Chapter 12 - fiducia
darla, o riceverla?
5 months ago
capitolo dodici
fiducia
feci forse un chilometro e mezzo durante il quale mi passarono per la testa le cose più assurde (e anche inconfessabili, delle quali mi vergognai nei minuti a seguire) e con il solo pensiero fisso alle foto e a come avrebbe reagito Gioia tornai in mezzo al traffico e in modo del tutto automatico perché la mia testa era altrove arrivai in studio, ancora una volta il ritardo.
ebbi solo il tempo di cambiarmi e indossare la divisa azzurra che arrivò il paziente, e sempre meccanicamente feci quello che dovevo fare, rx, controllo con i precedenti, poi anestesia e a seguire il resto, un’ora di intervento senza che mi fossi focalizzato per un solo istante sul paziente e sul suo trattamento: l’assistente di quella mattina era “incuriosita” dal vedermi così distratto, era una di quelle che veniva di meno e forse mi ricordava un po’ diverso, in ogni caso conclusi il lavoro e dopo una breve attesa post intervento lo liberai dandogli appuntamento per settembre (se ci sarei stato ancora), e una volta finito mi lasciai andare sulla poltrona sprofondandoci dentro, mani davanti alla faccia e gambe distese, un’ora di lavoro e già ero alla frutta: non potevo lavorare in quelle condizioni, avrei rischiato di fare del male a qualcuno, ne andava della salute dei pazienti che niente avevano a che fare con lei… porcherie combinate da quella troia di Stella e dalla sua gang di pervertiti, per non parlare della reputazione che avrei rischiato come professionista ma anche come medico.
il pensiero delle fotografie che dovevano arrivare, al fatto che Gioia le avrebbe viste e che avevo obbligato Stella a dirle tutta la verità non mi permetteva di avere la necessaria concentrazione.
e fu in quei minuti che cambiai drasticamente idea, dandomi dell’idiota perché non ci avevo pensato prima.
non potevo permettere che fosse Stella a parlare con Gioia di un argomento così destabilizzante, con la possibilità che ancora una volta mettesse in gioco le sue sudicie manovre e provasse a manipolarla, magari finendo pure per trovarmi contro mia moglie.
no, non lo potevo permettere.
erano le nove e tre quarti, con un po’ di fortuna Stella non l’aveva ancora fatta quella visita, anche perché non mi aveva ancora mandato alcuna fotografia, ci pensai e… al diavolo tutto, Gioia era mia moglie, nella buona e nella cattiva sorte, toccava a me fare l’uomo!
e anche se per questo il nostro stesso rapporto poteva cambiare, con chissà quali altre complicazioni, era compito mio e questa cosa la dovevo affrontare di persona, non demandare a una… prostituta come Stella.
controllai sul pc e vidi che per quel giorno, a parte un paio di otturazioni, tre ablazioni e due visite di controllo in serata, il programma era del tutto scarno.
allora presi il telefono e contattai Gianna, il mio “spacciatore” di backup del nostro franchising.
“pronto Mau, come va?” mi salutò gentile come sempre.
“ciao Gianna, sto bene grazie, e tu?”
dopo gli scambi di rito le inventai che non mi sentivo bene e che avevo bisogno di qualcuno che venisse in studio per prendere il mio posto, le spiegai qual era il programma e nel giro di trenta secondi mi disse che mi avrebbe mandato un sostituto, forse già entro un’ora.
la ringraziai di tutto e poi mi cambiai, informai del cambio di programma tutto lo staff scusandomi con il paziente successivo che era già in studio e poi uscii, salii in auto e mi rimisi nel traffico con il cuore in gola.
mi arrivarono delle notifiche che mi fecero trasalire ma niente di quello che aspettavo, pensai bene se chiamare Gioia avvisandola che “qualcosa” stava arrivando a devastarle la vita ma preferii aspettare: il traffico era… terribile quella mattina, le strade principali erano bloccate così deviai su qualche percorso secondario ma con il solo scopo di allontanarmi ancora di più da casa, e allora… sì, decisi di chiamarla.
lo feci ma era occupato, e allora cominciarono i sudori freddi.
continuai a chiamarla e richiamarla ma niente, era sempre occupato.
le mandai anche messaggi del tipo “sto tornando a casa”, “chiamami appena puoi”, “ho bisogno di parlarti con estrema urgenza” ma nemmeno li lesse.
cinque minuti, dieci minuti, mezz’ora: maledissi il giorno in cui avevo disdetto la linea fissa affidandomi solo ai cellulari, ma non avevo davvero altri modi per contattarla ma per fortuna sbucai da quel tappo di traffico e puntai dritto verso casa, bruciai la strada per arrivare prima della notizia e sollevando una nuvola di polvere schizzai per la via di casa dove nessuno passava mai a lavare la strada e inchiodando mi fermai proprio davanti.
avevo il cuore che pompava a mille.
inspirai profondamente, poi aprii la porta.
la tv era accesa, e già quello era un buon segno, chiusi rumorosamente la porta per farmi sentire e allora dalla camera schizzò fuori Gioia, ancora con il flacone dello spray in una mano e uno straccio nell’altra.
“amore!” esclamò spaventata ma anche felice per vedermi a casa, “ma… cosa…”
mise per terra lo spray e lo straccio venne verso me, quasi impaurita.
“dobbiamo… parlare” le dissi soltanto, la presi per mano vedendola veramente spaventata e la portai sul divano, facendola sedere ed accomodandomi accanto a lei.
non c’erano modi facili per dirlo, così andai dritto al punto.
