Chapter 10 - shock in your heart
a volte uno shock serva, a volte...
5 months ago
capitolo dieci
shock in your heart
l’ultima volta con Gioia eravamo arrivati in taxi, sul taxi più lussuoso che si potesse immaginare, qui arrivammo con la mia auto.
e come aveva chiesto Stella non fui né amichevole né “affettuoso” con lei, ma quando arrivai alla reception… sorpresa, c’era ancora la ragazza della volta precedente.
non so se mi riconobbe, “impossibile, con tutte le persone che passano di qui” pensai, ma evitai di incrociare troppe volte lo sguardo con lei.
e una volta firmato tutto quello che c’era da firmare la receptionist mi consegnò la tessera magnetica e molto ossequiosa mi augurò buona permanenza, e dopo aver fatto un cenno a Stella mi avviai verso l’ascensore.
la suite non era la stessa, era al secondo piano, e una volta entrati in ascensore Stella mi aggredì sessualmente incollandomi contro la parete e cacciandomi la lingua in bocca: rispose e replicai ribaltandola e mettendo lei con la schiena contro la porta della cabina che cominciò a muoversi, e mentre le nostre lingue facevano gli straordinari le feci scivolare giù le spalline e le abbassai il vestito facendole uscire, maestose.
le attaccai, ciucciando prima quella senza piercing e poi l’altra, ma a quel punto con un pling-plong la cabina si fermò e le porta si aprì.
oltre che scambisti, anche esibizionisti.
ad attenderci c’era (per fortuna) una donna delle pulizie, con tanto di spray e straccio, probabilmente di servizio proprio per pulire l’ascensore.
non riuscimmo a non ridere, nessuno dei tre.
presi Stella sottobraccio e senza farle rimettere dentro le tette la condussi velocemente verso la Suite Rouge, la aprii e mentre ancora lei era sulla porta ad ammirare quanto fosse bella la spinsi dentro richiudendo subito la porta, la incollai contro la vetrata e ricominciai a baciarla con furore, prima sulla bocca e poi sul collo sentendola respirare affannosamente.
ma non eravamo lì per farci le coccole… me l’aveva chiesto lei di essere “duro” quella notte, e non mi feci pregare.
la presi e la voltai facendole mettere le mani sulla vetrata, le alzai il vestito abbassandole gli slip (così… inconsistenti da rompersi, alla fine) e dopo averlo tirato fuori glielo appoggiai dove già tutto era bagnato, spinsi e la infilzai facendole emettere un “ah!” soffocato e secco.
la scopai con foga, quasi con violenza, spingendola così forte che in paio di occasioni sentii il toc! secco della sua testa contro il vetro, ma non mi fermai.
e per rincarare la dose, sempre mentre glielo spingevo con tutta la forza che avevo, mi succhiai un pollice e glielo appoggiai alla cieca sull’ano, spinsi anche quello ed entrai facendola grugnire per il dolore.
letteralmente godeva come una puttana, non avrei mai pensato prima di conoscerla che una donna potesse essere così… così brava a gemere.
non contento e sempre tenendole il pollice nel culo la piegai a novanta gradi e ci diedi dentro anche così, poi di nuovo la feci alzare ma stavolta le andai davanti, le sollevai una coscia e sempre alla cieca guidato dai suoi umori centrai la fessurina al primo colpo: cominciai a muovermi dandole colpi verso l’alto, si mise nuovamente a gemere guardandomi negli occhi e allora feci quella cosa che… non avrei mai pensato di fare, la presi per il collo e stringendola più del dovuto la scopai brutalmente schiacciandola contro la vetrata, facendole sicuramente male ma senza che le uscisse un solo lamento.
ma quando cominciò a fare dei rantoli e poi a tossire allora capii, con orrore, che stavo DAVVERO esagerando, tolsi la presa dal collo e la povera Stella si afflosciò senza forze nelle gambe tanto che fui costretto a reggerla per non farla cadere, e subito la portai sul letto, stendendola delicatamente mentre davo un’occhiata ai segni rossi da strangolamento che in modo criminale le avevo lasciato sul collo.
“certo che…” mormorò, “mi hai presa… alla lettera…”
“oddio Stella scusa, tesoro” provai a dire, “non… non volevo… io…”
“mi hai chiamato tesoro…” sussurrò con un sorrisetto malizioso, “allora con un piccolo sforzo puoi anche chiamarmi ‘amore mio’... eh?”
aveva voglia di scherzare, allora… allora non le avevo fatto male per davvero.
“sì, amore mio, scusa…” le dissi, più sollevato e ironico, “io… non sono fatto per certe cose…”
“mmm…” mugolò, “ma ci riuscivi alla grande, sai?”
“smettila, Stella…”
“una donna, ogni tanto, mica sempre, ha bisogno di… essere messa al suo posto” disse seria, “le serve solo il… il maschio dominante”
scossi la testa.
“sappiamo tutti e due che Enrico non è il classico maschio alfa” continuò, “e forse… forse non lo sei nemmeno tu ma tu almeno ci provi, ci metti… forza, energia, e un sacco di voglia!”
sì, che non fosse… dominante l’aveva scoperto anche Gioia.
fece un sorrisetto e scosse la testa, e quando le chiesi cosa ci fosse di così divertente quello che disse me lo ricordo ancora perfettamente.
“forse è la persona più giusta per scopare le mogli di qualcun altro” sussurrò, “le poverette quando fanno il confronto preferiscono tornare dal marito!”
la guardai quasi con… disprezzo.
“come… come si può parlare di tuo marito… così” le dissi, severo, “senza… senza rispetto!”
