Chapter 4 - La terza piazza 2
Lui si incazza perchè la moglie vuole essere protagonista con lui; la caccia e fa in modo che la colpa ricada su di lei che si ritira in buon ordine e lascia lui e la figlia a godersi, lei il bel fidanzato collega di sua madre e lui un'arrivista giovane e pericolosa che cerca di farsi sposare per arrivare al suo benessere.
1 year ago
Formazione … deviata 4 “La terza piazza 2”
Lo scontro non era che agli inizi, purtroppo; la smania di Carmen, di vedermi piegato alle sue voglie e di vedere vendicate le corna che le avevo fatto, la portò rapidamente ad esagerare; sapevo che ne avrebbe combinate di ogni colore, ma ancora resistevo con la speranza che fosse un fuoco di paglia e che bastasse aspettare che si consumasse quella accatastata, vale a dire il rancore per gli anni di libertinaggio che mi ero concesso.
Per questo, anche la coscienza che mi facesse le corna passò in cavalleria; continuai a possederla alcune volte a settimana, come era nelle nostre abitudini, e non si fece mai cenno agli episodi di ‘terza piazza’ di cui si era resa protagonista; ma la sua tigna lavorava ai fianchi e la metteva continuamente nella condizione di cercare lo scontro, forse solo per offendermi; l’occasione venne quando fummo invitati a partecipare alla festa sociale di non so quale associazione, importante in città, e ci andammo insieme.
Era primavera inoltrata e vestivamo assai leggero, io in jeans e maglietta e Carmen con un fresco abito a fiori a gonna svasata, lunga fino a metà coscia; poiché aveva ormai imparato a vestire sexy, indossava un reggiseno trasparente in combinazione col perizoma nero che non copriva niente della vulva carnosa e del sedere a mandolino; indossava scarpe con tacco dieci o dodici, non sapevo bene, senza calze e con solo la vera ed una collana di perle.
Fui catturato per qualche minuto dal gruppo di industriali interessato all’associazione e persi di vista mia moglie; la ritrovai che stava ballando lussuriosamente abbracciata e corteggiata da uno sconosciuto che, discretamente, la carezzava, le faceva sentire la consistenza del fallo contro la vulva e, un paio di volte, azzardò una carezza al seno; in un ambiente borghese e ipocrita come quello, non era consigliabile esagerare; per fortuna, si trattennero.
Quando però li vidi allontanarsi, separati ma convergenti, verso le uscite al giardino interno col porticato, colsi che erano corna, quelle che mi si preparavano; ma solo perché Carmen aveva tutto il tempo per avvertirmi, se avesse voluto trasgredire in complicità e armonia; ma ormai era evidente che suo obiettivo era offendermi, umiliarmi e insomma costringermi a piegarmi a lei in funzione di mistress come un piccolo slave; questo, e non la prevedibile copula, mi mandava su tutte le furie.
Mi calmai e decisi di stare al suo gioco per cercare di ribaltarlo, ancora una volta; per altra uscita, andai nel chiostro e li localizzai immediatamente; mi nascosi dietro un grosso armadio e li ebbi a pochi metri di distanza; si baciarono appassionatamente e le mani di lui corsero subito per tutto il corpo; la cosa più semplice fu artigliare la vulva sollevando la balza dell’abito e spostando il filo di stoffa del perizoma; i gemiti di mia moglie che veniva masturbata erano inconfondibili.
L’amante pareva proprio lo stesso che aveva occupato la ‘terza piazza’ nel nostro letto e che quindi la conosceva bene; la titillò a lungo, ma non poteva spogliarla del tutto e dovette arrivare ai seni dalla scollatura non ampia; tra un bacio e una succhiata violenta di lingua in bocca, i gemiti di lei che godeva di sentire i capezzoli strofinati furono una sorta di dolce melodia; vidi la mano di lei artigliare il fallo da sopra il vestito; la mazza si alzò prepotente, ma restava sacrificata nel pantalone.
