Chapter 11 - luccica, ma non è oro
a volte bisogna stare molto attenti...
5 months ago
capitolo undici
luccica, ma non è oro
“mi hanno detto di aspettare per un po’, sentivo solo Vivian quasi tutti i giorni, mi chiedeva pazienza perché stava organizzando tutto, e non sapevo come fare per… dirti che dovevo uscire, se non era un venerdì sera”
giustamente c’era anche quel… piccolissimo dettaglio, c’ero io!
“poi mi hanno chiamato, dall’oggi al domani, prendere o lasciare, e io… io ho preso, sono riuscita a incastrare qualcosa con le ragazze e… e ho accettato” continuò a raccontare con il tono della voce che scendeva.
mi stava raccontando il tradimento in diretta.
e non volevo che continuasse perché sentivo ancora la furia di quelle ore, ma al tempo stesso mi stavo facendo avvelenare da quella pozione magica che mi annebbiava la volontà.
“hanno organizzato tutto loro, mi hanno detto di mettermi un vestito… corto, che fosse provocante e molto scollato, trucco tosto, capelli a posto, messa giù da gara, una gran figa insomma”
quello stesso vestitino blu elettrico che le avevo consigliato io…
“ho organizzato la copertura con le ragazze e poi ho preso il taxi e li ho raggiunti in un posto che avevamo concordato, dietro la stazione, Vivian mi ha chiamato e mi ha dato una specie di parola d’ordine, e quando sono arrivati questi due ragazzi in macchina con un’altra ragazza mi hanno chiesto la parola e io ho risposto, così mi hanno fatto salire con loro, dietro, dove c’era questa Mary che non conoscevo ma che era quella che mi doveva… valutare, insomma, era quella che doveva dirmi se ero… se potevo entrare nel club”
“erano tutti simpatici e carini, mi hanno fatto i complimenti per il vestito e per i capelli, e addirittura Mary mi ha detto che ero una delle più belle candidate che avesse mai visto”
“mi hanno portato in un locale a bere qualcosa, ci siamo conosciuti, abbiamo rotto il ghiaccio insomma, mi hanno chiesto di muovermi in mezzo alla gente per vedere come… come facevo con gli sguardi, con magari qualcuno che allungava le mani…”
sentivo caldo, molto caldo.
“siamo rimasti lì per un po’, poi Vivian ha chiamato Mary e le ha chiesto come andava, Mary ha risposto ‘alla grande’ e allora siamo usciti e mi hanno portati in un club, a ballare… ma questo… questo lo sai già… sai che posto era…”
“e.. e non ci crederai, era lo stesso… lo stesso club, l’Hollywood Palace, quello che avevo usato per… per la copertura con le ragazze… con Liz… e anche le altre”
abbozzai un sorriso. ma che fortunata coincidenza…
“e lì… già sulla macchina Mary mi ha spinto a lasciarmi andare e… a essere meno rigida, a muovermi un po’ e a essere meno… meno legata, a essere un po’... un po’ sciocca, frivola…”
annuii, Gioia mi guardava timorosa che scoppiassi da un momento all’altro.
“e io… l’ho fatto, ho cominciato a ridere e a fare la scema, mi sentivo leggera, e… libera, e quando uno dei ragazzi ha scambiato il posto con Mary accanto a me ho lasciato che mi toccasse e mi baciasse, e io ho fatto quello che mi dicevano di fare, mi sono lasciata andare…”
avevo il cuore che pompava da maledetto.
“ci siamo baciati, con la lingua, non mi sono tirata indietro, ci siamo toccati e stuzzicati e poi ancora baciati, ma ridevamo, eravamo… come in un film, facevamo finta, ma io mi sentivo viva, eccitata, volevo andare avanti! e non fermarmi mai più! era… era come se non fossi io!”
“e poi siamo arrivati al club, il ragazzo che c’era dietro con me mi ha aperto la portiera e mi ha subito baciato, mi ha toccato il culo e io non sono riuscita a… rifiutarlo e a resistere, anzi, più mi baciava più… mi eccitavo!”
“poi dentro abbiamo bevuto e solo ballato, ci strusciavamo addosso tutti e tre, anche Mary mi toccava e palpava, i due ragazzi ci toccavano e ci baciavano, prima una e poi l’altra, ma abbiamo solo… ballato e ci siamo baciati, e abbiamo bevuto ancora e ci siamo seduti per parlare, e ridere, e raccontarci dei club e dei vari locali ma non è più successo niente”
“e quando siamo usciti mi girava tutto, ero così confusa ma… felice! eccitata! esaltata, e allora hanno cominciato a toccarmi e a baciarmi in due, e non sono riuscita a… controllarmi, e ho ceduto, ho fatto quello che mi chiedevano… ci sono stata, mi sono lasciata trasportare e non capivo più niente, non pensavo più a niente”
“e quando uno si è avvicinato l’ho baciato, e ci siamo toccati e ci siamo… abbracciati, e poi si è avvicinato l’altro e ho baciato e toccato e… palpato anche lui, baciavo prima uno e poi l’altro, e mi toccavano e mi… sentivo le loro mani addosso e io volevo… toccarli…”
era in una crisi emozionale, Gioia, aveva quasi le lacrime agli occhi.
io invece ero pronto a spaccare tutto.
“e poi… ho fatto quella cosa, mi toccavano dappertutto e io mi sono… tolta… gli slip” sussurrò, quasi vergognandosi, “loro hanno riso perché pensavo che ero ubriaca e Mary mi ha sgridato perché esageravo ed eravamo in un posto pubblico ma sono stata io che gli ho chiesto di toccarmi, e di mettermi le mani addosso!”
avevo il groppo in gola.
“ho sentito le loro mani… che mi toccavano… sotto, ho sentito le loro dita nella figa e sul buco del culo, ho sentito che mi volevano… penetrare, mi prendevano i seni e mi… palpavano dappertutto, mi pizzicavano i capezzoli e mi cercavano il clitoride e io… non riuscivo a bloccarli e a fermarli, e con più sentivo le loro dita dentro di me… con più volevo che si fermassero ma più mi toccavano e più io aprivo le gambe e li lasciavo fare!”
era qualcosa di veramente scioccante per un marito sentire certe cose.