“senti… quel… quel venerdì sera…” le dissi, e il suo viso diventò… grigio, perdendo colore.
le dissi tutto quello che avevo sentito da Stella, quello che sospettavo, e le parlai anche delle incongruenze della sua confessione, dei punti oscuri ma anche dell’irragionevolezza di quello che mi aveva detto, che dopo approcci sessuali molto spinti arrivati all’orale da entrambe le parti nessuno si fosse spinto oltre.
cosa del tutto impossibile visto il contesto e gli stati d’animo diciamo così… fuori controllo.
non cambiava molto ma un rapporto penetrativo era davvero qualcosa di… troppo spinto, anche per un gioco o per una sorta di iniziazione: facendo forza su me stesso potevo anche concederle che succhiare il cazzo e farsi strusciare la figa da due uomini non era sesso ma solo preliminari o come cazzo li vogliamo chiamare, ma era una giustificazione così sottile da rischiare di rompersi al solo pensiero.
Gioia aveva la testa bassa, la scuoteva, ma non piangeva.
le dissi dello scontro con Stella di quella stessa mattina e di come l’avessi minacciata se non lasciava in pace la nostra famiglia, ma a quel punto Gioia sollevò la testa.
“Stella… Stella no” sussurrò, “Stella è l’unica che… non ha mai…” ma si fermò.
“che non ha mai che cosa?” le chiesi intuendo qualcosa, “Gioia, non ha mai ‘che cosa’ Stella? cosa cazzo c’entra Stella in tutto questo schifo?” la incalzai.
“Stella… è stata l’unica che non mi ha mai chiesto di andare oltre” sussurrò, “che non mi ha mai… detto… o proposto di fare… qualcosa di più che non sia lo scambio, e solo con loro due…”
lo dovevo immaginare, c’era dell’altro, e Gioia ne era consapevole.
Gioia sapeva.
e non me ne aveva mai parlato.
come non mi avrebbe mai parlato di quel venerdì se non l’avessi vista con i miei occhi e inchiodata alle sue responsabilità.
ed ero certo che quello era stato solo “un” venerdì, uno di tanti.
ma fino a che punto era… invischiata? fino a che punto giocava a fare la vittima quando lei stessa era parte del gioco, anzi, lei stessa ERA il gioco, magari facendo girare tutto e tutti sulle punte delle sue dita?
“Stella… mi ha sempre d-difeso” sussurò ancora, “è stata solo lei a… fermarmi quando io…”
avevo i brividi sulla schiena.
“quando cosa, Gioia?” le chiesi, provando ad essere il più calmo possibile.
“Gioia, è questo il momento di dire… tutto, di dire la verità, finalmente” la incalzai, “io… non farò niente, voglio solo che mi dici la verità, poi… poi decideremo, con calma”
mi guardava fissa.
“non puoi mentire in eterno” conclusi, “lo so, sento che c’è qualcosa di… pericoloso che non mi vuoi dire, ma… o lo dici ora, adesso, o non lo dirai mai più, e sai che cosa voglio dire”
Gioia continuò a guardarmi negli occhi e annuì, annuì a lungo probabilmente pensando che non aveva più né coperture né tempo.
“io… io non… non sono stata del tutto sincera con te… ci sono cose che ho fatto e… e non ti ho detto” mi disse, e lì… credetti di impazzire.
le avevo dato fiducia partecipando a questo “gioco” nel quale mi aveva trascinato dando per scontato che mi avesse detto tutta la verità, ma saltava fuori che… ero stato ingenuo, forse manovrato, o manipolato o peggio, ero stato usato e sfruttato.
mi alzai di scatto ed andai davanti alla vetrata, la superficie dell’acqua della piscina luccicava mossa dalla calda brezza di quella fine di luglio, il cielo era luminoso e azzurro senza alcuna traccia di nubi, il sole brillante, tutto era bellissimo ma… avevo solo voglia di cancellare tutto, far diventare tutto nero.
e in quei pochi istanti di silenzio mi feci la domanda angosciosa: perché? perché era successo? perché… proprio a noi? perché proprio io?
e me ne feci subito anche un’altra: che ci stavo a fare ancora con lei? mi aveva raccontato bugie su bugie su bugie, mi aveva coperto di ridicolo e umiliato davanti a chissà quante persone, mi aveva trascinato in un gioco… folle e perverso e ora…
“amore… ascolta, io… io non ho fatto…” cercò di dire ma non la feci continuare ma continuò comunque, “non ho fatto niente per… per farti del male… non ho mai voluto… io…” farfugliò ma ancora una volta la fermai.
“no Gioia” le risposi senza guardarla, “io… non posso più crederti, qualsiasi cosa tu dica”
silenzio.
“non so quale sia il tuo gioco, ma non ci voglio più giocare” continuai, teso, “se vuoi starci dentro, se vuoi continuare con… quello che stavamo facendo… lo farai senza di me”
ancora silenzio, pesantissimo.
“a questo punto penso che tu mi abbia preso in giro, che tu mi abbia usato per raggiungere… non so che cosa, non so quale scopo, ma ti assicuro che da questo momento non lo farai più, non mi userai più perché non sarò più qui a farmi usare, sono stato chiaro?”
silenzio.
“mi hai… guardato negli occhi e mi hai giurato che… non c’era nient’altro oltre che quello che mi hai detto, lo hai giurato su nostra… su nostra figlia, mi hai giurato che non c’era stato nessun altro incontro, niente di più” continuai a dire, “ti ho… perdonato, ti ho anche… capito, ti ho giustificato, sono stato… comprensivo e non me ne sono andato come avrebbe fatto un uomo, sono restato e addirittura ti ho aiutato a continuare a… giocare, sporcandomi la coscienza impantanato in quel fango dove mi hai trascinato”
assoluto silenzio.
“me lo hai giurato, Gioia, me lo hai giurato guardandomi negli occhi mentre… mentre mentivi, e adesso mi devi parlare perché non sei stata sincera con me…”
“non… non potevo” sussurrò.
“non potevi… o non volevi?”
