una coppia moderna

Chapter 9 - al cuor non si comanda...

cosa non si fa per amore (della figa)

M
metzenbaum

5 months ago

151 views5,818 words

capitolo nove

al cuor non si comanda…

e scoparmi Stella fu molto, ma molto più semplice di quanto immaginassi.

dopo un bagno in piscina, qualche bicchiere di pinot fresco al punto giusto che scendeva nella gola… accarezzandola, accompagnato da stuzzichini vari che aumentavano ancora di più la sete, arrivò anche l’ora di ordinare le pizze, presi “la comanda” dei nostri ospiti aggiungendo le patatine fritte per Gioia e non ricordo che cos’altro per Enrico e chiamai, ma sottovalutando il carico di lavoro della pizzeria in quel sabato sera scoprii che per averle a domicilio sarebbero arrivate alle nove!

lasciai perdere il domicilio e le ordinai da asporto pagando con la mia tessera a scalare, pronte da lì a tre quarti d’ora.

“dov’è la pizzeria?” mi chiese Enrico, glielo dissi e annuì, sì, la conosceva.

“facciamo così” mi disse, “vado io a prenderle”

rifiutai, erano ospiti nostri e toccava a me ma insistette anche perché doveva comunque passare a ritirare soldi al bancomat e a fare il pieno della macchina (per forza? mi chiesi, ma ci rinunciai a capirlo…), e dopo un’altra mezz’ora passata tutti insieme in acqua a parlare della prossima vacanza in Corsica Enrico ci disse che doveva andare.

gli diedi la tessera per ritirarle dicendo che era già tutto pagato, gli chiesi per l’ultima volta di restare perché ci sarei andato io ma non ci fu verso, si asciugò, entrò a togliersi il costume bagnato e poi uscì, sotto lo sguardo mezzo incazzato di Stella che forse voleva godersi un po’ il coniuge e non vederlo andare e venire.

“su, dai” la incoraggiò Giulia, che aveva di nuovo esagerato con il bollicine, “tranquilla, fanno sempre così… sei giovane, imparerai…” aggiunse facendoci ridere tutti.

“intanto che arrivano le pizze… io mi metto un po’ qui…” mugolò sistemandosi sul lettino all’ombra, “amore, fatti aiutare da Stella a preparare la tavola, vuoi?”

“sì, certo…” le risposi, “ma mi arrangio, ci mancherebbe…” aggiunsi, ma subito Stella mi mise una mano sulla spalla.

“no, dai, ti aiuto volentieri!” si affrettò a dire.

“ecco, bravi…” ci disse ancora Gioia già pronta per un altro viaggio ‘alcolico’ dei suoi, “datevi da fare e non sporcate in giro, ok?”

andai a controllarla e accarezzandole il viso scossi la testa perché si era già addormentata, ma a quel punto dietro mi trovai Stella.

e al solo guardarla negli occhi capii quali erano le sue intenzioni…

entrammo in casa come razzi, la portai nella camera degli ospiti (avevo ancora un barlume di rispetto per Gioia e non la portai nella nostra camera…) e in pochi istanti era in ginocchio davanti a me tutta intenta a farmi un pompino esagerato, quasi doloroso, che però non concluse, si tirò su e mettendosi in ginocchio sul letto aprì le cosce mostrandomi la via del paradiso.

“dai, vieni…” mugolò eccitatissima.

me lo riempii di saliva e le andai dietro pronto per puntarlo alla fessurina ma Stella mi fermò.

“no, non lì” sussurrò maliziosa.

la guardai negli occhi, e senza più riuscire a capire niente mi tuffa tra le sue chiappe leccandole l’ano a perdifiato, insalivandolo più che potevo, e prendendo posizione le entrai nel culo con la cappella.

“ah…” sussurrò sommessamente, “sì, così… piano… ma continua…”

cominciai a muovermi delicatamente dentro e fuori, le diedi il tempo di adattarsi alla nuova presenza e con una spintarella più decisa violai la resistenza dello sfintere e le scivolai nel retto.

accusò il colpo e inarcò la schiena, istintivamente allungò la mano per mettermela sulla pancia e fermarmi ma fu davvero solo istinto, non voleva veramente fermarmi.

continuai a scoparla lentamente ma inesorabilmente, e quando le fui entrato dentro per quasi metà cazzo, e dopo che ebbe cominciato a fare smorfie e a dire ‘ahia’ per troppe volte mi fermai, e limitandomi a quella profondità di affondo cominciai a scoparla dentro e fuori, afferrandola per i fianchi.

