una coppia moderna

Chapter 7 - maelstrom

travolge tutto, e quando se ne va niente è rimasto com'era prima...

M
metzenbaum

5 months ago

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capitolo sette

maelstrom

appena saliti in macchina Stella provò un altro approccio ma la respinsi quasi stizzito, e da esperta qual era non se la prese né tentò di fare altro, probabilmente pensando che avevo solo bisogno di lasciar uscire un po’ di vapore, rispettando il mio desiderio di prendermi qualche istante per pensare.

ma quando questi “istanti” diventarono minuti e i minuti degli interi quarti d’ora…

“vuoi parlarne?” mi chiese, mentre giravamo in tondo.

“di qualsiasi cosa ti stia passando per la testa, per favore parliamone…”

“non possiamo stare tutta sera a girare, se non v…”

“ho bisogno di bere qualcosa” le risposi, senza nemmeno guardarla in faccia, “ho bisogno di… sedermi da qualche parte e…”

“no” rispose sospirando, “tu non hai bisogno di quello…”

e di nuovo precipitammo nel silenzio, e quel silenzio fu addirittura peggio della voce di Stella e della sua stessa presenza che in quel momento mi sembrava più fastidiosa che mai.

la mia mente vagava, e tutto quello che riuscivo a pensare era “oddio che cosa ho fatto”: pensavo a Gioia, che si era… offerta ad un perfetto sconosciuto per “saziare” la sua voglia di proibito, e che solo avessi detto “no”...

se avessi detto “no, non voglio” a quell’ora della notte eravamo nel nostro letto, sicuri, protetti, con il resto del mondo chiuso fuori.

quella era la nostra vita, non… non trovarci nel letto di uno sconosciuto a fare sesso spacciandolo come una necessità estrema per salvare il nostro amore.

era stata una trappola, e c’eravamo cascati dentro: e adesso, con questa “macchia” sulle nostre coscienze… ce l’avremmo fatta a continuare?

ero talmente distratto che “bruciai” uno stop e solo con una manovra dell’ultimo istante evitai l’auto che per poco non ci centrava sulla fiancata, Stella cacciò un grido di spavento e poi si accasciò sul sedile, occhi chiusi e mano sul petto.

“s-scusa” riuscii solo a dirle, ma le scuse erano un pochino… inutili.

“senti” mi disse, forse dopo aver raggiunto il limite della sua pazienza, “adesso ci fermiamo e ti calmi un po’, ok?”

annuii, accostai a lato strada e chiusi gli occhi, lasciandomi andare sul sedile.

“io…” cercò di dire, si interruppe ma poi ricomincio.

“io… non so se quello che provi adesso è odio, gelosia, rammarico… paura” mi disse, “però fidati di me, devi dominarlo!”

“dominarlo?” le chiesi, sempre con gli occhi chiusi, “devo dominare che cosa? il fatto che ho lasciato mia moglie ad uno… uno sconosciuto?”

“sì…” rispose, “sì, proprio così!”

non riuscivo a capire da dove venisse quella sua… sicurezza, forse dall’esperienza, forse… forse era stata talmente tante volte nel letto insieme a sconosciuti che per lei ormai era normale.

ma non lo era per me, né per Gioia…

e… pensai a Gioia.

ormai erano le tre del mattino, sicuramente a quell’ora stava… stavano…

l’avevamo deciso insieme, e insieme eravamo pronti ad affrontare le conseguenze del nostro agire, ma in quelle interminabili ore di attesa… tutto sembrava così difficile…

sentii la sua mano sulla spalla, pronto a bloccarla in caso avesse provato a scendere, ma non successe.

“dai” mi disse ormai sfiduciata, “portami a casa per favore…”

riaprii gli occhi e guardai nel vuoto che avevo davanti, una strada deserta e appena illuminata che sembrava voler proseguire fino all’infinito, proprio dove si incontravano quelle rette parallele che erano i due marciapiedi.

“Mauro, per favore” la sentii chiedere di nuovo, “mi vuoi portare a casa?”

e… finiva così?

finiva con Gioia che se n’era andata con un altro uomo a farsi… a farsi scopare per tutta la notte e io che riportavo a casa Stella?

finiva davvero così?

bella figura… bella figura del povero coglione che avrei fatto, deriso da Stella, deriso da Enrico e deriso anche da Gioia!

“no” le risposi duro, “non ti riporto a casa…”

“come vuoi…” rispose, “come vuoi tu… portami dove cazzo vuoi ma per favore togliamoci dalla strada che non voglio finire ammazzata stanotte…”

ripartimmo e mentre guidavo lentamente per ritornare verso la città Stella parlò.

“hai bisogno di tempo” disse, “sei… fuso, in questo momento, ma credimi che ti basta davvero poco per stare meglio, e io ti posso aiutare”

inspirai profondamente.

non risposi, e allora si giocò un’altra delle sue carte.

“la prima volta che l’abbiamo fatto Enrico non c’era riuscito” mi confessò, “loro erano una coppia esperta, un po’ come lo siamo adesso noi”

la ascoltavo ma guardavo solo la strada.

“io… io mi ero lasciata guidare” aggiunse divertita, “lui… esperto, più grande di me… mi ha portata in hotel e mi ha scopata tutta la notte, per davvero, tutta la notte, mi sono svegliata la mattina dopo e non avevo un muscolo che non mi faceva male, ma lui… lui era così, un… vichingo, un dominatore del letto”

“Enrico no” rispose, “lui è più… dolce, è un uomo fatto così, e quando si è trovato davanti un’altra donna… si è bloccato” e le scappò una risatina, “io sono tornata a casa a mezzogiorno, distrutta, e lui era in giardino a tagliare l’erba, e nel forno c’era una torta…”

non riuscii a non sorridere, e mi feci beccare.

