo a Genova e giriamo in Francia, di lì in Spagna, in Portogallo, di nuovo in Francia, per i Paesi Bassi fino alla Germania e all’Austria; scendiamo in Slovenia e nei Balcani fino alla Grecia, sbarchiamo a Brindisi e risaliamo fino a Milano; dici che non è circumnavigazione?”

La settimana successiva, a cavallo tra giugno e luglio, è di autentica frenesia, per Marco che vuole lasciare tutto predisposto perché l’assenza sua e della sua efficientissima segretaria non pesi ai collaboratori; un’ultima questione rimane sospesa e l’affronta apertamente con Nicoletta che non ha progetti per quell’estate; lei gli fa presente che ad un’operaia è consentita solo una breve vacanza a cavallo di ferragosto, in coincidenza con la chiusura delle fabbriche; non ha soldi per progettare vacanze.

“Se ti regalo io una vacanza, ti offende come gesto di un potente su una subalterna?”

Gli accarezza il viso dolcemente.

“Marco, ti prego di cancellare quell’errore; finché non lo riuscirai a fare, saremo a rischio; se mi fai un regalo, anche solo da amico, non posso che essertene grata; sapere che Laura è in crociera, tu in viaggio di piacere e restarmene chiusa in casa a ferragosto non mi fa bene; se vuoi farmi un regalo, posso solo essertene grata.”

Loredana, che ha udito tutto ed ha smanettato sul computer, interviene.

“Due settimane tutto pagato a Rivabella; ti va bene?”

“Hai fatto questo per me? Grazie!”

“Lory, aggiungi una gratifica speciale per andare a cena con qualche prestante bagnino; ci vedremo a settembre e spero di trovarti con l’abbronzatura che ti fa bellissima.”

“Grazie, Marco; spero che al tuo ritorno mi porterai il bagnino che mi auguri; grazie anche a te, Lory. Divertitevi e pensatemi, ogni tanto, vorrei che almeno la memoria di me ci fosse, in quel viaggio che è comunque ‘nostro’, ad onta del tempo passato.”

Partono quasi all’alba chiusi nelle pesanti tute di pelle per motociclisti; lei deve abituarsi a tutto, a cominciare dallo stare avvinghiata a lui aderendo col corpo; le riesce dolcissimo ed esagera persino; il primo momento importante è la sosta che fanno in un motel in Francia, dove fanno finalmente l’amore; l’emozione, per il viaggio, per i paesaggi ammirati, per la gioia di essere stata mezza giornata abbarbicata all’uomo che ama hanno portato al massimo la libidine di lei; lui è preso dalla fresca bellezza.

Si trova a sfilarle la tuta come se le togliesse una seconda pelle; sotto, appare quello che in anni di vicinanza gomito a gomito, pur avendo intravisto, non aveva mai notato, un corpo tonico e forte, ancora giovanissimo e tutto da accarezzare; la spoglia con le mani, con gli occhi e con le labbra, baciando ogni pezzettino, dalla gola al seno al ventre e giù fino ai piedi; lei un poco si divincola, perché è sudata; poi si accorge che è il suo odore, il maggior eccitante; e si lascia andare.

La lascia in completo slip e reggiseno e accenna a spogliarsi; ma lei è pronta a fermarlo e a ripetere su di lui l’operazione; la sua tuta va giù e scopre il torace forte e in perfetta forma, il ventre solido, lo slip che a malapena contiene la vela di un’asta eccezionale e il resto del corpo; anche Loredana accompagna le mani con lo sguardo godurioso e con le labbra che depositano baci lussuriosi su ogni centimetro di pelle che va scoprendo.

Il primo vero grande bacio da innamorati se lo scambiano al centro della camera anonima e bruttina di quel motel; ma la passione che ci mettono dentro è quella che nasce dall’accumulo di anni di desiderio.

“Marco quanto è che aspettavo di sentirti finalmente un poco mio!”

“Perché non hai mai parlato; in tanti momenti ti avrei dato volentieri tutto l’amore del mondo … “

“Perché sognavo giornate come queste! Per due mesi, sessanta giorni, tu sarai mio e solo mio; ti stancherò col mio amore; non dovrai mai più dimenticare quest’estate!”

La stende sul letto, le inchioda le mani e le impone di non muoversi; va a leccarle la pianta dei piedi e le impone di resistere al solletico, di trasferirlo alla figa e godere; vibra e si agita come tarantolata ... e gode, evidentemente; scivola con la lingua lungo i piedi e le caviglie, da una parte e dall’altra e sente la pelle rabbrividire di piacere, geme e soffoca lamenti ed urla perché gli orgasmi vengono a ripetizione; vorrebbe muoversi ma il piacere la inchioda.