“sì, così…” mugolò sommessa, “non fermarti, così mi piace, continua…”, ed io l’accontentai e non mi fermai, e continuai a scoparmela in culo fino a che per lei diventò troppo doloroso e mi chiese di tirarlo fuori.

si lasciò cadere a pancia in giù sul letto con una mano all’altezza dell’ano, e quando rotolò a pancia in su aprì le cosce e mi invitò a banchettare.

corsi a chiudere la porta, a chiave, poi mi tuffai tra le sue gambe e letteralmente le mangiai la figa, arrivando a mordicchiarle le grandi labbra e succhiarle il clitorine gonfio, e facendola quasi delirare dal godimento.

poi la infilzai, le presi le gambe sollevandogliele e trovandomi all'altezza giusta le entrai dentro, praticamente come se avessi usato il calzascarpe da tanto fu agevole quella penetrazione.

partii piano ma poi ci diedi dentro, e usando ancora una volta tutta l’energia che avevo le diedi tante di quelle “botte” che probabilmente i nostri ciac ciac li avrebbe sentiti anche Gioia dalla piscina se fosse stata sveglia, e quando arrivai alla conclusione lo tirai fuori, montai sul letto a cavalcioni sopra di lei e glielo presentai davanti alla faccia un istante prima di sborrarle sul viso, schizzandole gli occhi e i capelli mentre lei si mordeva il labbro e si strizzava le tettone da sotto il costume.

ci sarebbe stato molto altro da fare, ma non c’era tempo, ed era comunque troppo rischioso.

le diedi un’ultima leccata tra buco del culo e figa slabbrata e poi la lasciai sola mentre andavo a preparare la tavola, sentii che si chiudeva in bagno e quando ormai la tavola era pronta me la trovai dietro, pulita e tutta profumata (aveva usato il colluttorio, lo sentivo dall’alito).

non mi disse nulla, mi posò un bacio sulle labbra e mi accarezzò una spalla e poi sempre con addosso il solo costume a due pezzi andò a controllare Gioia e di lì a qualche istante le sentii ridere, sospettando che… fossero d’accordo.

e quell’idea, anzi, quella speranza, cominciò ad insinuarsi dentro di me: Gioia che sapeva, Gioia che “autorizzava”, Gioia che ne era felice… e Gioia che voleva fare altrettanto.

per tutto il prosieguo della serata dissimulammo bene restando distaccati e comportandoci come ospite e ospitata, ridemmo insieme a Gioia ed Enrico, brindammo e ci divertimmo a raccontarci le nostre cose più sceme senza mai entrare nell’ambito sessuale, ma ogni volta che la vedevo distratta e le guardavo le mani, le labbra e la scollatura del seno pensavo che pochi minuti prima l’avevo inculata, e le avevo sborrato in faccia, e quel pensiero… mi innervosiva.

più che mi innervosiva mi faceva rodere dentro, sì, perché da figlio unico sono sempre stato possessivo e molto “territoriale”, proprio come i cani, cosa che Gioia aveva sempre faticato a comprendere visto che lei è la più grande di tre sorelle.

Stella era la moglie di Enrico ma per me… per me era “mia”, l’avevo posseduta? sì? allora era mia!

arrivò il momento dei saluti e successe qualcosa che ci segnerà per tutto il nostro rapporto, Stella mi abbracciò e poi mi baciò sulle labbra, tornando di nuovo ad abbracciarmi: Gioia la vide e fece la stessa cosa con Enrico, ma non per… sfida, o per farcela pagare, ma solo perché le andava, perché lo riteneva giusto e perché… era Gioia, fatta così!

li accompagnai al cancello e restai lì con Gioia attaccata alla mia spalla fino a che l’auto si fu allontanata, e allora ripensai a quella sera, quando avevo visto mia moglie andarsene con Enrico sulla sua auto, diretti in una camera di hotel a fare sesso…

ma Gioia in quel momento era con me, e non se ne stava andando via, e non c’era bisogno di aggiungere altro.

e con ancora addosso l’odore di Stella, e nell’organismo sufficiente adrenalina da bastarmi per un anno, appena rimesso piede in casa presi Gioia in braccio e la portai in camera nostra, diedi un calcio alla porta per chiuderla e darle un segno che tutto il mondo restava fuori e mi dedicai a lei, a mia moglie, alla mia compagna di vita, alla donna che più amavo al mondo.

le tolsi tutto, le aprii le cosce e mentre tentava di dirmi “amore… la cucina… da pulire…” le diedi una leccata sulla figa già aperta, e così quell’ultima parola che nelle intenzioni di Gioia doveva suonare come “...pulire” divenne un qualcosa che assomigliava a “...pulir….. ah, sì, così… così, continua, non ti fermare!”

la feci venire con la lingua tre o quattro volte, perché gli orgasmi di Gioia erano a grappolo, come l’emicrania, e dopo averla preparata per bene le entrai dentro, riappropriandomi di quello che mi spettava di diritto.

