Arroganze e prevaricazioni

Chapter 10 - Arroganze e prevaricazioni 10 - D - Cornelia 1

Cornelia entra nell'harem di Marco e indica Nicoletta come moglie ed erede; tutte convergno o volrli uniti e coppia felice

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geniodirazza

1 year ago

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Arroganze e prevaricazioni 10 - D - Cornelia 1

Non si sogna neppure per un attimo di deludere la sua fidatissima collaboratrice, Marco che ancora non ha assorbito la terribile disillusione di toccare con mano il punto più basso di degrado della sua pupilla; si veste in un lampo come gli è stato suggerito e si precipita al locale indicato; vede immediatamente, a un tavolo, Loredana con una donna di particolare bellezza, assolutamente sconosciuta, con la quale sembra in affettuosa dimestichezza.

“Ciao, capo, ci hai messo poco a venire!”

“Perché esordisci col ruolo? Mi hai invitato come il tuo capo?”

“E’ proibito prenderti per i fondelli?”

“No quando c’è tra noi il grande amore che ci unisce … Chi è la fata accanto a te?”

“Non puoi parlare del nostro amore e fare subito dopo il lumacone con la mia più cara amica; lei è Cornelia, di professione terapeuta, mia grandissima ed antichissima amica; sa tutto di noi e in particolare di te; quindi risparmiati il fascino da conquistatore.”

“Ciao, Cornelia, io sono Marco; visto che Loredana ti ha detto tutto di me, non è necessario che mi presenti; quello che non accetto è che mi consideri un lumacone pronto a sbavare per conquistarti; sa bene che so essere molto corretto, buon amico e persona degna di fede; se mi innamoro, come ho fatto con lei, è solo perché ho una spiccata sensibilità alle persone belle, dentro e fuori.”

“Che io sia bella fuori, me lo dicono già fin troppi; so di essere ammirata e corteggiata; chi ti garantisce, invece, che sia bella anche dentro?”

“In primo luogo, l’amicizia che Loredana ti manifesta apertamente è già una cedola di garanzia; in secondo luogo, la mia spiccata sensibilità mi consente anche di ‘sentire’ istintivamente chi mi da fiducia; in terzo luogo, queste semplici osservazioni dicono che sei intelligente e vivace; infine, la tua professione non può essere praticata da una che non sia sensibile e intelligente; se non lo fossi, faresti un qualsiasi altro lavoro di minore impegno ed importanza.”

“Da quel che mi racconta, però, mi risulta che il tuo intuito per le donne non sia poi sempre tanto felice … Prima una compagna che ti tradisce tanto a lungo, poi la figlia, addirittura, che diventa altro da quel che credevi … Non è vero che ti abbiamo distolto da un meeting amoroso con il tuo ultimo grande amore equivocato? Se sei qui è segno certo che hai dovuto affrontare un altro errore di valutazione!”

“Non ho detto che scelgo con intelligenza; ho amato per tutta la vita un donna che poi ha rivelato di scambiare la generosità con l’arroganza; sono stato visceralmente preso da una bambina, prima, da una ragazza poi e da una donna infine, senza rendermi conto che il gap generazionale aveva prodotto un baratro tra noi due. Ma questo attiene alle scelte, non certo alla capacità di cogliere i talenti spesso inutilizzati … “

“Stai soffrendo molto?”

“Mi stai psicanalizzando? Non vedo il divano … “

“Sto offrendo a un amico la possibilità di scaricare su una spalla asciutta il dolore che leggo tra le righe, nelle rughe del volto, nella luce spenta degli occhi … “

“Quindi, dimostri che sei davvero bella dentro almeno quanto lo sei fuori; e l’esterno è da ammirare semplicemente … “

“Hai voglia di parlare?”

“Qui? Adesso? Mentre beviamo qualcosa?”

“Preferisci farlo a casa tua, davanti ad un pessimo caffè, perché so che lo fai male, o addirittura a letto mentre facciamo l’amore?”

“Diamine, vedo che non ami le mezze misure; vai diritta al punto!”

“Come reagiresti se ti trovassi di fronte a me, dopo che per due ore ininterrotte la persona che stimi di più ti avesse detto tutto di me, dei miei amori delusi, delle mie sofferenze continue e infinite, di un viaggio straordinario in moto lungo la costa del Mediterraneo? Quanto tempo ti occorrerebbe per desiderarmi?”

