Chapter 6 - dai, facciamolo!
a volte serve forzare la mano...
5 months ago
capitolo sei
dai, facciamolo!
no, non fu una notte lunghissima, perché dopo una gran “fiammata” nella vasca da bagno ma anche in zone limitrofe eravamo così esausti che decidemmo di fare pausa, solo per qualche minuto, per prendere fiato, e finì che ci svegliammo al mattino successivo con ancora addosso i nostri accappatoi.
erano le otto passate di domenica mattina, e dopo un breve scambio di affettuosità ci rivestimmo per scendere nel salone delle colazioni, ed è inutile dire che Gioia, con capelli senza più alcuna forma, un po’ di occhiaie, trucco… quello che era rimasto, ma soprattutto vestita come una prostituta reduce da una nottata epica non si sentiva proprio a suo agio, ma… non era forse anche quella una prova da superare?
e si impegnò al massimo, ignorando gli sguardi schifati di matrone rinsecchite e quelli lussuriosi di maschi ultrasessantenni arrapati, ma anche… concedendo qualcosa a qualcuno di più giovane, ad esempio mostrando il suo bel seno appena velato e un accenno di solco delle chiappe senza particolari patemi d’animo.
e una volta tornati nella hall, senza bagaglio e senza niente altro con noi se non quello che indossavamo, ci sentimmo davvero un po’ troppo in vista: così pagai la solita fortuna stavolta cash e mi feci chiamare un taxi, e giusto il tempo perché Gioia, non so fino a che punto inconsapevole, regalasse un altro flash di cosce aperte al ragazzo della sera prima salimmo a bordo del nostro taxi e tornammo a casa.
era stato un sabato pazzo, con un saliscendi di emozioni che ci avevano portato ad un passo dalla rottura definitiva fino alla conferma di quell’amore che ci legava da sempre e che nonostante tutto diventava sempre più solido, condito anche da con quel pizzico di provocazione che doveva diventare la nostra missione per il futuro.
la mattina volò via inconcludente per via delle scorie accumulate e il pomeriggio riuscii a convincerla a tornare in piscina dopo l’incidente: sì, perché si era trattato di un incidente, l’avevo visto nelle immagini registrate anche se da lontano, Gioia non aveva tentato gesti estremi, correva, era scivolata, aveva battuto la testa ed era andata giù.
mi vengono ancora i brividi al solo pensiero… avessi tardato non minuti, ma secondi..
la piscina era recente, l’avevamo fatta scavare solo tre anni prima dopo che avevamo acquistato il terreno da un vicino, c’erano dei lavori da fare perché il bordo si era consumato prematuramente ed era diventato troppo scivoloso e pericoloso (e infatti le era quasi costato la pelle…) ma era comunque in ottimo stato e non ce la godevamo mai, ed ecco un’altra cosa da segnare sul quaderno del “da fare”, vivere la piscina.
il sole picchiava ma Gioia ci si mise sotto comunque, impiastricciata di crema solare con fattore venticinquemila, e distesa sul lettino con le mani dietro la testa e con addosso il suo bikini preferito… faceva tentazione, soprattutto per via del casino che avevo in testa.
“perché in settimana non inviti qualcuna delle tue amiche?” le dissi, “ti passa un po’ il tempo invece di stare sempre da sola…”
rispose che non ci pensava nemmeno ad avvicinarsi alla piscina senza di me, del tutto capibile, poverina…
“e poi… non è che mi annoio, sai? il tempo mi passa lo stesso” rispose, sempre con gli occhi chiusi e il viso rivolto al sole, “ti assicuro che tra fare la spesa, le pulizie, preparare pranzo, cena, lavatrici e tutto il resto non è che mi resta molto tempo libero…”
aveva ragione, la casa era grande, forse troppo per due persone, e maniacale com’era Gioia la teneva lucida come uno specchio ma ci voleva davvero un sacco di tempo: le avevo proposto di prendere una donna delle pulizie, due o tre ore per un paio di giorni la settimana ma si era sempre rifiutata, “casa mia la pulisco io, non voglio che entri qualcuno che tocca le mie cose!” aveva sempre detto.
“certo, se ci fossi a casa tu sarebbe diverso…” mugolò, “mi sentirei più stimolata a fare qualcosa…”
“stimolata?”
“m-m” rispose maliziosa, “lo sai che ho un debole per te…” e ridacchiò.
“sì, mi pare di averlo capito” le risposi, e senza ovviamente aprire bocca aggiunsi “e hai anche un debole per succhiare i cazzi degli altri…”, ma quello ormai era acqua passata, o almeno mi sforzavo di crederci.
restai con le a sparare cazzate ma il sole bruciava, così feci un tuffo e restai in ammollo godendomi l’acqua che mi scorreva tra le palle, le schizzai un po’ d’acqua addosso perché anche aveva la pelle che bruciava ma quando la invitai ad entrare mi disse che… non si sentiva ancora pronta, con o senza di me a fare servizio di salvataggio.
salii e mi distesi accanto a lei sull’altro lettino ma… che palle, e con niente da fare mi soffermai a guardarla bene… eh, bella davvero la mia Gioia, anche a quarant’anni suonati poteva dare la paga a tante ragazze che di anni ne avevano la metà dei suoi: due belle tette, poco o niente cellulite, pancia “contenuta” nei limiti normali, belle gambe, un bel culone da milf, un visino dolce e quella pettinatura sbarazzina con i capelli biondi, dal taglio asimmetrico e con il ciuffo che le copriva mezzo viso.
e poi i suoi bei piedini misura trentotto, curatissimi e così morbidi… tutti da mangiare!
quel bikini che portava l’aveva comprato in Sardegna, qualche anno prima, ed era l’unico al quale Gioia non trovava difetti sulla vestibilità: e allora perché non aggiornare l’album di famiglia con qualche foto?
misi le ciabatte ed entrai in casa, trovai la fotocamera e senza che mi vedesse cominciai a scattarle delle foto da varie angolazioni, regolando di volta in volta l’esposizione perché il pomeriggio era davvero al massimo della luminosità e fare foto in quella luce non era semplice.
“cosa stai combinando?” mi chiese sentendomi fare avanti e indietro ma senza vedermi.
“io? niente…” le risposi, e insospettita aprì gli occhi tenendosi una mano sulle sopracciglia per pararsi dal sole, come fanno i pellerossa, mi vide con in mano la fotocamera e fece una smorfia.
“perché mi fai le foto?” mi chiese.
“non posso fare le foto a mia moglie?”
