Formazione … deviata

Chapter 5 - La casa nuova e quella dei ricordi

Lui ha comprato una casa nuova e vuole vendere la vecchia; la moglie chiede di fittarla a lei che non vuole perdere i ricordi di una vita; la donna riesce a costruire con sacrifici una nuva realtà; il marito e la figlia sentno i grossi scricchiolii di una vita sacrificata alle vogle dell'arremnte promessa sposa di lui; i tempi sono maturi per una resa dei conti.

G
geniodirazza

1 year ago

54 views3,355 words

Formazione … deviata 5 “La casa nuova e quella dei ricordi”

Gli ultimi avvenimenti spinsero Carmen alla decisione finale; usciti dal feroce scontro familiare, con una scelta molto arrogante, da ‘padrone del vapore’ andai con una mia segretaria alla cena in cui Laura mi presentò Filippo, il suo fidanzato, come lo indicò sorprendendomi non poco, un giovane professore dello stesso Liceo di Carmen; al rientro a casa, non trovai più mia moglie che, con un post it, avvertiva che se n’era andata per sempre

Il messaggio con cui aveva chiuso la storia con me era il culmine di una frattura durata anche troppo; se ne era resa conto lei stessa e non oppose nessuna resistenza quando fu chiamata dall’avvocato a controfirmare la richiesta consensuale di separazione, preludio al divorzio; in realtà, Carmen aveva lottato fino alla fine, anche contro se stessa, ma da tempo era giunta alla certezza che sancire la separazione fosse la scelta migliore.

Davvero fu costretta a ridurre il suo tenore di vita, dovendo fare aggio solo sul suo stipendio di insegnante; ma non fu nemmeno così grave; nata da famiglia di piccola borghesia, era abituata ai sacrifici e solo da quando le mie entrate si erano fatte sostanziose si era permessa qualche lusso, specialmente dopo che, con le ragnatele della morale bigotta, aveva spazzato via anche quelle dell’abbigliamento monacale ed aveva scoperto il piacere dell’intimo sexy.

Non poteva dimenticare che, peggio di suo padre, da classico maschio dominante, le avevo imposto la subordinazione a me e ai principi che l’avevano precipitata nella miseria dell’incultura che l’avevano ridotta a vestale; poi, con la forza della dialettica e il cinismo nel combatterla come vera nemica, mi ero affannato a stritolarla nella macchina del fango che avevo usato per fare affermare la sua immoralità nei comportamenti e dichiararmi vittima delle sue voglie.

Arrivata alla strettoia della separazione ufficiale, oltre che di fatto, si rimboccò le maniche ed avviò un nuovo percorso, fatto di un monolocale vissuto al meglio, con pochissimi spazi dove vivere e studiare per aggiornarsi; di poche occasioni per qualche ora di relax con le amiche al bar; ma soprattutto della rinuncia pregiudiziale a qualsiasi rapporto col sesso; sua figlia, che talvolta parlava con le amiche intime, seppe che era terribilmente diffidente sul tema.

Laura avrebbe voluto parlare con sua madre; ma temeva che l’ultimo scambio di offese pesasse molto sul loro rapporto e fosse più prudente aspettare; chi invece ne parlava, non sapendo che fosse sua madre, era Filippo, sempre più decisamente compagno ed innamorato convinto, al quale non aveva voluto dire che la collega anziana di cui aveva una stima infinita ed un atteggiamento quasi di devozione per la superiorità culturale era la donna odiata da suo padre e da lei vituperata, sicuramente a torto.

Infatti Carmen aveva intensificato allo spasimo il suo impegno didattico e culturale, fino a diventare un pilastro del Liceo, ammirata e stimata da dirigenti, studenti e colleghi, tra cui proprio Filippo; tra i detrattori, ovviamente primeggiava Rossella, una giovane segretaria nel Liceo cittadino, che aveva preso il posto, nel letto e nel cuore, della mia ormai ex moglie; sapevo che Carmen era degna e meritevole della stima che le accordavano; ma Rossella esprimeva esattamente il mio implacabile rancore.

Il senso di colpa per aver deformato le cose, per scaricare su mia moglie colpe che sapevo mie, mi rendeva sempre più difficile continuare a vivere nella ‘casa dei ricordi’, quella dove lei si era martirizzata per venti anni, subordinata ai miei assurdi vizi da maschio, sopportando l’impossibile e costruendo comunque una dimensione di ‘famiglia’, bella a ben guardare, e dove l’avevo massacrata per imporre la ‘mia’ interpretazione della ‘sua’ libertà per cacciarla via come colpevole di non sapevo dire cosa.

