Chapter 8 - uno di voi...
se non puoi batterli, unisciti a loro
5 months ago
capitolo otto
uno di voi
“no, Gioia, ma perché… ma perché, Gioia, ma perché…”
“perché? perché non mi hai mai capita…”
“perché dici che non ti ho mai capita? eravamo… innamorati…”
“perché non volevi capirmi…”
“no, Gioia, io ti capivo… ero l’unico che ti capiva!”
“capivi solo quello che volevi, di me, e solo quando lo volevi…”
“ma io… io credevo che io…”
“non c’era nessun ‘io’, c’era ‘noi’ ma adesso non c’è più né 'io' né ‘noi’, adesso ci sei solo tu…”
“ma perché… perché Gioia… perché hai fatto quella cosa…”
“perché non ero libera di vivere la mia vita…”
“ma io… io ti amavo Gioia…”
“anche io ti amavo… ma amavo anche vivere…”
“e io… io non ti facevo… vivere?”
“tu vivevi la vita di entrambi… non solo la tua…”
“io? come?”
“decidevi sempre tu, e io mi adeguavo, che potevo fare?”
“ma come? come riuscivo? come facevo a vivere la tua vita?”
“anche la mia vita era… tua! tu eri tutto, eri me, eri te, eri noi!”
“...e adesso vivrai da solo…”
“no Gioia! no…”
“vivrai da solo e io chiuderò quella porta!”
“no! Gioia non chiuderla…”
“la chiudo, adesso la chiudo…”
“no… non farlo…”
creeeeck… SLAM!
“hai sentito il rumore? hai sentito che cigola ancora? quante volte mi hai detto che ci mettevi l’olio? l’hai mai fatto? no?”
“lo farò, te lo prometto, ma non andare…”
“amore…”
“Gioia no… non…”
“amore! sei tornato!”
“Gioia… io… io non…”
“amore! amore! svegliati!!!”
mi sentii toccare la spalla e quello che ricordo fu che non riuscii più a respirare e l’apnea mi fece scalciare il lenzuolo e gridare.
ero madido di sudore, con l’affanno e la gola stretta per l’angoscia… e Gioia era lì davanti a me, con il suo sorriso dolce anche se un po’ spaventata per il risveglio traumatico, ma sorrideva e aveva… la luce della vita negli occhi.
“amore… stavi sognando…?” mi chiese chiese dopo che le fu passato lo spavento, la guardai per qualche istante senza rendermi bene conto cosa fosse successo e poi… e poi mi lasciai andare sentendo la tensione che se ne andava ma lasciandomi quel groppo in gola che mi durò per giorni.
“s-sì…” le risposi, “è… stato… una specie di incubo…” e cominciai a sfregarmi la faccia con le mani.
Gioia sorrideva, era felice perché ero tornato, felice di rivedermi dopo una notte passata… lontani, per entrambi.
ci guardammo a lungo… indecisi sul da farsi, forse diffidenti l’uno nei confronti dell’altra o forse solo un po’ impauriti dalla situazione ancora surreale che non sapevamo bene come gestire, e quell’incontro sarebbe stato una specie resa dei conti, un ‘o la va o la spacca’.
ma dopo quell’incubo… non c’era proprio niente che poteva togliermela dall’anima.
le sorrisi, mi alzai ed aprii le braccia e un istante dopo me la trovai addosso, stretto nel suo abbraccio.
“grazie” dissi dentro di me, “grazie, dio, grazie, grazie perché era solo un incubo… grazie per non avermela portata via… grazie…”
Gioia mi stringeva forte ma la sentivo… tesa, tremante.
eravamo due bombe ad orologeria, Enrico e Stella avevano acceso la miccia ed ora eravamo pronti ad… esploderci addosso!
ma quel sogno era stato così vivido, la sensazione di dolore così… forte, e l’odore… l’odore che mi sembrava ancora di sentire…
forse per quel senso di angoscia che mi aveva quasi sopraffatto, o forse per quella cascata emozionale che era stata la sera precedente (e anche la notte…) la staccai da me e la baciai, una, due, venti volte sulle labbra e Gioia sorrideva, sorrideva e ricambiava i miei baci con altri baci e aveva quasi le lacrime agli occhi.
“tu…” cercai dirle, ancora con il groppo in gola, “tu non sai quanto ti amo…”
annuì.
“sì che lo so, invece…” rispose, “sì che lo so quanto mi ami… sì che lo sò…”
“e ti amo anch’io” sussurrò, “ti amo e ti amerò per sempre, qualsiasi… qualsiasi cosa succeda!”
“qualsiasi cosa succeda…” ripetei, e Gioia annuì con decisione.
“qualsiasi… scelta faremo, ci ameremo per sempre!” sussurrò, “e… e torneremo sempre a casa, sempre…”
“a casa nostra…” le risposi, e di nuovo ci abbracciammo.
e forse aveva ragione ancora Stella… che “dopo” saremmo stati ancora più uniti e ancora più innamorati.
maledizione! ma chi cazzo sei, Stella?
e quel giorno fu esattamente come tutti gli altri, passato insieme nel solito tran tran quotidiano e la sera andammo a letto insieme, come sempre, addormentandoci vicini.
“e dai!!!” continuò ad insistere, “dimmelo cazzo! non è giusto, amore!!!”
me ne stavo in ammollo con le gambe che fluttuavano senza peso nell’acqua, le braccia lungo il bordo della vasca, faccia in su per prendere gli ultimi raggi del sole che si stava andando a nascondere dietro la casa: era la domenica pomeriggio e mia moglie ed io ce ne stavamo soli nella nostra piscina, senza seccatori, senza chi ci poteva disturbare o intromettersi tra noi e la nostra intimità.
“io non voglio sapere niente di te e di quello che hai fatto con lui…” le risposi, “perché tu vuoi sapere delle mie cose?”
“ma…”
“ne abbiamo parlato di questo, no?”
“si, ok, ma… dai, devi dirmi qualcosa… non puoi lasciarmi così…” continuò ad insistere.
“Gioia, te l’ho già detto, siamo andati in hotel e abbiamo fatto subito sesso, poi ci siamo addormentati e alla fine ci siamo salutati, lei è tornata a casa sua in taxi e io sono tornato a casa nostra, tutto qui…”
“questo lo so! me l’hai già detto!” ruggì, “io voglio… sapere di più!”
“dettagli? vuoi i dettagli?” le chiesi, “vuoi sapere come… lo abbiamo fatto?”
mi sentivo un po’ a disagio e a dire la verità anche un po’ imbarazzato, perché se con Gioia non avevo né segreti né pudori o inibizioni a parlare di sesso… con lei non protagonista mi sembrava un po’ andare oltre la decenza.
annuì, decisa.