“ne avrai… milioni di foto di tua moglie” rispose, “quante te ne servono ancora?”
“lo so che ne ho milioni” le risposi sempre indaffarato a cercare quell’inquadratura particolare, “ma… non mi bastano mai, lo sai…”
gliene feci vedere qualcuna in anteprima e mentre le ero vicino Gioia scattò e mi diede un gran bacio sulla bocca, sembrava serena, e felice.
“sai una cosa?” mi disse mentre le facevo un bel primo piano, “sei l’unico uomo che… voglio vicino”
sorrisi.
“e… da dove esce questa tua novità?”
“non è una novità” rispose, “è così, e basta, è una cosa che sento…”
“mi fa piacere” le risposi facendole un primo piano strepitoso, che poi feci stampare e ingrandire mettendolo in camera nostra, “mi fa molto piacere”
“sai, nella vita di una donna, ma anche in quella di chiunque, possono esserci delle… divagazioni” disse, pensierosa, “si possono avere delle avventure, o delle sbandate, capita, giusto?”
“capita, sì” le risposi, entrambi ne sapevamo qualcosa, in passato… era successo.
non rideva più, sembrava seria, pensierosa, e improvvisamente le fotografie non mi interessavano più, e mi sedetti in fondo al suo lettino proprio sul bordo con i suoi piedini bollenti che mi toccavano la coscia.
“però… tu sei l’unico uomo che voglio nella mia vita” ripeté, “posso essere attratta da qualcun altro, venire sedotta, o… distratta da un altro uomo, magari anche affascinante, ma… se penso a chi voglio per davvero, sei tu…”
sorrisi.
“sei abituata bene” le risposi ironico cercando di sdrammatizzare, “hai sempre avuto vicino un uomo bello, anzi, bellissimo, alto, slanciato, e poi ricco, affascinante, premuroso… superdotato!”
“davvero?” mugolò.
“eh, sì…”
“e dov’è?” mi chiese altrettanto ironica, “me lo chiami per favore?”
ci guardammo negli occhi un istante dopo cacciò un urlo disperato perché le ero volato addosso, e facendole il solletico ‘contandole le costole’ la feci ridere così tanto da farle venire le lacrime agli occhi, ma poi ci fermammo con le nostre bocche così vicine che…
“me lo dai un bel bacio, adesso?” mi chiese, e come potevo non accontentare la mia donna?
ci baciammo profondamente, mettendoci tanta passione e trasporto, e dopo essermi staccato dalla sua bocca le baciai il collo e scesi anche nella scollatura del seno ma… dovetti staccarmi, schifato.
mi guardò incuriosita ma poi scoppiò a ridere, era completamente ricoperta da crema solare, e se il profumo del monoi era inebriante… il sapore era terribile!
mi ripulii bocca e mani e ricominciai con le foto, Gioia stette al gioco e si mise in posa assumendone qualcuna anche… molto particolare, giocai con questa sua ‘concessione’ e le aggiustai il costume rendendolo più striminzito per farle uscire bene le chiappone e a quel punto glielo chiesi.
“perché non ti togli il reggiseno?”
“no, non ci penso neanche” rispose decisa.
“e perché no?” insistetti, “ma se quando siamo in vacanza stai in topless?”
“in vacanza non mi conosce nessuno” mugugnò, “qui… ma hai presente che imbarazzo se si affaccia qualcuno al cancello? e mi vede con… le tette di fuori?”
la siepe era ancora bassa, effettivamente, ma casa nostra era in fondo alla strada privata, ed era praticamente deserta a quell’ora del pomeriggio, soprattutto di domenica.
quello che mi concesse fu di “uscirle fuori” per permettermi di fare qualche scatto ma subito si ricoprì (continuava a guardare verso il cancellino), e solo dopo non so quanta insistenza e quanti tentativi mi lasciò fare qualche scatto mentre si scostava il cavallo degli slip mettendosi a cosce aperte per immortalarla con la figa di fuori, ma poi sigillò di nuovo tutto.
“se vuoi, dentro ne facciamo fin che vuoi, ma qui fuori… no!” sentenziò, e non ci fu nulla da fare.
lasciai perdere e tornai a fare il bagno, e mentre ero in acqua suonò il suo telefono.
vide il numero e rispose subito scoppiando immediatamente a ridere, e per farmi capire che era si mise le mani sul seno indicandomi che era una tettona, quindi… non c’erano dubbi, parlava con Stella.
mi passò immediatamente il buon umore che lasciò il posto ad un senso di fastidio, qualcosa che era legato alla presenza di quella donna all’interno della nostra coppia e a quel… controllo che sembrava esercitare su Gioia ma anche su di me, perché è vero che se bastava un suo messaggio con fotografia come quella della sera precedente per… attizzarmi era altrettanto vero che una chiamata come quella che stava facendo in quel momento era sufficiente per farmi innervosire.
ma Gioia rideva, la sentivo anche da sott’acqua dove mi ero rifugiato per isolarmi, e se era felice che diritto avevo io di impedirglielo?
sembravano avere legato, Gioia aveva tante amiche che in passato aveva frequentato spesso per via della scuola, delle attività sportive e dell’oratorio con nostra figlia Sara, ma dopo che i figli erano cresciuti queste amicizie si erano ridotte a qualche telefonata o a incontri sporadici per la spesa al supermercato o altre attività random, e questo a Gioia era sicuramente pesato perché era cambiata, chiudendosi: forse… eravamo invecchiati tutti e due e stavamo bene a casa nostra, ma a quarant’anni… cazzo! hai ancora una vita davanti!
restò al telefono pochi minuti e quando mise giù venne da me che ancora stavo in ammollo, si inginocchiò con mille cautele sul bordo della vasca e sporgendosi verso di me lasciò penzolare le tette sulla mia verticale.
“ha detto di salutarti, e dirti che sei stato ok” mi disse, ridacchiando.
sicuramente si riferiva a hotel e cena, annuii e le sorrisi di rimando.
“e mi ha anche detto che la prossima volta devi portarci lei al Koga” disse ancora ridendo, “e anche nella suite del Palace!”
scossi la testa, e vedendola ridere… tornai di nuovo felice: felice lei, felice io.
mi allungai per prendere il suo bacio e poi un altro e un altro ancora, poi Gioia si mise in piedi e si grattò la patatina con un dito.