“gli volevo raccontare tutto ma eravamo d’accordo che quelle sarebbero state cose nostre, da non condividere”

“me l’ha detto dopo qualche giorno, però, mi ha confessato che si era bloccato e non c’era riuscito” continuò, “non mi ha chiesto che cosa avevo fatto io, avevamo continuato le nostre vite di sempre, con i nostri figli, i nostri lavori, i nostri impegni…”

“e dopo qualche settimana l’abbiamo rifatto” terminò, “e anche lui c’è riuscito”

calò il silenzio per qualche minuto ancora, poi Stella tornò alla carica.

“Mauro” mi disse ancora, “questa cosa che fai… questa cosa che state facendo… non sostituisce il vostro amore, lo… aiuta, lo arricchisce!”

trovavo così strano pensare che fare sesso con altri uomini o donne arricchisca la coppia, ma forse avevo la visione troppo limitata, che ne sapevo?

“io… non ti forzo per farti cambiare idea” continuò, “non è il mio ruolo, questo, non quello di farti cambiare idea”

“e… qual è il tuo ruolo?” le chiesi, “qual è il tuo ruolo stanotte? to cosa dovresti fare stanotte?”

sorrise.

“portami in hotel… e te lo faccio vedere io qual è il mio ruolo di stanotte…” mi disse sensuale, “e ti… garantisco che per un po’ non penserai più a niente…”

“più a niente?” la incalzai, “sei così sicura?”

non mi rispose, si slacciò la cintura facendo suonare l’allarme e montando in ginocchio sul sedile si sporse dalla mia parte, cominciò ad aprirmi tutto e in pochi istanti lo tirò fuori, duro e dritto come una mazza da baseball.

“mmm… vedo che comunque sei bello reattivo, eh?” ridacchiò, me lo scappellò con la mano e poi sentii solo il calore intenso della sua bocca.

Gioia me ne aveva fatti diversi di pompini mentre guidavo ma Stella era completamente diversa: lei… lo aspirava, se lo inseriva direttamente in gola e pompava così forte che sembrava me lo volesse strappare.

accostai e mi fermai, le misi entrambe le mani sulla testa e la guidai su e giù spingendola più in fondo che potevo, e allungando la mano destra gliela misi sulla schiena e scivolai poi sul culo, pronto per andare ancora più sotto, ma voltato in quella direzione vidi due persone, un uomo e una donna, che fermi sul marciapiede ci stavano guardando.

in altre occasioni e altre circostanze sarei scattato, nascondendomi o addirittura schizzando via alla velocità della luce, ma non lo feci.

la lasciai pompare con la testa che faceva su e giù e addirittura continuai a palpare il culo, incurante della loro presenza.

i due sembravano più divertiti che scandalizzati, e la cosa che mi fece pensare fu che quando lui decise di andarsene dovette trascinare la moglie o compagna che fosse, ancora così… concentrata sul soffocone che mi stava facendo Stella da non rendersi conto che quelli non erano cazzi suoi!

se ne andarono, e pochi secondi dopo Stella si tirò su, si sporse su di me e mi leccò le labbra con un gesto provocante e dolce allo stesso tempo, guardandomi negli occhi.

“mmm…” la sentii mugolare, “non so se ne ho più bisogno io o te… ma stanotte dobbiamo ricordarcela per sempre…”

e in attimo le incollai le labbra sulle sue, e il bacio che seguì fu ancora più profondo e passionale di quello che ci eravamo scambiati poco prima nel parcheggio: fu uno scontro più che un incontro di labbra, lingue, denti, saliva…

io non avevo idea se Stella fosse sempre così nel sesso (ed eravamo solo al petting, nemmeno ci eravamo toccati a voler vedere!) con i suoi partner di scambio o anche con Enrico, ma era una forza della natura.

e mentre mi lasciavo guidare dalle indicazioni del navigatore e lei si sistemava il rossetto sulle labbra il mio pensiero, inevitabilmente, andò a Gioia, e a quello che stava facendo in quel momento.

“no” mi sforzai di pensare, “non devi farlo! non devi pensarci! non è un tuo problema!”

e guardai Stella che si stava “succhiando” le labbra per rendere omogenea la copertura del rossetto (lo faceva anche Gioia ma non con quel modo… pornografico!).

“ecco” mi dissi, “ecco a cosa devo pensare… ORA, alla donna che ho qui accanto a me, a questo concentrato di sensualità e femminilità, a questa donna che non rappresenta né amore né calore né… famiglia, che non è il mio porto sicuro, che non è la donna con la quale voglio passare il resto della mia vita, no, è la donna sulla quale voglio riversare tutta la mia rabbia e la mia frustrazione, senza darle amore ma solo sfogare il mio lato animale.

per quello era lì.

in pochi minuti arrivammo al Majestic, lasciai l’auto dove capitava e dopo averle aperto lo sportello l’accompagnai nella hall deserta a quell’ora della notte, accolti da un assonnato addetto.

“buonasera” gli dissi, “abbiamo una prenotazione per…” aggiunsi, ma non sapevo il nome della prenotazione.

“Stella” fece lei, l’addetto controllò e annuì.

“ma certo signori” ci disse dopo averla trovata, stampò due moduli che compilai velocemente mentre lui registrava il mio documento e una volta fatto tutto ci consegnò una tessera magnetica per l’ingresso alla camera numero quarantadue, “ultimo piano, in fondo a destra”, ci augurò la buonanotte e poi tornò alla sua poltrona non senza lanciare uno sguardo al culo di Stella.

appena entrati in ascensore la aggreddi incollandola contro la parete e le incollai la bocca alla sua, ci baciammo furiosamente ma quando con le mani provai ad entrarle sotto il vestito per agguantarle la patata Stella me le fermò.