“e-e poi Mary è intervenuta e mi ha fermata, si è anche incazzata con i due ragazzi e li ha minacciati di cacciarli via a calci se non si controllavano e alla fine siamo andati nell’altro locale, quello dove vanno gli scambisti, e lì… ho fatto l’altra cosa”
non avrei mai voluto entrare nei dettagli di quella notte, ma Gioia sembrava aver bisogno di fare uscire tutto.
e io ormai volevo sapere tutto. ero rimasto troppo tempo all’oscuro, dovevo recuperare.
“ci siamo seduti, dove c’era posto, e abbiamo continuato a baciarci e a toccarci e stavolta Mary non li ha fermati e ha tirato fuori il telefono per… fotografare, loro due non smettevano e mi… mi baciavano con la lingua e mi toccavano e io non riuscivo a smettere, mi aprivano le cosce e mi toccavano la figa e con il vestito corto… chi passava di lì me la poteva vedere, e più mi aprivano le cosce e più io le aprivo e più la facevo vedere…”
“ho dovuto fare la puttana quella sera, una puttana da strada che si fa mettere le mani addosso e la fa vedere al primo che passa!”
“e poi… poi Mary mi ha detto che era ora di farlo, quella cosa che mi avrebbe fatto superare la prova, e allora… l’ho fatto, ho… ho tirato fuori il cazzo di uno dei due e ho cominciato a… a segarlo, e l’altro mi toccava tra le cosce e voleva entrarmi dentro con le dita, e poi… e poi ci ho messo sopra le labbra e… e… gli ho fatto un pompino, davanti a tutti, e quell’altro si è messo dietro e mi… mi masturbava!”
la guardavo, cercando di essere… adulto, e comprensivo. ma era una prova di una durezza tremenda!
“e c’era gente che ci guardava, tutto attorno, ed io ero sempre più eccitata, così ho lasciato il cazzo del primo ragazzo e ho tirato fuori quello dell’altro e ho fatto la stessa cosa, gliel’ho succhiato anche a lui, mentre l’altro credo che me l’abbia… messo tra le cosce, me l’ha strusciato sopra”
“e allora Mary mi ha fatto… le foto, mi ha fotografato con un cazzo in bocca e uno in mano”
aveva il fiatone ed era… angosciata.
“ma non abbiamo fatto nient’altro di questo che ti ho detto, te lo giuro!” esclamò, “dopo aver fatto le foto è finita lì, abbiamo giocato, poi abbiamo ballato e ancora bevuto, non ci siamo più toccati, neanche baciati, solo un abbraccio quando è stato il momento di salutarci e basta…”
nient’altro, aveva detto, non aveva fatto nient’altro: da quello che potevo capire l’unica cosa che era mancata era stata la penetrazione (o forse nemmeno quella), per il resto…
ma c’era qualcosa che non tornava in tutto quel suo racconto, sembrava essere stata estremamente sincera con me parlandomi con estrema onestà e trasparenza del suo “essere diventata come una puttana” e non sono cose che ti inventi così, non doveva difendersi da me o auto accusarsi di qualcosa per espiare in qualche modo, sapevo che l’aveva fatto e sapevamo entrambi il perché l’aveva fatto.
ma… mancava un tassello, qualcosa che non mi faceva tornare la quadra, soprattutto se mi mettevo per assurdo dalla parte di questa Mary e delle persone che la guidavano e gestivano: perché fermare i due ‘stalloni’ sul più bello? perché non finirla, quella cosa? perché non prendere foto più… invasive e compromettenti?
e perché nel racconto di Gioia c’era sempre questo riferimento al suo stato d’animo mi grande confusione quando diceva “girava tutto”, “non capivo più niente”, “ero eccitata”, “non riuscivo a fermarmi anche se lo volevo”, “cedevo a quello che mi chiedevano”...
“sarebbe bastato arrivarci prima, signor intelligentone…” mi dissi, Gioia era stata drogata. e sì che di anestetici dovesti intendertene…
ovviamente montò l’attacco di rabbia assurda, ma… come potevo dimostrarlo? forse era solo ubriaca, o tutte e due le cose… come si faceva a stabilirlo dopo settimane?
esame del capello? e… chi avrei potuto accusare, e soprattutto, come l’avrebbe presa Gioia? così… lanciata in quel suo gioco?
non sapevo se ne aveva consapevolezza, sospettai di sì e immaginai che questa sua “confessione soft” altro non fosse che un modo per difendersi e difendere me, difendere il nostro matrimonio.
e anche difendere il suo attuale stile di vita, non disprezzabile, che avrebbe potuto subire un brusco tracollo se fosse saltato fuori qualcosa di più… scottante e soprattutto voluto.
e nel pieno delle mie elucubrazioni mentali, quando già pensavo di scatenare l’ira di dio su Stella e su chi la manovrava… davanti a me avevo Gioia, forse (forse…) la vera vittima di tutta questa storia schifosa.
sentivo il suo sguardo mentre il mio era terra, sul pavimento, insieme al mio morale.
ecco, probabilmente mi aveva detto tutto, aveva… vomitato tutto quello che le pesava sulla coscienza, e anche se dubitavo che non fosse davvero tutto pensai anche che Gioia non avrebbe avuto alcun guadagno dal mentire ancora.
non a quel punto della nostra relazione.
dovevo avere fiducia in lei, dovevo prendere per buona la sua parola e… schifare quella degli altri, chiunque essi fossero, perché lei era mia moglie, la donna che amavo e che mi amava.
ma era davvero… difficile da mandare giù: quale altro uomo, pensai, avrebbe tollerato? quale altro uomo avrebbe… perdonato, o anche solo voluto capire una donna che ha fatto una cosa del genere?
“amore… amore mi guardi?” mi chiese improvvisamente, e allora alzai lo sguardo e la guardai.
“ti prego, amore, non… non odiarmi…” piagnucolò accorata, “io… io avevo bisogno di dirtelo, io… non ce la facevo a tenerlo dentro!”
sorrisi e annuii.
quale altro uomo l’avrebbe fatto? forse nessuno, ma io sì. io lo stavo facendo…
“hai fatto bene” le risposi sottovoce e sottotono, “davvero, hai fatto… bene, sono… sono orgoglioso di te!”
“d-davvero?”
“sì, certo” le dissi, “che senso ha non… non dirmi niente quando ormai è alle nostre spalle?”