“non potevo… e non… non volevo, non ci sarei mai riuscita a parlartene, io… non ci sarei mai riuscita” sussurrò ancora.
chiusi gli occhi e posai entrambe le mani aperte sulla vetrata immacolata, pensando a come Gioia in altre circostanze mi avrebbe cazziato perché lasciavo gli aloni e rimasi immobile a guardare di fuori, con la rabbia che dentro esplodeva brutale.
ma una cosa mi aveva insegnato quella sporca storia con tutti gli strascichi che ne erano conseguiti, mi aveva insegnato l’autocontrollo.
“non… non ci saresti riuscita?” le chiesi, “non ci saresti riuscita perché ti facevo paura? perché sapevi… che ne so, di rischiare? rischiare che ti lasciassi e che… finisse tutto? casa, divertimenti, bella vita, soldi, vacanze… e anche quel tuo giochino?”
“perché… tu… non… non avresti capito…” rispose.
tremavo da tanto ero teso, e scosso, e incazzato, e… enormemente e incredibilmente furioso!
“non avrei capito che cosa?” le chiesi ancora, con estrema calma, “sono proprio così… stupido da non capire?”
“no…” rispose, “no, non sei stupido, solo… solo non avresti capito perché… perché ho fatto… quelle cose”
inspirai così profondamente da andare per davvero in iperventilazione, sentivo il sudore scorrere dietro la schiena e sulle costole e le ginocchia tremavano.
se dietro di me ci fosse stato un uomo probabilmente l’avrei già aggredito con tutte le mie forze scatenandogli addosso tutto il mio odio.
ma la mia voce era salda, dura, secca.
“non le avrei capite perché erano… troppo… troppo crude perché un marito ‘normale’ le potesse… razionalmente… capire?”
“e… e magari potesse anche pensare che non fossero cose… normali, cose che una moglie può fare senza poi doversene vergognare quando si guarda allo specchio o quando… sta con suo marito?”
“sì” rispose.
e in quel preciso istante sentii che ero ad un passo dal baratro, o meglio, che a distanza di giorni, da quel fatidico venerdì, ero di nuovo ad un passo dal baratro, e che sarebbe bastato un soffio per farmici cadere dentro.
trascinando anche lei, ovviamente, anche se potevo bene immaginare che si fosse… premunita contro certi imprevisti.
ma a differenza di quel venerdì ora ero più consapevole, più duro, meno… meno ingenuo, e soprattutto ero pronto, pronto per sapere la verità (ammesso che finalmente uscisse fuori), pronto per affrontare le conseguenze della verità e pronto per… dare una svolta alla mia vita.
e non volevo farmi abbindolare, mai più, né da Gioia né da nessun altra.
mi aveva appena confessato che si era spinta oltre, oltre quello che avevo visto in fotografia e che mi aveva raccontato con le sue stesse parole: cose che aveva fatto e che non sarebbero mai e poi mai uscite dalla sua bocca se non fosse stata costretta, come in quel momento brutale che stavamo vivendo.
lasciai pesare il silenzio, poi… poi glielo chiesi.
“e… pensi che me le dirai, queste cose, o che le lasciamo lì dove sono?” le chiesi, “e… sono cose che potrò ascoltare senza avere una reazione civile o… o sono troppo?”
“ma… soprattutto, lo vuoi veramente fare? vuoi finalmente dire la verità o continuiamo con le menzogne?”
stava per rispondere ma non le lasciai aprire bocca.
“immagino che… saprai che le cose cambieranno, indipendentemente da quello che stai per dirmi, vero? anzi, che le cose sono già cambiate!”
“n-no…” sussurrò, assumendo ancora una volta quel tono piagnucoloso che in quel momento… odiai con tutte le mie forze.
chiunque mi conosce mi ha sempre invidiato una cosa, oltre alla moglie: la calma e la pacatezza che dimostravo anche di fronte a cose che ti facevano… imbufalire, io reagivo con la massima “keep calm and…” ancora prima che questa cosa fosse di dominio pubblico.
ma in quel preciso istante tutto dentro di me gridava odio, e rabbia, e… devastazione!
volevo ribaltare tutto, fracassare tutto, polverizzare tutto e incendiare tutto, e ballare sopra le macerie di quella che era stata una casa e una famiglia!
avevo sete di vendetta.
“no cosa, Gioia?” le chiesi, “cosa non hai capito che… le nostre vite non saranno più le stesse?”
“non capisci che… io… io non ce la faccio più a stare con te?” aggiunsi subito, duro, diretto, e dio solo sa quello che mi costò pronunciare quelle parole.
“io non posso stare con una donna che mi ha tradito chissà quante volte e che solo quando è stata… pizzicata a farlo si è inventata questa storia della crisi di coppia e del… bisogno di trovare qualche stimolo nuovo!” esclamai con un crescendo costante di volume, sempre rivolto alla vetrata e solo indirettamente a lei, “e che si è… inventata qualsiasi cosa pur di… coprirsi, e di salvarsi il culo!”
ero così teso che sentivo vibrare la voce, come se la gola facesse da cassa di risonanza.
“no, non amore…” provò a dire, ma ormai la sua voce mi dava un senso di fastidio, mi suonava falsa, e… ingannevole e… marcia, sporca, spregevole, disprezzabile.
mi aveva ingannato, mi aveva… tradito, sì, era stato un tradimento mascherato da… gioco, ecco, proprio così, mi aveva fatto credere che era solo un gioco dandomi addirittura il contentino, Stella, per tenermi impegnato, qualsiasi cosa fosse, una escort o prostituta o… puttana nel senso più spregevole del termine, quella donna bellissima e ammaliatrice che in questo schifo probabilmente aveva il ruolo più pulito di tutti e che io avevo… insultato, e minacciato, e offeso, anche se almeno lei era stata sincera, sempre.
forse… forse non era lei che avrei dovuto insultare… fin dall’inizio.