“no” provò a dire, sotto attacco, “no, no, aspetta… Mauro, aspetta!”

mi fermai, senza capire, e allora Stella mi posò un bacio sulle labbra e mi accarezzò i capelli.

“mi scappa da morire la pipì…” sussurrò, poi ridacchiò e infine scoppiò a ridere contagiando anche me, e allora ci abbracciammo ma in quell’istante la cabina si fermò e le porte si aprirono.

svoltammo a destra e dopo pochi passi in un corridoio deserto e completamente insonorizzato trovammo la stanza quarantadue, presentai la tessera facendo scattare la serratura e una volta aperta… sorpresa, era qualcosa che assomigliava ad una suite.

Stella si tolse immediatamente le scarpe ed appoggiò la borsetta sul tavolino, mi accarezzò la guancia e poi andò dritta dritta in bagno chiudendo la porta: e una volta rimasto solo… mi impedii di pensare a nient’altro che non fosse Stella, quello che stavo per fare con Stella e quello che dovevo a Stella, perché in un angolo dei miei pensieri avevo trovato posto anche per una riflessione… profonda, sì, perché se io avevo “concesso” mia moglie lei aveva concesso il marito… e che i conti erano assolutamente pareggiati, che non c’erano avvantaggiati o svantaggiati, eravamo assolutamente pari!

mi sedetti pesantemente sul letto e mi lasciai andare all’indietro guardando il soffitto: “ed eccomi qui” pensai ancora, “tanti casini, tante… stronzate, ed eccomi qui, pronto finalmente a fare questo… scambio”

e sorrisi.

“scambio di coppia…” pensai, e poi lo dissi, sussurrando, “scambio di coppia”.

l’avevamo fatto, lo stavamo facendo.

e ancora non ci potevo credere…

però, pensai, non era poi così… terribile, e dovetti dare ragione a Stella che poco me l’aveva assicurato, ma che per colpa del mio stato d’animo non avevo saputo bene interpretare.

Gioia stava facendo sesso con Enrico, e io stavo per fare sesso con Stella, pari e patta.

ed era stata una nostra scelta, consapevole.

un istante dopo sentii la porta del bagno aprirsi e Stella tornò da me, sempre bellissima, si avvicinò e sensualmente salì in ginocchio sul letto avvicinandosi come una gatta, schiena incurvata e culo che svettava.

“ti piace quello che ho messo stasera?” mi chiese.

“sì, bellissimo, ti sta da favola…”

“grazie…” sussurrò.

“ora però devi scoprire che cosa ho scelto per… sotto…” sussurrò ancora, “vuoi?”

“certo…” le risposi, “non vedo l’ora…”

restammo a guardarci negli occhi e poi… fuoco alle polveri!

scattammo in piedi e “provammo” a spogliarci a vicenda, e mentre Stella mi levava la giacca lanciandola via io provavo in tutti i modi ad aprirle il vestito ma senza riuscirci e allora lo lasciai fare a lei, e un istante dopo l’abito si afflosciò ai suoi piedi mostrandomi per la prima volta le sue tettone esagerate, senza dubbio le più belle che avessi mai visto!

ma non mi lasciò il tempo di ammirarla, mi tolse la cravatta e cominciò a sbottonarmi la camicia e una volta aperta la fece volare via occupandosi subito dei pantaloni.

la aiutai come potevo, mi tolsi le scarpe e un istante dopo Stella mi abbassò pantaloni e boxer, tutto insieme, e letteralmente me li strappò via lasciandomi completamente nudo, mise le mani sul mio petto e poi mi spinse sul letto facendomi cadere all’indietro, con le braccia aperte.

e solo allora potei vederla bene, due tette fantastiche tonde e sode, con i capezzoli eretti e il piercing su quello sinistro, fisico asciutto con solo un po’ di pancetta, altro piercing all’ombelico, un tatuaggio che non riuscii ad interpretare sulla sinistra ad altezza vita, e un paio di mutandine nere così trasparenti che sembravano fatte di aria, sotto alle quali si vedeva il ciuffetto di pelo nero ben curato.

“strano” pensai in una frazione di secondo, “tutte le donne di questo mondo compresa la mia si depilano la patata e lei… è pelosa!”

alzò le braccia sopra la testa per farsi ammirare meglio, fece un giro completo su sé stessa mostrandomi il resto, un culo da favola incorniciato dal perizoma che le lasciava completamente scoperte le chiappe, con il tatuaggio tribale in fondo alla schiena, e poi tornò da me, gattonò sul letto e quando mi raggiunse mi prese il cazzo in mano e cominciò a menarmelo, su e giù, lentamente, poi si chinò su di me facendo penzolare le tettone e mi leccò ancora le labbra e a quel punto non ci capii più niente.

la rovesciai sul letto e in un attimo le tolsi le mutandine gettandole via, le aprii le cosce trovando una figa sorprendentemente stretta e senza più pensare a niente come mi aveva suggerito di fare ci incollai la bocca sopra.

la leccai alla follia, mangiandola viva, gliela aprii con le dita e la consumai da tanto ci diedi dentro, Stella gemeva e mi premeva la testa contro di lei usando entrambe le mani, cercando l’orgasmo ma senza raggiungerlo, le sollevai le gambe per arrivare anche al suo lato più nascosto e Stella non fece nulla per impedirmelo, anzi, e quando lo trovai bello aperto e rugoso cominciai a leccarlo strappandole altri gemiti.

ma non ero lì solo per leccare!

la presi e la misi a quattro zampe, con una mano sulla schiena gliela feci abbassare pronto per penetrarla ma allora mi fermò.

“prima devi metterlo” mi disse, “lo sai come funziona…”

ecco cosa avevo dimenticato…

“non ce l’ho” le dissi, “non l’ho portato”

mi guardò dritta negli occhi e sorrise, si alzò, prese la sua borsetta e me ne porse uno ma poi trattenne la mano.