“puoi raccontarmi tutto quello che hai dentro, quello che hai fatto…” le dissi, probabilmente lanciandole anche l’esca, “io… io lo sai che ho… capito, e ho voluto andare avanti nonostante tutto”
si sciolse in un sorriso dolcissimo, piegò la testa e sospirò.
“posso… posso abbracciarti?” mi chiese, annuii e allora scattò volandomi al collo e stringendolo così forte da farmi male.
“io… io ti amo” sussurrò, “tu non sai quanto ti amo, sei… l’uomo che amo e io non voglio… non voglio perderti, mai, promettimi che non mi lascerai mai da sola, promettimelo…”
“sì, sì, te lo prometto” le risposi mentre le accarezzavo la schiena e il collo, “che vuoi che faccia io senza di te?”
mi strinse ancora più forte.
“magari… magari faremo altre cose, magari… ci allontaneremo per seguire alcune passioni, o per giocare con qualcun altro” le sussurrai, “ma ci ameremo sempre, e torneremo sempre insieme… torneremo sempre a casa, insieme”
sì, credevo a quello che le avevo appena detto.
restammo abbracciati in silenzio, poi Gioia si staccò, anzi, si separò quasi spingendomi via.
“non vale, non è giusto” piagnucolò tirando su con il naso, “non è possibile che ogni volta… piango…”
le misi le mani sulle guance e le tolsi le lacrime con i pollici, delicatamente, poi le posai un bacio sulle labbra, quelle stesse labbra che avevano succhiato due cazzi.
“stasera…” sussurrò, “stasera perché non usciamo ancora, solo noi due?”
“certo, perché no?” risposi, “prenoto io o prenoti tu?”
“fai tu…” mugolò, “stupiscimi… portami in un posto… speciale, vuoi?”
“ma certo, ci penso io…”
“e io mi farò bella per te…” sussurrò, “sarò così bella e così… deliziosa che guarderai solo me, e…” provò a concludere, ma il trillo del mio telefono ci fece tornare alla realtà.
“oh cazzo…” sussurrai.
erano le otto e mezza, e la mia paziente sicuramente mi stava aspettando.
e infatti era la segretaria.
“dottore… la stanno aspettando…” sussurrò, “cosa devo dire alla paziente? è già sulla poltrona…”
schizzai via scambiando un ultimo bacio con Gioia ma non contento rientrai di corsa e gliene diedi un’altro, profondo, passionale, poi fu lei stessa a spingermi via e a chiudere la porta.
per fortuna andò bene, la paziente non si arrabbiò per il ritardo e le feci un grosso sconto sul lavoro e così eravamo contenti tutti, e quando chiusi lo studio per la pausa pranzo cominciai a sondare i vari ristoranti e l’unico tra tutti quelli di un certo livello che trovai disponibile per la sera (chissà come mai…) fu la Corte Nuova, non nella nostra provincia ma non molto distante, tre stelle Michelin, uno di quei ristoranti che ti servono da mangiare praticamente su dei dischi volanti che alla fine contengono una forchettata di qualche intruglio, eccellente per carità, ma che fai fatica a chiamare cena.
menù a sette portate tutte scelte dallo chef, ricchi premi e cotillon, prezzo a testa non comunicato.
prenotai per le otto, ci sarebbe stato tutto il tempo per arrivarci.
ripresi il lavoro e non ci furono novità, ma poco prima di chiudere lo studio mi chiamò Stella.
e mi tornò in mente tutto, quella sera, la possibilità (praticamente una certezza, con più ci pensavo, e ci avevo pensato tanto), le bugie, il torbido, e quel qualcosa che non mi quadrava.
“buonasera” la salutai, “quale onore…”
ridacchiò, ma passò subito al punto.
“abbiamo il volo diretto sabato mattina alle otto e mezza, da Malpensa” ti mando via email i vostri biglietti per stamparli”
“ok, bene, poi mi dirai come fare per pag…” provai a dire, ma mi fermò.
“siete nostri ospiti” disse, “e questo non è in discussione!”
non ci fu nulla da fare, fu irremovibile, ci saremmo sdebitati in un altro modo.
“non abbiamo un’auto abbastanza grande per contenere tutto quindi dovremmo trovarci là arrivando separati, va bene?” mi chiese, “o avete che ne so un furgone, per caso?”
non avevo nulla, ovviamente, ci saremmo trovati in aeroporto.
“senti…” mi disse, “se vuoi… possiamo fare il viaggio… già scambiati, che ne dici?”
mi irrigidii, ma la mia risposta era no, no in quel momento almeno.
“dovresti sentire Gioia” le dissi, ribaltando su di lei l’onere, “se è d’accordo lei sono d’accordo anch’io… comunque… ne parleremo”
“m-m, lo faro…” mugolò, “ma… ti sento… strano, un po’ teso, ci sono problemi?”
diavolo di una donna…
ce n’erano eccome di problemi, ma almeno per il momento non erano fatti suoi.
dissimulai, parlammo del più e del meno e poi ci salutammo non con un certo sollievo da parte mio.
arrivai a casa e trovai una sorpresina, Gioia non era sola ma aveva compagnia perché era in piscina con altre due “ragazze”, che però se ne stavano giusto andando, già vestite, mentre lei era ancora in costume.
le conoscevo di sfuggita, ci salutammo e poi Gioia le accompagnò al cancello e quando tornò mi abbracciò schioccando un bacione sulla bocca.
“è andata bene oggi?” mi chiese, “la tua paziente del ritardo?”
“tutto bene, sì” le risposi ricevendo un altro bacione.
“allora… ti lascio fare la doccia, io la faccio dopo con più calma, devo farmi bella…” mugolò sensuale, “bella per il mio uomo!”
ma non ero pronto per lasciarla andare, non con la voglia di lei che avevo.
e per… gioco le slacciai il gancio del reggiseno ancora bagnato e glielo tolsi facendo uscire le ragazze, e mentre me le esibiva orgogliosamente le feci scivolare le mani lungo i fianchi e le slacciai anche i nodi degli slip aprendoli completamente, tanto che l’indumento le rimase “agganciato” solo sul cavallo, stretto dalle cosce.
“cosa vuoi fare?” mi chiese sensuale, “qualche giochetto?”
“perché no?” le risposi mentre Gioia mi teneva per la cravatta.