“eppure se non ricordo male sei stata tu a dirmi che non volevi i dettagli…” le risposi, tagliente.
GRRRRRRRRRRR!” ruggì feroce e ormai spazientita, “lo voglio sapere perché io sono… una donna! e sono… curiosa!” esclamò esasperata.
stavo scherzando con lei, la stavo tenendo sulle spine, ma… non ero davvero sicuro se raccontarle i dettagli fosse positivo, non ne ero proprio sicuro, anzi…
ma non potevo far leva su qualche regola, del resto anche Stella (sempre lei) mi aveva detto che la scelta se condividere o meno era assolutamente personale, non c’erano schemi fissi.
della sua notte non avevo voluto sapere nulla ma per sua stessa ammissione non c’era molto da raccontare, e una delle pochissime cose che mi aveva detto a riguardo era stata “un po’ deludente, se devo essere sincera, pensavo meglio”.
è abituata bene, la signora…
ma da lì era cominciato il bombardamento, ci eravamo messi a tavola per pranzo quella domenica e da lì Gioia aveva perso ogni… controllo sulla propria emotività, e mi tartassava per avere i dettagli della mia notte passata con Stella, la tanto decantata riservatezza alla quale si era appellata non era durata nemmeno ventiquattro ore…
“non so se lei sarebbe d’accordo…” le avevo detto, e fingendo di mandarle un messaggio per chiederle il permesso l’avevo fatta andare in bestia.
“lasciala là quella!” aveva esclamato alzandosi e prendendomi il telefono dalle mani, sequestrandolo.
“io lo voglio sapere da te, non da lei…” aveva sibilato, e per non tirare troppo la corda avevo fatto qualche concessione e le avevo raccontato solo pochissime cose, del tutto irrilevanti, promettendole che ci avrei pensato.
e la promessa che l’avrei fatto le bastò, almeno per lasciarmi finire il pranzo in pace.
e così finito il pranzo ci eravamo messi davanti alla tv a guardare il Tour de France (interesssantisssssimo…) e verso le quattro le avevo proposto di andare in piscina, e aveva detto sì.
e per… invogliarmi ancora di più a raccontarle le mie cose si era messa uno dei costumi più audaci che aveva, quello bianco comprato a Bali tanti anni prima, prima ancora che arrivasse Sara, praticamente un filo interdentale tra le chiappe e una specie di “batuffolo” di cotone sul davanti a coprirle la passerina, con la parte sopra così striminzita da sembrare che ne mancasse un pezzo.
eppure in quella vacanza di tanti anni prima Gioia lo indossava abitualmente… in mezzo alla gente…
ci eravamo messi al sole dopo esserci spalmati vicendevolmente la crema solare, e la prima cosa che aveva fatto Gioia era stata mettersi in topless: ovviamente per darmi il contentino e… spronarmi a raccontare, ma avevo tenuto duro.
ma che senso aveva? innervosire una donna già esasperata?
e allora perché non… trovare qualcosa che poteva essere stimolante?
uscii dall’acqua e mi asciugai mentre Gioia ancora mi guardava storto perché non la accontentavo, e allora… le feci questa proposta.
“io… ti racconto qualcosa” le dissi e Gioia fece volare via la rivista che stava sfogliando nervosamente, “ma solo… a piccole dosi, ok?”
annuì, esaltata.
“però voglio che fai una cosa per me…” le sussurrai, ma non mi lasciò finire.
“vuoi che faccio ancora la pipì?” mi chiese con una smorfia.
sorrisi e scossi la testa.
“no, quello no, non adesso…” le risposi, “voglio che mentre te lo racconto… tu ti tocchi…”
mi sorrise maliziosa e si morsicò il labbro, sembrò volerci pensare su ma poi annuì e accettò, pronta per entrare in acqua insieme a me, ma scossi la testa e le indicai il lettino.
mi guardò piagnucolosa e poco convinta.
“voglio vederti lì” le dissi, senza concedere deroghe.
“ma cosa vuoi che faccia? che mi masturbo qui che mi possono vedere?” mi chiese stizzita.
“ma dai… andiamo dentro e…” provò a dire ma le dissi di no.
“amore, ti prego…” piagnucolò ma scossi ancora la testa e fui irremovibile, Gioia ci pensò su e alla fine la curiosità morbosa prevalse.
imprecò e sbuffò (la parola ‘stronzo’ la capii benissimo) ma alla fine si abbassò quegli slip striminziti restando nuda, si distese sul lettino ed aprì le cosce sfiorandosi le labbra della figa, e guardandomi fisso mi fece capire che dovevo cominciare.
“appena partiti voi… ci siamo baciati, con la lingua, come dei pazzi…” cominciai a raccontarle, e subito Gioia si morsicò il labbro dandosi da fare con le dita tra le gambe.
sembrava carica come una molla, forse il suo scambio con Enrico non era andato poi così bene…
“poi siamo saliti in macchina e abbiamo continuato, siamo partiti e un po’... un po’ mi ero pentito e volevo tornare a casa e allora Stella me l’ha tirato fuori e ha cominciato a…”
“ti ha fatto un pompino?” mi chiese, tesa, mentre ormai si stava già sgrillettando con due dita.
“m-m… un gran bel pompino…” le risposi, “mi sono fermato e l’ho lasciata fare, su e giù con la testa e le ho messo le mani sopra, sai che mi piace…”
“sì, sì…” mormorò, “dai continua!”.
“ecco, mi stava facendo un bel pompino quando dietro di lei sulla strada ho visto due che ci guardavano” dissi, e Gioia improvvisamente accelerò il movimento delle dita e si mise a gemere sommessamente.
“poi ce ne siamo andati di lì e alla fine siamo finiti in hotel…” conclusi, “ecco, adesso qualcosa te l’ho detto…”
“NO!” esclamò, “no, amore, ti prego continua… dimmi ancora qualcosa, non lasciarmi… così…”
non potevo essere così crudele, non in quel momento.
“e appena in hotel l’ho spogliata, nuda” le sussurrai, “l’ho tirato fuori e gliel’ho cacciato in gola, e me lo sono fatto ciucciare”
aveva di nuovo accelerato e sembrava in dirittura d’arrivo.
“l’ho presa per i capelli e le ho scopato la faccia, e quasi la soffocavo” continuai, e vidi Gioia a bocca aperta che respirava affannosamente, stava venendo.
dovevo darle il colpo di grazia.