“ooooh… che sentimentalone…” mi rispose, prendendomi in giro, e quella sua… esternazione non mi andò bene, anzi, mi fece incazzare, e per farglielo capire le presi i polsi e glieli inchiodai sul letto, immobilizzandola.
i suoi occhi neri sembravano lava fusa.
“mi parli di rispetto” sussurrò, “ma gli stai scopando la moglie, non te ne ricordi più?”
“...e lui si scopa la mia” replicai, pari e patta.
restammo in silenzio a guardarci, poi Stella sorrise.
“ho ancora una cosa da fare, però” mi disse, “magari tu te ne sei dimenticato…”
alzai le spalle.
“alzami il vestito…” sussurrò, guardai in basso e poi di nuovo lei.
“sù, dai, fallo…” insistette.
allora le lasciai le mani (regalandole ancora due bei segni rossi) e lentamente le sollevai il vestito e…
“wow” sussurrai.
“ti piace?” mi chiese, eccitata, “l’ho fatto solo per te…”
si era depilata e ora esibiva una delle più belle vagine che avessi mai visto, bagnatissima ma leggermente socchiusa, con il grilletto gonfio in vista e… perfetta.
le diedi un bacio su una coscia e poi sull’altra, salii posandone uno sul monte di venere (e l’aroma che mi invase le narici fu inebriante…) e poi gliene diedi un’altro sul piercing all’ombelico, che era l’ultima parte scoperta perché Stella aveva ancora addosso il vestito.
“e poi…” sussurrò maliziosa, “ho anche un’altra cosa da fare…”
“davvero?” le chiesi, aspettandomi un altro dei suoi colpi di scena.
“sì… una pipì urgentissima!” esclamò, si divincolò dalla mia presenza a prima si sfilò il vestito lasciandolo a terra e restando completamente nuda a parte le scarpe, mi fece un sorriso malizioso e poi entrò in bagno.
“oh cazzo… oh cazzo… oh cazzo!” la sentii dire, “ma che figata!”
“bello vero?” le chiesi restando sul letto, “merita…”
sentii il pssssssss della pipì sparata fuori a pressione, e mentre mi stendevo guardando il soffitto e cercando di non pensare a nient’altro che fosse racchiuso tra queste quattro pareti la sentii finire, schiacciare lo scarico del water, lavarsi le mani e poi esplorare il bagno, e infine tornò da me.
ancora non ci potevo credere che mi scopavo una simile dea, non aveva… nulla che non fosse perfetto.
si levò le scarpe e anche il bracciale, poi montò sul letto e gattonando sulle ginocchia mi raggiunse, fermandosi fino a farmi penzolare sulla faccia quelle due meraviglie della natura che si portava appresso.
mi posò un bacio sulle labbra e poi un’altro ancora, e in pochi istanti stavamo slinguazzando delicatamente fuori dalle nostre bocce, scambiandoci tanta di quella saliva che ci colò sui visi e sulla pelle.
ma non eravamo lì per baciarci…
fece tutto da sola, comincio a togliermi le scarpe e poi calze, pantaloni e boxer, e facendomi mettere seduto mi tolse il resto, cravatta, camicia e giacca, e così ero nudo come lei.
e sempre guardandomi negli occhi cominciò a strusciarmi addosso le sue grosse tettone sfiorandomi la pelle con i soli capezzoli, mi si mise a riempirmi di baci sul petto, sulle braccia, sul collo, sulla bocca, e inesorabilmente scese sulla pancia e arrivò al (mezzo) mollaccione che non ci stava facendo una gran figura.
e infatti…
“mmm… non devo farti un grande effetto, vero?” mi chiese, toccandolo con un dito come se fosse radioattivo.
lo prese con due dita e lo scappellò lentamente e, veramente, in tre secondo ce l’avevo già duro.
non si fece pregare, scostò i capelli di lato e gnam, lo prese dentro tutto, e muovendo la testa su e giù mi fece quello che consideravo “il pompino reale”, con tanto di mano sulla nuca che la accompagnava su e giù.
e fu come dar fuoco alle (mie) polveri: la staccai e già che era in ginocchio la lasciai così, piegai le ginocchia e glielo puntai tra le cosce e con una spinta ero dentro.
“piano…” mugugnò con una smorfia, “piano che è secca…”
non me lo feci ripetere, fuori il cazzo e dentro la lingua, le diedi una super leccatona lubrificante e quando fu bella pronta, zac, dentro di nuovo.
me la scopai senza risparmio di energia, e per farle vedere che non avevo in repertorio solo tre o quattro posizioni canoniche le tirai su le gambe lasciandola puntellata con le sole braccia, quella che si chiama la carriola, e con tutto aperto dietro e senza che potesse fermarmi in qualche mondo cominciai a sbatterla per davvero.
e lei cominciò a gridare.
“ma vaffanculo!” pensai, “e chi cazzo se ne frega se… disturbiamo!”
non le diedi tregua facendole tremare il culo da tanto la pompavo, e quando cominciai ad essere stanco la rivoltai a cosce aperte e le andai sopra infilzandola fino alle palle, e dopo un altro bacio profondissimo mi rimisi di buona lena a scoparla.
era fantastico vedere come le ballavano le tette!
cominciai ad avvertire i primo dolori alla schiena e allora la feci salire sopra, e mentre mi cavalcava lentamente con quei due… affari che saltellavano su e giù pensai a che razza di intesa sessuale avevamo raggiunto.
ma pensai anche una cosa che non mi fece stare particolarmente bene, ‘chissà con quanti uomini ha fatto le stesse cose che fa con me’...
e quello fu il pensiero più brutto in assoluto, perché introdussi la gelosia in quello che a tutti gli effetti era un rapporto… mercenario, un rapporto di scambio, in cui entrambi ci prostituivamo all’altro.
le agguantai le chiappe e la guidai su e giù, poi la fermai e sempre tenendole il cazzo dentro le feci appoggiare i piedi sul materasso invece delle ginocchia, e obbligandola a fare degli squat me lo sentii pompato dalle labbra della figa e avvolto in un caldo abbraccio che mi portò alla sborrata.
volevo che anche lei arrivasse al piacere ma poi… ricordai le sue parole, “io stasera sono la tua puttana”
e le puttane non godono.