Quando arriva all’inguine, lui le prende lo slip dai due lati, lo tira giù e lo manda a terra grondante del suo piacere; la lingua passa sulle grandi labbra e la goduria tocca il paradiso; sposta le piccole labbra e lei freme nell’attesa, lambisce il clitoride e lei soffoca un urlo; quando i denti afferrano il piccolo organo, balza sul letto come per una scossa di rianimazione; la punta che penetra la vagina la fa impazzire; chiude gli occhi e vede le stelle.

La succhia e la lecca a lungo su tutta la figa; allunga le mani sul letto e le artiglia i capezzoli giovani, rosei, irti dal piacere fin da quando, sulla moto, glieli puntava contro le spalle attraverso le due tute; vede il cielo scoppiarle e miliardi di stelline scenderle sulla figa, nel cuore; quando avverte che i suoi orgasmi sono assai violenti e rapidi nella successione, sottovoce le chiede se vuole averlo dentro.

“Non ora! Non ora! Adesso fammi ancora sentire il coro degli angeli mentre ti prendi il mio piacere, i miei umori, il mio sudore; nessuno mi ha mai amato né mi potrà mai amare tanto quanto tu adesso, che ti prendi tutti i miei afrori e li rendi stimolo per eccitarci; solo quando avrai finito di impossessarti del mio corpo, io mi prenderò il tuo e la penetrazione sarà il sigillo su quest’amore.”

Continua a leccarle il ventre e lo stomaco, per alleggerire la tensione di libidine; quando arriva sui seni, lei riprende a gemere e a godere; quando le succhia i capezzoli, si morde le mani per impedirsi di urlare il piacere inaudito che prova; la bocca che si appiccica a ventosa sulle labbra è la conclusione di un percorso di lussuria purissima; dopo un ennesimo grande orgasmo, si sente come svuotata e si abbandona al languore; ma non demorde.

Rovescia la posizione e stavolta è lui a subire gli stimoli violenti e libidinosi della lingua di lei che attraversa tutto il corpo e lo manda ai matti; quando arriva all’inguine, fa scivolare via lo slip e prende in bocca i testicoli gonfi, uno per volta; è chiaro dalle prime mosse che Loredana non vuole farlo sborrare con quel pompino; forse vorrà anche la sborrata in bocca, ma intanto sembra godere lei di sentire sotto la lingua la mazza; si è portata in figa un alluce, che la masturba durante il pompino.

Anche quando lecca il cazzo ritto lungo il ventre, non è la sollecitazione di lui, il suo obiettivo; ma è lei a godere del piacere dell’asta sotto la lingua; quando alla fine appoggia il cazzo alle labbra strette, è quella sorta di figa vergine a sollecitarla, non il cazzo che la violenta; così avviene quando l’accarezza con la lingua e se lo posa sul palato, lungo le gote e in fondo fino all’ugola; Marco non aveva mai provato una simile sensazione.

Non aveva mai conosciuto una che di un pompino godesse tanto per il piacere di leccarlo, si succhiarlo, di sentirlo in ogni millimetro di pelle che si muove; in genere, la goduria è arrivare a far esplodere la sborra dal meato e inondarsene; Loredana gode di sentirsi accarezzata; è costretto a frenarla perché il piacere nuovo e mai provato gli induce una stimolazione della prostata che è garanzia di sborrata.

Decide che ora vuole e ‘deve’ penetrarla, che ‘deve’ assaggiare quella figa non nuova ma che sa di verginale, di puro, di desiderio vero; le scivola sul corpo e arriva viso a viso; le legge nello sguardo che le mancano troppe cose, prima di concedersi; le carezza con dolcezza il viso, mentre con un mano appoggia il cazzo alla figa e spinge una prima volta; reagisce come se venisse sverginata e gli occhi le si illuminano.

Solleva le gambe e gliele gira intorno alla schiena; con un colpo di reni si spinge verso il cazzo; lui lascia fare immobile, finché lei sente che è tutto dentro, che i ventri sono appiccicati, se lo tira addosso e restano immobili, cazzo in figa; si guardano e si baciano, si carezzano e si sorridono, ma non scopano; lui non vuole forzare e lei trattiene i muscoli vaginali per ‘sentire’ la mazza nel profondo; finché è la natura a fare il suo corso e lui esplode.