“e poi le ho sborrato in gola” aggiunsi, “e le ho schizzato tutto giù nello stomaco, senza darle neanche…”
“VENGO!” la sentii gemere, “vengo, sì, vengo, vengo, sì… che bello, vengo…” mugugnò persa nel suo piacere, con un dito dentro la figa e con l’altra mano che le strizzava le tette tartassandole i capezzoli.
e mi feci l’appunto mentale che avrei dovuto salvare le immagini delle telecamere, perché quello a cui avevo assistito non doveva essere dimenticato!
non smise di toccarsi e di penetrarsi la vagina, io assistevo compiaciuto ma Gioia non voleva restare sola in quel momento.
“amore, vieni…” mugolò “vieni a leccarmi la figa…”
non me lo feci ripetere due volte, mi tuffai tra le sue cosce aperte trovandoci dentro un lago, presi la rincorsa e cominciai a leccare e leccare facendola godere ancora di più, raggiunse un secondo orgasmo praticamente consecutivo al primo e il terzo arrivò un un paio di minuti, quando oltre alla lingua aggiunsi anche due dita nella figa, ormai così sensibile e reattiva che Gioia saltava ad ogni spinta che le davo tanto da obbligarmi a tenerla bloccata sul lettino con un braccio sulla sua pancia.
poi si accasciò esausta, devastata, ma bastò che la baciassi per farla riprendere: mi leccò la faccia ripulendola dai suoi umori e poi mi cacciò la lingua in bocca come una forsennata, ma proprio mentre stavamo seriamente pensando di farci una bella scopata all’aperto sentimmo suonare il telefono di Gioia.
ci spaventammo entrambi perché pensammo che fosse il campanello e che ci fosse qualcuno al cancellino, poi ci mettemmo a ridere: Gioia corse al telefono e quando ormai pensavo già che fosse Stella (probabilmente aveva avuto accesso alle nostre telecamere, perché sapeva tutto di noi…) la sentii salutare Paola, una delle poche amiche della scuola che frequentava ancora dopo tanti anni.
entrò in casa e la sentii ridere, parlare, ridere e ancora ridere, e mi fece stare bene sentirla così.
e non me ne fregava un cazzo se se l’era scopata Enrico, non me ne fregava un cazzo perché tanto era lì con me, e non con lui…
e non me ne fregava niente se se la sarebbero scopata anche altri, perché io avrei potuto fare la stessa cosa con le loro donne, ma Gioia restava mia.
e mentre mi annusavo le dita che profumavano degli umori di Gioia (adoravo il suo profumo, quello di Stella ad esempio non era così… piacevole) mi arrivò un messaggio anche sul mio telefono, guardai il display e… Stella.
“ho provato a chiamare Gioia un attimo fa ma non risponde, tutto bene?”
sorrisi. forse era una telefonata per il controllo dello status di missione…
“è al telefono” le risposi.
“ah, ok” rispose, e aggiunse “tutto bene per il resto?”
esitai se dirglielo o meno, poi lo feci.
“si è appena fatta un ditalino qui davanti a me, in piscina, mentre le raccontavo del pompino che mi hai fatto in auto, e poi le ho leccato la figa, l’ho fatta venire altre due volte”
rispose con la faccina dagli occhi sgranati.
“quindi penso che stiamo bene, sì” replicai, “e voi?”
“noi solito…” rispose.
“vi va una pizza stasera?” mi chiese, “qui da noi, pizza e un paio di birrette, che ne dite?”
non ero sicuro che fosse una buona idea, e le risposi che avrei dovuto chiederlo a Gioia ma avendola vista stanca non glielo garantivo.
“dai, fammi sapere” scriveva, mandò un bacio e poi si disconnesse.
“ecco, ci mancava solo questa…” sussurrai, “solo questa ci mancava…” dissi ancora mentre mi alzavo a fatica dal lettino, e in quel momento uscì Gioia.
“che cosa ci mancava?” mi chiese, ancora completamente nuda e completamente congelata perché in casa era tutto condizionato.
“Stella” le dissi indicandole il telefono, “mi ha chiesto se stasera vogliamo andare a mangiare la pizza da loro”
sembrò pensarci su, poi sorrise e annuì.
“sì, voglio andare!” disse decisa, “ma a che ora?”
“non lo so, adesso glielo chiedo…” le risposi, ma prima glielo chiesi ancora “ma sei sicura?”
“sì sì” rispose decisa, “mi fa piacere!”
mandai il messaggio ‘stasera ok, orario?’
rispose immediatamente con le faccine che sorridevano aggiunse ‘8’.
risposi con il pollice in su e allora Gioia mi disse che andava a prepararsi, perché aveva i capelli che facevano schifo.
sistemai la piscina, feci partire il robot per la pulizia, raccattai il suo costume e mentre stavo rientrando… messaggio di Stella.
“prima che me lo chiedi, anche questa è una prova” scriveva, “è la prova del giorno dopo, per vedere le vostre reazioni”
lo sospettavo…
“ricordati solo una cosa, stasera niente accenni, neanche dietro provocazione o richiesta diretta, ok?”
“certamente” risposi, “come se nulla fosse successo”
“anche perché siamo in casa vostra” aggiunsi, avevo fatto il compitino.
“proprio così” rispose con tanti pollici in su.
“a proposito” chiesi ancora, “c’è un dress code per stasera?”
rispose con le faccine che ridevano e aggiunse “se vuoi ti faccio vedere come sto adesso, che sarà anche come starò quando arrivate…”
“ok, vediamo”
ci mise un po’, poi mi mandò la foto fatta davanti ad uno specchio: eh, era parecchio diversa da… dal venerdì sera…
indossava un paio di short color rosa e una camicetta blu maschile con le maniche arrotolate, infradito e capelli legati a coda, senza trucco.
“ok, ci adeguiamo” risposi e allora mi mandò un bacio, poi si disconnesse ma poi mi mandò un altro messaggio su che pizza volevamo, glielo scrissi e allora chiudemmo entrambi.
dopo una lunghissima preparazione Gioia uscì dal bagno e potei andare io a farmi la doccia, e quando tornai in camera da letto con la spugna legata in vita la vidi seduta al tavolino della toilette a farsi bella.
il tempo che dedicava “al restauro” era sempre maggiore, povera Gioia, non accettava l’inevitabile passare del tempo…
misi un paio di jeans e una maglietta, Gioia invece indossò un abitino corto fatto di cotone che sembrava spugna con la cintura in vita e un paio di sneakers, molto giovanile e sbarazzina, e dopo altri ritocchi e dopo averla chiamata mezza dozzina di volte perché eravamo in ritardo finalmente ci mettemmo in auto arrivando alle otto puntuali sotto casa loro, una villetta bifamiliare molto carina all’estrema periferia, ma molto più piccola della nostra e in una zona meno… prestigiosa, diciamo così, e assolutamente senza piscina.