me la scopai da sopra mentre ci baciavamo con passione, passai poi a baciarle il collo e a succhiarle i capezzoli (ricordare il capezzolo con il piercing di Stella non mi aiutò di certo a trattenermi…) e dopo tanta dolcezza la rivoltai e la presi alla pecorina, che anche se non era la sua posizione sessuale preferita sapeva regalarle tanto.

e comunque scoparmi una bella gnocca come Gioia mentre la tenevo salda e la sbattevo da dietro non era proprio qualcosa di disprezzabile… tutt’altro: le era cresciuto un bel culone e non era certo “tonico” come quello di Stella, ma mi attizzava comunque tantissimo, e quel movimento di chiappe sbattute e tette che ballavano avrebbe fatto davvero sborrare un morto!

dopo la pecorina me la feci montare sopra, era stanca e si vedeva così decisi (anche se lei non voleva fermarsi) che avremmo concluso così, la lasciai cavalcare lentamente e la aiutai a raggiungere l’ennesimo orgasmo stimolandola con le dita sul grilletto e succhiandole i capezzoli, e quando lo raggiunse in un eccesso di passione cominciò a cavalcarmi furiosamente schiacciandomi le palle ma portandomi all’ennesima sborrata di quel giorno assurdo, inondandole la vagina.

e quando tutto tornò calmo e Gioia si fu addormentata appoggiata sopra il mio petto, tornai a pensare a quanto stava succedendo, e a quello che stava per succedere… e fu come vedere un temporale all'orizzonte, il cielo scuro, lampi in lontananza, rumori di tuoni… e tu sei lì che guardi, e aspetti, e sai che sta arrivando ma non ne conosci l’intensità: magari sarà qualcosa di epico, qualcosa che ti ricorderai per il resto della tua vita, magari sarà solo tanto rumore e niente altro.

non mi restava altro da fare che aspettare che arrivasse quel temporale, prepararmi al meglio, gonfiare il petto e affrontarlo senza paura.

baciai Gioia che dormiva pacifica e dentro di me le promisi che non le avrei mai fatto del male, mai più, e che quello che le poteva far male… semplicemente non l’avrebbe mai saputo, almeno non da me.

“perché il desiderio che hai per una donna come Stella non sarà mai confrontabile né… sovrapponibile all’amore che provi per Gioia” mi dissi, “sono due aspetti del desiderio, ma guai se lasci prevalere uno sull’altro…”

e con questo pensiero mi addormentai insieme a lei, con buona pace della cucina e dei piatti ancora da fare.

la domenica passò veloce così come tutta la settimana successiva, un po’ di casino sul lavoro, qualche telefonata di Stella che sondava il terreno ma senza alcuna pressione, un paio di “mattate” di Gioia che ne escogitò una delle sue proponendomi di farci un tatuaggio, e arrivò un altro weekend.

e successe qualcosa che né io né Gioia avevamo preventivato.

il sabato mattina, inaspettata e non annunciata, Sara tornò a casa.

e fu un gran casino, non solo perché aveva litigato con il suo ragazzo ed era letteralmente scappata facendo perdere le proprie tracce (dovetti chiamare io i genitori di quell’altro per avvertirli che era da noi, sana e salva, prima che chiamassero le forze dell’ordine), ma anche perché in un certo senso ci rovinava i piani…

ma ovviamente la sua felicità era prioritaria, su qualsiasi cosa.

passò tutto il sabato con la mamma in giro a fare shopping e a distrarsi (con la carta di credito di papà), ma la sera, dopo cena, mi si incollò addosso.

ed eccola qui, la mia bambina, diciannove anni di donna, bella come la sua mamma (anche il culone, che stava crescendo, era quello di mamma), già ampiamente “navigata” anche se quelli non erano fatti miei ma pur sempre la mia bambina.

sembrava un po’ triste e non reagiva neppure al solletico così me ne inventai una delle mie.

“ti va di uscire insieme a me?” le chiesi.

si staccò e mi guardò storta, quasi volesse dirmi “mi sto quasi mollando con il moroso e tu fai lo stronzo?”

“ti va di andare al luna park?"

cacciò fuori gli occhi dalle orbite!

“solo noi due?” mi chiese, esaltata.