“allora… allora facciamolo il giochetto…” mugolò sempre più sensuale, “chiudi gli occhi… chiudi gli occhi e apri le labbra… lascia fare a me…”
le sorrisi e lo feci, chiusi gli occhi e aprii le labbra che subito Gioia mi sfiorò con le dita e anche con la lingua, restai in attesa di qualcosa di estremamente libidinoso ma un istante dopo Gioia mi cacciò in bocca i suoi slip allontanandosi di qualche passo ridacchiando nervosa.
me li levai quasi con schifo pulendomi la bocca con il dorso della mano, e mentre lei rideva come una pazza mi tolsi la giacca lanciandola via e la guardai torvo.
“scappa” le dissi, “scappa perché se ti prendo…”
cacciò un grido disperato e cominciò a scappare fermandosi dietro al divano, provai a prenderla ma scappò e facemmo un paio di giri trovandosi alle posizioni di partenza, allora restai a vedere la sua mossa e quando fece per partire scattai anch’io lanciandomi verso di lei attraverso tutta la lunghezza del divano riuscendo solo a sfiorarla con la punta delle dita, provai a non rovinare a terra ma non ci riuscii cadendo a corpo morto su un fianco, provai a tirarmi su ma scivolai e di nuovo finii a terra stramazzando come un sacco di… patate e ormai Gioia era scappata, così rimasi disteso a pancia in su con le pive nel sacco mentre la sentivo ridere e sbeffeggiarmi.
“brava, brava” le dissi, “io mi schianto per terra e tu ridi…”
“non ci casco!” esclamò, “ti conosco!”
restai a terra e non mi mossi, e allora piano piano Gioia arrivò, si fermò proprio sulla mia verticale e scosse la testa.
“qualche anno fa non saresti mai caduto, mi avresti presa al volo” disse, “e adesso… guardati lì, sei diventato vecchio… non ti voglio più!”
ovviamente scattai con le mani e le afferrai le caviglie, ma Gioia non provò nemmeno a scappare, e sospirò.
“così… scontato…” disse, “sei… banale…”
era proprio sulla mia verticale e con le gambe leggermente divaricate mi faceva vedere tutto, figa e buco del culo.
“sai cosa devi fare adesso?” le dissi, ma non ci fu bisogno di dirglielo, piegò le ginocchia e si abbassò fino a mettermela proprio sulla bocca, e a me non bastò che tirare fuori la lingua ed esplorarle l’intimità.
“così… però… non… non è giusto…” disse mentre le leccavo l’interno della vagina dove il suo sapore era acre e… tossico, sicuramente per via dell’acqua salinizzata della piscina, ed aveva ragione, non era giusto…
le lasciai le caviglie e gliele misi sulle chiappe, le allargai bene l’ano e leccai pure quello vedendolo contrarre, ma a quel punto Gioia era sufficientemente presa, e sempre lasciandomi i suoi tesori a portata di lingua appoggiò le ginocchia sul pavimento e si diede da fare con la mia cintura ed i pantaloni, mi aprì tutto e dopo averlo estratto ci incollò sopra la lingua, e poi se lo mise in bocca attaccando un bel pompino.
un sessantanove sul pavimento… forse… forse non l’avevamo mai nemmeno fatto!
giocai bene le mie carte e usando lingua, labbra e dita la feci venire il poco, lei ci mise molto di più ma ci riuscì e mi permise di sborrarle in bocca, mandò giù tutto ma invece di continuare a pompare come faceva di solito si staccò e lo salutò con un bacino sulla punta leccando via l’ultima gocciolina rimasta, e tendendomi le mani mi aiutò ad alzarmi anche se per poco non finì a terra insieme a me perché ero troppo pesante, e una volta faccia a faccia ci abbracciammo, senza dire una parola.
eravamo tornati a fare l’amore come veniva, come ci sentivamo. e il sess così era meraviglioso.
sarebbe durato?
lo speravo tanto…
ma dentro di me sentivo anche che c’era qualcosa che… qualcosa che si stava muovendo, ma muovendo in una direzione che… non mi sarebbe piaciuta.
c’era ancora una verità che non era stata detta, una verità scomoda e forse traumatizzante, e la cosa che mi faceva stare male era che probabilmente nemmeno lei la conosceva.
finimmo per fare la doccia insieme ma solo per lavarci a vicenda, e una volta fuori Gioia si preparò con estrema cura e quando la vidi pronta… wow…
vestitino corto e stretto, nero, con la schiena scoperta fino all’attaccatura degli slip, tacchi alti, trucco ‘deciso’ e capelli tirati a piastra, con l’onda laterale che le copriva quasi per intero l’occhio destro.
“sono bella?” mi chiese.
“assolutamente…”
“più bella di quel troione?” mi chiese riferendosi ovviamente a Stella.
“non c’è paragone…”
“e… sceglieresti sempre me?”
“tutta la vita…”
“e… se stasera mi vedi flirtare con qualcuno?” mi chiese, out-of-the-blue come si dice.
la risposta che le diedi fu semplice, e secca.
“lo ammazzo”
mi fece un sorriso… perfido.
“davvero?” mugolò, “e se sono io che… lo cerco?”
stava giocando a qualcosa di davvero pericoloso.
“prima ammazzo lui, e poi ti trascino via”
“e dove mi porti?” sussurrò, “mi riporti a casa e… mi insegni chi è che comanda?”
troppo facile, Gioia, troppo facile…
“no” risposi, “non ti riporto a casa… ti porto in un bel club e ti lascio da sola, e mi metto lì a vedere quanti uomini ti ronzano attorno, e ti sfiorano, e ti toccano, e ti aprono il vestito e ti mettono le mani sotto…”
e ancora una volta ebbi una sorpresa, ero sicuro che Gioia sarebbe partita per la tangente e invece si mise a ridacchiare, poi venne da me e mi abbracciò.