“sì, così, continua che sto per venire…” cominciai a grugnire e allora Stella aumentò il ritmo e in veramente poi arrivai a concludere.
“sì, così… vengo!” riuscii solo a dire e… gliela stavo già riempiendo.
Stella tornò a mettersi comoda seduta su di me mentre le schizzavo dentro tutto, grugnendo la mia rabbia, e mentre mi tastava le palle mettendo una mano dietro mi sussurrava “...così, sì, bravo, sì, la sento dentro calda… sborrami tutta la figa…” mandandomi in estasi.
una decina di minuti dopo eravamo nella vasca piena d’acqua… ad una temperatura fantastica, io ero seduto con la schiena sul bordo e Stella era tra le mie gambe, con la schiena sul mio petto.
entrambi con gli occhi chiusi, entrambi assorti nei nostri rispettivi pensieri.
parlammo di cose che non c’entravano nulla ma parlammo anche dei nostri partner veri ma a nessuno dei due saltò in testa di chiedersi che cosa stavano facendo.
cominciò lei a sbadigliare e poi fu tutto un susseguirsi di altri sbadigli sempre più forti: era l’una e quarantacinque, quella gran scopata che ci dovevamo fare era già finita lì, forse perché quello che c’era da dire e da fare era stato detto e fatto…
quando andammo a letto ci tenemmo stretti, come due amanti, e senza dire nulla a parte scambiarci qualche bacio ci addormentammo profondamente, sereni, e probabilmente felici.
e quando mi svegliai la mattina successiva Stella era lì che mi guardava, sorridente, e mi accarezzava i capelli.
“buongiorno…” sussurrò, “dormito bene?”
era… un deja-vu?
“magnificamente…” sussurrai.
si chinò su di me e mi posò un bacio leggero, senza “aderenze”, e infine si distese sprofondando nel cuscino.
“sai” mi disse, “spero che la nostra vacanza… sia proprio così”
“proprio così?” le chiesi, “hotel di lusso?”
non rispose.
“andare a letto, noi due, fare l’amore, dormire insieme… svegliarti così…” sussurrò quasi sognante.
eh, sarebbe stato un problema, prima c’era da convincere Gioia che con Enrico non è che si trovava poi bene…
“uno o due giorni” disse, “non mi serve di più”
parlammo di quello che avremmo potuto fare con loro ma anche senza di loro, e tra una risata, un commento triste e chissà quante bugie arrivò il momento di tornare a casa.
la magia era finita, raccattammo le nostre cose anche se al momento di rimettersi il perizoma Stella fece una faccia schifata.
“è… bagnato…” mugugnò, lo annusò e se lo allontanò dal naso.
“mi sono dimenticata di lavarlo ieri sera, e adesso non posso metterlo…”
“fai a meno…” le risposi, ma fece una smorfia.
“non mi piace…” disse, “è una cosa che… detesto!”
“non mettere gli slip? non credevo…”
“no, detesto tornare a casa da mio marito senza mutandine” mi disse, “mi sembra di… mancargli di rispetto, perché sembra che stia ancora… facendo qualcosa con l’altro ma… sono già tornata a casa da lui, capisci?”
capivo, capivo perfettamente, e in modo del tutto sincero la ammirai per questa sua… fedeltà, ammesso che la parola fedeltà negli scambi di coppia avesse un senso.
andò a lavarle nel lavandino, le strizzò più che riuscì e le asciugò addirittura con il piccolo phon ma quando le mise scosse la testa, e fu costretta a farne a meno.
usò una cuffietta monouso della doccia per avvolgerle dentro e metterle in borsetta, e dopo una sistematina al rossetto ed una “ravvivata” ai capelli eravamo pronti per scendere nel salone delle colazioni.
e fare colazione insieme a lei fu davvero piacevole, scoprii che aveva la passione per i dolci ma che ne consumava pochissimi per mantenere la linea, e adorava mangiare la frutta di prima mattina.
e che sarebbe stata in grado di uccidere se privata del caffè!
per me invece solo caffè nero, un pancake con un filo di miele e uova strapazzate, residuo “culturale” dei miei trascorsi negli Stati Uniti quando ero ragazzo, anche se quel tipo di colazione ormai la riservavo solo o in vacanza o comunque in hotel dove trovavo tutto pronto.
una volta finita la colazione andai a pagare, l’ennesimo salasso, e prendendola finalmente sottobraccio senza essere costretto a trattarla come una prostituta la condussi di fuori, l’aiutai a salire in auto e contrariamente alle regole la portai a casa, ma ci fu un imprevisto: l’auto di Enrico non c’era, e secondo Stella era strano.
poi mi sorrise.
“o la tua mogliettina lo ha talmente devastato che sono crollati…” ridacchiò, “o… si stanno ancora divertendo, che dici?”