“ovvio…”

schizzò in piedi e gridando come una pazza per la felicità andò a prepararsi e in meno di mezz’ora eravamo in auto, in direzione lago, puntando verso il luna park che era ancora più o meno identico a quando ce la portavo da bambina, una vita fa.

e non la finivamo più di fare giri sull’ottovolante, sugli autoscontri, su altre giostre che mi facevano girare la testa, a pescare le paperelle e a lanciare anelli attorno ai premi che non vincemmo mai, e poi le presi i popcorn più schifosi che avessi mai assaggiato e le patatine fritte più salate del mondo e lo zucchero filato rosa (un dentista che compra lo zucchero filato alla figlia, da fucilazione alla schiena senza processo!!!), e a mezzanotte passata, quando alcune delle attrazioni stavano cominciando a chiudere, Sara era abbracciata al suo papà, esausta ma felice, con al seguito peluche e un sacchetto di caramelle gommose..

tornammo al parcheggio e come sempre scoprii che davvero l’auto l’avevo messa in culo alla luna, ma prima di salire Sara si guardò attorno.

“papi…” mi chiese, “io devo fare la pipì…”

evidentemente tutte le donne della mia vita sentivano il bisogno di condividere la loro urina con me!

“ok…” le risposi guardandomi attorno, “non c’è nessuno, va dietro la macchina e falla…”

“no…” mugugnò, “puoi stare con me che ho paura?”

“Sara…” provai a dirle, “paura di che cosa che siamo soli? e poi sei grande, dai…””

ma non ci fu niente da fare, l’accompagnai dietro l’auto e la guardai (solo per un istante, perché dopo ovviamente distolsi lo sguardo) mentre si abbassava le mutandine mostrandomi la cosina pelosa, poi davvero guardai tutto attorno e sentii il caratteristico “psssssssss” delle donne che fanno pipì quando sono tese (se sono rilassate anche la muscolatura pelvica lo è e la pipì quando esce non è a spruzzo ma a cascata, così almeno sosteneva un caro ex collega sedicente intenditore), e dopo qualche istante Sara si tirò su e venne ad abbracciarmi.

era stata una serata “reunion”, di quelle che ogni tanto ci vogliono sia con gli amici che con i figli o con i parenti, e servì, o almeno io mi sono messo in testa che servì, perché mentre eravamo di ritorno verso casa le arrivò un messaggio, Sara guardò il display ma poi si voltò dall’altra parte.

gliene arrivò un altro e poi un altro ancora, e stizzita prese il telefono e lo chiuse nel cassettino.

“ehi, che c'è?" le chiesi, ma non rispose.

“amore…” le dissi ancora, “amore di papà, su, parlami…”

scoppiò a piangere, mi disse che era… innamorata follemente di lui ma che non riusciva a capire e comprendere perché lui fosse così poco attento e poco… buono con lei.

“scusa, ma ‘poco buono con te’ che cosa vuol dire?” le chiesi, e pensai a quella massima che dice ‘se tocchi la mia bambina io poi tocco te, e ricordati che ho una vanga, un’intera pianura a disposizione e soprattutto un alibi’.

ma non era niente di quello che temevo, lui era solo un ragazzo e gli piaceva uscire con gli amici, giocare a calcetto e con la Playstation…

e sorrisi, perché capii che quella non era una vera “crisi da adulti” ma qualcosa di molto più adolescenziale, quindi recuperabilissima.

le spiegai il mio punto di vista, di come ragionano gli uomini e come invece ragionano le donne, e di alcune incompatibilità che sono proprie di ciascun genere sessuale: e alla fine i suoi occhioni azzurri come quelli di mamma smisero di produrre lacrime e tornarono ad essere luminosi e scintillanti, come la luna che si vedeva nel cielo e che ci guidava verso casa.

alla fine riprese il telefono, mandò qualche messaggio e ne ricevette… tonnellate in cambio, e quando eravamo quasi alle porte di casa si voltò verso di me e fece una smorfia.

“papi… puoi fermarti che lo chiamo?”

sorrisi e le accarezzai il viso, accostai ma non la feci scendere lasciandola in auto al fresco e al sicuro, e quasi mezz’ora dopo, quando ebbe finito, scese a sua volta e venne ad abbracciami.

“la mia bambina…” le sussurrai sentendo che mi stringeva ancora più forte, “la mia bambina è una donna ormai…”

tornammo a casa e Sara si tuffò tra le braccia della mamma e quella notte dormirono insieme relegandomi nella camera degli ospiti (perché nessuno, senza alcuna eccezione, era autorizzato a dormire nella sua cameretta!), e il mattino successivo le sentii ridere ancora nel letto.

preparai la colazione come ai vecchi tempi e dopo una riunione a tavola portai Sara in stazione, perché Gioia non se la sentiva avendo già pianto abbastanza per il distacco.