Tirò giù la cerniera, infilò la mano e la ritirò fuori stringendo l‘oggetto del desiderio che evidentemente conosceva bene; lo manipolava con gusto ed abilità, mentre si baciavano passionalmente; lui le fece pressione sulle spalle e lei si accovacciò davanti a lui; giocò un poco con il fallo infilandoselo in bocca per quasi tutta la lunghezza; conoscendo l’abilità raggiunta da Carmen nella fellazione, capivo le smorfie di lui che soffocava gli urli ma godeva senza limiti.
Il tempo premeva e la situazione precaria esponeva a troppi percoli; chiunque poteva uscire all’improvviso dalla sala di ricevimento e scoprirli a copulare; sapevo che dovevano decidere; io l’avrei montata a pecorina e avrei risolto con una succulenta sveltina; mia moglie forse aveva già assorbito abbastanza da me, perché lasciò il fallo, si alzò, si girò di spalle, sollevò la falda del vestito e spostò semplicemente la stoffa del perizoma.
Si passò una mano dietro, afferrò il fallo e lo diresse alla vulva, pensai; metterselo nel sedere poteva essere un problema, anche se il suo buco era ormai un tunnel; comunque, lui cominciò a pomparla con energia e dopo pochi colpi si ritrasse e rimise il fallo nei pantaloni; lei si stava passando tra le cosce un fazzolettino; non avevo sentito i suoi gemiti di orgasmo che talvolta diventavano urli; pensai con tristezza che neppure aveva goduto; non riuscivo a capire le sue motivazioni.
Lui era rapidamente scomparso tornando in sala; lei cercava ancora di asciugarsi e di rassettarsi.
“Brava troia, ormai sei una professionista!”
Ero apparso dal nulla e la sorpresa le fece cadere il fazzolettino a terra.
“Mi hai visto? Allora, vuol dire che a cornuto contento posso aggiungere guardone? Cornuto lo sei per dato di fatto; a casa sei stato a guardare che mi possedeva e quindi sei contento; adesso ti scopro anche guardone.”
“Visto quale livello di imbecillità raggiungi, puoi anche sperare di scoprirmi cuckold, gay, frocio, checca, quello che ti pare; sei convinta di essere una mistress e di potermi ridurre a slave del tuo piacere; ma non hai affatto la tempra della dominatrice; già farti sbattere un fallo in vulva, sentirlo eiaculare in due minuti, senza godere, perché non lo hai fatto, dimostra scientificamente che sei la schiava di un padrone che ti sbatte come uno straccio quando ne ha voglia.
Io forse sono schiavo della logica, delle regole, della legge; ed è vero; ma il conto ti arriverà per l’appunto quando sarò sicuro che la legge ti condanna; per ora, godi fanciulla mia, quando verrà l’ora del giudizio, non sarò il padrone che ti sbatte contro il muro e ti scopa per sfogare le sue turpi voglie; allora sarò il giudice che mi accusi di essere ed anche il boia che eseguirà la condanna senza remissione!”
“Vaffan … !”
“Ottimo suggerimento … Pronto, Ersilia, senti; la troia mi ha offerto un altro motivo per avere voglia di cavalcarti; ti va di stare con me a cena e al dopocena? … Perfetto, amore mio, anche il sedere ti farò, non preoccuparti; ci vediamo al ‘Ritz’, alle nove; prenoto tavolo e camera. Ciao; salutami tuo marito e digli che ti farò godere molto, per amarlo di più quando tornerai a casa!”
“Che farai tu?!?!?!?!”
“Ti scarico a casa e me ne vado a cena con la tua amica Ersilia; ci copulavo già qualche mese fa; stasera essere il guardone di quella troia di mia moglie mi ha scatenato tanta libidine che ho bisogno di dedicargliela perché lei la usi per suo marito.”