“devo entrare un secondo a fare pipì” mi disse, “poi… entro in acqua anch’io, ma solo se mi stai vicino”
aprii le braccia per dirle “io sono qui…” ma nel vederla entrare per andare in bagno pensai a qualcosa di molto porco e…
“perché non la fai qui nell’erba?” le dissi.
sembrò non capire, poi ci arrivò e fece una specie di faccia offesa.
“ma… cosa dici?” mugugnò… confusa, “vuoi che la faccio qui davanti a te?”
alzai le spalle.
“non è mai stato un problema, non ti ricordi più?”
piegò la testa di lato e mi guardò come si guarda un bambino che ha appena detto una parolaccia.
certo, erano altri tempi, altre… situazioni e altri coinvolgimenti, ma… perché non riportare anche quella particolarità nella nostra vita di coppia?
“ma davvero vuoi che faccio la pipì qui?” mi chiese, e dal semplice fatto che non si allontanava capii che era più che incuriosita.
“m-m” le risposi eccitato, “voglio che la fai qui, davanti a me”
“amore, ma sei serio?” mi chiese ancora ridacchiando nervosa.
non le risposi, mi avvicinai al bordo e la feci chinare e quando fu a tiro mi allungai per baciarla sulle labbra, e mettendole le mani sulle guance la provocai.
“voglio vedere tutto…” le sussurrai come un maniaco, “voglio vedere che te la apri con due dita e che la fai per me, e voglio che immagini che poi te la lecco entrando anche dentro…”
“scemo…” mugolò, “ma come ti vengono in mente certe cose?”
mi stava sgridando, ma era eccitatissima.
“dai, falla qui…” la incitai, Gioia si alzò, si guardò in giro e poi sbuffò, sembrò mugugnare qualcosa del tipo “ma guarda cosa mi tocca fare…” e poi finalmente si decise, si accovacciò a terra a cosce aperte e scostando il cavallo degli slip liberò la vagina che immediatamente si aprì, slabbrandosi.
povera la mia bella passerina… era così… strettina e delicata quando ci eravamo conosciuti, e ora guardala lì: c’era passata una bambina di quasi tre chili e mezzo, questo non si poteva negare, ma che ingiustizia…
provò a farla ma non era comoda, continuò a spostare il peso da un piede all’altro ma non ci fu nulla da fare, e poi così… non è che vedessi molto.
“togli il costume” le dissi, “vedrai che ci riesci”
mi guardò con gli occhi che erano diventate due fessure, sembrò valutare bene la cosa e poi lo fece, si alzò, si abbassò gli slip restando con la cosina di fuori e poi tornò ad accovacciarsi davanti a me, cosce aperte e figa in primo piano.
e alla fine la fece, un bel getto giallo oro che diventò schiumoso sull’erba, schizzò in giro pipì, erba e terriccio che le finì sui piedi e sulle gambe, e mentre io tenevo lo sguardo fisso sulla sua vagina aperta Gioia mi osservava, e sorrideva.
distolsi lo sguardo e incrociai il suo, e Gioia mi mandò un bacio.
ecco, quella era la complicità che non avrei barattato con qualsiasi cosa al mondo.
“sei contento adesso?” mi chiese quando ebbe finito, con le ultime goccioline che le rigavano l’interno delle cosce e finivano sulle sue belle chiappe tonde, “hai visto tutto bene?”
“esaltante…” le sussurrai, “è stato esaltante…”
ci piantò sopra una risatina, poi fece una smorfia.
“e la prossima volta… che cosa mi chiederai di fare?” mi domandò, “che faccia anche la cacca?”
sospirai fingendo uno svenimento facendola scoppiare a ridere, poi la vidi andare a farsi la doccia e infine scendere per la scaletta, ancora senza gli slip: le andai incontro e quando fu in acqua fino al petto la abbracciai e la strinsi a me, sentendo per un istante il calore del suo corpo bollente dopo tanto sole a contrasto con il mio che era raffreddato dall’acqua.
ci baciammo teneramente e poi più profondamente, e mentre slinguazzavamo come ragazzini alle prime armi le arrivai con una mano dietro alla schiena e le aprii il gancetto del reggiseno, sfilandoglielo senza che si opponesse, e tornando ad abbracciarla sentii la morbidezza del suo seno nudo sul mio petto.
ci baciammo ancora, le feci scendere le mani sul culo e le aprii le chiappe trovandole buchino e buchina con le punte delle dita, e sempre senza che mi impedisse di farlo le entrai nella vagina con due falangi e cominciai a stimolarla.
cominciò a muovere il bacino cercando il piacere, la sentii gemere e “soffrire” per quello che stava subendo, avevo le sue braccia attorno al collo e mi stringeva così forte da farmi mancare il fiato ma soffrendo insieme a lei la sentii gemere più forte e infine cedere, raggiungendo un orgasmo liberatorio che la lasciò spossata e stanchissima, tanto che dovetti sorreggerla con un braccio in vita per non farla andare giù.
“sono… troppo vecchia per certe cose” ridacchiò, “mi stai facendo fare gli straordinari, sai?”
ci abbracciammo ancora e pensavo che la cosa fosse finita lì ma pochi istanti dopo Gioia mi infilò la mano nel costume e me lo prese, già duro a dispetto dell’acqua frescolina.
“mmm…” mugolò, “posso dirti qualsiasi cosa ma… quando devi usarlo ce l’hai sempre duro, eh?”
“faccio il possibile…” le risposi sensuale, “ma con questo materiale a disposizione…”
“quale materiale?” mi chiese facendo la finta tonta.
“hai due tette e un culo così… che lo faresti tirare a un morto!” le sussurrai strappandole una risatina, “come faccio a resistere?”
“non resistere…” mi suggerì, “almeno quando sei con me, non resistere…”
continuò a menarmelo e a tastarmi le palle, poi si morsicò il labbro e si allontanò, puntò la scaletta mostrandosi completamente nuda e andò dritta al lettino camminando in punta di piedi con le braccia lungo i fianchi, si asciugò velocemente e bella come una statua greca mi fece cenno con il dito di raggiungerla, completamente incurante di essere nuda.
non me lo feci ripetere, la seguii e la raggiunsi, mi tolsi il costume restando con il pennone di fuori e Gioia lo afferrò immediatamente cominciando a scappellarlo, poi si abbassò lentamente fino a mettersi in ginocchio e infine lo prese in bocca attaccando a spompinarmi lentamente.
la lasciai fare ma poi le misi la mano dietro la testa e le guidai il movimento accelerando sempre di più, arrivai vicinissimo al punto di non ritorno e allora la fermai, la girai facendola mettere alla pecorina sul lettino e dopo avergliela insalivata un po’ gliela riempii, fino alle palle.