“la prossima volta toccherà a noi invitarli” le dissi, e Gioia annuì felice.
ci accolsero calorosamente, ci mostrarono la casa e poi ci sedemmo a tavola a chiacchierare del più e del meno, ridemmo, tracannammo birra e finalmente arrivarono le pizze, e per non fare torto a nessuno ci… scambiammo pure quelle, assaggiando una fetta di questa e una fetta di quell’altra, e mentre Gioia rideva e mangiava felice io guardai Stella, che sorrideva soddisfatta.
avevamo passato la prova, ci eravamo scambiati e ora sembravamo solo vecchi amici: ed era strano vedere allo stesso tavolo e in perfetta consapevolezza quattro adulti che si erano… scopati a vicenda insieme ai loro partner “regolari”, in serenità.
la serata fu divertente e verso le undici, dopo tante insistenze, riuscimmo a uscire dalle loro grinfie e tornarcene a casa, non senza averli contro-invitati la domenica successiva per cena a casa nostra, e in mezz’ora eravamo a casa.
stava finendo un weekend devastante dal punto di vista emozionale, era andato bene, forse fin troppo, ma come sempre quando il weekend finisce mi restò addosso una sorta di malinconia.
e quando ci trovammo a letto, nudi, con Gioia che si era addormentata appoggiata sul mio petto, non riuscii a non pensare al sogno che avevo fatto, all’angoscia provata e all’immenso dolore che la visione di Gioia mi avevo causato.
quel sogno mi aveva davvero destabilizzato, tanto che feci veramente fatica a dormire e infatti il mattino successivo mi svegliai stanchissimo.
Gioia dormiva ancora, la lasciai stare e per svegliarmi mi buttai sotto la doccia, praticamente fredda, e quando uscii la trovai sulla porta del bagno, nuda come mamma l’aveva fatta.
dopo tanti anni mi faceva ancora lo stesso effetto…
“amore, perché non mi hai svegliata?” mi chiese ancora mezza addormentata.
“dormivi così bene…” le risposi, “che ti svegliavo a fare?”
“...mmm facevamo la doccia insieme…” mugolò avvicinandosi e accarezzandomi la guancia.
“l’ho fatta fredda, gelata” le dissi facendole toccare la spalla e con una smorfia mi fece capire che… non, non le sarebbe piaciuto, anche nel caldo più torrido le sue docce erano sempre bollenti.
“non torni tardi stasera, vero?” mi chiese piagnucolosa.
“no, no, non ho molto da fare oggi…” le risposi (ultime parole famose), le posai un bacio sulle labbra e lei allora tentò un approccio con la lingua ma la fermai.
“ah ah ah…” la sgridai, “lo sai che devo andare e se cominciamo… faccio tardi…”
“uffa…” mugugnò, e quasi se ne fosse dimenticata mi chiese se potevo guardarle il dente del giudizio, perché lo sentiva pulsare di tanto in tanto: feci una mezza smorfia perché l’ultima volta sembrava a posto, allora accesi la luce del bagno e provai a guardare ma… non era il dente del giudizio che “pulsava”, era qualcos’altro…
veloce come una faina mi strappò di dosso la spugna e facendomi fare un salto mi abbrancò le palle strizzadomele prima di scappare via gridando di paura perché già sapeva che la stavo rincorrendo…
si fiondò in camera e provò a chiudere la porta ma fu inutile perché con una spallata la aprii e la presi ancora prima che potesse uscire sul terrazzino, abbrancandola da dietro e sollevandola da terra mentre scalciava e gridava come un’ossessa, e poi la gettai sul letto.
era fantastico giocare così con lei, e ancora mi ricordavo delle prime estati passate insieme, da fidanzati e poi da sposati, e quei giochetti… eccitanti che ci inventavamo per stuzzicarci nel profondo… e che ora da quarantenni ci mancavano tanto.
la rovesciai a pancia in giù e me la misi sulle ginocchia pronto per sculacciarla, Gioia scalciò con i piedi ma solo per “scena” e con il suo bel culone a disposizione… mi passò la voglia di sculacciarla e pensai ad altro.
cominciai subito a stuzzicarle la fighetta facendola sghignazzare, ci giocai facendola bagnare bene lubrificando tutta la zona, e con il suo bel buchetto a disposizione… perché no?
senza darle alcun preavviso mi succhiai l’indice della mano destra insalivandolo e glielo puntai dritto al culo, quando sentì il contatto Gioia provò a contrarlo e a serrare le chiappe ma ormai era tardi e le scivolai dentro senza sforzo.
cacciò un grido strozzato e strinse ancora di più le chiappe ma ormai ero dentro.
“no amore…” mugolò “no, dai che mi fai male…”
“così siamo pari…” le dissi restandole sempre dentro, “pensi che strizzarmi le palle sia stata una bella mossa?”
“SI’!” esclamò sfidandomi ma non era nella posizione per poterlo fare, infatti mi chinai su di lei e le morsicai una chiappa facendola gridare di dolore.
e cominciammo a giocare, come sempre.
“chiedimi scusa”
“no!”
altro morso, altro grido.
“chiedimi scusa!” la incalzai, ma la risposta fu ancora “no!”, e allora cominciai a muovere la falange “ravanando” nel suo canale rettale facendole ancora più rabbia, tanto che reagì con un “MMMMMMMMGGGGGHHHHH” che sembrava un vero ruggito.
era meglio non andare oltre, mi chinai su di lei per darle non un morso ma un bacio su ciascuna chiappa e poi lentamente le tolsi il dito dall’ano, ma… non avevo fatto alcune considerazioni, la prima, la più importante… era mattina, la seconda, ma non meno importante, era la birra della sera prima nella pancia di Gioia… quella stessa pancia che era schiacciata per via della sua posizione sulle mie gambe…
la cosa più sensazionale fu il rumore, che avrebbe reso orgoglioso qualsiasi rude cowboy divoratore di fagioli.
Gioia rotolò via da quella posizione scomoda e finì per terra ancora prima che riuscissi a prenderla, ci guardammo per un istante e poi la vidi scoppiare a ridere, e più rideva più ne faceva fino a che allarmatissima si alzò in piedi e tenendosi una mano dietro e una davanti scappò in bagno.
stavo quasi per mettermi a ridere ma quando mi guardai il dito… non risi più.
“cazzo…” mormorai, presi immediatamente un fazzolettino umidificato che Gioia aveva nel primo cassetto del comodino e mi ripulii dal materiale giallastro che c’era appiccicato sopra, e con un retropensiero mi feci l’appunto mentale di lavarmi bene, ma bene, bene, bene e ancora più che bene le mani perché a prescindere dall’uso dei guanti chirurgici uno che fa il mio lavoro e che ha le mani che puzzano di cacca non fa tanta strada…
“amore?” mi sentii chiamare dal bagno, la raggiunsi restando sulla porta e la vidi seduta sul trono, con i gomiti sulle ginocchia e le mani che le sorreggevano il mento.
ed ebbi un flashback… dolcissimo, quando incinta e praticamente a termine la dovevo accompagnare sul water e poi andarla a riprendere quando aveva finito perché non ce la faceva ad alzarsi da sola.
nel locale c’era ancora il profumo persistente del mio shampoo al patchouli ma mescolato a quello meno… fragrante della cacca di Gioia.