“sei… un pervertito, lo sai?” sussurrò, “lo so che non lo faresti mai ma… potrebbe anche essere un’idea…”
forse era davvero… sincera, o forse e più probabilmente era più furba di quello che immaginavo.
finì così, di lì a poco saltammo in auto e via verso il ristorante, a Gioia piacque moltissimo anche più del Koga e gradì moltissimo il vino che il cameriere continuava a servirci, e al termine della cena (chiamala cena…) era non sbronza ma… particolarmente allegra.
tuttavia seppe contenersi e non mi creò eccessivi imbarazzi ad eccezione di quando si alzò mostrando a quelli che c’erano dietro di noi il suo perizoma nero, ma fece la brava e mentre pagavo riuscì addirittura a complimentarsi con il maitre in tono elegante e cortese, e soprattutto molto sobrio.
purtroppo per me (o per fortuna, dipende dai punti di vista) durante il viaggio di ritorno si addormentò risvegliandosi solo a casa, e anche lì fui costretto a portarla fuori dall’auto a braccia anche se mi assicurava che poteva camminare, ma era davvero out e l’ultima cosa che volevo era che cadesse dalle scale.
entrati in casa la spogliai e poi la portai sul water a fare la pipì arrivando al punto di asciugarla con la carta igienica perché non riusciva nemmeno a tenere gli occhi aperti, poi le feci lavare il viso per struccarla e da bravo odontotecnico le lavai i denti prima di portarla a letto.
e una volta distesa Gioia si voltò sul fianco e si rannicchiò crollando in meno di un minuto, sbronza.
“buonanotte…” le sussurrai dandole un bacio sulla testa, e la lasciai sola mentre io con addosso ancora la cravatta mi lasciai andare sul divano servendomi un dito di armagnac, sorseggiandolo ad occhi chiusi mentre mi gustavo il silenzio.
era mezzanotte passata ma ormai avevo “scavallato” il punto del sonno e sapevo che non mi sarei addormentato facilmente complici anche i pensieri nefasti che avevo in testa, e quello che successe dì li a un paio di minuti non fece altro che farmi passare il sonno.
ancora una volta, inopportuna come un’ispezione fiscale, si fece viva Stella.
“dormi?” scriveva.
“dovrei, ma sono sveglio”
“cosa avete fatto stasera?”
sorrisi.
sì, ne ero sicuro ormai, aveva trovato il modo di introdursi nelle telecamere di casa nostra e ci spiava!
o forse aveva un spia in famiglia, e anche quello non lo potevo escludere.
“usciti a cena”
“dove? Koga?”
“no, Corte Nuova, lo conosci?”
“no” rispose, “lo conoscerò quando mi porterai!” aggiunse insieme ad un paio di faccine arrabbiate.
“e voi?”
“stasera abbiamo scambiato…” scrisse.
e fu una botta, davvero.
ero troppo… ingenuo per comprendere quello che è il mondo dello scambio, dove non esiste fedeltà ad una coppia… ecco perché non era e non sarebbe stato mai il mio mondo.
“tutto bene?” le chiesi.
“così e così” replicò.
“sei… ancora con lui?” le chiesi.
“sì, sono in hotel…” risponde, “lui è nella doccia adesso…”
esitai prima di chiederglielo, poi lo feci: il perché non lo sapevo, forse ero proprio come Gioia, non dovevo, non volevo, ma non ero in grado di fermarmi.
“mi mandi una foto?”
non rispose, ma pochi istanti dopo arrivò.
era nuda sul letto, nuda a parte le calze autoreggenti nere e le scarpe col tacco alto che aveva ancora addosso, sicuramente dietro richiesta del suo partner di quella notte.
stronza o non stronza, manipolatrice o vittima a sua volta, era una visione… incredibile.
ormai ero lanciato, quindi… esagerai.
“me ne mandi una a cosce aperte, come se io fossi lì pronto per prenderti?”
lo fece, e un istante dopo arrivò la foto.
gambe sollevate e cosce aperte, figa slabbrata e buco del culo dilatato.
ingrandii la foto e… sì, l’ano era molto dilatato, e arrossato.
“oh cazzo…” sussurrai.
e il suo commento, quasi mi avesse letto nel pensiero (cominciavo a spaventarmi), arrivò puntuale.
“come puoi vedere mi ha fatto il culo…” scrisse con le faccine doloranti.
“non so quanti arretrati anali aveva quest’uomo, ma ne aveva tanti…”
“credo che per un po’ lo dovrò tenere a riposo…”
“bè, se l’hai usato vuol dire che ti andava bene, e una volta che va bene a te”
“lo sai che mi piace il sesso anale”
“sì, me l’hai detto”
“ma c’è un limite… gli ho chiesto di usare anche la figa, ma niente, solo anale…”
stavo per replicare magari chiedendo un primo piano ma arrivò un altro messaggio.
“ha chiuso l’acqua della doccia” scrisse “scusa ma adesso devo andare”
“ok, buona serata”
mandò le faccine che ridacchiavano e aggiunse “forse mi vuole scopare ancora, te l’ho detto che ha degli arretrati…”
“ma lo conosci?”
“no”
“wow”
“funziona così… volevano scambiare con noi… ci sono piaciuti… abbiamo accettato, ed eccomi qui”
“età”
“trentuno”
“giovane…”
“e vigoroso”
“ci sa fare?”
“sì, sì, ci sa fare eccome” rispose, “ma deve sapersi gestire”
“scusa, vado, buonanotte" aggiunse e poi chiuse.
lasciai il telefono sul divano e mentre pensavo a Stella che veniva di nuovo scopata in culo mi versai un’altra dose generosa di armagnac, roba davvero buona, regalo di Gioia un paio di anni prima, e con la mente che vagava da Gioia e a quello che aveva combinato quella sera e al ruolo di Stella, di quel club che mi sembrava sempre più una copertura per qualcosa di losco e quel gioco che ormai ci aveva fagocitato lasciai passare un’altra ora ma niente, nessun altro messaggio.
versai ancora l’ennesimo “mezzo dito” e mentre lo sorseggiavo a fatica, forse volevo sbronzarmi per filare a letto e non pensarci più, dietro di me sentii dei piccoli tonfi, passi che si avvicinavano.
“amore…” sussurrò Gioia con voce impastata e assonnata, “ma… cosa fai ancora qui? è tardissimo…”
erano quasi le due e mezza e in poche ore sarebbe suonata la sveglia.
e per di più ero anche mezzo alticcio.
“ti ho svegliata?” le chiesi alzandomi in piedi.
“no…” mugolò, e ancora completamente nuda venne ad abbracciarmi.