“Tu mi hai affascinato al primo sguardo; sono dieci minuti che parliamo e sento che mi appassiono a te; tra poco sarò pronto ad innamorarmi; se Loredana mi avesse già fatto l’elogio della tua bellezza interiore, sarei entrato già innamorato.”

“Per l’appunto, Loredana è da due ore che mi parla di un uomo straordinario di cui da anni è innamorata, di cui ha seguito tutti i palpiti dell’amore e del dolore, col quale ha vissuto un’estate che non potrà mai dimenticare … ti meravigli ancora che sia disposta ad approfondire la conoscenza, anche biblica, nel caso?”

“Se andiamo via, Loredana resta sola.”

“Solo per poco; aspetta il fidanzato che verrà a momenti; a quel punto saremmo di nuovo davanti alla necessità di gestirci la serata insieme, io e te.”

“Tu non hai un fidanzato?”

“Io, purtroppo ho addirittura un marito, capitano di lungo corso al comando di una nave in crociera nei mari del sud; puoi immaginare il rapporto di fedeltà che c’è tra noi; lui segue le sue stelle; io, se vedo una stella nuova sul mio orizzonte, mi ci perdo e la seguo. Ho idea che stasera la mia nuova stella sei tu. Ti imbarazza un discorso del genere?”

“La tua amica di sicuro ti ha detto che i miei amori e i miei dolori sono nati quasi sempre dalla generosità verso donne vittime di situazioni per lo meno discutibili; se dobbiamo essere stella di riferimento l’uno per l’altra, sono qui e non aspetto che di conoscerti, anche biblicamente, come suggerivi.”

Salutano Loredana che abbraccia l’amica e le augura una notte meravigliosa, come se tutto si svolgesse lungo una trama prevista; Marco prova un affetto profondo per ambedue le donne e si sente attratto inesorabilmente da Cornelia che gli sembra di scoprire sempre più affascinante e intrigante; parlano a lungo, sin da quando si avviano alla casa di lui; e lei riesce a cogliere con molto acume i cardini del disagio che Marco sta provando.

Quando si siedono al tavolo di cucina e lui le offre un caffè potabile, non schifoso come ha raccontato Loredana, lei sa già molto della presenza nella camera degli ospiti di Laura coi suoi problemi, della posizione delicata di Marco rispetto al figlio che aspetta e di quella ancor più difficile di Nicoletta, madre di una figlia troppo ‘leggera’ ed ex compagna di un uomo che ha sempre amato, ma che ha ignobilmente tradito; sa anche delle storie con Evelina e con Ottavia, nate dall’errore di Nicoletta.

Lo ascolta con interesse, soprattutto professionale, e lo lascia libero di sfogare il suo risentito dolore; ma non riesce a fare a meno di prendergli una mano quando lo sente accalorarsi; quando finalmente ricorda la vicenda di Loredana, la voglia di accarezzarlo si fa acuta e una mano si appoggia alla guancia; lui piega la testa a catturare quella mano e la bacia; un attimo dopo sono in piedi e si baciano, sul serio stavolta, con molta più passione di quanto avrebbero voluto.

La prende per la mano e la guida alla camera che chiude alle sue spalle; riprendono a baciarsi con foga e le mani si muovono come tentacoli a ‘saggiare’ il corpo, quasi per conoscerlo; Marco sente il seno compatto e morbido, senza reggiseno, e si eccita; le abbassa il corpetto sfruttando l’ampio scollo e passa a baciarle il collo, il petto e il seno; arrivato su un capezzolo eccitato e ritto, lo succhia con amore; lei gli sta sfilando la maglietta dalla testa ed è lei, adesso, a baciarlo sul petto.

Si lancia sui capezzoli e li succhia alternativamente; intanto slaccia la cintura e abbassa i pantaloni che lui scalcia lontano, mentre le abbassa completamente il vestito e lo fa scivolare ai piedi; sono entrambi in mutande e i corpi giovani si cercano e si scambiano calore e sensazioni; Marco rivela la sua eccitazione dalla mazza che si innalza prepotente, fa vela nello slip e forza per liberarsi; allunga una mano e la infila nel perizoma, incontra il lago che la figa è diventata; c’è chimica tra loro.