“amore mi fai un favore?” mi chiese, “puoi andare giù nel freezer e portare la carne per stasera in cucina?”
“s-sì, certo…" risposi, e la mia schiena venne percorsa da un brivido gelato al pensiero di andare di sotto.
“sennò dopo mi dimentico…” ridacchiò.
ci andai subito, e quando scesi le scale (praticamente con un balzo) saltai la lavanderia e andai direttamente al freezer prendendo quello che mi aveva chiesto, lo portai in cucina e lo misi in frigorifero perché Gioia era maniacale per il rispetto del percorso di scongelamento degli alimenti.
“trovata?” la sentii chiedere ancora dal bagno, le risposi “sì” ad altavoce e di nuovo la sentii che mi chiamava.
“amore, vieni qui un attimo?”
la raggiunsi fermandomi sulla porta, ma lei mi fece cenno di andare da lei con il dito “a gancio”, ci andai e mi fermai davanti.
“me lo dai un bacio?” mi chiese.
le diedi il bacio che voleva, casto e puro sulle labbra, e le accarezzai il viso.
vicino a lei l’odore era forte, pungente, ma forse… forse era per quello che mi aveva chiamato vicino, per farmi… condividere, e punirmi in qualche modo. forse dovevo chiederle scusa, ma non lo feci.
e non so il perché, e quasi me ne vergognai, pensai a Stella… chiedendomi se anche la sua… la sua cacca puzzasse così.
“adesso finisco qui e poi preparo la colazione, ok?” mi disse ma scossi la testa.
“fai quello che devi fare” le dissi, “vado a preparare io”
piegò la testa e mi sorrise, mi mandò un bacio e poi me ne andai.
arrivò pochi minuti dopo mentre stavo preparando il suo the, mi abbracciò da dietro e sentii il calore del suo corpo e la morbidezza del seno sulla mia schiena.
restò abbracciata stringendomi forte, poi scivolò davanti e si fece abbracciare anche così.
“tutto bene?” le chiesi, e lei annuì con il capo ma senza dire nulla.
“ho solo bisogno di caricarmi un po’...” ridacchiò, “così mi basta per tutto il giorno quando non ci sei”
la baciai in fronte e poi la feci sedere a tavola, completamente nuda, ma non era una cosa infrequente per lei, e mangiammo e parlammo e ridemmo come ai bei tempi, quando la vita era più semplice e… non c’erano problemi.
e mentre nel traffico raggiungevo lo studio mi arrivò un messaggio, suo.
“mi manchi già…”
risposi con un “esagerata…” ma la sua replica non ammetteva dubbi.
“non ho mai sentito la tua mancanza come in quella notte che non abbiamo passato insieme”
non le potevo, in tutta onestà, scrivere “anch’io”, ma lo feci lo stesso.
“adesso ti lascio lavorare” scrisse ancora, “faccio un po’ di mestieri e poi vado a fare la spesa, ci sentiamo dopo, ok? baci baci baci baci”
le mandai baci anch’io e poi mi concentrai sulla strada ricordandomi che quel venerdì sera stavo per fare un macello solo perché ero distratto.
il lavoro mi aiutò a cambiare il focus e tra ablazioni, un paio di consulti e un ingresso fuori lista in urgenza arrivò la pausa pranzo.
Gioia non mi aveva scritto e l’ultima connessione Whatsapp era di una mezz’ora prima quindi era attiva e stava bene, meglio così.
la sera arrivò in fretta ma alle cinque, al momento di chiudere baracca e burattini, la segretaria mi chiamò.
“dottore, ho una signora al telefono, ha un'urgenza, che le dico?”
guardai l’assistente (quella con un culo che parlava!) con la quale stavo facendo la conta dei ferri da spedire in sterilizzazione e la interrogai con lo sguardo, lei alzò le spalle e allora accettai.
era una brutta, bruttissima perimplantite che coinvolgeva tutta la zona dell’impianto, e andava trattata subito: di norma non faccio chirurgia da solo ma faccio venire qualcuno a darmi una mano ma quella sera non ce ne sarebbe stato il tempo e poi… e poi sapevo comunque il fatto mio (anche se a volte ‘strinavo’ i pazienti col coagulatore…) ed avevo un’assistente valida che non era digiuna di chirurgia, e per il bene di un paziente si fa questo ed altro.
preparammo la saletta piccola e cominciammo a bardarci, poi arrivò la paziente accompagnata dalla segretaria (la signora era in lacrime, poveretta) e dopo le solite radiografie che controllai insieme a quelle fatte all’epoca dell’impianto procedemmo al trattamento, quindi anestesia e una volta eliminata la sensibilità in tutto il sito chirurgico giù di lavaggi con fisiologica e aspirazione, incisi la sacca e feci quello che c’era da fare, ma non era una cosa semplice, non come immaginavo.
c’era compromissione dell’osso che sembrava seriamente danneggiato dall’infezione trascurata e non era cosa trattabile in un ambulatorio dentistico, doveva andare in ospedale e farsi vedere da un chirurgo maxillo facciale…
suturai e le iniettai antibiotico e “rinfrescai” l’anestesia per non farle sentire dolore, ripulii accuratamente l’area e alle sette dimisi la paziente dopo aver compilato tutte le carte dell’assicurazione, poi finalmente tornai a casa.
“amore…” mi rispose quando la chiamai dall’auto, “ma… ho provato a chiamarti…”
“sì, lo so, scusa…”
“ha risposto un’altra donna e non ho riconosciuto che era la tua segretaria…” ridacchiò.
“hai avuto un’urgenza?” mi chiese, “hai operato?”
le spiegai brevemente e senza scendere nei particolari, poi Gioia mi disse “dai, torna, che ti aspetto…” e non sentii più né la stanchezza né l’affaticamento degli occhi dopo tante ore di luce fredda, e quando aprii la porta di casa avevo una mogliettina premurosa tutta a mia disposizione, come se fossimo davvero sposini novelli ancora entusiasti della vita.
dopo cena, mentre Gioia guardava qualche programma satirico, controllai un po’ di fatture dello studio: ogni tanto andava fatto anche quello senza delegare interamente al commercialista, ma ero così stanco che chiusi tutto e mi lasciai andare sul divano emettendo un lungo sospiro.