“ah,non lo so!”
in ogni caso ci salutammo con due baci sulle guance, un abbraccio e poi via, la vidi allontanarsi e poi scomparire dentro casa.
e così era andato il nostro secondo scambio, mi stavo abituando ma non ero ancora… pienamente soddisfatto: c’era sempre qualcosa che… strideva con la mia vita, stavo cedendo alla tentazione di fare sesso sfrenato con chi mi pareva ma era… strano, non completo.
o forse ero io strano, e non completo.
e poi c’era il pensiero che andava a Gioia… era così strano pensarla nelle braccia di un altro uomo e poi doverla “riprendere” accanto a me, tra le mie braccia, nel nostro letto.
e con questi pensieri tornai a casa, ed effettivamente Gioia non c’era.
mi spogliai e mi feci la doccia e visto che tanto dovevo aspettare tanto valeva fare qualcosa di utile, e mi misi al lavoro nello studio, programmando visite e interventi, ordinando materiali, pagando fatture, quella sarebbe stata l’ultima settimana ma c’era comunque da fare… e in un attimo arrivò mezzogiorno.
e Gioia non era ancora arrivata.
feci ancora qualcosa per distrarmi ma all’una finalmente sentii le chiavi nella serratura.
e cominciai ad andare in tachicardia…
“a-amore?” la sentii chiamare, “amore ci sei?”
“sono qui, in studio” le risposi, e prima ancora che entrasse assunsi la mia aria più seria, professionale.
Gioia si affacciò, tutta sorridente, ma anche… tesa.
non le chiesi nulla e lei non disse nulla, fece solo una risatina delle sue e poi sospirò.
“mi faccio la doccia” disse, “poi mangiamo qualcosa?”
e mi venne da ridere: avevamo appena finito di fare sesso con altri partner e… ed eravamo già pronti per la nostra vita di tutti i giorni. e lei era pronta a prepararmi il pranzo!
“Stella aveva ragione” mi dissi, “Stella aveva sempre avuto ragione, ci si abitua, e poi diventa… bello”
a tavola non ci raccontammo niente, non subito almeno, ma Gioia sembrava più… serena, forse Enrico l’aveva fatta divertire, finalmente!
il pomeriggio lo passammo in piscina, non l’aveva mai sfruttata così tanto, e la sera, davanti alla tv, ritrovai la mia Gioia di sempre, anche se un po’... distaccata, ma ci poteva stare.
passò tutto il weekend nel solito modo, sentimmo Sara che finalmente era tornata anche lei quella di sempre e la domenica sera, quando fu il momento di andare a letto, Gioia mi volle parlare.
“Enrico mi ha detto dello… scambio… totale” mi disse, lasciando in sospeso la frase.
“sì, me l’ha detto anche Stella” risposi.
“che… ne pensi?” mi chiese.
sembrava titubante, e pensai che forse era un po’ troppo per lei.
“non lo so, Gioia, “io credo che dovremmo pensarci bene…”
“io credo che dovremmo farlo” mi disse guardandomi negli occhi, “penso… di essere pronta, anzi, sono sicura di essere pronta!”
fu un bel colpo per me.
“e… penso di essere pronta anche a… vedere te che… con Stella” aggiunse, “credo che non avrei problemi”
ero… scioccato.
“quindi… non avresti problemi a vedermi mentre faccio sesso con Stella?” le chiesi, esitante.
alzò le spalle.
“se anche tu però mi vedi fare sesso con Enrico… no, non avrei problemi” rispose, sempre guardandomi dritta negli occhi.
“anzi…” ridacchiò, “non vedo l’ora…”
“wow…” risposi, “questa non me l’aspettavo…”
“vuoi vedermi mentre faccio sesso con un’atra donna?” le chiesi ancora, “vuoi… davvero?”
“sì…!” esclamò, come se si trattasse di un gioco invece che qualcosa che poteva destabilizzare una coppia.
“e voglio vederti mente un altro mi scopa” ridacchiò e poi mi accarezzò la guancia.
“ma poi torneremo sempre insieme, noi due, vero”? sussurrò, “noi due soli, giusto?”
“chi sei tu? dove hai messo mia moglie?” le chiesi facendola scoppiare a ridere, e un istante dopo eravamo abbracciati, e poi scattò il bacio, profondissimo, e tutto quello che seguì fu solo amore e desiderio, e passione, e dolcezza.
il lunedì mattina mi svegliai per primo, Gioia era ancora immersa nel sonno più profondo e la lasciai stare.
feci la doccia e poi andai a prepararmi il caffè, e mentre lo sorseggiavo guardando fuori dalla finestra arrivò.
“amore, perché non mi hai svegliato…” mugolò.
era ancora mezza sfatta perché l’avevo tenuta sveglia fino alle due passate, così la costrinsi a sedersi e una volta tanto le preparai io la colazione servendola come lei serviva me.
ogni tanto ci vuole…
“...mmm” mugolò gustandosi il suo cappuccino, “lo sai che potrei anche abituarmi?”
“davvero?”
“sesso sfrenato, sveglia tardi, il mio uomo che mi prepara la colazione…”
“potremmo metterci d’accordo” le buttai lì, “la sera fuoco e fiamme e la mattina… questo…”
“no, no amore mio” rispose facendo no con il dito, “ho la patatina in fiamme e te l’ho già detto tante volte che non ho più l’età…”
ridemmo e scherzammo sul fatto che eravamo sessualmente più attivi a quaranta che a trenta, del corpo che cambia e si trasforma, dei gusti sessuali che… maturano, e diventano più consapevoli con l’età, e ovviamente parlammo anche di quanto le inibizioni venissero meno lasciando spazio a desideri forse già presenti nel nostro “io” ma che ora uscivano… più liberi.
“noi donne invecchiando ci sentiamo più… libere, più audaci…” ridacchiò, e mi venne in mente la battuta che forse con poco tatto le buttai lì.