“Dimmi che lo stai dicendo per ferirmi; non puoi fare una cosa così cinica … “
“Ma ci sei o ci fai? Quello che stavi facendo tu dieci minuti fa cosa era, omaggio affettuoso a un marito?”
“Non l’ho meditato, non c’era volontà di umiliarti, non sapevo che eri appostato; tu invece mediti e razionalizzi tutto, hai sempre il colpo di riserva per fare male … “
“Senti, imbecille, quel maiale è lo stesso con cui hai copulato a casa insieme a me e che ha stupidamente rivelato di fare sesso con te già da tempo; forse non era premeditato, ma prevedibile sì; Ersilia neppure pensava più che potessi cercarla; sei tu che mi hai istigato a trovare la via per sbatterti in faccia che copulo quando come e con chi voglio, se una troia crede di piegarmi alle sue voglie; ti stai crogiolando tanto nel rancore che sei riuscita ad instillarmi il disamore per te; attenta a quello che fai, amica cara.”
“Perché non andiamo a casa e facciamo l’amore?”
“Perché tra la fogna fra le tue cosce e la vulva slabbrata di Ersilia, preferisco quella che è leale, chiara e onesta, che non sei tu.”
Anche quella volta lo scontro rientrò; ero perplesso; mia moglie era donna di raffinata intelligenza, sensibile, colta, ammiratissima; io stesso ero convinto che meritasse moltissima stima ed altrettanto rispetto per le qualità naturali, per i suoi talenti; eppure, nel sesso, da quando avevamo cominciato a parlare della sua emancipazione dal bigottismo paterno, appariva stranamente confusa e decideva d’istinto, quasi sempre in direzione contraria alla mia.
Come prevedevo, non lasciò passare molto tempo, prima di abbandonarsi ad una nuova tentazione assai stupida, a mio avviso; era sabato sera ed ero a casa con Laura, nostra figlia, in attesa del suo rientro, per cenare insieme; era uscita con la mia macchina e, un’ora dopo quella presumibile di rientro, non ancora si era fatta viva; Laura mi suggerì di non rivolgermi ad ospedali e polizia, come avevo proposto, per evitare uno scandalo, se fosse stato vero quel che sospettavo, un incontro con un amante.
Mi consigliò di rintracciare attraverso il GPS la mia auto, munita di navigatore, e, nel caso, raggiungerla; la stetti a sentire, attivai la ricerca e scoprii che l’auto era ferma sulla statale, in un’area frequentata notoriamente da prostitute, omosessuali e amanti clandestini; chiamai un tassì e nel giro di mezz’ora eravamo sul posto; l’auto era ferma in una radura e, dai movimenti, era facile dedurre che qualcuno al suo interno stava copulando; mi avvicinai inferocito, picchiai sul finestrino e lei aprì.
“Troia, me ne frego se ti fai sbattere ancora da quest’imbecille; ma una persona seria non usa la mia macchina per andare in un posto da prostitute; chiunque la notasse, non avrebbe una buona opinione di me, senza contare che in questo posto, un giorno sì e un giorno anche, la polizia fa retate e chi ci capita si marchia per sempre; aggiungici anche che, se avessi denunciato il furto dell’auto ed avessi segnalato che era ferma qui, come si rileva dal GPS, tu e il tuo maiale rischiavate la denuncia per furto.
Uscite immediatamente dalla mia auto e andate al diavolo; se proprio vuoi farti sbattere in macchina, vacci con la sua e, se non ce l’ha, affittane una per venire a copulare; tu, verme, l’hai già passata liscia troppe volte; se ti fai beccare ancora che mi stai facendo le corna, ti giuro che le userò come un toro e ti sventrerò.”
Laura guardava sua madre con un senso di pietà che diede fastidio anche a me; Carmen non fece una piega, andò a sedersi sul sedile posteriore, mia figlia sedette dal lato passeggero ed io mi misi alla guida; dopo circa mezz’ora eravamo nella cucina di casa a guardarci in faccia, incapaci di proferire verbo; fu Laura a rompere il silenzio.