“amore no, non è così…” disse ancora, amorevole e dolcissima, “io… io lo so come ti senti ma… non è così, non è come immagini…”
la sentii avvicinarsi e fermarsi dietro di me e come se dovessi ricevere una secchiata d'acqua gelata o peggio una frustata che sapevo mi avrebbe causato dolore mi irrigidii, pronto per assorbire il colpo, e infatti sentii le sue mani sulle spalle.
non reagii, rimasi immobile e così teso che anche lei se ne rese conto, e dopo avermi accarezzato le spalle quelle mani le ritrasse timorosa di farmi… smuovere da quello stato di quiete innaturale, che viste le circostanze le conveniva mantenere.
“ho… ho parlato con Stella, lo sai” le dissi trattenendo sempre più a fatica la rabbia, “l’ho messa con le spalle al muro e le ho fatto… confessare quello che è successo quella notte, e forse… forse non solo quella notte”
silenzio, di nuovo quel cazzo di silenzio!
odiavo la sua voce ma quel silenzio era mille volte peggio!
“sai che… ci sono delle fotografie, delle prove” le dissi, “le sto aspettando, le riceverai anche tu anche se…” e lì sorrisi, “anche se credo che non ne avrai bisogno perché tu eri lì e sapevi perfettamente quello che stava succedendo”
“ma amore…” provò a dire, ormai con un filo di voce, forse con le spalle al muro anche lei, “io non so… posso spiegarti tutto…”
“spiegare?” le chiesi, divertito, “vuoi spiegarmi perché ti sei fatta scopare da due uomini?”
fui assolutamente brutale.
“non l’ho fatto!” rispose, orgogliosa.
“sì, l’hai fatto eccome” continuai, “è solo questione di tempo e arriv…”
“non ci sono fotografie perché non è successo niente!” esclamò interrompendomi, “quella cazzo di sera non è successo niente! niente! lo vuoi capire o no?”
e se la prendeva pure…
“ok” le risposi, e mi voltai per affrontarla, “ok, allora… le aspettiamo?”
“aspettiamo!” esclamò innervosita e incattivita.
“e… mentre aspettiamo?” le chiesi, “vogliamo parlare delle altre cose che mi hai tenuto nascosto?”
“vogliamo parlare delle verità che non mi hai mai detto?”
“che ne so, parliamo di tutto quello che hai fatto dietro le mie spalle?”
tremava, e scuoteva la testa.
“non… non ho fatto… niente…” piagnucolò, “non ti ho fatto niente… dietro le spalle…”, e allora mi fece andare davvero fuori di testa.
“ma se me lo hai confessato un attimo fa!” esclamai, “lo hai fatto tu stessa, cazzo! un attimo fa mi hai detto che non sei stata del tutto sincera con me! cazzo Gioia! la pianti di raccontarmi balle? la pianti?”
si mise la mano davanti agli occhi e si sforzò di non piangere, ma così facendo… mi fece infuriare: ero stanco, ne avevo pieni i coglioni di quel suo atteggiamento da vittima quando TUTTI sapevamo che non era né pulita né innocente.
“puoi anche parlare, ormai” la incalzai, “non c’è più niente da salvare, non c’è più niente che possiamo recuperare, lo sai anche tu che non abbiamo più niente che… ci possa legare, ormai”
sentì quelle parole e tolse la mano, guardandomi… incredula.
“non voglio stare un minuto di più con una donna che mi ha tradito dietro le spalle, e che per paura delle… conseguenze non mi dice la verità” le dissi, risoluto e secco, “ma forse… forsa capisco che è dura per te…” aggiunsi, sorridendo sarcastico, “deve essere davvero dura confessare certe cose, soprattutto a te stessa, come farai a… anzi, scusa, rifaccio la domanda, come hai fatto fino ad adesso a guardarti nello specchio senza provare… schifo di te?”
non avevo mai parlato così a nessuna donna, figuriamoci a mia moglie.
“non hai neanche il coraggio di confessarle quelle cose, devono essere così… schifose che non riesci neanche a pensarci da tanto provi schifo, vero?”
Gioia diventò rossa, sembrava che stesse davvero per cedere.
fece due passi verso di me, furiosa come mai l’avevo vista prima, ma non mi feci né impressionare né intimidire.
“io non lo so quello che hai combinato, ma con più passano i minuti con più capisco che… è meglio che non lo sappia, meglio che mi ricordi della Gioia che conoscevo e non di questa…”
slam!
partì con una sberla non forte, non se lo poteva “permettere” di certo, ma secca e così veloce che nemmeno la vidi partire, e che mi tappò la bocca.
“brutto figlio di puttana!” ringhiò, “come… come ti permetti di dirmi…” provò a dire ma dovette fermarsi perché le tremava la voce da tanto era furibonda.
sorrisi, sarcastico e scossi la testa.
"ooops… ho toccato un nervo scoperto?” le chiesi, da bravo odontotecnico ne sapevo qualcosa di nervi…
slam!
questo lo vidi partire, era scontato che arrivasse, ma “permisi” che andasse a segno.
“cosa credi di risolv…” provai a dire ma arrivò il terzo, lo vidi partire e lo parai bloccandole la mano tenendola ferma a mezz’aria.
mi guardava… furente, disperata, delusa, impaurita, odiava me e odiava quello che avevo detto, ma forse ancora di più odiava il fatto che era uscito tutto, facendole saltare il banco!
sentii la tensione muscolare del suo braccio che lentamente cedeva così sempre lentamente le accompagnai il braccio verso il basso lasciandolo andare per poi ritirarmi indietro di due passi.
non c’era più molto da dire, forse di cose io ne avevo già dette a sufficienza, lei non ancora abbastanza ma a quel punto che senso aveva continuare a vomitare parole su parole? e poi… e poi sarebbero state altre balle…
Gioia si voltò dandomi le spalle, portò le mani alla bocca e pur senza sentire un suono la vidi piangere e singhiozzare perché le spalle si alzavano ed abbassavano ritmicamente.
per un solo istante fu tentato di… abbracciarla, ma no, non lo feci, non potevo farlo, non potevo cedere un’altra volta e permetterle di prendermi in giro, pugnalandomi dietro le spalle e continuando a mentirmi.
la lasciai piangere dandole il suo tempo, la sentii tirare su con il naso e poi la vidi asciugarsi le lacrime, e quando fu pronta si voltò, tesa, dura: sembrava… vecchia, la pelle rugosa, gli occhi gonfi e cerchiati di nero, e con le braccia incrociate sul petto sembrava anche più piccola, e goffa.