La tigna prevaleva ancora sui sensi di colpa e l’unica scelta possibile era rinnovare tutto; decisi quindi di accettare una proposta della mia azienda che mi offriva, a prezzo favorevole e a pagamento agevolato, un appartamento di recente costruzione in una zona della città di recente lottizzazione; Laura accolse con dolore la decisione; capì che intendevo cancellare tutto un passato nostro; ma non poteva opporsi ad una scelta che era solo di mia competenza; il suo commento però mi fece male.

“Forse mamma non era lontana dalla verità, quando si dichiarava sottomessa alla tua ricchezza, alla tua logica, ma soprattutto alla tuo prepotenza di maschio arrogante; anche io sono obbligata a vivere il tuo mondo, ma molto spesso non lo condivido; forse mamma aveva tutte le ragioni per fare quello che ha fatto; tu non la cancelli cambiando casa; ed io sarò sempre sua figlia, nonostante te e le falene che ti ronzano intorno; perdonami ma sto solo adeguandomi a un tuo imperativo, lealtà e sincerità.”

Tirai avanti, ferito a morte da una verità da cui tentavo ancora di nascondermi; conclusi la trattativa e firmai il contratto; arredai ex novo le numerose stanze e lasciai intatto il vecchio appartamento in affitto; non seppi mai in che modo Carmen lo seppe, ma ero certo che Laura avesse fatto in modo da lanciare l’allarme a sua madre; bussò alla porta dell’appartamento, che era stato anche suo, una sera sull’ora di cena; Laura andò ad aprire e le si buttò fra le braccia; piangevano e si carezzavano l’un l’altra.

Ero rimasto paralizzato dalla sorpresa quando mi apparve la donna bellissima che avevo quasi dimenticato e costretto a vivere sotto le scorie del fango che le avevo tirato addosso; mi ripresi alla meno peggio; Laura le chiese se gradiva un caffè e si mise a prepararlo.

“Peppe, non sono qui per alimentare nuovi scontri; vorrei parlare in amicizia; possiamo?”

“Sì; io credo proprio che non ci siano motivi per non essere amici, ora che la nostra storia si è chiusa.”

“Ho sentito che vuoi disdire il contratto di affitto e mi chiedevo se saresti disposto, invece, a farlo volturare a mio nome; ti avverto subito che non sono in grado di pagarti il valore dei mobili di cui, da quel che mi dicono, vorresti disfarti; quindi, quello che vorrei chiederti è di cedermi il contratto d’affitto e gli oneri annessi, ma di lasciarmi tutto quello che in queste stanze si è accumulato negli anni, compresa la polvere e gli scarafaggi, se non siamo riusciti a debellarli.”

“Sei sicura di poterlo fare? L’affitto è vecchio, vincolato e quindi non eccessivo; ma per una persona sola la dimensione forse è inadatta e la pigione è pesante … “

“Sarebbe così in una logica coerente e ferrea; ma ho sbagliato molte volte perché ho ragionato con la fantasia, ah no, tu preferisci pensare che l’ho fatto con l’utero; comunque anche le scelte uterine possono avere una loro intima ragione; io vorrei vivere questa casa fino al limite del possibile; esistono i secondi lavori, le lezioni private, posso ancora sperare di trovare un compagno di vita che divida le spese d’affitto; le vie della provvidenza sono infinite; io sono una peccatrice, ma la fede è intatta.”

“Va bene, facciamo appuntamento con il proprietario e definiamo il cambio di titolarità; con la separazione è anche più facile; poi, col contratto in mano, cambierai il titolare delle bollette per i beni di consumo-”

“Mamma, sei convinta di farcela? Il tuo stipendio è buono, ma un affitto così … “

“Laura, ci sono cose, in questa casa, che non hanno prezzo; alla peggio, imparo a subaffittare ai supplenti temporanei; ce ne sono sempre molti che hanno bisogno di un posto letto; ma forse tu ne sai qualcosa … “

“Perché dovrei saperne?”