“dai… andiamo a letto…” mugolò ancora, “vieni vicino a me… non lasciarmi da sola…”
ancora una volta la presi in braccio e Gioia mi gettò le braccia al collo, la depositai delicatamente sul letto e poi mi spogliai, nudo, e infilandomi sotto le lenzuola la tirai contro di me, a cucchiaio, e stringendola la sentii abbandonarsi.
niente, nemmeno le sensazioni lussuriose che mi faceva provare Stella si potevano paragonare a quel senso di… dolcezza che provavo nell’abbracciare mia moglie, che anche dopo più di vent’anni era ciò che di più caro avevo al mondo.
mi addormentai anch’io ma mi svegliò il ding del messaggio sul mio telefono, lasciato sul divano: scivolai fuori dal letto senza svegliare Gioia e andai a prenderlo, lo sbloccai e vidi che i messaggi erano tre.
il primo di circa un’ora prima, non l’avevo sentito: Stella scriveva “mi ha sodomizzata ancora a tradimento, adesso ho il culo in fiamme! ma l’ho mandato a cagare e adesso non mi faccio più toccare!” con faccine ancora doloranti, il secondo era solo una gif animata con un bacio e il terzo… il terzo era di pochi istanti prima.
“sono qui fuori da casa tua” scriveva “mi fai entrare?”
andai alla finestra continuando a dire “non è vero, non è possibile, non è vero, non è possibile…”, scostai la tenda e… fuori dal cancello c’era una figura, scura, che non riuscivo a distinguere nel buio.
mezzo addormentato e mezzo sbronzo per colpa dell’armagnac ma comunque incuriosito aprii la porta ancora completamente nudo ed andai al cancello, ed eccola lì, bellissima ma… cupa.
aprii e la lasciai entrare, e quando ebbi richiuso Stella mi abbracciò.
“ehi, ehi, ehi, che c’è?” le sussurrai, avvolto dai suoi capelli e dal suo profumo.
non stava piangendo, era solo triste.
“ti prego” sussurrò, “ti prego, fallo per me…”
“c-cosa?” le chiesi, “cosa devo fare?”
“in… vacanza” sussurrò, “stai con me… come se fossi io tua moglie…”
“s-sì Stella, v-va bene…” le risposi un po’ a disagio.
non dovevo dirglielo, non dovevo fare false promesse, e soprattutto dovevo dirle nel modo più chiaro e assoluto che la mia priorità era Gioia, non lei.
ma alle quattro del mattino, che potevo dire?
mi abbracciò ancora e poi appoggiò la fronte contro la mia.
“ehi, tutto a posto?” le chiesi, “qualcuno… ti ha fatto del male?”
scosse la testa e rispose “no, nessuno mi ha fatto del male… a parte che mi brucia il culo” aggiunse ridacchiando, poi tornò seria.
“senti…” sussurrò, “lo so che è tardi e… che… sono piombata qui nel cuore della notte, ma… posso fermarmi qui da voi stanotte?”
ci guardammo a lungo, poi le sorrisi.
“ma certo, certo che puoi…” le risposi, mi abbracciò di nuovo e poi mi posò un bacio sulla guancia.
“sei sicuro?” mi chiese, “io non voglio che ti metti nei guai con Gioia, forse prima dovremmo chiederglielo e vedere se…”
“no, va tutto bene!” le sussurrai, “va tutto bene, sei la benvenuta qui, lo sai…”
non era vero, no, non era più la benvenuta almeno fino a che non fosse emersa la verità.
annuì ma poi tornò alla carica.
“mi basta anche un divano, io…” provò a dire ma le misi un dito di traverso sulle labbra.
“vieni con me” le sussurrai, “solo facciamo piano per non svegliare Gioia, ok?”
“ok…” sussurrò, e mi sembrò di introdurre un amante in casa, cosa non molto distante dalla verità.
“a proposito…” sussurrò, “accogli sempre così i tuoi ospiti?” accennando alla mia completa nudità.
scossi la testa.
“no, solo te…”
“devo venire a trovarti più spesso…” sussurrò.
la feci entrare in casa e la condussi nella camera degli ospiti, dove l’avevo già scopata qualche giorno prima, Stella si sedette e senza aggiungere altro si tolse le scarpe e le autoreggenti, poi si alzò e voltandosi di schiena mi chiese aiuto per togliere il vestito, le aprii la zip e l’abito le cadde ai piedi lasciandola il reggiseno e perizoma che sul retro era fatto di solo tre cordoncini intrecciati a T uno dei quali si perdeva in basso, dritto dritto nel solco delle chiappe più belle del mondo, finendo nella valle dell’Eden.
e dovetti ignorare l’impulso di volarle addosso, di baciarla, di toccarla, di… penetrarla, anche perché era appena stata con un altro uomo, ma soprattutto perché c’era qualcosa che andava chiarito.
appese il vestito ad un gancio dietro la porta e senza aggiungere altro si levò il reggiseno e il perizoma restando nuda, e allora dovetti per davvero distrarre lo sguardo per non cadere in tentazione.
che era proprio quello che voleva Stella…
sgattaiolai in camera da letto e le portai una maglietta da usare come pigiama e un paio di miei boxer che prese volentieri e mentre si rivestiva rimasi a guardarla.
“va a letto, ora” sussurrò, “è tardissimo e sicuramente domani dovrai cavare denti a qualche povero disgraziato, giusto?”
“giusto…”
“e… grazie” sussurrò ancora, “lo so che ti ho chiesto tanto, e… grazie” concluse.
“sei sempre la benvenuta, qui, lo sai…” le dissi mentendo, e forse lo capì, ma non fece trasparire nulla.
“buonanotte” sussurrò dolcissima, “buonanotte” le risposi, e accostando la porta la lasciai in pace.
tornai a letto il più delicatamente possibile, appoggiai la testa sul cuscino e pensai a che cosa stava succedendo nella mia vita, al fatto che sarei andato in vacanza con una coppia di scambisti a combinare chissà che cosa e… e non sapevo se quella era la cosa più giusta da fare, perché se devi dare retta a quello che ti dice la pancia avrei dovuto mandare tutto all’aria”
“è Stella, vero?” sentii dire, e la voce di Gioia mi sembrò una cannonata in quel silenzio.
e mi terrorizzò a morte.
“s-sì, è lei…” sussurrai cercando di recuperare la calma.
Gioia si voltò e mi guardò, seria.
“e perché è qui?” mi chiese.
e già il suo tono non presagiva niente di buono.
“stasera lei e Enrico hanno scambiato ma… non credo che sia andata bene” le risposi, “mi ha mandato un messaggio e mi ha chiesto se la potevamo ospitare stanotte perché non le andava di tornare a casa sola… no lo so il perché, non me l’ha detto e io non l’ho chiesto”
“scusa ma non me la sono sentita di mandarla via” aggiunsi.