“Mamma, in nome di Dio, che diavolo ti sta succedendo?”
“Ragazza, ti ho mai chiesto conto delle tue copule in tutti i bagni, nelle macchine, negli hotel e dovunque trovi un maschio? Cosa credi che ti renda superiore al giudizio e metta me sul palco degli imputati? Chi dovrebbero essere i giudici? Tu, che copuli senza controllo o tuo padre che per venti anni mi ha sommerso di corna mettendomi alla berlina con tutti? Amore mio, e sappi che non ironizzo ma lo dico con tutta l’anima, quand’è che sono venuta a sorprenderti con le tue amanti e ti ho fatto una scenata?
Quand’è che ti ho cacciato via del mio letto e dalla mia vulva perché avevi ancora addosso l’odore della donna con cui stavi copulando poche ore prima? Chi o cosa ti autorizza ad esercitare questo controllo talebano sulle mie copule? Come ti permetti di mettermi in ridicolo davanti a tutti perché sto mettendo in atto quella libertà che la tua nobile Maestà si è degnato di dichiarare di mia competenza?”
“Mamma, tu hai contratto un matrimonio, ti rendi conto che è un contratto da rispettare?”
“Tuo padre quel contratto l’ha visto da lontano? O il fatto di essere il maschio Alfa lo autorizza a calpestarlo ed impone invece a me di rispettarlo alla lettera? Alla lettera! Ecco, amore mio, qui sta il segreto degli errori che tu non ammetteresti solo perché mettono in discussione il tuo essere superiore alla povera cretina che pazientemente ti è stata vicina per venti anni e sarebbe disposta ad invecchiare con te e con le tue intemperanze.
Vedete, caro marito e cara figlia, il problema tra noi due è proprio l’interpretazione più o meno letterale; per voi io devo chiudermi nella gabbia delle leggi, delle regole, dei paletti, perché sono femmina e quindi inferiore; figlia mia, goditi la giovinezza, perché anche un uomo di intelligenza superiore come tuo padre, davanti alla rivendicazione di libertà della donna, diventa più bigotto di tuo nonno, anche se in altra direzione.
Abbiamo firmato un contratto, sposandoci; io l’ho rispettato, alla lettera; tuo padre l’ha calpestato; ho glissato, ho pazientato, ho ignorato perché amo mio marito molto più di quanto possiate capire; poi un giorno ho riflettuto sulle dichiarazioni di mia figlia, tu cara Laura che senza saperlo hai innescato questi strani mesi, perché di pochi mesi si tratta; ti sei vantata delle tue copule libere e tuo padre ti applaudiva; ho chiesto spiegazioni; me le ha date, perché è un marito intelligente.
Però le verità rivelate mi hanno aperto una breccia; abbiamo deciso un nuovo corso; tu però, caro Peppe, hai messo subito paletti, divieti e obblighi, solo per me però; vedi, amore caro, sei il peggiore maschilista che possa capitare; tu usi la logica, le regole, la legge, la dialettica per dimostrare che hai sempre ragione, che detieni la verità; e hai cercato di prendermi per i fondelli; cara Laura, poiché so che tuo padre ti ha rivelato tutto, non esito a parlare fuori dai denti.
Il tuo caro papà quando gli chiesi di spiegarmi il concetto della terza piazza, disse che era l’aggiunta di un maschio o di una femmina alla coppia costituita e che si trattava di fare sesso a tre; ora so che sottintendeva che fosse lui a scegliere chi come e quando; ma mi scattò il desiderio di non dipendere, ancora, da un maschio; decisi di essere io a scegliere la terza nel letto e optai per una ragazza rossa.