Cornelia se ne rende conto e lo spinge finché rotolano insieme sul letto, avvinti nel bacio sempre più lussurioso; i corpi si cercano e lei afferra il cazzo e lo appoggia tra le cosce, rasente la vulva; lo mette sotto e si agita per un poco con tutto il corpo sul suo, finché l’orgasmo le esplode con forza e deve soffocare l’urlo nella bocca di lui; si sfila il perizoma, abbassa lo slip e appoggia la figa a vivo sul cazzo, quasi prendendone possesso.

“Marco, so che ami molto le coccole e i titillamenti; ma io ho bisogno di sentirti in me; è da quando è partito mio marito, più di un mese fa, che non provo il piacere del sesso; prendimi adesso; poi avremo tutto il tempo per viverci l’amore con tutti i suoi corollari; per adesso, fatti possedere totalmente, fammi godere col tuo corpo nel mio!”

C’è quasi l’accoratezza di una preghiera, nella richiesta; Marco non se la sente di rinviare ancora; anche a lui è montata una voglia matta di sentirla, tutta, in un amplesso che sia fusione di due spiriti oltre che di corpi; appoggia la cappella alla figa e spinge leggermente; Cornelia si sente violare come fosse la prima volta, complice anche lo spessore della mazza; geme e biascica frasi di godimento, di piacere, di passione, forse d’amore.

“Si … così … ti sento centimetro per centimetro … sento che mi invadi il ventre, il cuore, il cervello … stringimi, tienimi avvinta a te … ti amo, maledetto … non vorrei ma ti amo … mi sento squarciare e ti voglio … aspetta!”

Divarica le gambe e le porta dietro la schiena, finché i piedi si intrecciano sul corpo di lui; adesso sono veramente fusi, non c’è spazio tra di loro e il cazzo è profondamente immerso nella vagina.

“Ti prego, non ti muovere … lascia che ti senta tutto … sei enorme … ma è enorme il piacere che mi dai … muoviti solo un poco … fammi sentire che sei mio, che ti tengo stretto in me e non te ne vai … “

“Cornelia, sei protetta? Io sto per godere … “

“Sì … vieni … non ti preoccupare .. vienimi dentro e fammi godere ancora … baciami forte … non lasciarmi urlare .. svegliamo la piazza … dio, che gioia averti e sentirmi possedere … vengo, amore, sto per venire, fallo anche tu …. Godiamo insieme!”

L’orgasmo arriva con violenza inaudita; ambedue hanno molto da chiedere a quell’esplosione di gioia, di vita; lei settimane di solitudine e di astinenza, lui una delusione profonda da scaricare nel sesso; è un momento catartico in cui tutto si dissolve nelle nuvole rosa del piacere; entrambi si sentono trasportati fuori di se, in una diversa dimensione tutta luci e colori; crollano come morti, lei sgancia i piedi e stringe le gambe per non permettergli di uscire.

Se ne stanno per un po’ l’uno sull’altra, imprigionati nel sesso e nell’amore; poi lui si sposta e si sdraia a fianco a lei; si tengono la mano sui sessi quasi a confermare l’avvenuta fusione tra due desideri finalmente scaricati; poi Marco si muove e prende a baciarla delicatamente, a cominciare dalla fronte per scendere lungo il viso, giù giù fino al seno; afferra in bocca i capezzoli e succhia come un poppante; lei riprende a gemere dolcemente.

Quando Marco fa per accostarsi alla figa, lei lo blocca, corre in bagno a lavarsi, forse per non metterlo nella condizione di succhiare dalla vagina lo sperma che lui stesso ha versato; quando torna a letto, è fresca e nuova; lui deve ricominciare a baciarla, ma non gli dispiace affatto; si fionda ancora sui capezzoli e, dopo averla a lungo succhiata fino a farla godere, passa decisamente alla figa e comincia a leccare devotamente le grandi e le piccole labbra.

Cattura nella bocca il clitoride e lo mordicchia delicatamente provocandole intensi brividi di piacere; Cornelia lo costringe a rovesciarsi supino sul letto, gli monta addosso a sessantanove e ingoia il cazzo quasi di colpo; lui ha davanti agli occhi la figa ancora grondante della recente scopata e il meraviglioso culo, di cui saggia la disponibilità; infila prima la lingua poi un dito bagnato in figa; lei lo accoglie con desiderio; capisce che le piace essere inculata.