Gioia non apriva bocca, ed era un pessimo segnale.
“non volevo… mancarti di rispetto, scusa, forse avrei dovuto svegliarti… e chiederti se eri d’accordo ma… scusa, sì, avrei dovuto farlo, adesso lo capisco”
“no, no” si affrettò a dire, “hai fatto bene… solo che… pensavo…”
“a cosa pensavi?”
“che volessi stare con lei…” sussurrò, “a letto con lei…”
le sorrisi e le toccai la punta del naso.
ecco qual'era il problema, gelosia? o forse doveva marcare il territorio? o forse… o forse non voleva più avere a che fare con lei perchè entrambe condividevano qualcosa di… inconfessabile.
“no” risposi, “io voglio stare solo con te… c’è solo una donna con cui voglio stare a letto, in QUESTO letto soprattutto, e quella sei tu!”
“e non… non dubitare mai di questo” le dissi ancora, “io amo te e solo te, non dubitarne mai!”
Gioia scattò e mi abbracciò.
“io ti amo” sussurrò.
“ti amo anch’io…” le risposi, “ti amo da quando ti ho visto la prima volta a quel concerto e ti amerò sempre, anche se sarai dall’altra parte del mondo…”
la strinsi a me e restammo così fino a che ci addormentammo, e nessuno dei due vide Stella che dalla fessura della porta accostata ci guardava.
aveva sentito tutto.
e piangeva.
chiaramente non riuscii ad addormentarmi e chiaramente lo feci quando mancavano pochi minuti al suono della sveglia.
ero… a pezzi, lo ero stato altre volte ma in quelle condizioni come avrei fatto ad operare quella mattina?
ci voleva caffé, un ettolitro di caffè a costo di alzarmi alle stelle la pressione (come se già non ci fossero sufficienti casini nella mia vita per alzarmi la pressione).
Gioia si svegliò e mi sorrise, poi sembrò ricordarsi qualcosa e…
la vidi uscire dal letto e cercare mutandine e reggiseno, li indossò e poi mise anche la camicia da notte, ridacchiò e lentamente e in punta di piedi uscì dalla camera da letto, e solo quando feci mente locale sulla nostra ospite capii.
e non riuscii a fermarla
trovai i boxer e li infilai velocemente quasi inciampando mentre saltellavo su una gamba sola, trovai una maglietta su un ripiano ma ormai era tardi.
“COSA CI FA QUESTA DONNA IN CASA MIA!” sentii gridare da Gioia, e un istante dopo un grido agghiacciante di terrore, quella era Stella.
“CHI L’HA FATTA ENTRARE A CAS…” cercò ancora di gridare Gioia ma a quel punto scoppiò a ridere senza riuscire a trattenersi.
“GIOIA, CAZZO!” gridò a sua volta Stella, “M-MI HAI FATTO CAGARE SOTTO!”
le sentii ridere entrambe, Stella la chiamò stronza e Gioia rovina famiglie o qualcosa del genere, e allora andai a vedere quello che stava succedendo, trovando una situazione idilliaca, Stella che era ancora a letto e Gioia che le stava sopra, a cavalcioni..
“amore, hai visto chi ho trovato?” mi disse, “la conosci o è entrata di notte, senza che ne siamo accorti?”
“eh, non lo so…” risposi stando al gioco, “forse dovremmo chiamare la polizia, che dici?”
le due donne sembravano a loro agio insieme e questo, anche se mi faceva piacere, mi faceva preoccupare: erano… d’accordo? erano complici? ero io la vittima? mi stavano ancora prendendo in giro? oppure… molto più semplicemente, erano due donne che volevano godersi la vita e arrivare all’eccesso?
mentre ancora si prendevano a cuscinate andai a farmi la doccia, gelata, e quando uscii in accappatoio trovai Stella che mi aspettava.
si era già vestita con quello che aveva indossato la sera prima, e sembrava… fuori posto in casa nostra.
ci sedemmo a fare colazione, per me solo un caffè triplo mentre le due donne ci diedero dentro con latte e cereali, frutta fresca e yogurt magro e si scambiavano “dritte” alimentari.
ero sfatto, il caffè probabilmente sarebbe servito ma in quel preciso istante era ancora lontano da avere qualsivoglia effetto, ma era ora di andare.
“mi dai un passaggio a casa?” mi chiese immediatamente Stella.
“sì, certo” le risposi, “io… esco tra cinque minuti, sei pronta?”
“prontissima…” rispose, si alzò ed andò ad abbracciare Gioia che la strinse forte e con quel quadretto di grande amicizia e complicità (speravo la prima) andai a vestirmi.
pochi minuti dopo eravamo in auto, solo io e lei, in silenzio, diretti verso casa sua.
e quel silenzio pesava.
ma c’era qualcosa che… dovevo chiedere, anzi, qualcosa che io VOLEVO, io volevo la verità.
“tu… hai tutte le foto, vero?” le chiesi, con sicumera, ostentando sicurezza e fermezza.
avrebbe potuto dire “quali foto?” o rispondere semplicemente “no”, ma non lo fece.
“perché” mi chiese.
“perché… ho diritto di saperlo”
“non pensi che… sarebbe meglio di no?” mi chiese.
ecco, lo sapevo, quelle foto esistevano e… raccontavano un’altra verità su Gioia e sulla sua nottata folle quel dannato venerdì sera.
“e… Gioia?” mi chiese, “non pensi che anche lei abbia il diritto di saperlo?”
“Gioia… Gioia non lo sa?” le chiesi, “Gioia… è stata… drogata?”
Stella distolse lo sguardo da me e volse il viso verso l’esterno, restando in silenzio, ma da come si tartassava le dita delle mani tradiva estremo nervosismo.
“Stella” le dissi, teso, ma senza tono minaccioso, “dimmelo”
silenzio.
“devo saperlo… io… e Gioia… dobbiamo saperlo… continuai, incalzandola.
ancora silenzio.
e allora persi il controllo.
“DIMMELO, CAZZO!” urlai.
Stella fece un salto, spaventata, e mi guardò… terrorizzata.