Amore mio, scelsi che fosse una femmina per non urtare il tuo maschilismo becero facendomi possedere da un altro davanti a te; Peppe, ricordi come finì? Quando la trovasti nel letto con me diventasti un nemico e mi ignorasti, più di quell’attaccapanni; ricordi? Sei stato misero e ignobile, ma non te ne ho fatto colpa, perché ti amo e mi bastava avere rotto il tabù della coppia inossidabile; la cosa si ripeté nell’occasione successiva quando ti feci trovare un maschio con me.
Ti dico subito e senza problemi che di quell’uomo non mi interessa niente; è solo un fallo che qualche volta, poche volte, sappilo, mi ha sollazzato la vulva; ma è sopratutto il fallo che posso usare per cercare di smuoverti, per offenderti, per umiliarti, per farti reagire, per arrivare a questo momento di chiarezza; ne faccio a meno volentieri; ma tu sentisti offesa la tua mascolinità, il tuo ruolo di individuo alfa; ho provato solo due falli, in tutto, ed è stato il tuo che mi ha massacrato, quella sera; l’altro non può.
Figlia mia, sappi che tuo padre, se si accenna a mettere in dubbio la sua infallibilità, nel sesso, diventa un caprone irrazionale, picchia duro; ma è un uomo di grande intelligenza e lo fa con gusto, con educazione; le scudisciate diventano più difficili da sanare e si soffre alla morte, come stasera; è un kapò capace di imporre le torture peggiori con l’eleganza della scienza e della cultura; riesce a farmi sentire una merda anche quando andrebbe impiccato all’albero più alto.
Che rapporto ci può essere tra venti anni di tradimenti e poche copule, con lo stesso imbecille, in pochi mesi? Beh, tuo padre è capace di rendere quelle poche copule più gravi di tutte le corna che mi ha fatto! Bada che sei sua degna figlia! Quante fellazioni, quante copule, quanti anali ti sei fatta in un anno? A quante orge, a quanti rapporti multipli hai partecipato? Quanti rapporti omosessuali ti hanno deliziato? Eppure, vieni a rimproverarmi, con la stessa eleganza, per qualche copula extra.
Io non sono una che sale sul pulpito e predica né sullo scranno e giudico; non sono il boia che esegue sentenze; vi chiedo solo di riflettere chi sia il vero artefice del terremoto, se la mia povera vulva che comincia appena adesso ad essere qualcosa più dell’organo per urinare o la sua arroganza che, in nome di un contratto matrimoniale che ha dimenticato subito dopo che l’aveva sottoscritto, pretende di usare per inchiodarmi a responsabilità non mie.
Avresti dovuto svezzarmi molti anni fa; come mia figlia, avrei imparato a gestirmi l’utero; ma a te servivo supina e obbediente; infatti adesso tarpi ogni tentativo mio di affermare che esisto; Laura, tu sei nata in un momento in cui potevi gestirti l’utero perché qualcuno prima di te si era battuto per questo; io sono stata abituata a rimanere prona davanti a mio padre e al prete, poi davanti a mio marito e alle sue leggi; mi sarebbe piaciuto parlare ad una donna che capiva il mio punto di vista; prova a rifletterci adesso.
Peppe, non dimentico che sei perfido e sottile; non smetto di odiarti esattamente quanto ti amo; sono schizofrenica, in questo; ricordi che mi hai accusato di farmi sbattere da un imbecille e di non avere nemmeno goduto? Cosa dici adesso, se ti confesso che avevo visto bene con che occhi seguivi ogni strusciamento del suo fallo sulla mia vulva, da sopra i vestiti, mentre limonavo facendo finta di ballare? Ho visto benissimo che uscivi dalla porta dietro la palma e ti nascondevi a spiarci.
Ho fatto l’amore con te, quella sera, con la tua gelosia mistificata, con la tua rabbia cieca; mi aspettavo che venissi a montarmi come si deve, immediatamente dopo che lui se n’era andato; ma tu hai preferito scudisciare con garbo e metodo, come i kapò dei lager, ed hai taciuto per aspettare il momento di farmi sentire imbecille; è il segno del tuo potere e non lo posso contrastare; ma non mi arrendo e non mi fermerò; fai tutto quello che vuoi, ammazzami anche, se ritieni che serva a qualcosa.