me la scopai nel nostro giardino, con la possibilità che qualcuno si potesse per davvero affacciarsi al cancello e vederci in diretta mentre ci amavamo.
non me l’aveva mai permesso prima di allora, e anche da quello capii quanto era cambiata…
“si, scopami” cominciò a mugolare per incitarmi sempre di più, “così, sbattimi forte”, “dai, continua, continua, non fermarti…”
ero ‘gasato’ sia per la situazione intrigante e stimolante che per le sue parole e di nuovo arrivai pericolosamente vicino al punto di rottura ma quando la sentii che anche lei stava per raggiungere l’orgasmo mi concentrai su di lei trattenendomi, continuai a spingere assecondando la sua richiesta e pochi istanti dopo Giulia arrivò al secondo orgasmo, quello da penetrazione vaginale, molto più ambito dalla mia donna rispetto a quello che raggiungeva mentre la leccavo o la sditalinavo.
a quel punto ero pronto anch’io ma mi fermò, se lo sfilò e… brutalmente mi spinse a terra, sull’erba, mi montò sopra e si penetrò al primo colpo cominciando subito a cavalcare con le tette che le ballavano sul petto, poi si chinò sopra di me e mi baciò.
“voglio… guardarti negli occhi mentre sborri” disse con voce roca e ‘affaticata’ ma rabbiosa, “voglio che mi guardi anche tu negli occhi mentre me la riempi di sperma!”
era fuori controllo, quello era chiarissimo.
la presi per i fianchi e la guidai su e giù godendo come un maiale e quando finalmente arrivò l’onda straripante la scaricai dentro di lei con uno, due, tre grugniti di piacere mentre Gioia mi guardava con occhi di fuoco godendo della visione del suo uomo che impazzisce per il piacere che lei stessa gli aveva dato.
e mentre cercavo di riprendere fiato Gioia mi accarezzava i capelli, amorevole e dolcissima, e soprattutto con ancora il mio cazzo pulsante piantato dentro.
non ci dicemmo più nulla, Gioia si distese su di me e così restò, a farsi accarezzare e coccolare, fregandosene se qualcuno ci potesse vedere o ci avesse già visto, o sentito.
dopo cena ci ritirammo sul nostro divano preferito a guardare la tv e poco più tardi Gioia cominciò a sbadigliare.
“mmm… ho sonno…” mugolò, “andiamo a nanna?”
il film di quella sera mi piaceva, ma di fronte ad un tale invito…
finimmo a letto, nudi, ma senza combinare nulla, e il mattino successivo Gioia mi svegliò con un bacio.
era già lunedì…
mi feci una lunga doccia calda e quando uscii Gioia era in camera da letto, con una smorfia sul viso.
“mi è già arrivato il ciclo…” mugugnò, “in anticipo di una settimana”
cose di donne, cose di donne giovani!
uscii dopo aver fatto colazione insieme a lei e appena arrivato nel parcheggio dello studio Gioia mi chiamò per dirmi che Sara sarebbe arrivata quel pomeriggio e che si fermava da noi per la notte, e questa cosa ci fece felici entrambi.
la mattina ‘viaggiò spedita’ tra un impianto e un paio di estrazioni, e quando entrai in ufficio per sbrigare un po’ di corrispondenza mi arrivò una chiamata.
“Stella…” sussurrai guardando il display: fui tentato di non rispondere ma alla fine lo feci.
“ciao dottore!” mi salutò, “ti disturbo?”
“no, no, ci mancherebbe…
era una telefonata di lavoro, mi chiedeva se avessi la possibilità di guardare la figlia di una sua amica con un problema ad un molare che non sembrava cariato ma che le faceva male, il suo dentista era “impegnato” e le ero venuto in mente io, e visto che ci… conoscevamo bene…
“certo, se vuoi puoi farla venire anche subito” le risposi.
“dici… davvero?” mi chiese sorpresa da quella disponibilità.
“sì, certo…”
“arriviamo!” esclamò, e poi mise giù.
non mi serviva l’assistente così le lasciai andare, e meno di venti minuti dopo sentii suonare al campanello, aprii e le aspettai sulla porta.
ed eccola lì, Stella, con una ragazzina di tredici o quattordici anni al seguito, impaurita e piagnucolante.
le condussi nell’ambulatorio ed eccezionalmente lasciai che entrasse anche Stella per farle coraggio, le controllai il molare e non c’era nulla, la dolorabilità era dovuta ad un'infiammazione o un ascesso, e dopo averle fatto indossare il camice piombato mi preparai a farle una scansione rx ma mi fermai.
“è una domanda che devo fare” chiesi a Stella, “la ragazza non è… in sospetta o possibile gravidanza, vero?”
mi guardò stralunata, forse pensando che fosse uno scherzo di cattivo gusto, ma visto che ero serio…
“n-no, no” rispose imbarazzata, “direi di no… ha solo dodici anni…”
“ok” le risposi, e assumendomi la responsabilità le feci la scansione che immediatamente controllai sullo schermo ed eccolo lì, ascesso e probabile granuloma, ma… no, solo ascesso.
spiegai tutto e prescrissi l’antibiotico pediatrico e anche un antidolorifico in capsule, consigliai un collutorio medicato che a dispetto del sapore “di merda” faceva il suo lavoro e poi liberai la ragazzina, visibilmente sollevata.
“ecco fatto!” dissi pronto a congedarle, “siete libere di andare”
“eh, aspetta, aspetta…” mi disse Stella, chiese alla ragazzina di aspettare in sala d’attesa e rimase sola con me.
“già che ti ho disturbato per lei, posso chiedere anche per me?”
la feci accomodare sulla poltrona e diedi un’occhiata al più brutto impianto che avessi mai visto.
“è messo male?” mi chiese vedendo la mia faccia.
“è da rifare, mi dispiace…” le dissi, preparai per fare una scansione anche a lei ma prima di metterle il camice piombato le lanciai uno sguardo.
“no, non sono incinta” mi rassicurò, e quando sullo schermo del pc le feci vedere quanto era messo male Stella sospirò.
“ok, quando lo facciamo?” mi chiese.
la guardai negli occhi.
“hai già deciso che sono il tuo cavadenti preferito?”
e fece una cosa che non avrebbe dovuto, ma la fece e basta.
allungò la mano e mi accarezzò il pacco, stringendomelo.
“preferito non lo so, ma proprio niente male…” sussurrò.
non raccolsi la provocazione, guardai sul planner e vidi che fino alla fine di agosto non avevo spazi.