“vuoi che faccio io?” mi chiese maliziosa.

“m-m”

e mentre apriva la bustina la guardai bene, era di sicuro la più bella donna con la quale avessi fatto sesso, alta, formosa… perfetta, e mi dispiaceva anche solo pensarlo ma al suo cospetto Gioia scompariva.

e un pensiero piccolo piccolo piccolo cominciò a farsi strada nella mia testa: “e se questa fosse la vera vita?”, “e se questa da oggi in avanti fosse la mia vera vita?”, scoparmi donne bellissime e vivere come il protagonista di un porno, frequentare ambienti esclusivi, spendere montagne di soldi e vivere, con la V maiuscola?

fare questa vita in cambio di Gioia? in cambio di quello che avevo sempre considerato tutto il mio mondo?

“è questo che vuoi? davvero?”

e la risposta che mi diedi non mi lasciò scampo: sì, era quello che volevo, anche a costo di… perdere Gioia.

Stella mi mise il preservativo con sapienza, tenendo premuto il serbatoio con due dita e facendomelo calzare fino in fondo, e una volta fatto tornò sopra di me, mi slinguazzò per bene e poi si rimise alla pecorina, petto a terra e cosce aperte verso me, pronta per ogni mio desiderio.

non la feci aspettare, le andai dietro e glielo picchiettai sul solco delle chiappe, glielo sfregai ripetutamente sulla vagina aperta e bagnata e ancora lo feci strisciare sulla pelle facendola mugolare di piacere, poi finalmente lo puntai alla fessurina e con gesto rapido zac, dentro.

cacciò un gemito roco e inarcò la schiena, le diedi un’altra spinta entrando fino alle palle, poi le afferrai le braccia e via, cominciai a sbatterla come si deve.

voleva gridare, mi aveva detto, e gridò.

gridò e mi incitò a scoparla più forte e a sbatterla, a farglielo sentire tutto.

a memoria mia non ricordo di aver mai scopato con quella “violenza”, le davo botte talmente forti che sentivo il contraccolpo sulla parte alta della schiena ma non mi fermai a quella posizione, la ribaltai mettendola a pancia in su prima le feci aprire le cosce facendole mettere le ginocchia al petto, e con tutto libero le andai sopra e la infilzai al primo colpo, facendola gemere di nuovo.

usai tutta la stamina che avevo in corpo e tornai a farla gridare di piacere, vero o falso che fosse, ma da come la vedevo “presa” dubitai che riuscisse a simulare…

continuò a chiedermi si scoparla più forte e di darglielo tutto, “così, ancora!”, “sì, sì, ti prego non ti fermare!”, ed io l’accontentavo.

di nuovo la ribaltai riprendendola da dietro ed afferrandola per i fianchi ci diedi dentro squassandole il corpo, le sue belle chiappe ballavano come budini ad ogni botta e non soddisfatto la presi per i capelli e le feci sollevare la testa mentre non le davo tregua, e la cosa durò fino a quando mi mise la mano sulla pancia e spinse per farmi rallentare.

ero lì per scoparla come una troia ma non per farle male, e allora mi fermai, glielo estrassi e mentre Stella rotolava sul letto mettendosi a pancia in su la seguii e le appoggiai il cazzo alla bocca, vidi un guizzo nel suoi occhi e allora mi tolsi quell’assurda protezione di gomma, glielo passai sulle labbra e infine glielo spinsi in bocca: la aprì per accoglierlo e tenendo gli occhi chiusi me lo afferrò con la mano e cominciò a menarlo lentamente mentre con le labbra lo succhiava e lo scappellava, usando anche la lingua per accarezzarmi la cappella ultrasensibile, e con quella visione unita all’eccitazione del momento non riuscii a trattenermi, chiusi gli occhi e praticamente gridando “Vengo!” le sborrai in bocca.

cercò di sottrarsi e forse sfuggire ma non glielo permisi, le bloccai la testa con le mani e con il cazzo ben piantato dentro le schizzai in gola tutto quanto, vidi che mandava giù a fatica provando ancora a toglierselo da dentro ma ormai ero fuori controllo, e muovendo i fianchi le scopai la bocca: sembrò non volerci stare ma quando si rese conto che non poteva farci nulla allora si abbandonò, prima si lasciò scopare cercando solo di non strozzarsi e poi mi prese il cazzo muovendolo avanti e indietro ricominciando a succhiarlo e a leccarmi la cappella.

non aveva detto una balla quando mi aveva assicurato che sarebbe stata una nottata indimenticabile…

e cominciai a credere che avesse ragione su tutto, ma proprio su tutto, sul mio rapporto troppo “duale” con mia moglie, dal rifiuto di capire che quel tipo di rapporto non poteva durare per sempre, ma soprattutto a quando mi diceva che ero… fatto per certe cose, e che l’unico che non lo voleva ammettere ero proprio io…

“e guardati, cazzo!” mi dissi, “stai facendo ‘facefucking’ sulla donna più bella che tu abbia mai toccato, le hai appena sborrato in gola dopo essertela scopata in tutti i modi senza che si lamentasse, anzi, l’hai fatta gridare…”

“e lei è qui pronta per darsi ancora, per concedersi alle tue voglie, pronta anche a farsi sodomizzare”

“e stai a pensare a tua moglie e a quello che fa?”

chiusi gli occhi e mi gustai quella meraviglia di pompino che Stella mi stava regalando, e quando li riaprii mi resi conto che mi stava guardando, fissa, come se mi stesse leggendo dentro.

e… di nuovo sentii il fuoco dentro.

glielo tolsi dalla bocca e facendola rotolare glielo puntai tra le cosce, glielo sfregai sulla figa ancora fradicia di umori e trovando la via cominciai a spingere ma Stella strinse le cosce e si mise sul fianco, spingendomi via con una mano aperta sul mio petto.