“voglio… voglio solo saperlo” le chiesi, “dimmi se quella sera Gioia era… in sé o se è stata… drogata”
“non… non lo so” rispose, in un sussurro, “non lo so proprio, non… non ne ho idea, non so se sia stata… drogata con qualcosa o se era… se era consapevole, consenziente, se era lei a volerlo o… o no”
“sono palle, tu lo devi sapere” dissi, “tu sai sempre tutto, tu sai sempre che…”
“NON LO SO, CAZZO!” gridò a sua volta, “NON LO SO! NON LO SO E NON LO VOGLIO SAPERE!”
tremava.
“io… io non… non devo saperlo, non posso… non devo, capisci?” cercò di dirmi, e allora lo capii, o almeno credetti di averlo capito.
Stella agiva in quel modo perché era ricattata, e non poteva rischiare di tradire chi la teneva per le palle, forse per debiti o chissà che cosa.
“cazzo…” mormorai, “cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, dove… dove ci hai portato, Stella? in che cazzo di… merda ci hai portato?”
non rispose, e tornò a guardare fuori, persa nel vuoto.
“cosa ha fatto Gioia quella sera?” le chiesi, “solo… solo quello che mi ha raccontato… solo quello che… ricorda, o c’è altro?”
Stella non si mosse, continuava a guardare fuori.
“se hai le fotografie, le voglio” le dissi, “le voglio e le devi dare anche a Gioia, senza che sappia che… che lo ho anch’io”.
allora si voltò di scatto.
“ma… ma che razza… ma che razza di MERDA sei?” ringhiò, “vuoi… vuoi ricattare Gioia? VUOI RICATTARE TUA MOGLIE CON DELLE CAZZO DI FOTO DI MERDA?”
la collera mi invase.
“NON PARLARE DI MIA MOGLIE! NON PARLARE DI… DI GIOIA!” urlai, “NON AZZARDARTI A PARLARE PIU’ DI LEI, SCIACQUATI LA BOCCA PRIMA DI FARLO!”
sembrò capire l’antifona, e allora ci calmammo, entrambi.
“voglio… voglio le foto, e voglio che oggi stesso, stamattina, torni da lei e gliele mostri, e le dici che cosa è successo quella notte”
incredibilmente annuì.
“e… e non azzardarti a dirle che le hai mandate anche a me!” la ammonii, da duro, “nel… nel nostro matrimonio voglio che resti qualcosa… qualcosa di puro”
“qualcosa che non sia stato… insudiciato da… quello schifo…” sussurrai, guardando nel vuoto.
non fiatammo più, arrivammo in pochi minuti a casa sua e Stella scese, senza nemmeno salutarmi, ma prima di chiudere lo sportello si fermò.
“appena ho le foto te le mando” mi disse, fredda, “e appena posso… vado da Gioia, e le spiego tutto”
chiusi gli occhi e mi lasciai andare sul sedile.
“cerca di… essere… delicata” le chiesi, “Gioia non è pronta per…”
“lo so come si fanno queste cose” mi disse, “non… non sai quanto…” provò a dire, ma non ci riuscì.
“non so quante volte l’hai fatto?” le dissi, ancora più duro e freddo di lei, “non sai quante volte hai portato delle foto compromettenti ad una povera donna o una povera ragazza per ricattarla?”
Stella sembrava colpita, colpita e affondata.
“ricattarla per farla diventare… una puttana di quel club? di quel bordello di merda? a disposizione di quelle… merde umane che ci vanno? MERDE UMANE???”
tremava da tanto era tesa.
“Gioia… Gioia non diventerà una puttana” continuai, sempre più sprezzante nei suoi confronti, “non sarà mai una puttana come te!”
chiuse gli occhi e fece per chiudere, con tutta la forza che aveva, ma non avevo ancora finito.
“questa… questa è l’ultima volta che ci vediamo” le dissi, sibilando come un serpente velenoso, “se solo… se solo ti vedo, o se solo scopro che hai contattato Gioia dopo stamattina, quando le andrai a parlare, io…”
“cosa farai?” mi chiese, sprezzante anche lei, “mi pesti di botte? mi farai pagare tutto? mi porterai da qualche parte e mi violenterai? eh? pensi che abbia PAURA DI TE???” gridò.
“no Stella, io non ti voglio spaventare, io ti ammazzo” le dissi, calmo, duro.
e Stella rimase immobile.
“io so dove abiti, so dove vai e so dove e come ti muovi” continuai, “una sola parola, una sola parola e… non farmelo ripetere”
“tu non sai di cosa sono capace se è per difendere… quello che ho di più caro” ringhiai, “non mettermi alla prova, non costringermi a cercarti, non ti piacerebbe”
era sotto shock.
“voglio le foto, oggi” conclusi, “e voglio che vai a parlare con lei, stamattina stessa, foto o non foto”
tremava.
“voglio che le racconti tutto, come è stata drogata e… costretta a fare quelle cose perverse, voglio che tu le faccia capire che non è stata colpa sua e che lei è solo una vittima, e che la vera colpevole sei tu e quell’altra… puttana che l’ha convinta”
“e assicurati che tenga tutto per sé, convincila che non ne deve parlare, né con me né con nessun altro”
mi guardava fissa, quasi senza respirare.
“chiamerò Gioia a mezzogiorno in punto” la minacciai per l’ultima volta, “se… se la sento diversa, se scopro che le hai detto qualcosa di diverso o se… avverto che è tesa, Stella, io ti vengo a prendere”
“HAI CAPITO?” gridai selvaggiamente facendola arretrare di un passo.
“RISPONDI CAZZO!”
“sì, ho… ho capito” rispose finalmente, “f-farò come… come mi chiedi”
avevo il cuore in gola.
“questa… questa è l’ultima volta che ci vediamo, e che ci parliamo” conclusi definitivamente, “ricordati solo una cosa, che se mi rivedrai… non sarò così buono con te”
“non ho niente da perdere” aggiunsi per l’ultima volta, “non sottovalutarmi, se perdo Gioia, io vengo a prenderti”
era terrorizzata, si vedeva, il suo bel viso era diventato una maschera.
“e adesso vattene” ringhiai, “e scompari dalle nostre vite” aggiunsi, e senza nemmeno aspettare che chiudesse la portiera sgommai via facendola chiudere con il taglio d’aria e facendo fare un salto all’indietro a Stella che vidi allontanarsi nel retrovisore, persa tra il fumo bianco degli pneumatici che slittavano e la polvere sollevata: era ancora ferma sul marciapiede, che mi guardava allontanarmi sempre di più, ormai nella merda fino al collo.
fine capitolo undici
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