“Vuoi giocare a nascondino anche con me? Ero brava da bambina; potrei risponderti che anche gli universitari hanno questo problema; ma sono leale come sempre; Filippo è un carissimo ragazzo che quotidianamente mi assilla col panegirico delle qualità di Laura, la sua fidanzata; immagino che tu non gli abbia detto che la donnaccia che tuo padre ha cacciato via e che voi due disprezzate è tua madre quindi non può sapere che mi gonfia di orgoglio quando loda mia figlia … “

“In compenso, è un tuo sfegatato ammiratore; non ci ha mai provato?”

“Sei troppo esperta per non sapere che, se non gli mandi segnali di disponibilità, nessun maschio si azzarda a ‘provarci’, come dici tu; il tuo ragazzo è dolcissimo, intelligente e preparato; non inquina la sua intelligenza ‘provandoci’ con una collega anziana che non fa niente per dichiararsi disponibile; sono certa che non sbagli a credere in lui e a costruirci qualcosa di positivo; anche se in questo momento è stupido dirlo, mi ricorda tuo padre alla sua età; ma lui sa tutto del tuo vissuto e non è talebano.”

“Diciamo che come genero lo vedresti bene.”

“Gliel’ho anche detto; ma forse Carmen è un argomento tabù tra voi.”

“Mamma, se torni ad abitare qui, mi permetti di venire a respirare la nostra aria antica?”

“Laura, nel monolocale non c’è posto nemmeno per sederci; le pochissime amiche che raramente vengono a trovarmi si devono sedere con me sul letto; ma qui c’è addirittura la stanza che fu tua; se combino l’affitto, possiamo anche mangiare un trancio di pizza insieme, se qualche volta ti va … “

“Posso portarmi anche Filippo?”

“Pensavo di fartelo trovare io, insieme alla pizza, da mangiare caldo; se poi decidete di vivere insieme, la tua camera si presta … e io sarei felice di vivere al vostro fianco.”

“Con me non ci verresti a cena?”

“Peppe, io ti amo; pensavo di non dovertelo ripetere; non è una copula che intacca l’amore; ma neppure un certificato qualsiasi; ti ho chiesto di essere amici; mi hai detto di si; ti dico che ti amo come sempre è stato, da quando ti ho conosciuto; niente è intervenuto a farmi cambiare idea; scontri, offese, minacce, carta straccia di documenti non servono contro l’amore; sei tu che forse metti la tigna, l’orgoglio, l’arroganza prima di tanti altri sentimenti.

Non sei così stupido da non renderti conto che sono qui ad elemosinare i ricordi, anzi ad impedirti di distruggerli, perché racchiudono il nostro amore, tuo ma anche mio e di nostra figlia, che ne è frutto; siamo alle solite; tu goditi le tue farfalline o farfallone, facci sesso, non riuscirai ad amarle, perché dopo me e Laura non ne hai più; non riuscirai a farti amare, perché solo due donne, tua figlia e tua moglie, potevano accettarti totalmente, anche coi tuoi vizietti e le tue arroganze.

Se ti va di cenare con me, volentieri passo una serata meravigliosa con un uomo che stimo moltissimo, oltre ad esserne innamorata; non sperare nel dopocena; ho deciso di attendere il principe azzurro; prima di finire in un letto, ho bisogno di prove e di certezze; posso anche rimanere sola ad aspettare la vecchiaia e la saggezza … o forse la morte, chissà … “

“Mamma, puoi prendere con me un impegno? … Garantiscimi che non morirai prima di aver partecipato alla mia festa di laurea, al mio matrimonio e alla nascita del tuo primo nipote … “

“Tesoro, l’uomo propone e Dio dispone; se avrò abbastanza vita, voglio essere la tua migliore amica ed esserci alla laurea, al matrimonio e in sala parto; se dovessi trovare il mio principe azzurro, la condizione di base sarà che mia figlia conta infinitamente più di qualunque altra persona, o di qualunque altra cosa. Ti basta come impegno?”

“Mamma, ti voglio bene … Perdonami.”

Se ne andò e mi lasciò con un groppo difficile da digerire; quella notte mi agitai chiedendomi se non stessi sbagliando ancora, arroccandomi dietro l’orgoglio; poi, per fortuna, fummo presi, lei dalle incombenze per volturare i contratti e sistemare la casa alle sue esigenze, io per definire il nuovo appartamento; il doppio trasloco si realizzò nel giro di qualche settimana; la sera che mi consegnarono le chiavi, cenammo insieme, io e Rossella, Laura e Filippo; dopo cena, inaugurammo la casa.