Ma mi farò ancora possedere sotto i tuoi occhi se non ti decidi a sederti a un tavolo e a dialogare, capisci il termine, sono io a dirtelo adesso, DIALOGARE, vale a dire una battuta a testa per chiarire, per aprirsi, per confessare, se necessario anche per lacerarsi, ferirsi, squartare, ma non per dettare proclami, citare leggi o evocare limiti e paletti. Apprezzo molto il tuo rigore, in ogni campo; ma in certe cose deve esserci anche la FANTASIA la creatività, il sogno.
Io ho fatto ricorso alla creatività, quando ti ho portato nel letto prima la rossa e poi Franco, quello che tu chiami il mio amante e che per me è solo il fallo che preferisco, dopo il tuo beninteso; tu hai classificato il mio gesto creativo una offesa al tuo monopolio sulla nostra vita; io combatterò ancora quel monopolio; se scatenerà il fallimento del matrimonio, piangerò e soffrirò a lungo perché non ho amato che te, ma so che lo devo a me e alla mia dignità.
Abbiamo parlato molto di autostima, quando hai cominciato l’opera di svezzamento che doveva portarmi ad essere schiava del tuo piacere anche trasgressivo; ora so che invece l’autostima si costruisce con queste scelte, più che con una copula; potrebbero costarmi molto, ma sto imparando la lotta e il gusto di battermi per me stessa; mi auguro di non essere costretta a farlo contro di te o contro di voi, perché vi amo con tutta me stessa e non voglio che ci facciamo male.
Io ho già mangiucchiato qualcosa e sono troppo stanca per restare in piedi; vado a letto; non ti chiedo neppure di concedermi la copula del sabato, visto che la mia fogna ti fa schifo; scusatemi se l’ancella non ha provveduto per la cena; in piazza c’è un ottimo ristorante, tu non hai problemi economici e sono certa che ti fa piacere cenare con tua figlia o con altra compagnia. Scusatemi; buonanotte.”
La tirata ci lasciò sgomenti; la mia tigna però era difficile da smuovere e forse si rinfocolò proprio per i discorsi, che dovevo riconoscere veri nel profondo; mia figlia si preoccupò quando vide il mio volto tirato; mi chiese cosa mi turbasse; poiché mi ero abituato a non nasconderle niente, le dissi serenamente che avevo paura di me stesso; certe accuse di mia moglie mi avevano colpito nel profondo e non mi sentivo più sicuro di reagire con calma.
Le aggiunsi che non escludevo che, in un raptus di follia, potessi decidere di chiudere definitivamente con lei; per la mia posizione delicata e per il momento storico, ero stato autorizzato a tenere in casa un’arma di difesa e, per la prima volta in vita mia, temevo di arrivare ad un gesto folle e assurdo; Laura mi consolò dicendomi che non dovevo dimenticare che Carmen era comunque la madre e che lei l’amava qualunque cosa facesse.
In realtà, lei era scossa dalle frasi di sua madre che la obbligavano a riflettere su femminismo e maschilismo; effettivamente, visti con serenità, i fatti di quei mesi parlavano di poche copule di lei con lo stesso soggetto, contro un sistema di vita libertino di ambedue noi; lei riteneva che sua madre avesse molte ragioni da opporre; io invece avvertivo, come sempre, il desiderio di ricambiare l’oltraggio; feci una scelta assurda e categorica; telefonai a una segretaria, che non aspettava altro, e l’invitai a cena.
“Laura, io mi sfogo con Nicoletta; se hai un ragazzo con cui passare il week end, benvenuta; se no, ti lascio una carta di credito e risolvi per conto tuo ... “
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