Mentre continuano a leccarsi reciprocamente, lui continua a saggiare la resistenza del buco del culo, infilando progressivamente le dita, a cui spesso sostituisce la lingua fino a che sente lo sfintere completamente rilassato; diventa chiaro a quel punto che l’obiettivo è per entrambi una sborrata nel culo; va in bagno, prende il gel e prepara lungamente e dolcemente lei che aspetta ansiosa di assaporare nel retto l’enorme mazza.

La porta sul bordo del letto e lui se ne sta in piedi guardandola in tutta la sua oscena bellezza; le solleva le gambe fin oltre la testa spalancandole a compasso; appoggia la cappella al culo e spinge lentamente; il gel anestetizzante fa sì che la mazza sprofondi liberamente nel canale rettale; tranne qualche momento di forte pressione, lei gode a guardarlo negli occhi mentre la stupra col suo cazzo enorme; quando le palle toccano il coccige lui la chiava con garbo; esplodono insieme nell’enorme sborrata.

Vanno avanti così per quasi tutta la notte; dormono per poche ore a sprazzi; di tanto in tanto, è lei a prendere il cazzo e succhiarlo finché non raggiunge la consistenza per infilarselo in figa e farsi scopare; altre volte è lui che, nel dormiveglia, sente il piacere del culo contro il ventre e infila il cazzo già duro nella figa; scopano fino a che quasi non ne hanno più; lui sborra ameno quattro volte nella notte; lei perde il conto delle sue sborrate.

Si ritrovano disfatti la mattina a muoversi a stento, per la stanchezza e per le grandi scopate; si riprendono un poco sotto la doccia e lei impone attività separate, per evitare che andare insieme nella doccia produca inevitabili ulteriori scopate; un poco rinfrancati, vanno in cucina; qui trovano Laura che già sta facendo colazione; le donne si guardano un poco con astio, Marco fa le presentazioni; Laura avverte che è in arrivo anche sua madre.

Mentre siedono al tavolo di cucina, Nicoletta rimprovera aspramente alla figlia che aveva tentato comunque di fare l’amore pur essendone stata vivamente sconsigliata dal ginecologo perché le sue condizioni non lo consentivano; la ragazza, come è ormai suo solito, fa spallucce; Marco è costretto a farle presente che anche le sue condizioni di gestante suggerirebbero di fare molta attenzione al sesso; la ragazza continua a fare orecchie da mercante.

Decidono di pranzare alla trattoria sotto casa; Marco avverte le due sue ex donne che con Cornelia si è stabilita una relazione impegnativa e che farebbero bene a tenersi lontane da loro due se vogliono evitare rogne pericolose; Laura stringe i pugni rancorosa, Nicoletta lo rassicura che non avrà fastidi da loro; mentre pranzano, si avvicina al tavolo Francesco, uno degli operai della fabbrica, il sindacalista più combattivo ed acceso.

Saluta tutti con amicizia, perché anche nella contrapposizione dei ruoli ha una grande stima per Marco; chiede a Cornelia se è lei la psicoterapeuta che ha lanciato la proposta dell’ambulatorio di sostegno psicologico in fabbrica; lei gli dice di si e lui ne approfitta per comunicare enfaticamente a Marco che nella prossima assemblea sindacale vuole portare quella proposta ed indicare proprio lui come l’imprenditore in grado di avviare un progetto innovativo e importante.

Marco chiede lumi e Cornelia gli spiega che stanno ipotizzando di creare piccoli ambulatori per gli operai delle fabbriche da assistere anche per problemi che si riferiscano alle situazioni umane e familiari; fa osservare che il tema è delicato perché comporterebbe enormi investimenti; Cornelia e Francesco, accalorati, gli obiettano che, con un orario limitato, un piccolo spazio e tanta buona volontà si potrebbe realizzare un’ottima iniziativa e che, se la sua fabbrica fosse la prima, molti si accoderebbero.

Marco chiede di andare al sodo e quantificare, considerati i prezzi astronomici degli analisti per seduta; Francesco illustra la proposta, secondo la quale per due giorni a settimana poche ore per giorno, potrebbe inquadrare Cornelia come un dirigente di media levatura; per il locale, l’ufficio di Loredana potrebbe essere usato in quella funzione; scherzando, Marco osserva che quell’ambiente comunica col suo ufficio e potrebbe spesso sedere sul divano dell’analista.