Ma anche lei, contemporaneamente, sta mordendosi le mani per non urlare un orgasmo che non ha simili; si perdono nel mondo del piacere e restano per lunghi minuti in quella postura, finché non hanno scaricato gli effetti dell’orgasmo; poi lei scioglie il nodo dei piedi dalla schiena e deposita le gambe sul lenzuolo, le stringe insieme e lo tiene catturato; lui ha la forza per ironizzare.

“Questo si chiama tenere per i coglioni!”

“Finalmente puoi dire di essere stato posseduto da una donna, anziché possederla!”

Corre in bagno, scopre che non c’è bidet e si deve arrangiare con una tovaglietta sul water; torna in camera e gli chiede se vuole riposare per essere in forma o se vuole perdersi nel suo amore.

“Abbiamo tempo per fare l’amore fino a saziarci; preferisco che tu stia in braccio a me e ti addormenti così.”

“Cavolo, quante considerazioni … hai una mazza che dio mi scampi, fai l’amore come un dio, ti devo dare ancora tutto dell’amore, l’usato e il nuovo …. Insomma, come inizio mi ha esaltato; ma ti aspetto a prove assai più impegnative!”

“Che succede se alla fine dei due mesi ci troviamo troppo innamorati per rinunciare?”

“Ingegnere, lei dimentica che sono il prodotto perfetto, la migliore creatura di un genio dell’imprenditoria e della finanza; lei ignora che la sua segretaria tende ad essere la sua copia perfetta perché l’adora da anni e la imita anche nell’uso delle parole; due geni come noi sanno esattamente che, usciti dal ‘tunnel dell’amore’, torneremo a casa, dalla visita alle giostre; io l’anno prossimo mi sposerò e metterò su una piccola famiglia borghese.

Tu sceglierai tra le donne che ti girano intorno al cuore; io faccio il tifo per Nicoletta, ma le altre non sono da meno, compresa l’imbecille che equivoca l’amore e ti sputa in faccia per non dire che vuole farsi scopare; quindi anche tu metterai su una forma di famiglia; ma non smetteremo di amarci; tu sarai nel mio cuore anche quando sarò vecchia e rattrappita perché voglio vivere fino a cent’anni e amarti sempre; quindi, tra due mesi rinunceremo, ma solo alla vacanza, non ad amarci.”

“E come ci comporteremo in ufficio sul lavoro?”

“Ogni tanto ti guarderò con l’amore di oggi e mi basterà; un attimo dopo saremo presi dal lavoro e chiuderemo la scatola dei ricordi, tanto avremo mille occasioni per riaprirla, anche per fare l’amore, una volta ogni tanto, perché no?”

“Se è vero che mi somigli, allora sono davvero cinico … “

“ … con un cuore generoso che ti rende ancora più prezioso; hai detto che vuoi dormire abbracciati; viso a viso o col mio culo meraviglioso sul tuo cazzo straordinario?”

“Il tuo culo è troppo magnetico per rinunciarci.”

“Allora prometti che non me lo metterai dentro e che mi lascerai dormire.”

“Parola di giovane per bene!”

Durante il lunghissimo percorso, Marco scopre un altro aspetto della personalità da lui inesplorata della compagna di viaggio, il gusto spiccato per l’esibizionismo elegante e quello per l’ironia intelligente; fin dalle prime spiagge dove si fermano per brevi periodi, uno due o tre giorni, vede che sfoggia sempre nuove combinazioni di abbigliamento e in ogni caso fa in modo che risaltino le sue forme meravigliose fino a scatenare le bave di tutti i maschi.

Seduta a un bar a bere una bibita fresca, stesa al sole sulla spiaggia, passeggiando pigramente sui lungomare, si accorge che sceglie le pose i punti e le angolazioni per esibirsi a gruppi di giovani arrapati in chiara caccia di figa; quando ne ha portato allo stremo l’eccitazione, testimoniata spesso da costumi e pantaloncini che fanno vela, si va a stringere lussuriosa a lui e a carezzarlo come una gattina quasi a dire che lei è di quel maschione da cui è meglio stare alla larga.

“Oggi i mosconi sono più numerosi; il tuo numero riscuote molti applausi … “

“Te n’eri già accorto? Ti da fastidio se mi esibisco ingenuamente un poco?”

“Non ho mandato giù che m’hai usato senza avvertirmi.”

“Mi vieti di mettere alla prova la nostra sintonia e la solidarietà?”

“No, perdonami; era tutto così alla luce del sole che dovevo capire ed ho capito; certo che sei un fenomeno e non solo come corpo al sole.”

“Davvero trovi bello il mio corpo? Non è che l’amore carica i toni?”

“L’amore può fare rizzare tanti cazzi?”

“Touché; il mio corpo, a trentacinque anni, attira ancora i maschi; posso esserne orgogliosa?”