“andiamo a settembre” le dissi, e Stella accettò, quindi la misi in nota per lunedì nove settembre, alle due del pomeriggio.
dopo i soliti saluti e ringraziamenti e offerta di pagamento e rifiuto dell’offerta di pagamento le accompagnai all’uscita, e mentre la ragazzina chiamava presumibilmente la mamma restai solo con Stella.
“allora” mi chiese cambiando registro, “tutto bene il weekend?”
alzai le spalle.
“e comunque… la prossima volta al Koga ci voglio venire anche io, e anche al Palace, nella suite!” mi disse, puntandomi il dito sul petto, “altro che pizzeria e locali del cazzo!”
poi divenne più seria.
“allora per venerdì… siamo d’accordo?” mi chiese.
“sì, direi di sì…”
“Gioia?” mi chiese.
“glielo dico stasera…”
annuì.
“è solo… un incontro informale, per farvi conoscere, stringete un po’ di mani e vi rendete conto dell’ambiente” mi disse, “e poi ce ne andiamo a bere e a sbronzarci prima di…” aggiunse, ma si fermò.
“ecco, poi… poi vedremo" concluse.
restai a guardarla e lei a guardare me, allora glielo chiesi.
“ma… posso farti una domanda, anzi, due domande?”
annuì.
“perché noi?” le chiesi.
scoppiò a ridere.
“guarda che è stata tua moglie a cercarmi…” disse, ma poi tornò seria.
“siete semplicemente perfetti” rispose, “perfetti per me ed Enrico e perfetti per altre coppie che conosciamo, e di cui ci fidiamo”
annuii.
“non… scambiamo in molti, possiamo tranquillamente rifiutare, nessuno se la prende e nessuno vi giudica” mi spiegò, “ci sono coppie che scambiano solo con due o tre altre coppie, ci sono addirittura due che scambiano solo fra di loro e non vogliono nessun altro”
“e poi ci sono quelli che basta fare la macedonia…” aggiunse.
“eh?”
“la macedonia… tutto mescolato, tutto insieme, ha tutto lo stesso sapore…” aggiunse ridacchiando.
eravamo sul discorso, quindi…
“e… cose… a quattro?” le chiesi.
“assolutamente no” rispose, “ammucchiate o sesso di gruppo sono assolutamente vietati, anzi, c’è l’espulsione dal club per cose del genere, è già successo, sai?”
si avvicinò e sembrò volermi… far capire bene una cosa.
“quando scambi il tuo partner con quello di un altro è un atto di equità” sussurrò, “di fiducia e di rispetto, e di amore, questo ve l’ho già spiegato: tu fai la tua esperienza e raggiungi il tuo piacere e il tuo partner fa lo stesso, vi rispettate, vi amate, avete fiducia uno nell’altra”
ascoltavo in religioso silenzio.
“se fai sesso con qualcuno o con qualcuna fuori dallo scambio… non è più uno scambio equo, è un tradimento per la persona che ami e che è inconsapevole, non trovi?”
“e… poi?” le chiesi, “come si gestisce il poi?”
sorrise.
“quello è strettamente personale” rispose, “io e mio marito ad esempio non ci raccontiamo niente dei nostri scambi, facciamo… come se non fosse mai successo, e così da sempre, ma so di altri che ne parlano e forse questa è la cosa migliore perché con le esperienze reciproche ci arricchiamo”
“quando avete iniziato?” le chiesi.
“cinque anni fa” mi rispose, “ma… ne parleremo, ok?”
la ragazzina si era avvicinta e allora Stella la prese per mano.
“ringraziamo il dottore, eh?” le disse, la ragazzina ringraziò e allora le salutai.
di lì a poco arrivò tutta la mia banda, ricominciammo a lavorare e solo alle cinque quando ebbi finito l’ultimo dei pazienti programmati controllai il telefono, cinque messaggi, due di Gioia e due si Sara (mi si aprì il cuore…) e uno di Stella.
li lessi tutti, Gioia mi ricordava che dovevo passare in lavanderia e poi in gioielleria per ritirare il suo orologio e poi mi confermava che Sara era arrivata, quelli di Sara erano per informare o me o mamma che era in stazione e poi che quella sera avrebbe ‘gradito’ la pizza di Carmine.
risposi a quest’ultimo con il pollice in su e poi passai a quello di Stella, chilometrico.
mi scriveva innanzitutto per ringraziare nuovamente, e poi per… tornare sul discorso scambi.
“non dovete sentirvi sotto pressione, ci sono coppie che arrivano al primo scambio e poi si tirano indietro, capita, non è una cosa che viene giudicata male, serve tempo” scriveva, “a me sembrate pronti, poi alla prova dei fatti può succedere che uno si blocchi”
“venerdì prossimo ci troviamo alle sette al club, vi aspettiamo all’ingresso e poi vi presentiamo, ricordatevi che non si può entrare senza invito”
“poi se siete d’accordo vi invitiamo a cena nel nostro ristorante preferito, la Rue Madison, non so se la conoscete, certo, non è a livello del Koga ma noi poveri proletari ci dobbiamo accontentare!!!”
“e poi andiamo a ballare come quelli veri al Molo Dodici, e ci rotoliamo sulla pista, che ne dici?”
poteva andare, sì.
“e poi vediamo” scriveva ancora, “se scambiare o no”
sdeng, botta in mezzo ai denti: potevo essere l’uomo più preparato del mondo ma quando accostavo a noi la parola “scambio” mi venivano i capogiri…
“fammi sapere, se sei d’accordo chiamo io Gioia e le spiego tutto, ok?”
poi passava ai saluti, ringraziava nuovamente e mandava baci e cuori.
“ecco, perfetto…” sussurrai, “adesso non penserò a nient’altro…”
quando tornai a casa Sara mi volò al collo e la strinsi talmente forte che le feci mancare il fiato, quando mi era mancata la mia bambina, anche se la sentivo quasi tutti i giorni…”
cominciò a parlare a raffica e non la smise che quando arrivò l’ora (per me) di andare a dormire, mi abbracciò ancora e fece quella cosa che non era nelle mie corde ma che capivo essere ormai… normale per i giovani, mi posò un bacio sulle labbra.