“amore, vuoi andare a letto?” mi chiese.
pensai che si riferisse al fatto che aveva le gambe appoggiate sulle mie, e voleva sapere se spostarle o no.
la guardai e sorrisi.
“vieni anche tu?”
“m-m” rispose, e così in pochi minuti eravamo nel nostro ‘ufficio’, a ricaricarci le batterie.
e fu una settimana così, tra intimità familiare, lavoro, spesa, pulizie, ancora lavoro… e il weekend arrivò veloce.
e il venerdì sera quando tornai a casa, per fortuna in orario umano, sentii che Gioia era al telefono, rideva e sembrava entusiasta.
mi spogliai e quando mi sedetti sul divano arrivò anche lei, ancora con il costume da bagno addosso, e la sua pelle odorava di monoi.
“dai, vieni con me!” mi disse prendendomi le mani per farmi alzare dal divano, mi portò di fuori in piscina e tutta felice come una ragazzina si gettò in acqua chiedendomi a gran voce di raggiungerla.
“devo… mettere… il costume…” le dissi, ma in una piscina come la nostra il costume era del tutto sopravvalutato, infatti Gioia si levò il reggiseno gettandolo fuori e con qualche contorsione si tolse anche gli slip che volarono via pure loro, e sbracciandosi e schiamazzando mi invitò a gran voce di entrare insieme a lei.
così mi tolsi la maglietta, levai anche i boxer e gridando “cannon ball!” mi gettai in acqua schizzando dappertutto.
sembravamo davvero due teenager.
Gioia mi volò addosso e cominciò a riempirmi di baci, vedevo la felicità nei suoi occhi.
“amore, quando chiudi lo studio?” mi chiese.
“agosto… dal sette al ventotto se non mi ricordo male…” le risposi.
ridacchiò, e lì cominciai a sospettare qualcosa.
“senti” mi disse, “mi ha chiamato Stella”
ecco, infatti…
“loro sono via dal sette al diciotto, vanno in Corsica” mi disse, “hanno preso in affitto un appartamento in residence, piccolo”
“bella la Corsica” le dissi, “non ci siamo mai andati… è come la Sardegna ma un po’ più selvaggia…”
ma a Gioia non fregava un bel niente della Corsica…
“ok” le risposi anche se avevo già fiutato.
“amore…” mugolò, “perché non ci andiamo anche noi?”
inspirai profondamente: avevamo già pianificato le nostre vacanze che avremmo fatto ad ottobre alle Maldive e non era prevista una deviazione ad agosto, anche perché in realtà dovevo usare il periodo di chiusura dello studio per far fare dei lavori, che non erano gratis, tra l’altro…
ma Gioia era così… entusiasta, e… nel sogno mi aveva detto che decidevo sempre tutto io…
“ci sono ancora appartamenti liberi, ho controllato, e costa anche poco…” mugolò, “dai… andiamo anche noi…”
che le potevo dire?
“va bene… prenota allora…” le dissi.
i suoi occhioni diventarono ancora più grandi, cacciò un grido e si mise a saltellare nella piscina con un gran movimento di tette e di acqua, poi si incollò alla mia bocca e mi baciò profondamente prima di staccarsi e salire la scaletta come un fulmine, asciugarsi velocemente e poi entrare per chiamare Stella, rendendo partecipe tutto il vicinato della sua felicità da tanto rideva forte.
e così addio ai lavori nello studio, alla digitalizzazione completa della cartella clinica del paziente, alla sostituzione del PACS e alla stesura della fibra ottica tra le due sale, tutte cose che mi avrebbero fatto spendere ma anche fatto fare un salto di qualità nell’offerta che davo ai pazienti.
ci avrei pensato a dicembre, se andava bene.
Gioia tornò di fuori di corsa e si gettò in acqua così vicina che per un istante pensai mi venisse addosso (poi va in Corsica con l’osso del collo rotto!), e tutta entusiasta mi disse che anche Enrico e Stella erano felicissimi e che non vedevano l’ora di trascorrere del tempo con noi.
“Enrico e Stella…” pensai, “quei due ci avevano sconvolto la vita…”
per tutta la serata Gioia non pensò ad altro e riuscì a prendere sonno solo a notte inoltrata quando anch’io stavo crollando, ma a dispetto della nottata travagliata il sabato mattina quando mi svegliai scoprii che ero solo.
Gioia stava parlando, rideva ma era anche seria, e quando la sentii dire “...ma sì, Sara, vedrai che è così” mi alzai e la raggiunsi.
“ah, guarda che papà si è svegliato…” le disse, e prendendo il telefono mi persi nella voce melodiosa della mia bambina e quasi non mi resi conto che entrambi eravamo ancora nudi!
salutata Sara (felicissima, perché le avevo fatto un bonifico in diretta per le sue vacanze e uno per l’iscrizione alla scuola guida…) la mattina proseguì per la sua solita via, io mi dedicai alla cura del giardino tosando l’erba e ripulendo la piscina mentre Gioia andava al supermercato, e dopo un pranzo frugale e veloce arrivò la chiamata (puntuale, mi venne da dire) di Stella, che messa in vivavoce si scusava per il poco preavviso ma che a malincuore comunicava che la domenica non avrebbero potuto venire, a causa di un impegno con la famiglia di Enrico originaria del Veneto che l’avrebbe costretto a tornare troppo tardi.
“oh, mi dispiace…” le disse Gioia, “ma… perché non facciamo stasera, allora?”
silenzio.
“s-sì…” sentii dire da Stella, “sì, si può fare, certo, ma non vorremmo creare disturbo e…”
“ma che disturbo!” si affrettò a dirle Gioia, “per una pizza???”
ma non solo, le disse che era inutile aspettare le otto e che se lo volevano potevano venire quando lo desideravano che prima della pizza ci facevamo un bagno in piscina.
Stella ridacchiò e ci confessò che non osava chiederlo ma che ci sperava.
ma arrivò una specie di colpo di scena.
“io… io posso venire, sì” ci disse, “ma Enrico finisce di lavorare verso le sette… lui… verrebbe solo per la pizza e…”
“ok!” le rispose subito Gioia, “allora vieni tu! lui arriverà dopo!”
sentimmo Stella esitare ma poi accettò, ma c’era un altro problema (e quasi se ne vergognò), loro avevano una sola auto e ce l’aveva Enrico quel sabato.