“prima… devi mettere…" cercò di dire, ma tanta era la mia eccitazione che nemmeno stetti a sentirla, la rovesciai a pancia in giù aprendole di nuovo le cosce e di nuovo glielo puntai, Stella provò ancora a dirmi “no aspetta ma con uno scatto le bloccai il collo con una mano, mi chinai su di lei ringhiando “sta zitta e non rompere i coglioni!” e con una spinta pelvica le entrai dentro, stavolta a pelle, stavolta “sentendo” per davvero il suo corpo bollente.

la tenni per il collo e ricominciai a scoparla da dietro, reagì con degli “oh” ad ogni spinta ma man mano accelerai si lasciò andare a gemiti di piacere fino a che si mise nuovamente a gridare “sì! così!” e “ancora! ANCORA!” così forte che sarebbe stato impossibile non sentirla in tutto il piano.

non riuscii più a controllarmi, la presi per i fianchi e… dominandola con il mio peso la scopai così tanto e così forte da sentirla chiedermi di rallentare, di fare piano… e “no, basta…” anche se senza eccessiva convinzione, e quando arrivai di prepotenza alla sborrata riuscii a tirarlo fuori all’ultimo istante per schizzarle sulla schiena fradicia dei nostri sudori, del suo “naturale” ma anche di quello che le gocciolava addosso dalla punta del mio naso, fino a che le caddi addosso ricoprendola con il mio corpo, fondendomi insieme a lei.

restammo uno sopra l’altra entrambi ansimanti, ma per lasciarla respirare rotolai via finendo a pancia all’aria con un avambraccio sopra gli occhi per non farmi abbagliare dalla luce troppo forte, stanco ed accaldato.

ero a pezzi, mi facevano male le gambe e la schiena, e mi fece sorridere il pensiero che al ritorno non ci sarebbe stato proprio niente da spiegare a Gioia per quella stanchezza.

tolsi il braccio e la guardai, era ancora a pancia in giù e respirava velocemente alzando ed abbassando tutto il tronco, una delle tettone “schiacciate” strabordava di fuori mentre la curvatura della sua schiena che poi si “alzava” sul bel culo tondo era una visione assurda…

chiusi ancora gli occhi e provai a recuperare energie ma quella quiete durò poco, la sentii muoversi e spostare il peso sul letto e poi avvertii il soffice contatto della sua pelle sulla mia pancia, e quando aprii gli occhi me la trovai addosso, proprio mentre stava per venirmi sopra, ma non per cavalcarmi…

mi trovai una sua coscia sulla faccia e un istante dopo me era seduta sopra di me, con la figa pelosa incollata alla mia bocca, fradicia.

non mi feci pregare e facendola sollevare giusto quel tanto che bastava le aprii le chiappe e comincai a leccarla dappertutto, interno delle cosce, figa, buco del culo, ancora cosce, tutto quello che riuscivo a raggiungere lo leccavo, e quando mi concentrai solo sulla figa le presi il grilletto tra le labbra e cominciai a succhiarlo: forse a quello non era preparata o forse non gliel’aveva mai fatto nessuno perché cominciò a gemere come mai l’avevo sentita, con un “oh!” secco ed una scossa elettrica lungo tutto il corpo ad ogni “succhiotto”.

e per farmi capire quando le piaceva quel trattamento mi afferrò il cazzo e cominciò a menarlo, poi si abbassò e lo prese in bocca mettendosi a fare su e giù scappellandolo in bocca, restammo a… crogiolarsi in quel fantastico sessantanove per diversi minuti e quando unii anche le dita al lavorio di lingua e labbra Stella perse nuovamente il controllo, si staccò dal cazzo raddrizzando la schiena e godendo come una pazza cercò l’ennesimo orgasmo della nottata, mi strusciò la figa sulla bocca e sempre con due dita infilate nella vagina arrivò al piacere, esplosivo.

“così! così! leccamela! così! così!” gridò, “non fermarti, non fermarti!”, e quando il piacere la travolse gridò ancora “sì! SI’! VENGO! SI’! VENGO! OH SI’ CAZZO VENGO! TI VENGO IN BOCCA! SI’, CONTINUAAAA!”

non avevo mai fatto sesso con una donna così… assurda: godeva e gemeva come un’attrice hard, ma dalla quantità di umori vaginali che le uscivano dal corpo e da tanti piccoli indizi che catturavo sul suo corpo (capezzoli eretti, scosse elettriche ad ogni stimolazione, arrossamento delle guance, occhi spiritati…) non sembrava fingere, anzi…

e con tutta la voglia che avevo in corpo non ci pensai minimamente di finirla lì…

mi tolsi dall’abbraccio delle sue cosce facendola quasi cadere, la presi per un braccio trascinandola via dal letto e la portai contro il grosso specchio che si trovava su una parete, ce la schiaffai contro e piegandole la schiena le feci appoggiare le mani aperte sullo specchio e da dietro glielo infilai alla cieca nella figa ormai ridotta ad un lago, lo misi dentro fino alle palle e prendendola per i fianchi ricominciai a scoparla a velocità folle, con la piccola particolarità che… stavolta ci guardavamo negli occhi.

ancora una volta si mise a gridare “SI’! SI’! SI’! SI’! CONTINUA!” così forte che, ne ero certo, l’indomani mattina ci avrebbero fatto un bel discorsetto, e vedendo le sue tettone che ballavano impazzite non riuscii a tenere le mani ferme, le passai da sotto le ascelle e gliele presi strizzandole forte mentre la sbattevo inesorabile.

“sto… venendo” grugnii quando sentii arrivare l’onda e Stella mi guardò negli occhi.