Sara mi abbracciò così forte che mi fece davvero male alle costole, con mamma lontana le allungai ancora un bel pacchetto di soldini (“questi sono solo per te, mi raccomando” le dissi, “usali solo per te da parte di papà!”) e quando dall’altoparlante annunciarono che il suo treno era in partenza Sara mi gettò le braccia al collo e mi baciò sulle labbra, un bacio inspiegabilmente lungo e umido che un po’ sorprese anche lei, ma alla fine afferrò il suo trolley e in un ballare di tettine e chiappone scese le scale mobili salutandomi con la mano, e scomparendo come fa una nave all’orizzonte.

tornato a casa ritrovai Gioia ancora lacrimosa, l’abbracciai e poi le proposi di uscire ma mi disse no, non era in vena, così passammo il pomeriggio di domenica a casa (si era messo a piovere e quindi niente piscina) e la sera arrivò in un lampo, cenammo e via, era passato tutto.

i giorni si susseguivano uno dopo l’altro, ciascuno con la sua particolarità e con il suo carico di novità, e una grossa, grossissima novità arrivo da Enrico e Stella il giovedì pomeriggio, praticamente una bomba: ero in ufficio a sistemare i calendari per la settimana successiva, quella di chiusura (la settimana prima della chiusura estiva facevamo solo urgenze e non le programmate, proprio per evitare che i pazienti dovessero andare in altri studi a finire il lavoro che avevo cominciato io) e mi arrivò il suo messaggio.

era una proposta, più che una novità.

“ciao ragazzi” scriveva sia a me che a Gioia, “che ne dite venerdì sera di trovarci al club? scambiamo?”

fu una botta.

lo sapevo, dovevo essere pronto e anche… abituato, ma non lo ero mai fino in fondo.

Gioia mi scrisse immediatamente chiedendomi se poteva chiamarmi, la chiamai io.

“che dici?” mi chiese, ma sotto sentivo che era eccitata.

“non lo so… dipende anche da te…”

“per me… si può fare…” rispose sempre più eccitata.

‘e brava Gioia, hai bisogno di qualcosa di nuovo?’

“allora… rispondo che va bene?” le chiesi come ultima conferma, mi disse di sì e allora la salutai.

“ciao Enrico, sì, si può fare, a che ora?”

rispose che alle nove sarebbe stato perfetto, e allora alle nove fissammo l’appuntamento.

e una manciata di minuti dopo… Stella cell.

“ti disturbo?” mi chiese.

“no, no, dimmi…” le risposi divertito.

“allora… scambiamo?” mi chiese, sensuale, “avete deciso?”.

“sì, sembra di sì…”

la sentii inspirare.

“sono già bagnata…” mugolò, “e… dove mi porti?” mi chiese.

“tocca a me prenotare?” le chiesi.

“eh, sì…” sussurrò.

e feci la pazzia.

“Palace? una bella suite solo per noi due?”

silenzio.

“pronto? Stella?” le chiesi non sentendo più nulla.

“dottore… ho appena ovulato spontaneamente…” la sentii sussurrare.

scoppiai ridere divertito ma anche nervosissimo, e solo quando mi fui calmato Stella continuò con le sue provocazioni.

“stavolta scelgo tutto io, sia sopra che sotto…” mormorò, appena udibile, “tu fatti trovare in perfetta forma perché non sarà facile contenermi, lo sai questo, vero?”

“ci proverò…”

“e… posso chiederti una cosa, magari… strana?” aggiunse.

“sì, certo…” le risposi, liquidando con un gesto della mano la segretaria che era venuta a dirmi che il paziente era arrivato ed aspettava.

ridacchiò ma poi tornò seria.

“quando andiamo al Palace voglio… che mi… voglio sembrare la tua puttana, una che hai pagato per scopare”

chissà il perché ma me lo aspettavo.

“davvero?”

“sì, voglio che anche tu entri nella parte, però” continuò, “non devi guardarmi troppo, devi lasciarmi due passi indietro e non chiedermi le cose, ma imporle, comandarle…”

quello mi usciva sempre bene comunque, anni prima quando eravamo in vacanza il tre mi chiamavano ‘colonnello’ perché comandavo a bacchetta.

“ci proverò…” le risposi, poi le dissi che avevo un paziente e che la dovevo salutare.

“scusa, poi ti lascio andare, un’ultima cosa…” mi disse, “io… grido…”

“sì, lo so”

“ci sono… problemi?” volle sapere, “avrai… problemi? con… con l’hotel, intendo dire”

“perché?”

“magari… non sono proprio felici se porti una puttana in una suite per scopartela e ti sentono in tutto l’hotel…”

strano, non la facevo così… discreta.

“se gridi” le sussurrai, “non saranno problemi miei… ma tuoi”

“io ti scopo, e lo sai come ti scopo… non sono proprio delicato…” le ricordai, “poi dipende da te… se trattenerti o lasciarti andare…”

silenzio.