“vuoi la verità?” mi disse, “ok, ti dirò la verità”
sorrisi e scossi la testa pronto per un altro commento sarcastico ma Gioia mi fulminò con lo sguardo, così aprii le braccia per farle capire che ero pronto.
“quel… quel venerdì… era… la fine di tutto” disse, “era… la prova finale, una specie di esame”
inspirai profondamente e poi sospirai, per farle capire che era una storia vecchia, trita e ritrita, già sentita decine di volte e che non serviva tirarla fuori ancora, ma ancora una volta il suo sguardo gelido mi fulminò.
e solo un pazzo l’avrebbe interrotta.
“ma non per… quello che ti ho detto, non per… lo scambio di coppia” cominciò a dire, esitò, ma poi trovò forza e coraggio per proseguire, “era per… diventare… una escort”
la sensazione che provai fu come essere stato messo sotto una campana sulla quale veniva data una mazzata: risuonò tutto, lasciandomi un fischio costante nelle orecchie.
“era una specie di… casting per diventare escort, escort di lusso, nel club” continuò, “ecco, adesso lo sai”
ero immobile, incapace di muovere un dito.
Gioia… una escort.
mia moglie, la madre di mia figlia, una escort.
la donna della mia vita, la mia compagna di sempre… una escort.
“una… escort” riuscii solo a dire.
“sì, una escort, una escort di lusso, una… che accompagna uomini ricchi a cene a ricevimenti, una che si veste e si trucca e si fa bella e… diventa una gran figa per il piacere di altri uomini, va meglio così?”
sembrava essere lei ora con il coltello dalla parte del manico, o almeno così credeva.
“e prima che me lo chiedi, no, non mi sono mai fatta scopare da nessuno!” ringhiò, “e… e non ho neanche mai… mai pensato di farlo!”
“e anche se non mi crederai mai… te lo dico lo stesso, avevo già deciso di mollare tutto e non fare più niente, niente con nessuno, chiuderla lì e cancellare tutto”
questa la volevo sentire…
“poi… poi ho conosciuto… Vivian… e… sono… sono rientrata nel loro giro” continuò, “mi ha fatto cedere, mi ha fatto credere che avrei potuto uscire quando volevo, e che solo io potevo decidere se… fare le cose o no”
“quella sera, quel venerdì, mi ha proposto di fare una prova, di vedere se ero davvero in grado di… fare, se sarei riuscita a gestire un uomo, e per sfida mi ha proposto di provare con due uomini, solo per provare, solo per giocare, solo per… mettermi alla prova”
“solo… qualche bacio, qualche carezza” continuò, “bevevamo qualcosa, ballavamo, ci divertivamo come amici, e poi si tornava a casa”
“e mi ha fatto conoscere Mary, lei è davvero una escort e si è unita a noi quella serata al posto di Vivian, e c’erano questi due… ragazzi, non so da che parte venivano ma erano… bravi ragazzi, allegri, divertenti, mi hanno fatto mettere a mio agio e io… ci sono cascata, non sono riuscita a resistere”
“doveva essere solo una cosa divertente, ma non è stato divertente, è stato… un incubo” continuò ancora, “io ero… lì solo per divertirmi, solo per ballare e mettermi alla prova, vedere se avevo i coglioni di… farlo!”
“poi… poi hanno cominciato a toccarmi e a baciarmi, e io… io non potevo più fermarmi” riprese a dire, con i lacrimoni che le scendevano copiosi dagli occhi arrossati per il tanto piangere, “lo sai, io… ho provato, ce l’ho messa tutta ma… non ero più io, con più mi toccavano con più volevo che mi toccassero, con più mi baciavano con più io baciavo loro e poi… e poi siamo andati in quell’altro posto, dove c’erano le cose… peggiori, e io ero lì, mi portavano di qua e di là senza che sapessi cosa mi stava succedendo, e io ridevo, e io… mi veniva voglia di vomitare ma ero anche così… eccitata e... vogliosa!”
ormai piangeva a dirotto.
“non mi controllavo” continuò “la mia testa mi diceva che dovevo andare via ma le mie gambe erano… immobili, come se fossero di marmo, e quei due ragazzi… mi facevano ballare, e girare, e mi baciavano e mi toccavano, e mi mettevano le mani… sotto, mi toccavano e mi masturbavano per farmi… per farmi venire mentre la gente mi guardava e gridava e li incitava a… a scoparmi, a sbattermi lì davanti a tutti”
“e io… io non facevo niente!” esclamò, “ero… fusa, fuori di testa!”
“ti avevano… drogata” riuscii solo a dire, interrompendo il suo monologo.
“LO SO ANCH’IO CHE MI AVEVANO DROGATA! NON ME LO DEVI VENIRE A DIRE TU, CAZZO!” gridò selvaggia, poi si mise le mani sugli occhi e cominciò a piangere, ma stavolta non mi avvicinai a consolarla, no, non aveva ancora finito…
conoscevo la fine della storia, ma non l’inizio, e lo volevo sapere.
ma Gioia forse voleva davvero buttare fuori tutto…
“e mi hanno… sfidato a farsi succhiare il cazzo, e io l’ho fatto, lo sai, hai visto le fotografie, hai visto mentre facevo i pompini a tutti” continuò, “ma dopo… dopo io non mi ricordo più niente!!!” esclamò rimettendosi a piangere.