“e che problema c’è?” le rispose Gioia, “dimmi quando sei pronta e ti mando il mio chauffeur a prenderti con la limousine!”
scossi la testa e le due si misero a ridere, poi presero accordi per le quattro e mezza e… a me non restò altro da fare che accettare, e una volta chiusa la chiamata Gioia diventò un vulcano di attività, prepara questo, pulisci questo, porta su il tavolino con le sedie belle, apri l’ombrellone…
ma era bello così, vederla felice e entusiasta era una soddisfazione, ti scaldava il cuore.
alle quattro e pochi minuti, mentre Gioia preparava una delle sue macedonie di frutta tropicale (la parola macedonia mi fece venir da ridere…) e macinava il ghiaccio per le granite, nemmeno aspettassimo il presidente della repubblica, io andai a prendere Stella.
arrivai un po’ in anticipo e le mandai un messaggio “sono qui sotto”, e lei rispose “entri un attimo?”
e questo bastò per farmi agitare.
lasciai l’auto dove potevo e ancora prima che potessi suonare il campanello il cancellino si sbloccò, entrai per il vialetto in cemento (meglio il mio, in porfido, ridacchiai…) e raggiunsi la porta d’ingresso, bussai e da dentro sentii “è aperto!” detto a gran voce, tolsi gli occhiali da sole mettendoli appesi alla catenina e poi entrai.
era fresco ma non freschissimo, e buio, e il contrasto tra la luce accecante del sole di luglio con la penombra dell’interno non mi permise subito di mettere a fuoco, ma… poi sì.
“sono quasi pronta, arrivo subito” mi disse Stella, e al solo vederla… beh, ci rimasi.
era nuda, con le tettone di fuori e la passera al vento, intenta a riempire un borsone con due grosse spugne, ricambi, calze, ciabatte…
“f-fai con calma…” le dissi distogliendo lo sguardo, con un certo imbarazzo, al che Stella si tirò su e mi chiamò.
“ehi…” disse, “puoi anche… guardare, sai…”
allora mi voltai verso di lei, che era tutta sorridente.
“credo che tu mi abbia già vista così, giusto?” mi chiese mentre sistemava una maglietta nel borsone che sembrava esplodere.
“sì… sì, certo…” risposi.
“e allora?” volle sapere, “qual è il problema?”
“qui… siamo a casa tua…” le risposi, memore delle sue regole.
sorrise.
“saremo anche a casa mia, ma siamo soli” mi disse, “e non stiamo facendo assolutamente niente, o mi sbaglio?” aggiunse sensuale.
“e poi chi lo dice che non puoi guardami?” mi chiese ancora, sempre più… insistente.
“le tue regole…” le dissi, “quelle del club…”
sorrise.
“dimentica il club per un attimo” disse sempre con quella voce sensuale che mi strappava fuori il sesso dal sangue, “sei entrato in casa di una donna quando il marito è fuori, e la trovi nuda… che fai, ti volti dall’altra parte?”
alzai le spalle e Stella si mise a ridere.
“sei troppo… bello quando fai così!” mi disse, “Gioia è davvero fortunata…” aggiunse con una nota amara, quasi avesse sottinteso “non come me, che invece…”
“dai, già che sei qui dammi un consiglio, che cosa mi metto?” mi chiese, e mi fece vedere due costumi, uno rosso e uno giallo.
le consigliai il giallo, ma scelse il rosso, e di lì a pochi minuti uscimmo di casa e salimmo in auto, in una specie di deja-vu molto ma molto “critico”.
Stella indossava già il costume con sopra un copricostume ampio, come se stesse per andare in spiaggia.
e aveva un profumo meraviglioso…
“posso chiederti una cosa?” mi disse mentre guidavo, “posso fare un selfie insieme a te?”
“s-sì, certo…” le risposi, accostai e lasciai che facesse quello che desiderava, due, tre, quattro, cinque foto che non le andavano mai bene fino a che trovò quella che le aggradava di più, e me la fece vedere.
“visto come siamo belli insieme?” disse, ovviamente provocatoria, “saremmo proprio una bella coppia, noi due…”
non raccolsi, ma Stella aveva altre idee, allungò la mano e me la mise sul pacco cominciando a tastare.
“perché non accosti?” mi disse, sensuale.
non me l’aspettavo ma avrei dovuto farlo.
e una volta fermo Stella non perse tempo, mi aprì i pantaloncini e lo estrasse tenendolo in pugno, lo scappellò una mezza dozzina di volte guardandomi negli occhi e poi ci si tuffò sopra attaccando il suo “solito”soffocone fatto praticamente con la gola mentre io tenevo d’occhio la situazione circostante, anche se la strada era deserta.
la sentii ciucciare e pompare, tastandomi le palle per stimolarmi e farmi fare in fretta, e quando avvertii l’impulso lo lasciai arrivare e riuscendo solo a dire “oh, vengo…” le sborrai in gola.
ingoiò tutto, sentii che deglutiva, si rimise a ciucciare e pompare ma poi si staccò, leccò via l’ultima gocciolina che era uscita e poi me lo rimise via a fatica, tutta soddisfatta.
“andiamo che Gioia ci aspetta?” mi disse poi, vedendomi… indugiare.
ripartii e con un po’ di fastidio perché ancora ce l’avevo duro e il costume era stretto ci rimettemmo in strada, ma dopo qualche minuto di silenzio mi sentii di chiederglielo.
“e… la regola?” le chiesi, “quella di non fare niente se non… come si dice, faccio solo quello che fa anche l’altro?”
scosse la testa.
“eh, la regola… anzi, le regole!” sospirò, “sono così difficili da osservare a volte…”
“e poi lo sai come la penso” aggiunse quasi si dovesse difendere, “i pompini non sono sesso, sono…”
“sì, lo so, sono bacetti sul pisello…” conclusi per lei.
scoppiò a ridere e per fortuna la tensione si allentò, e pochi minuti ancora arrivammo a casa.
Gioia la accolse in pompa magna, quasi imbarazzandola, le fece vedere la nostra bella casa ricevendo un sacco di complimenti, le offrì questo e quello e poi finalmente andammo a fare il bagno.
in pratica si ritagliarono del tempo solo per loro parlando di centri estetici, di massaggi e trattamenti, di hair stylist, di come spendere i soldi dei mariti insomma, a me non restò altro da fare che rifornirle continuamente di bollicine e stuzzichini, così oltre che chauffeur ero anche stato promosso al grado di cameriere.
Gioia (le bastava poco…) diventò subito allegra, le consigliai e poi la obbligai a togliersi almeno dal sole e così le due si trasferirono sotto l’ombrellone, e mentre Gioia beveva l’ennesimo flute di vino Stella mi guardava, scuotendo la testa.
alzai le spalle, tanto la conoscevo, il vino le dava la “botta” immediata ma poi recuperava, e tornava lucida.
Gioia si stese sul lettino e quasi si addormentò, così Stella tornò in acqua e cominciò a parlarmi di vacanze e di un sacco di altre cose, Gioia interveniva a volte a sproposito facendoci sorridere, ma di lì a poco Stella mi chiese se poteva usare il bagno.