“SI’! SI’! SI’! SBORRAMI DENTRO! SBORRAMI DENTRO TI PREGO!” gridò ancora, e senza più potermi né trattenere né controllare le schizzai in vagina tutto quello che mi era rimasto, accasciandomi sopra di lei che era sudata fradicia, esattamente come me.

senza più forze ci lasciammo andare a terra, ritrovandoci seduti con la schiena contro lo specchio, entrambi ansimanti.

“oh… cazzo…” mugolò, “oh cazzo che male… mi fa male tutto…”

restammo seduti per non so quanto, poi Stella si tirò su e barcollando andò in bagno chiudendo la porta, restai seduto a terra per ancora qualche minuto e poi chiamai a raccolta le ultime energie e mi alzai, raggiunsi il letto lì a due passi che mi sembravano due chilometri e mi lasciai cadere sopra, affondandoci dentro.

mi faceva male la schiena e il cazzo bruciava, pulsando, ma… mi sentivo vivo!

e non me ne fregava niente di Gioia, niente di niente! niente di quello che faceva e niente di quello che provava, le augurai solo di essere felice, e di divertirsi, e di… quello che voleva.

ma quella sera, pensavo solo a me, e a nessun altro.

Stella riaprì la porta e mi raggiunse a letto, ci salì sopra e si mise in ginocchio, sempre nuda e sempre bellissima.

rimase lì guardandomi tutta sorridente e non mi chiese nulla, non mi fece né i complimenti per la prestazione né si lamentò, niente, solo… sorrideva.

erano le quattro e ventisette del mattino.

“sono distrutto” le dissi, “ho la schiena a pezzi…”

non mi disse nulla, si allungò per spegnere la luce e venne a stendersi accanto a me, sul fianco, gomito sul materasso e mano aperta sotto al meno.

“come ti senti?” mi chiese alla fine.

“stanco…” le ripetei, anche se sapevo a cosa si riferiva.

inspirai profondamente e annuii.

“bene” le risposi, “sto bene, mi sento… vivo”

sorrise più apertamente, era la risposta che voleva sentirsi dire.

si lasciò andare e mise la guancia sul cuscino, si avvicinò a me e ancora una volta mi guardò dritto negli occhi.

“si solito… non mi fermo a dormire in hotel con un partner” disse, “ma stasera… credo che farò un’eccezione”

“davvero?” le chiesi.

“m-m…” rispose, “stanotte… dormirò insieme te!”

“e… perché?” le chiesi.

“non lo so…” mugolò, “forse perché ne ho bisogno anch’io…”

annuii, ma restai in silenzio.

ci pensai e ripensai, poi glielo chiesi.

“dormiranno insieme anche loro?”

sorrise.

“non me ne frega un cazzo…” sussurrò, “e non te ne deve fregare niente nemmeno a te” aggiunse.

“quanto tempo ci vuole per arrivare a pensarla così?” le chiesi, “per pensare a quello che stai facendo e non a quello che succede agli altri?”

“dipende…” rispose, “per me sono bastati un paio di scambi… Enrico ancora ci pensa…”

ecco, ecco un altro punto che avevamo in comune io ed Enrico.

restai in silenzio, ma poi… poi partii con le domande che cominciavano ad arrivare.

“quanti… scambi avete fatto?” le chiesi.

“con questo di stasera sono quasi cinquanta” rispose.

“e… sono tanti?” le chiesi, “intendo dire… tanti per il tempo… da cui… fate scambi?”

“né tanti né pochi” rispose, “siamo richiesti ma non accettiamo di scambiare con chiunque…”

“non siete… macedonie?” le chiesi, e scoppiò a ridere.

“no, no, non siamo macedonie…” rispose divertita, ma tornando subito più seria aggiunse “cerchiamo di stringere la cerchia, abbiamo cinque coppie con cui ci divertiamo”, sorrise e sussurrò “sei, con voi”.

“e sono sicura che con voi ci vedremo prestissimo…” continuò, “ho delle belle… vibrazioni con voi”

fece uno sbadiglio che ovviamente mi contagiò, poi mi accarezzò la fronte scostandomi i capelli e mi baciò sulle labbra.

“adesso proviamo a dormire un po’, ok?” mi disse.

annuii.

“domani… parleremo ancora, va bene?”

“ok, domani…” risposi.

mi fece un altro sorriso dei suoi, chiuse gli occhi e non la sentii più.

ero talmente stanco che in condizioni normali sarei crollato ma fu impossibile per me dormire, troppa adrenalina addosso.

dopo una mezz’ora in cui non riuscii a chiudere occhio (e la invidiai perché Stella dormiva per davvero!) scivolai fuori dal letto e infrangendo un’altra regola la fotografai, sarebbe stato sciocco non farlo.

era in assoluto la donna più bella con la quale avessi fatto sesso e una delle più belle e affascinanti che avessi mai conosciuto, e se per puro caso quella fosse stata l’ultima notte con lei volevo avere un ricordo segreto.

salvai le foto nella mia cartella nascosta e poi feci quell’altra cosa che non avrei dovuto fare, aprii Whatsapp e andai a vedere il profilo di Gioia.

l’ultima connessione era stata fatta alle tre e dodici, e con quell’informazione nella testa cominciai a farmi il classico film ma… no, lo cancellai.

andai in bagno a pisciare e a lavarmi un po’ e guardandomi nello specchio non riuscii a non pensare a quanto stava succedendo: e chi l’avrebbe mai pensato che alla fine diventassi uno scambista? che concedessi Gioia a qualcuno in cambio della moglie di questo sconosciuto?

e continuai a pensarci anche quando tornai a letto insieme a Stella, e tra il caos di pensieri e congetture che avevo in testa… crollai, svegliandomi solo quando sentii che qualcuno mi stava abbracciando.

recap istantaneo e… cazzo, era tutto vero. ero a letto con Stella.

mi bastò sollevare la testa per capire che era vero, Stella aveva la testa appoggiata al mio petto e una mano sulla mia spalla, una coscia di traverso sopra la mia e… era bellissima anche “la mattina dopo”, con il trucco che se n’era andato e la magia della nottata ormai svanita.

e con quella magia se n’era andata anche l’aura di… aggressività che si portava addosso, quella specie di timore reverenziale che incuteva la sua statura e il portamento giunonico, lasciando spazio ad una dolcezza infinita.

la stessa dolcezza che “sentivo” quando Gioia mi dormiva accanto.

non so come ci riuscii ma mi riaddormentai e quando ormai era mezzogiorno passato Stella mi svegliò.