Gioia arrivò a letto all’una passata e fregandosene che magari stavo dormendo mi abbracciò stringendomi forte e senza dire una parola, e con il calore del suo corpo e la morbidezza del suo seno nudo mi addormentai felice come un bambino, svegliato il mattino successivo di buon’ora dalla mia di bambina, quella vera, che ci portò il caffè a letto.
che bello averla ancora a casa, e che tristezza sapere che in poche ore sarebbe andata via di nuovo…
Gioia si svegliò e senza preoccuparsi di essere a seno nudo prese il suo caffè e lo sorseggiò mentre Sara ricominciava imperterrita a parlare e parlare, e come se nulla fosse saltò fuori dal letto (almeno aveva gli slip) e indossò la camicia da notte per coprirsi portando fuori Sara.
“papi tu non vieni?” mi chiese, imbarazzato non… riuscii a rispondere e allora ci pensò la mamma dicendole qualcosa nell’orecchio che le fece ridere entrambe.
facemmo colazione in terrazzo, come facevamo le mattine d'estate quando era con noi a casa, e alle otto meno qualche minuto ricevetti l’abbraccio più strizzacostole della mia vita e salutai la mia cucciola che ormai era una donna, con un po’ di magone e molti rimpianti per non aver passato più tempo con lei invece di concentrarmi sul lavoro, e dopo averle passato una mancetta da un millino che la fece davvero felice uscii di casa e mi ritrovai di nuovo solo.
al lavorò andò bene anche se continuavo a pensare a Sara e a quanto poco la vedevo, e quando giunse la pausa pranzo arrivò, inesorabile, il messaggio di Stella.
“ho appena sentito Gioia, è entusiasta” diceva soltanto.
e ne arrivò subito un’altro, più lungo.
“lei vuole farlo, già questo venerdì, adesso sta a te” scriveva, “per me siete pronti entrambi ma come ti ho già detto non voglio che vi sentiate forzati o obbligati, queste cose si fanno solo quando si è convinti e decisi”
“non per mettervi alcuna pressione ma mi sono presa la libertà di prenotare una camera al Majestic e una alla Locanda dei Galli, immagino li conosci, non sono troppo vicini tra loro ma neanche troppo lontani, scegliete quello che preferite, certo non sono il Palace ma…”.
mi sentivo il cuore in gola, eravamo arrivati al momento di decidere.
“comunque usciamo a cena e poi vediamo come va, senza fretta e senza nessun obbligo, ok?”
e chiudeva con qualcosa di molto… personale.
“mi preparerò comunque per essere tua, e voglio che per te sia memorabile” scrisse, “io scelgo sempre l’abito, per l’intimo lascio scegliere al mio partner, quindi ti chiedo che colore preferisci che indossi e che tipo di mutandina se slip o tanga, o niente, quello che vuoi tu”
cominciai a sudare.
“adesso ti saluto, però voglio che tieni bene in mente una cosa che ti ho già scritto ma che ti ripeto, il culo io te lo do quando vuoi…”
“bacioni” concludeva, e non c’era altro.
inutile dire che mi restò addosso un’agitazione incredibile, forse era quella la “magia” che lei ed Enrico ci spiegavano, la magia dell’attesa e del ‘nuovo’ che stavi per trovarti davanti.
e purtroppo a farne le spese di questa mia agitazione fu una paziente che per disattenzione ustionai con il coagulatore, causandole una ferita pur piccola ma che dovetti suturare e documentare, per l’assicurazione.
non sapevo come scusarmi, chiunque opera sa che sono cose che possono anche capitare, che non dovrebbero ma che ogni tanto succedono, comunque restai ‘poco tranquillo’ per il resto della giornata e quando tornai a casa scuro in volto Gioia si preoccupò.
non le raccontai proprio tutto, ovviamente, ma il suo modo per farmi rilassare lo gradii molto, un massaggio alle tempie e sullo scalpo.
e poi tutto si mise a correre, come un masso che frana dal fianco di una montagna, parte lento e quando arriva a valle è inarrestabile: infatti quelli che seguirono tre giorni “intensi”, la paziente preannunciò telefonicamente che avrebbe chiesto i danni e fece bene perché l’errore l’avevo commesso ed era un suo diritto essere risarcita, così dovetti passare del tempo per completare scartoffie aggiuntive e tra accessi in urgenza, lavori programmati, ritorni a casa con cenette intime e serate coccolose, quasi senza che me ne rendessi conto arrivò il giovedì sera.
Gioia sembrava… tranquilla e serena, io ero un fiume in piena: la tensione mi divorava, ragionando con il cazzo mi dicevo “stai per andare a scoparti una gnocca esagerata come Stella” ma ragionando con la testa mi dicevo che qualcuno si sarebbe trombato mia moglie.
chi prevaleva? nessuno, e per questo diventavo pazzo!
alle otto della sera ricevetti una telefonata dalla società che gestiva le assistenti di poltrona, l’assistente per il giorno successivo era malata e non c’era una sostituzione disponibile nell’immediato, se ne scusava ma non aveva alternative.
controllai l’agenda e vidi che per il mattino avevo solo tre ablazioni e una piccola carie con due consulti, e al pomeriggio solo ablazioni (a luglio la gente rimanda…), così recuperai tutti i dati e contattai i pazienti uno a uno scusandomi personalmente dell’inconveniente e rimandando alla settimana successiva o a mai più perché erano liberi di andare da un altro professionista, e così ecco creato il venerdì libero.
ed era meglio così, perché dopo quello che era successo avevo bisogno di un break.
dormii malissimo, agitato e nervoso, e la mattina arrivò quasi come un sollievo.
restai a casa con Gioia che mi fece lavorare per davvero, altro che mettere le mani prima nelle bocche delle persone e poi nel loro conto corrente: mi affibbiò pulizie straordinarie di tutto il seminterrato ancora invaso dalle foglie secche e poi potatura della siepe, e quando quasi all’una ebbi finito, stanco come un mulo, mi raggiunse di fuori con il costume da bagno.
“io adesso prendo un po’ di sole” mi disse bella pacifica, “tu… se vuoi unisciti a me…”
mi feci la doccia e poi mi stesi sul lettino con la schiena che faceva male, restammo in silenzio per un po’ poi Gioia parlò.
“amore, ma tu… sei… sei pronto per stasera?” mi chiese.
“non lo so…” risposi.
inspirò profondamente.
“vuoi che… rimandiamo?” mi chiese.
aspettai a rispondere, poi lo feci.
“no”
“s-sicuro?” mi chiese, speranzosa. lei invece sembrava più che pronta, anzi, mordeva il freno.
“sì, sì, certo…”
restammo in piscina un paio d’ore poi Gioia andò a riposarsi, io invece ero così nervoso che non sapevo stare fermo ma trovai conforto nella lettura, e verso le cinque e mezza Gioia mi chiamò.