“siete come le banane, voi donne?”
“cioè?” mi chiese senza arrivarci.
“come le banane, più sono mature più sono…”
“ah, sì, diventano più puttane!” esclamò, “sì, forse è proprio così…”
terminammo la nostra colazione e per fortuna smisi di dire stronzate, andai a prepararmi e pochi minuti dopo ero pronto per uscire, Gioia mi sistemò il nodo della cravatta (ricordandomi, se ce ne fosse bisogno, che secondo gli psicologi per un uomo la cravatta è il prolungamento del cazzo!) e dopo avermi dato un bacio leggero al gusto di caffè mi spinse fuori, gettandomi nel pieno del lunedì.
solito tran tran, soliti denti trascurati che poi dovevano essere rimessi a nuovo possibilmente gratis o con tantissimo sconto, un paio di lavoretti leggeri e senza che me ne rendessi conto era sera.
e mentre tornavo a casa, bloccato in un traffico insolito per il periodo, mi arrivò un messaggio di Stella.
“tutto bene? non ti sei più fatto sentire”
le risposi dettando la risposta “sì tutto bene solito tran tran e voi?”
“sì tutto bene tutto normale, avete preparato le valigie? tra poco si parte!”
“Enrico ha parlato con Gioia dello scambio totale”
“davvero? non mi ha detto niente”
“Gioia non vede l’ora”
non rispose, mi chiamò.
“ma… dici davvero?” mi chiese, a metà tra lo stupito e l’esaltato.
“sì, proprio così…” le risposi, “mi ha detto… che non vede l’ora di vedermi mentre scopo te e farsi vedere mentre viene scopata da lui”
“oh cazzo…” mormorò, “ma… cos’ho creato?”
“hai tirato fuori quello che già c’era dentro di lei e che probabilmente già spingeva per uscire, l’hai solo liberata…”
“già” rispose, mormorando, “ma non pensavo che facesse così in fretta…”
“perché, c’erano dei tempi?”
“s-sì, diciamo di sì…” ridacchiò, “ma cazzo, Gioia… Gioia è… incredibile!”
e per cambiare discorso le chiesi della vacanza, della logistica e di tutto il resto, mi rassicurò che tutto era già programmato (ma da chi?) e non so il perché ma ci vidi del torbido, Stella non mi stava dicendo tutto.
avevo ancora tempo per indagare ma per quella sera la salutai perché ero arrivato sotto casa.
Gioia mi accolse come sempre, tutta allegra, si vedeva che non stava più nella pelle per la vacanza, e sì che ne avevamo fatte anche di migliori ma evidentemente questa per lei doveva essere speciale.
e anche una volta andati a letto continuò a parlarmene e parlarmene e parlarmene fino a stordirmi, voleva fare questo e quest’altro, e voleva divertirsi e andare a ballare e a ubriacarsi tutti insieme e soprattutto… voleva vivere, da quello che traspirava da ogni suo singolo poro ma anche dal suo entusiasmo era la sua incredibile voglia di vivere la vita, senza negarsi nulla e senza pensare a nulla.
“quindi… sei d’accordo su quello… scambio?” le chiesi.
“sì” rispose guardandomi negli occhi, “ma voglio che sei lì con me, voglio che non mi lasci mai troppo da sola, voglio vederti, e voglio… toccarti, e sentire che sei vicino…”
cose… tutte mescolate insieme, dubitavo francamente che fosse veramente consapevole di quello che stava a significare lo scambio totale di partner, ma preferii non parlarne, non quella sera comunque.
ma non andò così.
“e comunque…” continuò dopo qualche minuto di silenzio, “se passo un paio di giorni a fare finta che Enrico sia mio marito non è poi così… strano, giusto?”
inspirai profondamente.
“dipende che cosa vuol dire strano per te…”
ridacchiò.
“cioè, voglio dire, tanto… facciamo sesso di già, ok?” cercò di spiegarmi con un ragionamento un po’ contorto ma che per Gioia era assolutamente normale, “quindi se sto con lui e… dormiamo insieme, stiamo insieme… insomma ci comportiamo come se fossimo… insieme è… non è strano, vero?”
“dipende…” le risposi, “ci sono cose che non hai mai fatto con lui, giusto?”
“s-sì… è vero…” rispose esitante.
“hai mai fatto… che ne so, la doccia con lui?”
“n-no…”
“sei pronta a farla?”
“credo… di sì…” mugugnò, “penso… non lo so, bisogna vedere il momento…”
“e… entreresti in bagno a fare la pipì mentre c’è dentro lui?”
“e… io…” provò a dire, ma poi disse “no, non credo”
poi mi venne da dire un’altra cosa, ci pensai e valutai bene, poi…
“e scoreggi anche con lui?”
“NO!” esclamò scandalizzata, “ma… amore!!!”
“con me le fai…” le dissi, da perfetto innocente, “e con lui no?”
“ma certo che no!” esclamò, “ma per chi mi prendi?” aggiunse ridendo.
“bé, comunque saremo in un hotel” continuai, “per chi ci vede potrebbe sembrare strano che prima una coppia è fatta in un modo e il giorno dopo in un altro…”
“mmm…” mugolò, “non ci avevo pensato… e… come si fa?”
“io non lo so” le risposi, “hanno detto che è già tutto organizzato… e che noi dobbiamo solo divertirci…”
“domani… domani mattina chiamo Stella e glielo chiedo” mugugnò ancora Gioia, “non voglio mica fare… dare scandalo…”
“a me ha detto che è come un villaggio, e che ci troveremo bene” le dissi, “ho guardato il loro sito internet ed è davvero bello, ci sono due ristoranti, due o tre piscine, la spiaggia privata, la discoteca all’aperto, il bar aperto ventiquattro ore al giorno…”
“sì, l’ho visto anch’io” rispose, e ridacchiando aggiunse “possiamo ubriacarci tutta la notte!”