“ehi…” sussurrò, “dormiglione… è ora di svegliarsi…”

la stanza era ancora quasi del tutto immersa nel buio.

“buongiorno…” le sussurrai stiracchiandomi, e allora Stella si mise a pancia in giù con i gomiti sul mio petto, guardandomi fissa.

“dormito bene?” le chiesi, per dire qualcosa.

annuì.

restò a guardami ancora per una manciata di secondi, poi si tirò su, si avvicinò e un istante dopo avevo la sua lingua in bocca.

cominciammo nuovamente a baciarci con passione, con furore e quasi rabbia, Stella mi prese il cazzo e in un istante se lo trovò di nuovo duro in mano, e subito dopo ce l’aveva in bocca tutta presa a farmi l’ennesimo pompino.

e fece tutto da sola, me lo ciucciò lasciandolo pieno di saliva e poi si tirò su, mi montò sopra alla rovescia, dandomi la schiena, e a cosce aperte si calò sul mio pennone dritto tenendolo con mano, se lo puntò alla figa e allentando la tensione delle cosce si penetrò fino a lasciare fuori solo le palle.

la guidai su e già sostenendola per le chiappe, Stella contrariamente alla notte prima si trattenne e poi fece quell’altra cosa, si tirò su, lo puntò due dita più sotto e ancor più lentamente si lasciò andare.

“piano, eh…” si raccomandò, e con tutte le cautele del mondo le entrai nel culo, prima con la sola cappella e poi con almeno metà cazzo.

esclamò un “ah!” secco per il dolore che la costrinse a fermarsi e quello fu il punto limite in cui mi permise di entrarle dentro, prese del tempo per adattarsi alla presenza dell’affare dentro di lei e poi cominciò a muoversi facendo un pompino con il buco del culo.

“ti piace?” mormorò con la voce roca, “ti piace nel culo?”

“sì, lo adoro…” le risposi sentendolo stretto come se fosse serrato in un pugno, “sei tutta fantastica!”

“mmm… davvero?” mugolò mentre continuava a fare su e giù, “dici davvero?”

“sì, sì, sei… una donna fantastica!”

“allora… sborrami nel culo!” mi incitò, “dai, fammi sentire la tua sborra calda nel mio culetto, dai, riempimelo!”

tolsi le mani dalle sue chiappe e le agguantai le zucche che sembravano ancora più grosse e cominciai a palparle strappandole dei gemiti, provai a muovermi spingendo il su il bacino e scoprii che se lo facevo lentamente Stella non provava dolore e mi bastarono davvero una decina di su e giù per arrivare.

“sto… sborrando, vengo!” grugnii, Stella si esaltò incitandomi dicendo “sì, sborrami dentro! SBORRAMI DENTRO!” e in un istante mi liberai nel suo canale rettale, iniettandole dentro l’ennesimo carico di sperma, e un istante dopo Stella si tirò su sfilandoselo e accasciandosi sul letto, a pancia in giù, con il culo in fiamme.

e quello fu l’ultimo contatto sessuale tra noi due.

mi diede un ultimo bacio profondissimo e poi andò in bagno restando dentro per mezz’ora buona, e quando uscì era già rivestita, ripulita, profumata e pettinata, come se quella notte di sesso fosse già dimenticata.

ma non era ancora finita lì…

si sedette sul letto dove ancora completamente nudo giacevo indifeso al suo cospetto, mi accarezzò una guancia con il dorso della mano e mi sorrise.

“io adesso devo andare” mi disse.

mi allarmai e feci per alzarmi, la dovevo accompagnare ma Stella mi mise la mano sul petto e mi fermò.

“dopo lo scambio si rientra a casa da soli” mi disse, “sai, per evitare… incontro del giorno dopo…”

annuii.

“pensavo di… portarti…” cercai di dire, ma Stella scosse la testa.

“le cose si fanno così” mi spiegò, “e… credimi, è molto ma molto meglio così, è per evitare…”

“il coinvolgimento, il transfert” conclusi per lei.

“esatto” rispose, “abbiamo scambiato partner, abbiamo fatto sesso, e tutto si ferma lì, ok?”

“ok…”

si alzò in piedi e prese la borsetta, mi mandò un bacio soffiato e poi se ne andò lasciandomi solo.

restai a letto a guardare il soffitto per un sacco di tempo, i pensieri si affollavano ma ora erano “scacciati” dal ricordo della mega scopata con Stella, una delle mie migliori prestazioni sessuali in assoluto.

con Gioia non mi sarei mai potuto spingere così… avanti.