“io vado a farmi la doccia e poi comincio a prepararmi” mi disse, “ci vediamo tra poco, ok?”
“ok” le risposi sorridendo.
era qualcosa di… surreale, ci stavamo preparando per uscire con altri partner: più che surreale era assurdo, ma così eccitante da non farti capire più niente.
e per non farmi mancare proprio nulla mi arrivò un messaggio da Stella.
“che colore metto?” mi chiese, “cosa mi metto? rispondimi!”
le replicai solo “stupiscimi…” a cui rispose con una faccina imbarazzata, e poi più nulla.
quando Gioia uscì dalla doccia toccò a me, mi sbarbai accuratamente e poi scelsi cosa indossare, un completo blu navy che mi stava particolarmente bene, camicia tono su tono e cravatta sempre scura, una pettinata veloce ed ero pronto, Gioia invece si prese ogni minuto e quando finalmente uscì…
“wow… sei bellissima…” le dissi, sinceramente ammirato, con il ‘lungo’ stava davvero bene, e quella sera l’aveva scelto color smeraldo, con le coppe incrociate e le spalline sottili e uno spacco vertiginoso che le arrivava fin quasi su alla vita.
sembrava imbarazzata ma toccò a me sostenerla.
“sei perfetta…” le sussurrai, e per entrare nel giusto della serata le diedi un bacio sulla guancia.
era anche truccata perfettamente, verde sopra gli occhi, rossetto bello carico… bellissima.
ma non era per me, o meglio, lo sarebbe stata fino ad un certo punto di quella serata poi l’avrei dovuta cedere.
inutile indugiare oltre, mandai un messaggio a Stella scrivendole “stiamo partendo adesso” e poi salimmo in auto, e nel più assoluto silenzio perché nessuno dei due fiatava guidai nel traffico della sera fino ad uscire dalla città, attraversai un bel pezzo di periferia e seguendo il navigatore arrivai in una zona quasi industriale ma finalmente ecco il club, e dalle auto parcheggiate fuori si poteva ben capire che non era un posto per tutti…
Gioia era nervosissima, io ancora di più.
feci il giro e le aprii lo sportello porgendole la mano per aiutarla uscire e sottobraccio raggiungemmo l’ingresso dove un… enorme buttafuori di colore ci si parò davanti.
“buonasera” ci salutò cortese, ma duro, “il vostro invito?”
“noi… siamo attesi per un incontro con la signora” gli dissi, e nel frattempo Gioia si guardava attorno alla ricerca dei nostri due “amici”, il buttafuori controllò su un tablet e ci chiese “siete i signori Gioia e Mauro?”
rispondemmo di sì all’unisono e allora ci fece entrare.
il posto era elegantissimo, sembrava un salone delle cerimonie in stile Versailles con specchi, sculture e arredi di lusso, velluto come se piovesse e addirittura luce di candele, ed era affollato di bellissime donne di tutte le età e uomini elegantissimi, tutti sorridevano e l’atmosfera era pacata, soffusa, così come le luci.
aspettammo qualche istante senza sapere bene che cosa fare e dove andare quando finalmente si materializzò Stella, ci vide, ci salutò con la mano tutta sorridente e arrivò da noi, abbraccio con Gioia e scambio di complimenti e poi bacio a me.
era… divina, abito rosso scuro aderente, lungo ovviamente, fascia di seta in vita e balcone esagerato, coperto a malapena da una velatura.
si era raccolta i capelli e sembrava alta due metri.
“ma hai visto che… gnocca che è?” mi disse sottovoce Gioia mentre Stella era distratta, “mi sento una vecchietta al suo confronto…”
non riuscii a dire nulla perché comparve anche Enrico, baciamano a Gioia e stretta di mano virile a me, ci prese entrambi sottobraccio e si portò dall’altra parte del salone dove Stella stava già introducendo il nostro arrivo alla padrona di casa, una bella donna che sicuramente aveva superato la cinquantina, anche abbondantemente, ma che aveva ancora molto da dire…
ci presentammo e lei fece altrettanto, ci chiese se eravamo davvero intenzionati ad entrare a far parte del club e glielo confermammo entrambi (e tutti i nostri dubbi? che fine avevano fatto?), le facemmo i complimenti per l’ambiente davvero unico ed esclusivo, complimenti che accettò come fa chi è abituato a riceverli, e poi si scusò dicendo che aveva impegni urgenti, ci consegnò nelle abili mani della “nostra cara Stella” e poi se ne andò.
“bene, avete fatto colpo” ci disse Enrico, subito seguito da Stella, e mentre parlavamo di quanto fosse bello quel posto da dietro si presentò una coppia che li conosceva, e dopo i saluti di rito si presentarono: erano più giovani di noi ma anche dei nostri amici, attorno alla trentina, lui distinto e elegante e lei splendida, sicuramente dell’Est.
e al solo vederla… capii il perché Stella era così entusiasta del “suo” club…
“siete… anche voi del club?” ci chiese lui, “nuovi?”.
“stiamo… valutando” risposi, e Gioia annuì.
“introducete voi?” chiese ancora, rivolto a Stella e Enrico, che risposero sì, e lui annuì.
“se… deciderete di entrare nel club, possiamo chiedervi un appuntamento?” ci disse, lasciandomi bloccato.
era il primo… approccio scambista che avevamo ricevuto.
Gioia mi guardò e mi sorrise, alzò le spalle e quindi toccò a me rispondere “certamente…”
ci stringemmo le mani, feci il baciamano alla biondina e poi i due se ne andarono.
“certamente…” ci disse Stella imitando la mia voce, e tutti ridemmo.
“siete… perfetti” ci disse Enrico mentre parlavamo di un sacco di cose, spesso accavallandoci, “avrete un sacco di soddisfazioni, vedrete!”
c’era un buffet con anche qualcosa da bere, chiesi a Gioia e Stella se volessero qualcosa ed entrambe chiesero champagne, così insieme ad Enrico andammo a prendere i nostri bicchieri, e mentre ero in attesa che venisse stappata una nuova bottiglia, mi si avvicinò un uomo sulla cinquantina.
“buonasera” mi salutò, “siete nuovi?”
“sì, sì, buonasera a lei…” risposi quasi imbarazzato.