“ma non mi hanno scopato, no, quello lo so, ne sono sicura!” continuò recuperando lucidità, “ti ho sempre detto la verità, non… non l’avrei mai permesso, drogata o no!”
scossi la testa, più per una reazione… nervosa piuttosto che perché non le credevo, ma Gioia la interpretò proprio così.
“una donna… una donna lo sa quando viene… penetrata” mi disse, “se lo sente, anche ore dopo, se ne accorge perché… perché è così, una donna lo sa”
“e io… sentivo che nessuno mi aveva penetrata quella sera, nessuno” continuò, “una donna… lo sa, lo sente, e io… io…” provò a dire ancora, ma le mancarono le parole.
si mise una mano sulla fronte e chiuse gli occhi, inspirò profondamente e quando espirò sussurrò “dio, ma cosa… dio cosa ho fatto…”
recuperò le energie mentali e quando fu pronta per continuare lo fece.
“volevo… volevo che finisse tutto, avrei rinunciato, avrei… cancellato tutto, e non ti avrei detto niente, ovvio, che dovevo fare, dirti che mi… prostituivo?”
fu come ricevere un altro dei suoi schiaffi, ma diecimila volte più forte.
“invece mi hai visto, e mi sono sentita… persa, e allora sono andata nel panico… ho chiamato Stella che avevo conosciuto al club la prima volta che mi avevano portato, e… e le ho raccontato tutto, che cosa avevo fatto e cosa era successo, che mi avevi visto e che volevi… volevi lasciami e cacciarmi via!”
e incredibilmente sorrise
“non… non sai quante me ne ha dette dietro, mi ha… insultato, mi ha chiamata… puttana, mi ha fatto sentire una merda!”
Stella, ancora Stella… ma quante volte l’opinione che avevo di questa donna l’avrei ancora dovuta rivedere?
ora saltava fuori che era una specie di angelo custode???
“e si è inventata… quella cosa dello scambio di coppia… per aiutarci e… e il resto… il resto lo sai” concluse, con un gran sospiro, tornando a mettersi la mano sulla fronte quasi stesse per svenire.
non aveva più forze, infatti arretrò barcollando e si lasciò cadere sul divano, bianca cadaverica.
ma non era il momento della pietà.
era il momento della resa dei conti e delle spiegazioni.
“quindi” dissi, rompendo il silenzio, “fammi… fammi capire bene, mi segui?”
annuì.
“improvvisamente… diciamo così, ti viene la tentazione di fare la escort, fai… una specie di corso accelerato per accompagnatrici di alto bordo, giusto? e scopri che non ti piace più perché… capisci che le escort si fanno scopare e tu non lo vuoi, così vuoi uscire dal giro, ma questa Vivian ti convince e ti mette alla prova con una sfida, gestire non uno ma due uomini, tu accetti, ti fanno ballare, ti fanno bere, di fanno prendere una pasticca senza che te ne accorgi e quando sei fuori di testa ti metti a spompinare tutti quelli che ti sono attorno”
“ho dimenticato qualcosa?”
inspirò profondamente, e rispose “no”.
annuii, annuii e sorrisi.
“non… non c’è niente… niente da ridere” ringhiò, “se vuoi… continua, umiliami pure, continua…”
“io? io umiliarti?” le risposi, “se c’è qualcuno che ti ha umiliata, sei proprio te stessa” le dissi, “se devi trovare qualcuno da incolpare, guardati allo specchio”
non rispose, restò in silenzio.
tornai alla vetrata a guardare di fuori e lì rimasi, lasciando scorrere interminabili minuti nel più perfetto silenzio.
“altro che… crisi di coppia, altro che… ravvivare il rapporto…” sussurrai, “ci dovevo pensare, ci dovevo arrivare da solo che erano… solo balle”
non rispose nemmeno a quella provocazione, probabilmente ci avevo azzeccato.
“io… io non ci posso credere che hai usato noi, hai usato la nostra coppia per… coprire le tue… le tue voglie, le tue… perversioni” le dissi, amaro, “e per che cosa? perché? per diventare qualcos’altro?”
“tu non hai idea di quante volte mi sono fatta questa domanda” sbottò, quasi parlando a sé stessa, “tu non lo sai, tu… tu non lo sai…”
“mi sono… svegliata una mattina e mi sono guardata allo specchio, e ho deciso che avrei dovuto fare qualcosa, qualcosa… solo per me, che mi facesse sentire viva”
“e qualche sera dopo sono uscita con le ragazze e siamo andate a ballare… all’Hollywood…”
lo volevo bruciare quel posto di merda!
“e mi hanno fatto vedere quelle due ragazze, due… fighe incredibili, non erano giovani, avevano la mia, la nostra età, ma erano… fantastiche”
“e mi hanno detto che erano escort, donne insospettabili che di giorno fanno le impiegate in banca o le casalinghe e che la sera accompagnano uomini ricchissimi e fanno soldi così”
“io le ho sempre chiamate prostitute, ma mi hanno spiegato che c’è differenza, la prostituta… fa sesso a pagamento, la escort… accompagna, non fa altro che accompagnare, lasciarsi toccare, palpare, baciare… e magari fa un pompino, ma niente di più, e che la sera torna a casa dalla sua famiglia”
“sono andata in bagno e mentre aspettavo il mio turno mi ha avvicinato questa donna, che mi ha proposto di… provare, vedere come andava… senza impegno e senza obblighi, un’occhiata, tutto qui”
“era… Vivian?” chiesi, e lei annuì.
“dai un’occhiata, tutto qui… mi ha lasciato il suo biglietto da visita e dicendo che se volevo potevo chiamare e lei mi avrebbe fatto vedere quel mondo, l’ho chiamata un paio di giorni dopo e un altro venerdì mi ha fatto vedere il club, mi ha fatto conoscere donne fantastiche, tutte escort, eleganti, sicure di sé, piene di vita e indipendenti, tutto quello che volevo essere io! capisci?”
toccò a me stare zitto, e ascoltare.