“ma certo” le risposi, “vuoi che ti accompagni?”
mi guardò con lo sguardo… sottile, e allora scossi la testa.
in vino veritas, si dice, e infatti uscì solo la verità…
“io piscio nell’erba…” mugolò Gioia, più addormentata che sveglia.
“cosa?” mi chiese sottovoce Stella, certa di non aver ben capito.
“piscio nell’erba…” le ripeté Gioia che aveva un udito eccezionale, “lui mi fa mettere con le gambe aperte e mi guarda… che… la faccio…” concluse, con la voce ormai impastata e cotta, e infatti non la sentimmo più parlare, ma solo russare.
salii e andai a controllarla, era andata, e conoscendola di lì a mezz’ora si sarebbe risvegliata un po’ intontita ma in perfetta forma.
mi sedetti sul bordo della vasca e restai a guardare Stella che faceva il morto a galla, era davvero… una donna eccezionalmente bella, e ancora una volta mi chiese che ci facesse insieme ad Enrico che invece era del tutto… anonimo, gran bravo ragazzo e senza volerlo offendere, ma era… anonimo!
non che io fossi tutto così “brillante”, ma al suo confronto…
il sole picchiava duro e con la schiena rivolta verso i suoi raggi rischiavo davvero l’ustione così rientrai in acqua e Stella si avvicinò, e mi ricordai del suo bisogno.
“se devi usare il bagno, entri e vai in fondo a…” le dissi, ma mettendomi un dito di traverso sulle labbra mi zittì.
“se vuoi” sussurrò, quasi impercettibile, “la posso fare anch’io nell’erba…”
ci guardammo negli occhi, e le bastò quello sguardo per capire che cosa avrei voluto da lei.
si issò fuori senza usare il bordo (mettendomi davanti quel miracolo della natura che era il suo bel culo) e facendo due passi all’indietro si mise sull’erba, diede un’occhiata a Gioia e poi si accovacciò quasi nello stesso punto in cui l’aveva fatta Gioia, scostò il cavallo degli slip mostrandomi la figa pelosa e aprendosela con due dita si impegnò per farla mentre io ero lì davanti a vedere lo spettacolo in primo piano, con le braccia sul bordo vasca incrociate sotto il mento.
si impegnò e ce la fece, regalandomi la visione di una bella pisciata copiosa e schiumosa che anche a distanza di un metro e mezzo mi portò sentori ambrati e dolciastri, e che poi si ridusse ad un gocciolio fino a fermarsi.
“andava bene?” mi chiese, sfacciata, mentre si alzava in piedi.
la seguii con lo sguardo mentre si avvicinava a me, sembrava volesse arrivare al cielo da tanto era alta…
“benissimo…” le risposi, e pochi istanti dopo era tra le mie braccia, in acqua, tutta intenta ad esplorarmi la cavità orale con la lingua.
e quello non era scambismo, quella era attrazione, fatale…
“non riesco a resistere” sussurrò, “sono stata con… molti uomini sia da quando scambiamo che… prima”
la guardavo dritta negli occhi.
“ma questa situazione che si è creata… tra noi… tra noi due, tra noi quattro… non lo so” continuò, “mi da da pensare…”
“pensare cosa?”
sorrise.
“eh, tante cose…” sussurrò, quasi persa nei suoi pensieri.
restammo per un po’ in silenzio, poi glielo chiesi.
“tutto bene… con lui?”
diventò seria, quasi offesa, poi scosse la testa.
“si vede così tanto?” fu la sua risposta, perché senza essere un esperto ci avevo azzeccato.
mi raccontò che il loro matrimonio era finito anni prima e che l’unica cosa che li teneva in qualche modo legati era lo scambismo.
“non facciamo più l’amore insieme da anni, ormai” continuò, “ogni tanto… gli do il contentino ma… capisci, non è fare l’amore quello…”
“almeno quando scambiamo… ci liberiamo un po’, siamo felici” sospirò, “poi si torna a casa, solita routine…”
annuii.
“per questo ho così a cuore… voi” mi disse, seria, “ho conosciuto Gioia e l’ho vista… speciale, è il ritratto della felicità, ma con un’ombra che ogni tanto le scherma la luce che emette, sai cosa voglio dire…”
incredibile, pensai, la conosce da quanto, un mese, e già le ha fatto il ritratto.
“e so per esperienza che prima o poi quell’ombra ti avvolge e non ne esci più” aggiunse, con un sorriso, “e le ho consigliato… lo scambio di partner”
“...e ha funzionato!” le dissi, sincero, “almeno per il momento…”
Stella mi sorrise e poi mi abbracciò stringendomi forte, e per la prima volta sentii che nel contatto con lei non c’era qualcosa di esclusivamente sessuale, eravamo in sintonia.
“anzi, dimmi che cosa devo darti per la consulenza…” ripresi facendola sorridere, e sempre per sorridere rispose “avere il dentista gratuito può bastare!”, e ridendo e facendoci battute arrivammo di nuovo a guardarci intensamente, e scattò l’ennesimo bacio, che però interrompemmo perché le gambe di Gioia si muovevano.
allora salii e la vidi sveglia, assonnata da post sbronza, e c’era una sola cosa da fare…
i suoi urli perché la costringevo a stare sotto l’acqua gelida della doccia li sentirono dall’altro capo della via, ma servì perché si svegliò definitivamente, e dopo aver riso con Stella come se le due non avessero mai smesso di parlare fece un paio di smorfie.
“vado in bagno…” ci disse, si gettò addosso il suo telo e a gambe strette entrò in casa perché evidentemente se la faceva addosso… e non era roba liquida!
di nuovo solo con Stella me la trovai addosso, ci baciammo profondamente approfittando dell’assenza di Gioia ma mentre le stavo… proponendo qualcosa, mentre avevo le sue braccia sulle spalle e la sua bocca a meno di due centimetri dalla mia, sentimmo qualcuno che ci chiamava.
“scusate, posso?”
era Enrico.
Stella mi lasciò andare non senza avermi lanciato un’occhiata di fuoco, poi si issò sul bordo per uscire dalla vasca e mentre guardavo quel gran culo che si muoveva pensai che stavo vivendo qualcosa di unico, e irripetibile.
“prima di sera” sussurrai, “sono sicuro che te lo piazzo tra le chiappe…”
la guardai mentre abbracciava e baciava il marito, tutta finta felice.
no, erano una coppia troppo improbabile.
e poi la vidi che mi guardava, e sorrideva.
“sì” sussurrai, “te lo pianto tra le chiappe, e ti faccio gridare…”
dovevo solo trovare il modo di farlo, ma… la volevo far gridare.
e non me ne fregava un cazzo delle sue regole.
prima che stasera te ne vai, io ti scopo, Stella…
fine capitolo otto
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