Era un appartamento abbastanza grande, con due camere ampie ed una piccola per gli ospiti, i doppi servizi ed un grande salone, per metà sala da pranzo e per l’altra metà sala di ritrovo con grandi divani e poltrone; la cucina era grande ed abbastanza ampia per servire per i pranzi e le cene ordinari; con Laura mi ero tacitamente inteso che avremmo preso ciascuno una camera per dormici, io con la nuova compagna e lei con il fidanzato.

Quello che non avevamo potuto prevedere, e di cui ci accorgemmo solo dopo che vi avevamo passato una notte di passione smodata ciascuno per suo conto, era che le camere comunicavano con una parete che lasciava passare anche i sussurri, per cui si copulava con la coscienza che dall’altra parte si potevano sentire netti quasi tutti i movimenti che la lussuria produceva; ridendo,ci suggerimmo a vicenda di usare tappi da orecchie se non volevamo essere disturbati da quanto avveniva nella camera adiacente.

La prova generale la facemmo la sera stessa della cena, quando inaugurammo le rispettive camere con addosso una giusta animazione per la novità dell’evento e per la particolarità delle scelte di quei momenti, dal cambio radicale di vita alla cessione a Carmen del nostro vecchio appartamento, dove comunque sia io che Laura lasciavamo una scia di ricordi lunga almeno vent’anni, per lei la vita vissuta fino a quel momento.

Con Rossella avevo già avuto modo di copulare in diverse occasioni; da qualche settimana mi corteggiava con insistenza e non nascondeva di cercare una situazione stabile, che le consentisse di prendere in toto il ruolo e il posto della mia ex moglie; benché da sempre fossi abituato a fare sesso in qualunque condizione e con chiunque mi capitasse, quella particolare storia mi turbava molto, perché a nessuna fino a quel momento era stato concesso di pensare ad un rapporto quasi matrimoniale.

Laura era particolarmente ostile a quella soluzione; a mia opinione, si trattava di difendere, inconsciamente, un posto e un ruolo che da sempre aveva assegnato a sua madre; io ero più disponibile, perché in qualche modo speravo di cambiare il mio stato anche civile e di creare una nuova dimensione di vita, possibilmente con una compagna che aderisse più felicemente di Carmen al ruolo che mi piaceva assegnarle, di complice delle mie malefatte disposta ad adeguarsi alle mie scelte.

La giovane età di Rossella, di poco superiore alla trentina, e certi comportamenti che già conoscevo in Laura e che mi convincevano solo in una donna libera e padrona del suo sesso ma non in una compagna di vita e convivente avrebbero dovuto invitarmi ad una maggiore calma; ma l’emozione del momento mi spingeva a desiderarla abbastanza da diventare cieco su certe stonature dei suoi comportamenti.

Appena fummo in camera, mi avvolse in un abbraccio stritolatore e mi riempì la bocca con la lingua larga e pastosa che conoscevo bene nelle pratiche dei baci più sensuali e libidinosi, nella bocca, sul corpo e sul sesso; si strofinò con gioia sul mio ventre fino a che il fallo, indurito dalle sue manovre fino a dolermi, le balzò diretto contro il ventre e le solleticò il clitoride fino a farla gemere di piacere; i baci vogliosi che le depositai sul seno e sul ventre acuirono il suo piacere e mi amò con tutta se stessa.

La spinsi a sedere sul bordo del letto, aprii la patta, tirai fuori il fallo e lo depositai sulla sua bocca; avviò una fellazione che riconobbi subito da grande esperta, perché, nonostante la mole notevole della mia mazza, non esitò a farla penetrare in gola fino a sfiorare con le labbra il pelo pubico; la coscienza che una sberla di oltre venti centimetri e bella grossa era penetrata così abilmente oltre l’ugola, mi disse che mi aspettava una fellazione da record.

Dopo qualche blando tentativo di imporre un ritmo e i movimenti, mi arresi e lasciai che fosse lei a succhiare la lungo la cappella, a leccare tutta l’asta, a prendere in bocca, uno per uno, i testicoli e a titillarli con la lingua; fu ancora lei a copulare in bocca con gran parte del randello, mentre controllava l’entrata masturbando abilmente quella che restava fuori dalla bocca; dovetti farmi forza più volte per non avere un orgasmo troppo rapido; le sfilai il sesso dalla bocca e la spinsi supina sul letto.