“mi ha assicurato che nessuna di loro era obbligata o costretta a fare qualcosa contro la sua volontà, che tutte avevano la possibilità di accettare o rifiutare, nessuna prostituzione o altro, solo cose… legali, tutto si svolgeva alla luce del sole”
“e mi ha fatto conoscere Stella, affascinante, lo sai, la conosci… e anche lei mi ha assicurato che era tutto vero, che era tutto meraviglioso e che non si rischiava niente, e poi mi ha raccontato di come lei e il marito facevano scambio di coppia e parlando e parlando mi ha incuriosito e mi ha proposto di provare, con… con te, ma io ho detto ‘no, non lo farò mai, non potrò mai chiederglielo’ ma lei mi ha detto che mi… che ti serviva solo tempo, e che avresti… ceduto”
Stella, sempre… sempre lei.
“e poi Vivian mi ha detto che c’erano solo da affrontare delle prove di ammissione, per vedere se la… candidata, sì, la candidata come a scuola, aveva la capacità per fare la escort e accompagnare uomini potenti e eleganti e ricchissimi senza sfigurare, senza causare danno di immagine al club”
“ero… esaltata, ma ho preso tempo, ci ho pensato, e poi l’ho chiamata, e qualche venerdì dopo mi ha fatto fare una prova, un’uscita combinata con uno del club, solo per uscire a cena, poi a bere qualcosa e poi… tornare a casa, tutti”
sentii un colpo al cuore quando vidi la sua espressione cambiare.
“ma… non era così, non c’era il… il lieto fine” continuò, con la voce che cominciava a cedere.
“questo uomo, bello, distinto, elegante, mi ha portato al ristorante e abbiamo parlato, mi ha raccontato della sua vita e io… io un po’ della mia, ci siamo divertiti, poi mi ha proposto di andare a bere qualcosa ma io… io volevo solo tornare a casa e finire così ma lui ha insistito e mi ha mentito dicendomi che Vivian era d’accordo e che… dovevo andare con lui”
“gli ho creduto… e così siamo andati in un locale e lui ha cominciato a toccarmi e accarezzarmi, io… io pensavo che f-fosse solo una prova, un test, e l’ho lasciato continuare, poi… poi mi ha baciato, sulla bocca, e io.. io non l’ho fermato, e lui ha continuato a toccarmi, mi ha messo… le mani sotto il vestito e mi toccava la figa, voleva… entrare sotto ma l’ho fermato e si è incazzato, siamo usciti e io volevo andare via ma lui mi ha presa e… mi ha… portata in un vicolo e mi ha… costretto a… prenderglielo in mano”
non riuscivo ad ascoltare, ma… dovevo farlo. ogni cosa che non ascoltavo in quella sua confessione non l’avrei saputa mai più.
“gli ho fatto una sega, solo quello, poi lui mi ha abbracciato e… mi ha detto che andava bene così e che la prossima volta sarei stata più brava”
“ho chiamato Vivian e mi sono incazzata, volevo… volevo chiamare la polizia ma lei si è messa a ridere e mi ha ricordato che ero stata io a propormi e ad andare lì spontaneamente, senza costrizioni, e che se avessi voluto… me ne sarei andata via e che se gli avevo fatto una sega era solo perché lo volevo io”
brutale, ma vero.
“e… non sono riuscita a fermarmi, e il venerdì successivo ero ancora là a conoscere altri uomini e a farmi toccare e baciare…”
“no, non ero drogata, ero solo… consumata dalla voglia di… sentirmi viva!”
le scappò da piangere ma si trattenne, e quando si asciugò le lacrime mi guardò negli occhi.
“vuoi… vuoi tutta la verità, vero?” mi chiese.
“sì”
“io… io non ho mai… scopato con nessuno, non mi sono mai fatta… penetrare, te lo giuro su…” provò ad aggiungere ma si fermò, tanto sapeva che non avrei comunque creduto ai suoi giuramenti ‘su quello che aveva di più caro al mondo’...”
“sono uscita cinque volte per… provare sulla mia pelle quello che avevo visto solo da lontano, cinque volte con cinque uomini diversi, e non ho fatto niente… con… nessuno”
no, non era sincera.
chiuse gli occhi e poi li riaprì ma guardò il soffitto, tirò su con il naso e poi scosse la testa.
“no, non… non è vero” continuò con voce forte, “l’ultima uscita che ho fatto… per provare… mi sono messa io stessa alla prova, e prima di tornare a casa… gli ho fatto un pompino”
ormai ero… collaudato a certe emozioni, ma comunque toccavano.
“il giorno dopo… mi sentivo una merda, tu eri… lì e io… io avevo… fatto una cosa orribile, ma poi mi ha chiamato Vivian e io volevo dire che non mi interessava più e che mi sentivo uno schifo e che ero… pentita di tutto, ma lei ha cominciato a parlare e parlare, mi ha… abbindolato, mi ha fatto capire che non c’era niente di sbagliato, che una donna può e deve essere libera anche dal lato sessuale e che se desidera… evadere lo può fare senza chiedere niente a nessuno neanche al marito e che tutte le donne che aveva conosciuto e che aveva portato a fare quegli incontri erano felicemente sposate e con figli e con una vita piena di belle cose e…”
parlava a raffica, senza più controllo.
“e io… ho… ceduto, ho ceduto ancora una volta” sussurrò, “ma le ho detto che era… l’ultima volta, lei mi ha risposto che ‘capiva’ e che era una mia scelta, ma mi ha… sfidato, per far vedere a me stessa che ero in grado di fare una cosa completa, e non con uno ma con due uomini”
sentivo le tempie pulsare.
“e… e la settimana dopo… era… era quel venerdì sera… quando mi hai visto, con due… uomini…”
“sapevano che… volevo… volevo lasciare tutto ma… non me lo hanno permesso, mi hanno… drogata e io non sono più riuscita a controllarmi e… e… il resto… il resto lo sai, lo sai…” sussurrò, fermandosi.