“Devi; e devo esserlo anche io che questo corpo lo amo, lo adoro, lo vivo ogni giorno, dalla moto al letto.”

“Visto che ci siamo, che mi dici dei capezzolini ritti e delle manine che si agitano tra le cosce di tutte quelle ninfette che fanno la ruota ad un certo pavone?”

“Puoi non crederci, ma lo vedo solo adesso; credi che siano della scuola del sesso leggero, da consumare in bagno?”

“In bagno, nelle docce, nelle cabine vuote, nei capanni degli attrezzi, sulla sabbia di sera ed anche di mattina; se fai la radiografia delle teste, trovi litri della tua sborra versati su corpi giovani e caldi, di sole e di passione; non sanno però che tutta quella sborra serve come crema del corpo e del ventre per una sola donna.”

“Lo sanno, da quando ho la mano sulla tua figa sanno che tu sei la mia dea e si stanno ritirando,”

“Ti stai esibendo anche tu? Non è periglioso fare insieme anche qualcosa di osè?”

“Certo che lo è; ora sappiamo che c’è anche complicità tra noi, e non solo sul lavoro.”

“Si, ma adesso che la pressione mi è salita, quando mi scopi?”

“Appena torniamo al bungalow … ma quante volte al giorno facciamo l’amore?”

“L’obbligo sindacale è tre, colazione pranzo e cena; ma la norma tra noi è almeno quattro; qualche volte sei arrivato a dieci o dodici, ma sono state maratone che imponevano la situazione e l’ambiente.”

“E, solo per curiosità, tu a che numero sei arrivata?”

“Conosci Orazio? In una satira invita a non misurare quel che gli dei concedono; non chiedere e stai sereno; sappi solo che qualche volta stavo scomoda in sella perché i lombi erano malridotti dalla notte precedente … E’ anche per questo che ti amo,”

In effetti, in due mesi fanno l’amore quanto una persona normale non fa in una vita, visitando nel contempo paesaggi, monumenti, spiagge e località straordinarie; quando si avvicina il profilo noto della loro città, il magone è forte in ambedue e li soffoca fino ad impedirgli di parlare; l’ultimo bacio di lussuria in un motel alla periferia, prima di avviarsi a casa di lei dove arriva già senza tuta, in pantalone e camicia; si salutano affettuosamente, da colleghi, e si danno appuntamento al lavoro.

Lei va via nascondendo il pianto, di felicità e di rimpianto; lui ingoia il magone e chiama Nicoletta; ha voglia di rivederla, ora che la bellissima vacanza è finita; quel viaggio era parte del suo patrimonio di ragazza e parlarne può fare bene ad entrambi.

“Ciao, Marco; sei tornato?”

“Si; dove sei?”

“Ti aspetto a casa mia.”

“Io sono in moto e in tuta; ti va di venire con me a casa mia? Mi cambio, andiamo a pranzo e parliamo tanto di un sogno diventato viaggio.”

“Se con te c’è il bagnino è meglio.”

“Quale bagnino?”

“Quello che mi avevi promesso a Rivabella e che non ho trovato … “

“Ah, sì, ricordo; non è proprio quello ma forse è come piace a te.”

“Vieni, mi preparo per te.”

Siede sul sedile posteriore con gonna e camicetta, come quando erano giovani; vanno in camera e lo aiuta a togliere la tuta; quando rimane in slip, gli chiede se non si prendono un aperitivo, ammirando il corpo abbronzato e reso brillante dal sole; lui la rovescia sul letto e scopre la parte inferiore del corpo; la rovescia su di se e le pianta il cazzo fra le cosce, spostando lo slip; mentre pomiciano da ragazzini rasente la figa, attraverso l’indumento, le sussurra baciandole.

“Mi sa che la megera ha visto giusto; prima o poi mi devo rifare una famiglia e tu sei l’ideale.”

“Chi è questa veggente?”

“Loredana; il viaggio è stato da innamorati, come lo sognavamo noi; l’anno prossimo si sposa col fidanzato e mi ha detto che forse sono maturo per una nuova esperienza; lei fa il tifo per te; ma credo che lo dicesse solo perché stavo raccontandole del nostro sogno di viaggio, ti vedeva con Alberto a fianco a noi; ora che lui è morto, crede che sia naturale la nostra coppia.”

“Sappiamo che ha funzionato … “

“Come sappiamo che ha naufragato … “

“Però i relitti siamo ancora qui e forse una nuova zattera la possiamo rabberciare.”

Comments (0)

Please log in to leave a comment.

No comments yet. Be the first to comment!