Concretamene, garantisce che, sulla fiducia nel sindacalista, che conosce serio e professionale, e su quella in Cornelia, alla quale offre disponibilità illimitata, è pronto a far approvare dal Consiglio quella proposta; parlerà con Loredana per farla trasferire nel suo ufficio e occuparsi delle due funzioni contemporaneamente; sa che l’amicizia tra le due sarà la spinta giusta; Francesco esulta, Cornelia sorride sorniona, Laura è livida dal rancore, Nicoletta la calma.

Dopo pranzo, si separano; mamma e figlia se ne vanno insieme; Marco raccomanda a Nicoletta di tenere d’occhio le intemperanze della ragazza; lei assicura che sarà vigile e che, fino al parto, almeno, la frenerà ad ogni costo; Laura sbuffa platealmente ed afferma di essere in grado di badare a se stessa; Cornelia manifesta con le espressioni del volto tutti i suoi timori per un personaggio tanto difficile; Marco le chiede cosa intenda fare.

“Io fino a domattina sono libera di me stessa; se ti va, continuiamo la nostra conoscenza.”

Si avviano a casa di lui e si preparano a vivere un’altra notte di grande passione; lei ha da chiarire alcune cose.

“Marco, a proposito del progetto di Francesco, sei davvero convinto di quello che gli hai detto o era solo l’entusiasmo per questa fiammella d’amore che ti spinge a volermi vicina?”

“Posso chiamarti solo Lia? Bene, quando mi innamoro, e di te mi sto innamorando, io faccio andare avanti il cuore e solo dopo mando il cervello a controllare; quando lavoro, il cervello si è avviato prima che il cuore possa palpitare; chiedi a Loredana e qualcosa saprà dirti. Con Francesco la ragione aveva già esaminato il tutto, prima che mi impegnassi; il fatto che tu possa venire a lavorare a fianco a me, mi può solo fare felice; ma viene dopo l’innovazione in fabbrica; il discorso tra me e te prenderà la piega che vorremo; ma succederà solo dopo.”

“Invece lo facciamo da adesso; abbiamo vissuto una notte da paradiso e stiamo per viverne un’altra, spero; la fiammella dell’amore è accesa; ma io non sarò mai la tua compagna; non vivrei mai con te perché non sono come Loredana che ti vuole emulare e superare; e ne ha tutto il diritto e il talento; io voglio il tuo amore senza problemi, essere l’amante nell’armadio se preferisci; quindi, non pensare né a convivenza né a divorzio.

Amo molto la mia libertà e il mio matrimonio, così com’è, è perfetto; ciascuno è libero di tradire quando e come vuole; io sono più selettiva ed ho scelto di abbandonarmi a te; e ti voglio, con tutto il cuore, con tutto il sentimento di cui sono capace; ma ti voglio anche con tutta la passione che mi ispiri; il sesso mi piace e con te è meraviglioso farlo; per questo, ti dico che voglio essere la tua amante ma non la tua compagna; quando uno dei due si stancasse, la rottura non avrebbe conseguenze.

Se hai bisogno di un compagna, studiati meglio Nicoletta; professionalmente, ti dico che è un donna combattuta; ti ama da oltre venti anni; per cinque anni è stata meravigliosa come compagna; poi ha commesso un errore grave e lungo; ma sta pagando quell’errore e non desidera altro che tornare quella di prima dell’errore; sta male, con questo desiderio che la tormenta e con una figlia che ha perduto completamente; lei è la compagna giusta per te.

Non credere che le voglia lasciare campo; sono pronta a cacciarla dal tuo letto, per occuparlo io, o di arrivare alla spartizione, se necessario; ma lei è la donna che puoi avere come compagna; io sono più che felice se accetti l’esperimento, per quelli che ci lavorano con me, compreso Francesco; ma anche per avere un ambulatorio da dove la sera, a fine lavoro, posso venire qui con te e passare infinite notti come quella che abbiamo vissuto e quella che ci prepariamo a vivere.

Adesso basta con le parole e andiamo a fare l’amore, ma tanto tanto tanto.”

Lo fanno; la mattina seguente, nei posti di lavoro, tutti possono leggere sui loro visi che hanno avuto una notte di grande impegno e di grande felicità.

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