“Gioia…” sussurrai.

ripresi il telefono e controllai, ultima connessione alle nove e dieci.

forse… stava controllando anche lei…

scesi dal letto in uno scrocchiare unico di articolazioni e andai a fare la doccia, mi lavai profondamente e accuratamente (mi bruciava il cazzo e avevo l’interno delle cosce arrossato per via dello “sfregamento sessuale”) e dopo essermi asciugato per bene i capelli andai a rivestirmi.

e guardandomi allo specchio… sì, ero quello della sera precedente, non era cambiato nulla, almeno esteriormente.

dentro avevo una certezza in più, che sarei riuscito a gestire la cosa senza molti problemi, ma soprattutto avevo un’esperienza in più, qualcosa di meraviglioso…

sistemai bene il nodo della cravatta e in quell’istante mi arrivò un messaggio.

e trasalii.

non ero pronto per affrontare Gioia, non ancora.

ma non era Gioia, era Stella.

“volevo dirti ancora grazie per la splendida serata passata insieme a voi” scriveva, “non lo dovrei fare ma ti ringrazio anche per la splendida nottata, davvero da ricordare”

“nelle prossime ore sentirò Gioia, eravamo d’accordo di farlo e ovviamente mi chiederà qualcosa, non voglio mentirle, sei d’accordo che ne parli liberamente?”

“sì” risposi, deglutendo.

pollice in su.

“una sola raccomandazione” scrisse, “quando rientri a casa non pensare a nient’altro che a lei, si aspetta questo, aspetta che il suo uomo torni da lei e la consideri la cosa più preziosa in assoluto”

“ok, lo farò, grazie del consiglio”

“e se ti chiederà di fare l’amore, fatelo” scrisse ancora, “e non pensare che è stata con un altro, non è mai successo”

“ok”

“ti auguro buona giornata” concluse, “ci sentiamo presto”

mandò un bacio e poi chiuse.

“ok” sussurrai, “ok, è ora di tornare a casa…”

scesi nella hall con un po’ di preoccupazione, chiesi di saldare il conto della stanza numero quarantadue ma quando sentì il numero la receptionist sorrise.

“è già tutto a posto, signore” disse.

“davvero?” le chiesi.

“sì, signore” rispose, “la quarantadue è riservata, ed è tutto saldato”

mi guardava dritto negli occhi con un sorrisetto… furbo, sapeva cosa ero lì a fare e non gliene fregava niente, per lei ero un cliente come un altro.

firmai per la riconsegna della tessera magnetica e le ridiedi il modulo, la receptionist mi regalò un altro bel sorriso e accompagnando la frase con un gesto del capo mi disse “spero di rivederla presto!”, poi si voltò e se ne andò.

pochi minuti dopo ero in auto, pensieroso, e in men che non si dica arrivai a casa, erano quasi le due del pomeriggio.

lasciai l’auto in strada (non sapevo bene il perché, ma volevo evitare di fare l’entrata trionfale e soprattutto di essere bersagliato dalle domande…) e con la massima cautela aprii la porta ed entrai: tutto sembrava silenzioso, e cominciai a pensare che forse Gioia non era ancora rientrata, o forse era uscita di nuovo…

posai le chiavi sul tavolino e andai verso la camera da letto, tutto era silenzioso e immobile.

controllai dappertutto ma Gioia non c’era, e quasi quasi ne fui soddisfatto.

allora mi mossi più liberamente, mi spogliai e… non seppi resistere, mi distesi sul letto e sentii il corpo rilassarsi, chiusi gli occhi e fui ovviamente sopraffatto dalla stanchezza: “solo un minuto…” pensai, ma non fu un minuto…

e mi risvegliai, con una specie di sospetto: mi alzai ed andai a controllare il primo guardaroba, poi la cabina armadio, poi le ceste della biancheria ma no, il vestito verde che indossava non c’era.

Gioia non era ancora rientrata.

feci di nuovo il giro della casa, con il cuore in gola controllai la piscina ma per fortuna non c’era, né sopra né sotto: il cielo si era fatto grigio e il sole se n’era andato lasciandomi un senso di… disagio.

e allora la chiamai.

“Gioia? Gioia?”

niente.

tornai in casa e presi il telefono, l’ultima connessione di Whatsapp era di diverse ore prima, alle nove e dieci.

“possibile?” pensai, e questi dubbi e queste incertezza cominciarono ad insospettirmi.

la chiamai ma il telefono era spento.

e allora andai nel panico.

“GIOIA????” chiamai a gran voce, aprii la porta che dava nel seminterrato e nei box e chiamai ancora, “GIOIA???”

niente.

un’orribile sensazione claustrofobica mi prese la gola, scesi le scale e quasi inciampai, arrivai di sotto e oltre al caldo sentii un odore strano, come se qualche alimento che fosse andato a male.

di sotto c’erano i frigoriferi e forse qualcosa era rimasto fuori ed era marcito con il caldo, magari la frutta o la verdura, ma… no, era un altro odore, qualcosa che aveva a che fare con… con il mio lavoro.

ma che cazzo era?

chiusi gli occhi e… ci arrivai.

aprii la porta del primo box ma non c’era, aprii il secondo e mi trovai davanti la sua auto, andai nella lavanderia e l’orrore mi attanagliò lo stomaco e il cervello.

“Gioia…” sussurrai, riuscii a riprendermi dallo shock e gridai “GIOIA!!!! NOOO!!!”

Gioia era a terra seduta sul pavimento con la schiena contro la parete e con addosso ancora il vestito della sera precedente, il pallore della morte sul viso e gli occhi ancora aperti che però non avevano più la fiamma della vita.

era immersa in un lago di sangue, le vene di entrambi i polsi tagliate, con ancora nella mano il pezzo di vetro che aveva usato per farlo.

“Gioia…” sussurrai, sentii arrivare un conato di vomito ma non rigettai.

e la guardai ancora, immobile, le mebra contratte, e con l’odore del sangue ormai coagulato, il caldo e tutto il resto tutto cominciò a girare, provai ad appoggiarmi da qualche parte ma persi l’equilibrio e caddi con entrambe le ginocchia, e poi tutto il mio mondo diventò nero.

fine capitolo sette

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