“io non mi tiro indietro e so cosa fare con te…” continuai, “il resto… sta a te”

“dottore…” sussurrò, “ho ovulato spontaneamente un’altra volta…”

ci mettemmo a ridere e infine ci salutammo, messo giù con lei trovai il numero del Palace e prenotai una suite per la sera successiva a nome mio e poi tornai al lavoro, con le solite difficoltà di concentrazione.

la sera, a casa, Gioia parlò poco, tesa, così la abbracciai e la feci parlare.

“non è che non voglio…” mugolò, “sì, sono… eccitata a andare con lui… ma… poi…”

“poi cosa?”

sbuffò.

“mi annoio!” sussurrò, quasi non dovesse fargli sentire le sue parole, “cioè… facciamo, sì, facciamo tutto e… è bello ma poi.. e poi stiamo lì a guardarci, e io mi annoio!”

stavo per scoppiare a riderle in faccia: mia moglie, ormai entrata nell’orbita scambista, si lamentava che il suo partner di scambio le dava il contentino e poi si addormentava.

era la stessa cosa di cui si lamentava Stella, due botte e poi a nanna, forse il problema ce l’aveva per davvero il mio amico Enrico.

“se vuoi… disdico” le dissi prontamente ma Gioia disse di no, che voleva farlo, anche solo per… fare esperienza.

e la cosa che disse mi lasciò basito.

“così con i prossimi con cui faremo lo scambio saremo più preparati, eh?” mi chiese.

“sì” le risposi, “sì, è così”, e mi diede da pensare, perché evidentemente era molto più “lanciata” di quello che pensavo se stava già immaginando i prossimi…

la notte la passai né liscia né agitata, una via di mezzo, e la mattina mi svegliò Gioia perché non avevo sentito l’allarme.

era nervosa, si vedeva, ma comunque rideva e facendole un po’ di battute diventò come sempre, dolcissima e premurosa.

al lavoro fu dura, operai una donna estraendo due denti del giudizio e feci anche alcune canalizzazioni di cui una veramente difficile, e solo verso le tre del pomeriggio potei lasciare la sala, esausto.

e sul telefono trovai un messaggio di Stella.

“stasera ho una novità per te” scriveva, “anzi, ne ho due, e non vedo l’ora di fartele vedere”

le risposi con la faccina dagli occhi sgranati e poi più nulla, chiusi lo studio alle cinque e mezza e alle sei ero a casa.

Gioia stava prendendo ancora il sole e quando mi vide quasi si spaventò perché mi aspettava più tardi, ci facemmo la doccia insieme ma senza toccarci (sembrava quasi un codice di condotta, il nostro), e una volta usciti mangiammo qualcosa ma solo pochi assaggi, e verso le sette e qualche minuto Gioia mi disse che sarebbe andata a distendersi, per rilassarsi, e mi disse che avrebbe chiuso la porta per isolarsi e non pensare a niente, poi mi diede un bacio e sparì.

ma non fece solo quello.

perché feci qualcosa che mi ero sempre ripromesso di non fare, spiarla: andai al pc, apri l’applicazione della sorveglianza e selezionando la camera da letto… mi lasciai andare sulla poltrona.

Gioia si stava sditalinando, lentamente, si masturbava e si toccava le tette pizzicandosi i capezzoli: quella sera non era mia altrimenti avrei fatto irruzione aprendo la porta con un calcio e me la sarei scopata fino a farle chiedere pietà, invece così rimasi a guardarla mentre raggiunse uno o due o tre orgasmi, poi finalmente si rilassò e chiuse gli occhi, ma a quel punto mi chiesi per davvero se le piacesse scambiare con Enrico…

se era costretta a masturbarsi prima di uscire con lui non era un gran bel segno!

non me ne aveva mai parlato, non prima di quella sera, comunque.

ma non dipendeva da me.

sistemai un po’ di azioni sul mercato e in mezz’oretta Gioia uscì dalla camera da letto, nuda.

“adesso mi preparo” mi disse, “ci vediamo domani, ok?”

“ok” le risposi, ci baciammo teneramente scambiandoci un’occhiatina maliziosa e poi ci separammo nuovamente e quando la rividi era pronta, in abito scuro, tacchi alti e trucco leggero, sembrava ancora più bella: e chissà il perché, pensai, quando non esce con me sembra sempre più bella!

io ero in completo nero, cravatta come sempre, anche se con quel caldo…

arrivammo al club quando mancavano pochi minuti alle nove, entrammo e stavolta il bouncer ci riconobbe e ci lasciò passare, e appena dentro li trovammo lì ad aspettarci, ma quasi non li riconoscemmo.

Stella aveva i capelli rossi, rosso fuoco, più chiari sopra e che diventavano scurissimi sulle punte, quasi viola.