“facciamo come in Grecia!” continuò quasi sottovoce, come se volesse tenerlo nascosto, “scendiamo di notte e portiamo in camera le bottiglie e facciamo festa!”
“tu e Enrico farete festa…” le sussurrai, e questo le tagliò le gambe.
e sbuffò.
“che c’è?” le chiesi anche se non c’era bisogno che me lo spiegasse, “non sei convinta?”
“no…” mugugnò, “lui non è proprio… uno che si diverte, ecco…”
“cosa vuol dire che non si diverte? ma se neanche lo conosci?”
sbuffò ancora.
“non si diverte e non… non fa molto per… fare felice una donna, ecco” mugugnò, sembrava una bambina che protesta invece che una donna che fa scambio di coppia.
“forse è un po’ chiuso… dagli tempo…” provai a dire, ma non mi fece finire.
“lo sai che cosa voglio dire!” sbottò, “non… scendo nei particolari, ma non mi sono mai annoiata… così tanto da quando…” provò a dire ma scoppiò a ridere, trascinando anche me.
“amore… è una pippa a letto!” confessò, “lui ce la mette tutta ma…”
“ok, ok, ok!” la interruppi, “abbiamo detto che non ci raccontiamo niente, giusto?”
sbuffò, fece silenzio per… due secondi ma poi ricominciò.
“e… Stella com'è?" mi chiese, e ancora prima che le ricordassi il nostro patto mi incalzò, “dai, dimmi almeno com’è, se ci sa fare o… se anche lei è una mezza morta di sonno…”
“no, non è una mezza morta di sonno” le risposi cercando di restare evasivo, “anzi, partecipa… molto…”
“è un troione?” ammiccò.
la guardai negli occhi e non riuscii a non ridere.
“sì, sì, è un vero troione…” le risposi e allora Gioia finse di esplodere di rabbia.
“ecco! lo sapevo!” ringhiò, “lo sapevo che finiva così!”
cercò di tirarmi fuori altre cose ma non le dissi nulla, e per cercare di… chiuderla lì le concessi di dirle una verità su Stella a letto in cambio di una sua verità con Enrico a letto.
“comincio io?” le chiesi, e alzò le spalle.
“l’hai fatto… anale con lui?”
chiuse gli occhi, poi li riaprì.
“sì” rispose, “l’ho fatto”
mi stupii della sua sincerità…
“dopo… due volte che vi siete visti? gli hai dato subito il culo?”
alzò le spalle.
“me l’ha chiesto… eravamo… caldi…” si giustificò.
“hai aspettato… anni con me!” sbottai “e a lui… due giorni?”
“che ti devo dire…” rispose, sostenendo lo sguardo e senza dimostrarsi imbarazzata o altro.
“adesso però tocca a me” sibilò perfida, “e mi devi dire la verità, ok? e non raccontarmi balle perché lo sai che me ne accorgo!””
“ok, spara”
“le sei venuto dentro?” mi chiese, guardandomi dritto negli occhi.
non era la domanda che mi aspettavo.
“allora?” mi incalzò, “le hai sborrato dentro o no?”
volevo dire di no, che avevo seguito le regole, che non avevo corso rischi inutili, ma non ci riuscii.
“sì” risposi.
sorrise.
“lo sapevo…” mugugnò, “anzi, lo immaginavo…”
“sei… arrabbiata?” le chiesi, ma Gioia sorrise.
“n-no…” rispose, “forse un pochino ma… che diritto ho di essere arrabbiata se io… gli ho dato il culo a Enrico?”
quella conversazione stava diventando… spinosa, sospettavo, anzi, ne ero certo, che Gioia stesse per incazzarsi.
“se devo essere sincero… è stata lei a dirmelo… a volerlo fare senza… condom” le dissi, “io… l’ho fatto, e forse ho sbagliato, ma… ecco, è successo”
“spero solo che non te la prenda con lei, adesso” le dissi ancora, “o con me…”
“no, non me la prendo, e perché dovrei?” mi rispose, “se è stata una sua scelta…” disse, “io… io non lo voglio fare, ad esempio”
anche questa non me l’aspettavo, Gioia odiava i preservativi.
“no? e perchè?”
alzò le spalle.
“questione di… di… non lo so, non mi va di farmi… schizzare… da uno che neanche conosco” rispose.
e in quella risposta c’era un po’ di amarezza, anche perché io l’avevo fatto, invece, e senza molti problemi.
“quindi… solo… preservativo?” le chiesi, “neanche… in bocca?”
sorrise.
“sesso orale sì, senza” rispose del tutto serena, “ma… finire dentro quello no”
annuii, sotto sotto felice di quella sua scelta: perché da perfetto egoista mi concedevo ogni sorta di indulgenza quando ero io a fare di tutto e di più con Stella e poi condividere il letto con Gioia, ma quando succedeva il contrario provavo una sorta di repulsione.
e il solo pensiero di baciare Gioia dopo che si era fatta venire in bocca da un’altro mi dava il tormento!
“sei l’unico che mi può sborrare in bocca” sussurrò, “e anche nella mia patatina e anche nel mio buchetto!”
“povero Enrico…” le risposi, ma lei alzò le spalle.