“volevo… volevo solo vivere un po’...” continuò, quasi rassegnata, e delusa, “volevo sentirmi viva, non volevo farti del male o fare del male a nessuno, ma… ho sbagliato tutto…”
“non c’è niente di gratis per una donna come me” continuò, “se un uomo ti offre champagne vuole un pompino in cambio, se ti offre una cena poi vuole scoparti in qualche vicolo, se dopo la cena ti porta a ballare… vuole tutto di te, ti vuole portare in qualche camera di hotel e… sbatterti così forte da farti piangere, e farti male… male dentro!”
“sono uscita con cinque uomini, sola, uno l’ho solo segato, con gli altri tre li ho solo baciati e ho lasciato che mi toccassero, all’ultimo ho fatto un pompino” ammise, “questo è tutto, non ne vado fiera, anzi, sono… spregevole, non merito… niente, non merito rispetto, non merito te e nessun altro”
“cinque uomini, cinque sconosciuti più quei due… quegli altri due” continuò, “nient’altro”
“e… le foto?” le chiesi.
“le foto… le foto ci sono, e ci saranno sempre, e le useranno per… per chiedermi di continuare, e saranno pronti a… fartele avere se dico no”
“cosa… cosa vedrò su quelle foto?” le chiesi, dopo qualche istante di silenzio.
scosse la testa.
“vedrai… vedrai tua moglie che fa la puttana con due uomini…” sussurrò, “non è sufficiente?”
“vedrò… solo sesso orale?” la incalzai, “solo quello che mi hai raccontato?”
alzò le spalle.
era distrutta, fisicamente ma ancora di più moralmente.
“cosa… cosa cambierebbe a questo punto?” mi chiese, senza guardarmi negli occhi, e me lo disse con sufficienza, come fa chi non gliene frega più niente.
“cambierebbe se vedi tua moglie che… spompina un cazzo e basta o se quel cazzo glielo infilano su per il culo? cambierebbe qualcosa? dai, dimmelo…”
“no” le risposi, “non cambierebbe… a questo punto delle cose… non cambierebbe niente”
sorrise, poi scosse la testa.
“allora le foto le potrai anche guardare…” sussurrò, “per quello che me ne frega… puoi anche… guardarle…”
“io… non ho più niente da dirti ormai” disse con la voce che cedeva, “dammi… dammi solo un paio di ore per… organizzarmi, e prima di sera… me ne vado”
annuii, senza rispondere.
sarebbe stata la conclusione più logica.
e inevitabile.
“s-sì” le risposi, “credo… credo che sia… l’unica soluzione”
ecco, era la parola fine al nostro matrimonio.
restammo in silenzio per parecchio tempo, entrambi persi nei nostri pensieri, di tanto in tanto Gioia piangeva e tirava su con il naso, andò in bagno e poi tornò a sedersi sul divano, come se aspettasse che il tempo scorresse più lentamente e arrivasse qualcosa a… cambiare lo status quo della nostra relazione.
eravamo pronti a salutarci, saluti finali.
inutile girarci attorno e “prenderla larga”, meglio tagliare corto.
“io…” disse alzandosi improvvisamente, “io volevo solo… solo chiederti scusa”
“è un po’ strano, adesso, non trovi?” le risposi.
“se posso… se posso dirtelo…” continuò, “io… io ti ho sempre amato”
le sorrisi e mi venne voglia di accarezzarle la guancia, ma non lo feci.
ero pronto a dirle qualcosa ma il trillo del campanello ci fece trasalire entrambi.
guardai fuori dallo spioncino e poi abbassai lo sguardo inspirando profondamente, premetti il pulsante facendo aprire il cancellino con un clack secco e poi aprii la porta, socchiudendola, e quando appena fuori sentii dei passi la aprii per fare entrare il nostro ospite, anzi, la nostra ospite.
non avevo le energie per cacciarla fuori o contrastarla, sarebbe stato del tutto inutile.
Stella entrò… spavalda come se fosse in casa sua, guardò me sprezzante e poi Gioia con una dolcezza infinita.
e Gioia nel vederla ricadde seduta sul divano, come un sacco svuotato del suo contenuto.
“cosa… cosa le hai detto?” mi chiese, rabbiosa.
“lui… non ha detto niente” le rispose Gioia, prendendo le mie difese anche in quelle condizioni “ho… detto tutto io, tutto…”
Stella guardò lei e poi me.
“tutto?” le chiese sottovoce, e Gioia annuì.
“e… cosa avete intenzione di fare?” ci chiese, ma rivolgendosi solo a me.
non le risposi, e mi voltai verso la vetrata.
sentii Stella sospirare e poi andare da Gioia.
“vieni, tesoro” le sussurrò, e nel riflesso della vetrata (‘quasi’ immacolata) vidi che le due si abbracciavano e un istante dopo sentii Gioia scoppiare a piangere, singhiozzare e poi piangere disperata nelle braccia di Stella.
e mi lacerò l’anima.
“vieni tesoro…” le sussurrò ancora Stella, “vieni via con me, vieni via con me…”
mi passarono accanto, un salda e forte e l’altra curva e distrutta, e ormai fuori sul viale che la conduceva lontano da me sentii Gioia chiamare il mio nome e poi dire “nooooo, non voglio andare via! nooooooo!” disperata, forse aspettando che uscissi e la riprendessi ma non lo feci, “non voglio! non voglio! non voglio!” ripeteva ma la sua voce ormai era sempre più lontana fino a che diventò solo un sussurro e poi più nulla.
e senza che le vedessi più sentii il cancellino chiudersi e poi le portiere di un’auto che sbattevano e infine quell’auto partì, e non rimase che il silenzio.
ero solo.
completamente solo.
fine capitolo dodici
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