“ma… Stella!” esclamò Gioia, “ma stai benissimo!!!”

le due si abbracciarono scambiandosi i baci sulle guance ma senza toccarsi, le feci i complimenti anch’io e così scoprimmo che di tanto in tanto Stella aveva di queste “divagazioni cromatiche”, per cambiare un po’ e confondere le carte.

Stella era… superlativa anche in tutto il resto, abito lungo nero, scarpe dai tacchi altissimi, e la sua pelle era perfetta come una dea greca.

e ancora una volta la povera Gioia sfigurava, brutto da dirsi ma purtroppo verissimo, e mi fece una tenerezza infinita, una voglia di abbracciarla e tenerla con me, non farmela portare via da nessuno.

poi guardavo Stella e…

parlammo delle solite cazzate poi Enrico, diventando serio, ci spiegò quali erano le regole dello scambio fatto all’interno del club.

“si entra insieme, si esce separati” ci disse, “non è un distacco secco, che a qualcuno può anche non piacere o addirittura fare male, è qualcosa di soft, si entra insieme, si sta con le persone, ci si… fonde e lentamente con l’altra coppia, ci si separa, si sta con l’altro partner e… si esce, tutto indolore, e dolce”

bellissime parole, azzeccatissime.

‘sì’ mi venne da dirgli, ‘però parla di meno e falla divertire di più…’

Gioia mi sorrise e quando Enrico con tutta la cortesia di questo mondo le propose un drink (‘un drink? ma dove pensi di essere, a Manhattan?’) accettò, si allontanò di qualche passo da me e allora Stella mi prese sottobraccio e mi portò via, ad un altro angolo buffet, le presi champagne e lo gustammo insieme mentre ci guardavamo negli occhi.

ecco, quella era la separazione soft, erano stati bravissimi.

il club era un posto eccezionale, splendido, organizzato minuziosamente, e proprio per questo, me lo disse Stella, era diviso in due parti, una coppia "scambiata" da una parte e l’altra da quella opposta, proprio per non essere costretti a vedersi, e le due sale di lì a poco vennero divise a una serie di separè in stile orientale (molto belli, io li adoro) che impedirono alle persone di vedersi e riconoscersi.

Stella mi fece conoscere alcuni amici, mi presentai e flirtai con alcune signore (me lo suggerì lei, lì era non solo permesso, ma quasi obbligatorio) e di nuovo incontrai la biondina dell’Est, accompagnata da un uomo della mia età, già “scambiati” ovviamente.

mi fece un sorriso che non sfuggì a Stella, le feci nuovamente il baciamano e mentre l’uomo che l’accompagnava parlava con Stella (che sembrava conoscere tutti) la biondina mi sorrise.

“come ti chiami?” le chiesi.

“Eva” rispose.

“nome bellissimo, complimenti…”

Stella parlava con l’uomo ma mi guardava e sembrava che stesse aspettando una mia reazione, non capivo bene il motivo…

“sei russa?”

“sì” rispose, “come fai a saperlo?”

“come faccio a saperlo?” le risposi, “è semplice, perché le donne russe sono le donne più belle del mondo!” dissi strappandole una risatina.

mi disse che era nata a San Pietroburgo ma che si era trasferita in Italia da bambina, e mi parlò anche del suo lavoro di modella e di mamma a tempo pieno.

“mamma?” le chiesi, “già mamma? ma sei così giovane!”

rise ancora, lusingata, poi diventò improvvisamente seria e si avvicinò, accostò la bella bocca al mio orecchio e me lo leccò, la sentii respirare e poi sussurrarmi “la prossima volta che ci vediamo voglio succhiarti il cazzo, e farti sborrare!”

rimasi con la bocca aperta.

“anche da sola” mormorò, “o con qualche tuo amico se vuoi…”

la biondina si allontanò e fece un sorrisetto a Stella che fece fatica a trattenere la risata, poi reclamò il suo uomo (buona fortuna, vecchio mio) e infine Stella tornò da me.

“è un posto speciale, vero?” mi chiese.

“eh…” le risposi cercando con lo sguardo la biondina, “ma chi cazzo è quella?” sussurrai.

“una escort” rispose, “una davvero strana, con un sacco di merda nel cervello…”

“ehi, principessa…” le sussurrai, “me che linguaggio è?”

“fidati, so che cosa dico…” tagliò corto, mi baciò e poi mi portò sul fondo della sala dove c’era musica, restammo ad ascoltare una bravissima e bellissima cantante cinese o coreana che fosse con una voce spettacolare, e a mezzanotte, dopo un altro paio di calici di champagne, quattro chiacchiere con altre coppie o anche singoli Stella mi propose di andare.

salutammo la padrona di casa, sempre strafatta e snob fino al midollo e poi guadagnammo l’uscita.

“mi prometti una cosa?” mi chiese prima di uscire all’aperto, lasciando passare altre coppie che avevano più fretta di noi..