“complimenti alla sua signora, davvero bellissima” mi disse, “quando lo vorrete mia moglie ed io gradiremmo chiedervi un incontro…”
e due!
tornai dalle signore e le rifornimmo di champagne, restammo a parlare e a conoscere gente per una mezz’ora e poi decidemmo di lasciare il club e andare al ristorante.
usammo la loro auto, Enrico per ospitalità si offrì di non bere e guidare e così Gioia ed io ci sistemammo dietro, e durante il viaggio continuammo a parlare di tutto e di niente, di vacanze e di programmi, e in men che non si dica arrivammo al ristorante.
il Rue Madison non lo conoscevo, ma era davvero un bel posto, quei due se ne intendevano.
ci accolse una gentilissima cameriera, giovanissima, e dopo aver verificato la prenotazione ci condusse al nostro tavolo dove c’erano già due bouquet di rose per le signore.
“allora” disse Enrico a Gioia, “posso chiedere alla dolce mia ospite di sedersi accanto a me?”
ero divertito, ma anche nervosissimo.
“ma certamente…” gli rispose Gioia e allora Enrico, galante, le scostò la poltrona lasciando che si sedesse per poi prendere lui stesso posto, di fronte a lei.
seguii il suo esempio e feci la stessa cosa con Stella, che elegantemente prese posto e con un gesto cortese della mano mi fece cenno che potevo sedermi di fronte a lei.
e cominciammo a parlare, e la conversazione la tenne prevalentemente Enrico che oltre ad essere una brava persona era anche un abile seduttore, perché vedevo Gioia pendere letteralmente dalle sue labbra.
e Stella mi guardava, soddisfatta.
ecco, eravamo davvero… pronti.
nel prosieguo della serata parlammo, ridemmo, mangiammo e bevemmo, e vidi Gioia sciolta, e rilassata, mentre io ero sempre più teso: provai a non guardala mentre rideva e flirtava con Enrico e prova a fare la stessa cosa con Stella ma non ci riuscii, e allora la donna che avevo di fronte prima mi fece l’occhiolino, poi allungò il piede e mi toccò la gamba.
la serata fu molto bella, Stella ed Enrico erano due persone eccezionali e due abilissimi seduttori, e sapevano il fatto loro su come mettere altre coppie a loro agio.
eravamo a tavola da quasi due ore quando arrivò il momento di prendere una decisione.
Stella sorrise e poi si rivolse a mia moglie.
“Gioia?” le chiese, “sei pronta?”
ero pronto anch’io, pronto a sentire mia moglie dire “sì, voglio andare”, e non nego che l’avrei accettato anche se non di buon grado, ma Gioia sorrise, guardò me, poi Enrico e disse “no, non credo di essere ancora pronta”.
ci rimasi quasi male.
“ma come” pensai, “dopo tutto quel flirtare… perché no?”
Enrico era assolutamente serafico, sorridente, Stella anche.
“quando sarai pronta, tesoro” le disse Enrico, “saremo qui per te, ok?”
Gioia annuì, poi mi guardò e alzò le spalle quasi volesse scusarsi.
ci concedemmo l’ultimo brindisi e poi lasciammo il locale, destinazione Molo Dodici dove arrivammo poco prima della mezzanotte.
Enrico, da grande seduttore, prese Gioia sottobraccio e la condusse dentro, feci lo stesso con Stella che si avvicinò al mio orecchio e mi sussurrò “non è ancora finita, sai?” lasciandomi di stucco.
“vediamo come va adesso, poi… poi si decide, ok?”
“ok…” risposi, totalmente passivo, seguii gli altri due ed entrai con Stella avvolto nella musica a volume pazzesco.
ballammo tutti insieme, Gioia più scatenata del solito rimase quasi sempre insieme ad Enrico ed io “dovetti” prendermi cura di Stella che non rimase certo a guardare e si esibì scatenandosi esattamente come mia moglie, due milf fuori controllo in pista!
riuscii a cancellare ogni pensiero dalla testa, e dopo un paio d’ore passate in pista decidemmo che era ora di chiudere, qualsiasi cosa ci fosse da chiudere.
Gioia era esaltata, era raro vederla così, mi corse incontro e con un grido mi volò addosso, appoggiò la fronte alla mia e mi guardò, tesa.
“dai, facciamolo!” mi disse, completamente fuori di testa.
“amore… sei sicura?” le chiesi.
“sì!” esclamò, “sì, lo voglio fare!”
“voglio andare con lui!”
fu come sentire una coltellata, le chiesi di calmarsi e di dare una risposta dopo essere arrivati alla nostra auto, dopo che l’adrenalina del ballo fosse scemata, accettò, ma era… troppo esaltata, non l’avrei potuta fermare.
diverso tempo dopo tornammo al parcheggio dove avevo lasciato la mia auto, e quello diventò il momento cruciale della nostra esperienza.
“allora ragazzi” ci chiese Enrico una volta che fummo scesi tutti dall’auto, “che facciamo?”
Gioia mi sorrise e mi accarezzò il viso, si avvicinò ad Enrico e lo prese sottobraccio appoggiando la testa sulla sua spalla.
e non ci fu bisogno di aggiungere altro.
la guardai allontanarsi insieme a lui, con un blocco di cemento sullo stomaco e con l’amaro in bocca, la vidi tornare alla loro auto e poi chiudere lo sportello, e quando il rosso dei fanali dell’auto fu solo un puntino mi resi conto che… lo stavamo facendo.
un istante dopo sentii le mani di Stella sul petto, venne davanti a me e si fermò a guardarmi negli occhi.
“non si fa aspettare una signora…” mi disse, e quella mano che aveva sul petto scivolò prima sulla pancia e poi sul pacco, cominciando a tastarlo.
“non essere triste” sussurrò, “hai appena compiuto un atto d’amore verso la donna che ami…”
le sorrisi un po’ triste e allora Stella mi baciò, dolcemente, ma prima di staccarsi mi leccò le labbra.
“vieni con me, soldatino” mugolò, “che te la faccio passare io la malinconia…”
e incollando le labbra alle mie me le dischiuse e ci fece scivolare dentro la lingua, e così cominciammo a baciarci con passione, con furore.
“adesso” mi disse un po’ a corto di fiato, “ti chiedo solo una cosa…”
“cosa?” le risposi, pronto a sentire una frase del tipo ‘non essere triste’ o qualcosa di simile.
“fammi gridare stanotte…” sussurrò, accarezzandomi una guancia e poi il collo, “fammi tutto quello che vuoi, ma fammi gridare…”
“stanotte ne ho bisogno…”
“stanotte ne abbiamo bisogno tutti e due…”
fine capitolo sei
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