Le cavai il vestito molto rapidamente e mi liberai dei miei indumenti, lanciando tutto su una poltrona lungo la parete le sollevai le cosce e la feci aprire ad offrirmi la vulva, grondante già di umori, tutta spalancata ai miei occhi; mi fiondai a succhiare con tutta la mia lunga esperienza nel cunnilinguo e sentii che qualche orgasmo le esplodeva, per la stimolazione di lingua e denti, specie sul clitoride; senza denunciare il grosso orgasmo che di solito registravo con le amanti, si sfilò e si preparò alla copula.

Le montai addosso e accettai che i preliminari si riducessero rispetto alle mie abitudini con Carmen che dovevo cancellare dai miei riferimenti; copulava da vera professionista, la ragazza; e le sue aperture erano da abituale fornicatrice, segno che aveva fatto numerose esperienze nel sesso, forse proprio quello veloce, in bagno, in cui mia figlia pareva avere dato buone prove; continuavo a credere nella sua buona fede e cercai di cancellare il senso di colpa per le accuse pesanti rivolte alla mia ex moglie.

Quando mi mandò precisi segnali che desiderava essere posseduta analmente, certi sospetti si acuirono; il suo approccio era da sveltina in bagno e lo ‘sfondamento’ era di notevole entità; mi dissi che stavo cercando il pelo nell’uovo e che un po’ di fiducia non avrebbe guastato; forse ne avrei parlato con Laura, ma solo se non l’avessi trovata prevenuta in difesa di sua madre a cui era rimasta legata profondamente.

In quella prima occasione che dormivamo insieme, mi trovai molto spesso a tenerla stretta, a cucchiaio contro il ventre, e inevitabilmente mi eccitai e mi trovai a copulare per tre volte nel corso di una notte; il fisico giovane e molto reattivo era uno stimolo enorme per la mia libidine e non mi sottrassi; nella camera adiacente i rumori cessarono dopo il primo assalto, quasi che i due ragazzi fossero già soddisfatti della loro convivenza; di mia figlia avevo saputo mirabilia e ne fui sorpreso.

Nonostante la ‘notte brava’ per tutti, la mattina seguente dovettero essere a scuola prima della campanella sia Rossella che Filippo, quest’ultimo alquanto disorientato perché non aveva potuto cambiare niente degli abiti indossati la sera prima; Laura si crogiolò alquanto nel letto e mi raggiunse che facevo colazione.

“Avete avuto problemi con la casa nuova? Il tuo fidanzato pensa di venire spesso a trovarti?”

“Papà, non girare la frittata con me; non ho il candore di mamma e non riesci a farmela bere; Filippo, se ancora non lo sai, è il collega di filosofia di mamma; tra i due c’è un feeling straordinario, ma lui non sa che la docente di cui è un devoto ammiratore è quella che io e te definiamo troppo leggermente donnaccia; se un problema devo ammettere che c’è, è proprio questo; prima o poi la verità bisognerà dirla e non credo che si berrà le nostre accuse infondate.

Sono quasi certa che non frequenterà spesso questa camera, specie se rischia di incontrare il tuo recente grande amore; non dimenticare che è la segretaria del loro Liceo e sia lui che mamma sono molto più informati di me e di te; io sono certa che era nel giro dei bar dell’Università e che godesse di una certa fama; non voglio farmi gli affari tuoi, ma non credo che l’hai trovata sessualmente sprovveduta … “

“Non mi risulta che tu sia immacolata; con Filippo sei stata leale?”

“Senti, viscido serpente, in primis io sono sempre più che leale; Filippo ignora solo che Carmen è la madre che adoro e che lui stima e rispetta; per il resto, ci siamo già confessati come col prete; in secundis, io non lo sto concupendo perché voglio assicurarmi la condizione sociale migliore possibile; non ho bisogno di un imprenditore che mi mantenga; amo un uomo la cui sensibilità è pari solo a quella che viene riconosciuta a mia madre, la tua ex moglie … “

“Ti spiace se chiudiamo qui un discorso pericoloso e difficile?”

“Papà, tu hai aperto la pagina; io ci leggo quello che vedo … “

Comments (0)

Please log in to leave a comment.

No comments yet. Be the first to comment!