Chapter 5 - Obbedisci!
Nel cuore di un locale sospeso tra eros e silenzio, Natasha viene spinta da Andrea in un gioco di sguardi, mani e desiderio sospeso. Ogni tocco altrui è un’eco del suo potere, un passo verso la resa.
6 months ago
«Alzati.»
La voce di Andrea fu ferma. Non autoritaria. Ma nemmeno gentile.
Un’istruzione. Senza appello.
Alzai gli occhi verso di lui.
Non capii subito.
«Scusa?»
«Vai. In mezzo agli altri. Lasciati guardare. Toccare, se vuoi. O solo sentire il peso degli sguardi. Non ti fare domande. Muoviti.»
Pausa. Poi, ancora più basso:
«Obbedisci.»
Mi si ghiacciò il respiro.
La musica sotto sembrava più lenta, la luce più calda.
Sapevo cosa stava facendo.
Mi stava lanciando nel fuoco.
E io, in modo assurdo, volevo bruciare.
Mi alzai. Sentivo le gambe leggere e pesanti allo stesso tempo.
Lentamente, scesi i gradini e mi immersi nel cuore del locale.
Il centro della sala era diventato un mare di corpi.
Niente ballo. Niente coreografia.
Solo movimenti. Ritmi intimi. Respirazioni sfalsate.
Uomini e donne troppo vicini per essere estranei.
Troppo sicuri per essere amanti.
Mi avvicinai.
Non ero invisibile.
Una donna mi sorrise, sfiorando il mio braccio nudo con le dita.
«Prima volta?», mi sussurrò.
Annuii senza parlare. Lei sorrise ancora, con uno sguardo che era più complice che malizioso.
Un uomo mi si avvicinò subito dopo. Giovane. Camicia aperta. Profumo deciso.
«Ti guardavo prima da sopra…»
Posò la mano sul mio fianco, lenta.
Non dissi niente.
Non mi spostai.
Un altro ancora mi sfiorò la nuca, passandomi alle spalle.
Il tessuto del mio vestito sembrava diventato trasparente.
Sentivo ogni sguardo sulla pelle. Ogni tocco come una corrente.
Eppure… non erano loro a bruciarmi.
Era lui.
Quando voltai lo sguardo, Andrea era ancora lì.
Seduto, composto, in penombra.
Non mi guardava come un uomo geloso.
Mi guardava come un uomo che sapeva.
Sapeva che ogni tocco altrui era effimero.
Che ogni brivido che provavo mi avvicinava solo a lui.
E in quel momento, mentre un altro uomo posava la mano sulla mia schiena troppo a lungo, troppo in basso, capii la cosa più spaventosa di tutte.
Mi sentivo sua.
Senza che mi avesse mai sfiorata.
Senza una promessa.
Senza nemmeno una carezza.
Solo con uno sguardo.
Con un ordine.
Con la certezza con cui mi aveva detto: «Obbedisci.»
Rimasi nella mischia ancora un po’.
Mi feci toccare.
Non troppo. Ma abbastanza da capire.
E poi tornai su, al mezzanino.
Lui non mi chiese nulla.
Solo: «Bene.»
Poi si versò da bere.
E io sentii che qualcosa dentro di me era cambiato.
Che una parte di me era già oltre la soglia.
E non avrebbe fatto ritorno.
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