“può venirmi sulla schiena o sulle tette, forse anche in faccia, sembra che gli piaccia, ma per il resto non gli faccio mancare niente” mi disse, “io non mi tiro indietro, lo sai, e se poi lui non vuole fare come fai tu e…”
“ah-ah!” la fermai, “non ci raccontiamo le cose, giusto?”
sbuffò e rispose “giusto” mugugnando, si accoccolò a me e poi sospirò.
“posso farti una domanda… l’ultima, prometto!” mi chiese.
“sì, certo”
“ma tu… vuoi… davvero vedermi mentre faccio sesso con un lui?” mi chiese.
era la serata delle domande “giuste”, quella…
“non lo so” le risposi, “forse sì, credo che sia… eccitante se è fatto in un gioco come quello che stiamo facendo…”
“davvero?”
“m-m”
“quindi se lui mi prende e mi scopa quando ci sei lì anche tu? per te va tutto bene?” mi chiese.
sospirai.
“bè, se lo fa io… gli scopo sua moglie, giusto?” le risposi.
speravo ridesse o almeno mi facesse una battuta, ma Gioia non replicò.
“tutto bene?” le chiesi di lì a qualche minuto.
“sì” rispose, ma non c’era più né brio né allegria nella sua voce.
le augurai la buonanotte e di lì a poco dormivamo.
il giorno successivo Gioia era quella di sempre, durante la colazione non facemmo cenno alla conversazione della sera prima almeno fino al momento di separarci, e mentre era davanti a me, sulla punta dei piedi per ricevere i soliti “bacini bacetti” mi disse una cosa abbastanza emblematica.
“ma tu, in fondo” mi chiese, “questa cosa che stiamo facendo, la vuoi… continuare?”
annuii e sospirai.
“io… io non lo so” le risposi.
mancavano dieci minuti alle otto, ero già in ritardo, ma… valeva la pena parlarne perché era un momento molto delicato.
“sai” le dissi, “quando abbiamo… cominciato, sembrava tutto surreale”
ci eravamo seduti sul divano, comodi, senza fretta.
“insomma mi cagavo sotto, e non sapevo come avrei reagito, soprattutto pensando che tu… che tu eri… con un altro…”
sorrise.
“quindi il tuo problema non era andare con una sconosciuta, ma che io fossi con uno sconosciuto?” mi chiese.
“credo… di sì” ammisi, “e se ti dico che adesso sono… sereno quando so che sei nel letto insieme a lui… sarei bugiardo”
mi accarezzò il viso.
“sono egoista, lo so” continuai, “anche tu hai il diritto di… fare esperienze, tutto qui…”
“e tu?” le chiesi, “tu che cosa ne pensi?”
“io?” rispose, “io… io non lo so… la situazione mi intriga, lo sai che mi piacciono le emozioni… forti, mi piace vivere le cose…”
“ma così… così forse è un po’ troppo” aggiunse, “credo che non lo rifarei, se potessi tornare indietro”
silenzio.
“posso chiederti un’altra cosa?” le dissi, annuì, e allora andai avanti.
“se al posto di Enrico ci fosse… che ne so, uno più giovane e più… prestante, ti sentiresti ancora di smettere o proveresti ad andare avanti?”
“bè, dipende” rispose con il sorriso, “ma te lo giuro, non è perché Enrico è… deludente e poco emozionale” (l’aveva ammesso, finalmente)
“e da cosa dipende, allora?”
alzò le spalle.
“forse… mi sono stufata” ammise, “è passato il momento magico…”
“e non è come me lo immaginavo” continuò, “non riesco a… godermi quella cosa proibita che mi ero messa in testa, ma non è perché è lui, potrebbe esserci… chiunque!”
quella sì che era una confessione.
“la cosa che mi piace di più lo sai qual è, senza che ti arrabbi?” mi disse, “quando ci separiamo… quando vado via con lui, quando mi stacco da te!”
“la cosa più… eccitante e vederti che mi guardi fino a che me ne vado, che mi guardi mentre lui mi tocca e mi bacia, come l’altra sera all’uscita”
trasalii.
“ti ho visto” mi disse, “ti ho visto e allora l’ho baciato, hai visto come, giusto?”
“sì”
“non hai idea di come ero… eccitata in quel momento!” esclamò, “quando tu mi guardavi mentre limonavo con lui e lui mi toccava il culo! davanti a te! e davanti a tutti! e volevo che… tutti sapessero che io sono tua moglie e che c’era un altro che mi stava baciando e che mi metteva le mani addosso!”
sembrava esaltata.
“non… immaginavo…” riuscii solo a rispondere.
“capisci?” continuò, “voglio che mi vedi e che… impazzisci di gelosia! poi posso anche… tornarmene a casa e lasciarti fare quello che vuoi con Stella o con chiunque altra ti capita, ma voglio che mi vedi toccata e baciata e… usata da qualcun altro!”
altro che sorpresa… era una bomba…
“non mi interessa il sesso in questo… gioco del cazzo, non me ne frega niente, il sesso ce l’ho già e ne ho già anche troppo” continuò parlando a raffica, “voglio che mi vedi mentre… ti tradisco! voglio che sei lì e mi guardi mentre si avvicina uno e mi tocca, mi bacia, e io tocco lui e bacio lui e poi mi prende e… e… davanti a te! davanti a te che guardi e non fai niente!”
“e… e non hai idea di cosa avrei dato per vederti quella sera nel parcheggio!” continuò esaltata, “vederti mentre mi guardavi che facevo… la puttana con quei due ragazzi!”
era paonazza.
“e poi vedermi quando siamo andati in quel locale pieno di… puttane e puttanieri e l’ho succhiato a tutti e due, con la gente che ci guardava!!!”