“sì, certo”

“che anche se stasera ti chiederò di… fermarti o di non farmi qualcosa… tu non ti fermerai, e lo farai comunque!” sussurrò.

“ma… Stella, che cavolo dici?” le chiesi un pelo preoccupato.

“promettimelo” sussurrò, “promettimelo e non te ne pentirai!”

per quello che servì glielo promisi ma da qui a farlo ce ne sarebbe passato, poi mi rovinai da solo la serata.

mi scappò l’occhio e vidi qualcosa che mi fece torcere per un istante le budella ma che tenni per me e che mi sforzai di cancellare dalla testa, Enrico e Gioia stavano uscendo, e lui la baciava in bocca (proprio in bocca, lei ce l’aveva spalancata) e le palpava il culo.

forse li vide anche Stella e infatti mi prese per il braccio senza farne cenno e mi si piazzò davanti.

“stasera non voglio che mi scopi e basta, stasera voglio che abusi di me, che mi violenti” continuò, “me lo prometti?”

annuii, ma la visione di Enrico che palpava il culo a Gioia mi destabilizzò, ma fui comunque in grado di gestirla, almeno in quel momento.

“dai, adesso andiamo, aspettami qui che arrivo subito” mi disse, “vado in bagno un attimo e…” provò a concludere ma non finì.

mi guardò, sorrise maliziosa e poi si avvicinò per parlarmi in un orecchio perché si era avvicinata altra gente.

“vuoi che vada in bagno adesso a fare la pipì o… la faccio insieme a te?” mi chiese.

la guardai negli occhi e vidi il suo fuoco.

“ce la fai a tenerla fino in hotel?” le chiesi.

sorrise e annuì.

“ce la posso fare” sussurrò, “ma solo se mi garantisci che quello che mi farai ne valga la pena…”

“oh, ne vale la pena eccome” le risposi, “vedrai, vedrai…”, le presi il mento con due dita e la baciai, vedendo che chiudeva gli occhi abbandonandosi.

“non perderò niente di te stanotte” le sussurrai, “anche quelle cose che vengono da dentro di te, saranno mie anche quelle!”

sorrise sensuale e poi mi prese sottobraccio.

“sono tutta tua…” sussurrò, “dentro e fuori!”, mi baciò la guancia e poi uscimmo al caldo di quell’estate incredibile.

e appena entrati in auto Stella mi baciò, profondamente, e quando si staccò mi guardò dritto negli occhi.

“la nostra vacanza… sarà speciale” disse.

“immagino…” le risposi, ma lei era strana.

“no, sarà… speciale, davvero” ribadì.

“perché?”

“se vorrete… faremo lo scambio… totale” mi disse, ma non capii.

“scambiamo… totalmente, non solo per qualche ora…” mi spiegò, “uno, o due, o tre giorni insieme, o tutti quanti, tutti e quattro insieme ma a coppie scambiate, faremo le nostre vite come se fossimo… al contrario, io e te, Enrico e Gioia”

rimasi con la bocca aperta, quella “soluzione” non l’avevo nemmeno considerata.

“sarà fantastico farmi passare per tua moglie” sussurrò chiudendomi la bocca con un bacio, “per qualche giorno sarò io la signora Rastrelli… non vedo l’ora!”

“ma…” provai a dire, ma mi bloccò.

“non ti piacerebbe chiamare anche me ‘amore mio’ o ‘tesoro mio’?” continuò, e senza darmi tregua aggiunse “e vedere la tua Gioia che viene scopata da un’altro?”

ero… senza parole.

“fidati…” sussurrò, “sarà il più grande… orgasmo della tua vita vedere tua moglie che viene scopata da un altro mentre tu gli scopi la sua!!”

“ma che cazzo…” provai a dire ma ancora una volta mi tappò la bocca con un bacio.

“adesso non ti senti pronto, è normale, ma tranquillo…” mi disse, “devo prepararti, prima, a quello ci penso io, preparare te e Gioia!”

ero… allucinato.

“e se vi sentirete pronti… faremo qualche giochetto in quattro…” buttò lì, e a quel punto appoggiai la testa sul volante.

altro che scambisti, ci voleva coinvolgere in un’orgia!

concluse così, calando lo spadone.

“e adesso…” mugolò, “portami nella suite, che ho voglia di fare l’amore con te…”

“fare l’amore” scandì, “non sesso, fare l’amore…”

“dammi un anticipo di com’è fare la tua mogliettina” sussurrò, “stasera scopami come scopi la tua mogliettina, ok?”

annuii, e obbediente misi in moto e mi diressi in città.

a fare l’amore con Stella.

fine capitolo nove

Comments (0)

Please log in to leave a comment.

No comments yet. Be the first to comment!