“e io stavo bene!” continuò agitata, “avevo… un cazzo per mano e stavo bene! mi sembrava di essere una di quelle attrici che fanno finta di godere ma che stanno facendo finta! che lo fanno solo per… qualcun altro!”
aveva perso il controllo, quello che stava buttando fuori era la pura verità, senza più freni o censure, qualcosa di torbido che veniva a galla per la prima volta e che dio solo sa quando le era costato ammettere, e confessare.
e io ero sotto shock, non avrei mai immaginato che le sue fantasie erano quelle…
passarono manciate di lunghissimi istanti di silenzio, ci guardavamo, intensamente, ciascuno con il suo carico di emozioni.
“amore… dimmi qualcosa…” mugolò piagnucolosa.
“che vuoi che ti dica?” le risposi, “è una bella… scoperta… non… non pensavo che tu…”
“amore ascoltami” mi disse allora prendendomi le mani, “io… non sono diventata una troia!”
mi fece trasalire, e incazzare.
“ascoltami!” esclamò prima che potessi dire qualcosa, “ascoltami, ti prego…”
“non sono una troia da marciapiede, non lo sono mai stata, non lo sono adesso e non lo diventerò mai!”
“non lo diventerò mai!”
mi lasciò andare le mani e mi sorrise, accarezzandomi la guancia.
“le cose che ti ho detto sono solo… fantasie” sussurrò, e sorridendo aggiunse “fantasie di una donna in pre menopausa ma con ancora in circolo tanti di quegli ormoni da…”
sorrisi anch’io e allora Gioia mi posò un bacio.
“era tanto che volevo parlartene…” sussurrò, “ma non ho mai trovato il coraggio, poi… poi è capitata quella cosa e…”
“quale cosa?” volli sapere.
“quella del club, dello scambio…” rispose come se fosse una cosa del tutto nota anche a me ma che in realtà era un punto oscuro.
“quando ho conosciuto Vivian che mi ha presentato Stella e anche Mary, e…” provò a dire, ma si fermò ricordandosi che non me ne aveva mai parlato.
“Vivian è… la PR del club, quella che cerca nuove coppie” mi raccontò, “l’ho conosciuta qualche mese fa in un negozio di intimo, è lì che va a cercare le donne… come me”
sorrisi.
“stavo prendendo un completino intimo un po’ particolare e così si è avvicinata, abbiamo cominciato a parlare che anche a lei piacciono quelle cose lì e mi ha invitata a prendere il caffè e così mi ha confessato che cosa fa e che cosa cerca, sulle prime volevo dirle ‘no, grazie, non mi interessa’ ma quando mi ha detto che le donne come me sono speciali perché hanno una carica erotica innata e che lo scambio di coppia tira fuori il meglio… ho cominciato a pensarci”
stavo ad ascoltarla in silenzio.
“mi ha lasciato il numero e mi ha detto di chiamarla se ci ripensavo, e l’ho richiamata un paio di giorni dopo, ci siamo riviste e abbiamo parlato ancora, mi ha fatto vedere il sito internet del club che è ovviamente segreto e ha cominciato a dirmi che ero perfetta per il ruolo di scambista, che sono una bella donna e che le donne come me fanno impazzire gli uomini e e mi ha… convinta a pensarci, anche se dentro di me ci avevo già pensato…”
“poi dovevo parlartene e cercare di farti accettare, e quello era l’ostacolo più duro, ma Vivian mi aveva dato delle dritte, portarti in qualche locale particolare, farmi vedere… eccitata quando gli altri mi guardano, farti ingelosire ma senza esagerare, poi stuzzicarti e proporti di fare qualcosa fuori da casa e cominciare a… rischiare di essere visti…”
ecco, ecco come si spiegavano i pompini nel parcheggio del centro commerciale, e anche quello epico in ascensore quel sabato mattina mentre salivamo dal mio commercialista… quella volta che era riuscita a malapena a mandare giù e io metterlo via prima che si aprisse la porta della cabina con un’intera famiglia che aspettava di entrare.
“e poi c’era quella prova da superare, uscire con un’altra coppia e vedere quanto ero disinvolta, e disinibita…”
quello mi mancava.
“ma non è successo niente, sono uscita una sera con questo ragazzo che faceva solo da attore, e ho conosciuto Stella e Enrico” mi raccontò, “siamo usciti per un aperitivo e ho fatto tutto come se quel… ragazzo fosse il mio compagno, mi abbracciava e mi… baciava, davvero solo quello, solo per vedere come reagivo”
annuivo, ascoltavo Gioia che parlava come un fiume in piena.
“e poi… la prima prova era andata bene, e me ne hanno fatto fare un’altra, quella con… con due, un po’ più spinta…”
il suo tono si stava abbassando sempre di più.
“quella la conosci…” disse, “e… comunque mi hai visto…”
annuii.
“amore, lo so che magari… tu… non mi crederai, ma… è stato solo… un gioco, è stato solo… orale, tutto qui…”
“tutto qui…” mi venne da dire, “tutto qui, mia moglie che spompina due sconosciuti è ‘tutto qui’, la liquidiamo così…”
“posso… vuoi che ti dica… tutto?” mi chiese, esitante.
non lo so bene, ma quella proposta fu… troppo invitante, come se sentire ancora il male dentro mi causasse un piacere così intenso da goderne!
“perché me lo vuoi raccontare?” le chiesi, “per… toglierti il peso dalla coscienza o per… perché ti fa piacere?”
sorrise.
“tutti e due” rispose, sincera, “perché ne ho bisogno…”
e allora annuii, dandole il via libera.
ed entrai nel turbine delle sue emozioni più segrete.
fine capitolo dieci
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